Tutti in fuga dalla Rai, tranne la politica, che dovrebbe

di PIERCAMILLO FALASCA – Privatizzare la RAI, per il bene della stessa azienda e dell’intero settore televisivo italiano, per il pluralismo dell’informazione, per l’immagine dell’Italia all’estero, per i conti pubblici e per dare un piccolo ma significativo sollievo ai contribuenti.

Le ragioni per tornare alla carica con il progetto di legge elaborato da Libertiamo (e depositata alla Camera con le firme di Della Vedova e Bocchino) sono le stesse di sempre, ma l’attualità offre nuova linfa alla proposta.
Consentire alla RAI – o costringerla a, fate voi – una libera competizione nel mercato pubblicitario, abrogando i tetti alla raccolta, permetterebbe l’eliminazione del canone. Se la promessa riforma fiscale del governo è affidata ad una legge delega che potrebbe non trovare mai la luce, con la cancellazione del canone si avrebbero subito 1,6 miliardi di euro di tasse in meno (a beneficio di coloro che il canone lo pagano).

Cedere la proprietà dell’azienda vale (ancora, non per molto) qualche miliardo di euro: un mattoncino di debito pubblico in meno, o magari risorse con cui finanziare lo sviluppo della banda larga o altri progetti qualificanti per il rilancio tecnologico del Paese.

Più di ogni altra ragione, una RAI privata e competitiva, libera dall’ipoteca della politica, stimolerebbe la produzione di buoni contenuti da parte dell’intero mondo televisivo italiano. Lo scrive oggi Aldo Grasso sul Corriere della Sera: da decenni la tv italiana non era così povera di idee. Tolte SKY, che è a pagamento, e la piccola La7, che fa quel che puó, il panorama è desolante.

La RAI perde i suoi volti acchiappa-ascolti (da Lucia Annunziata a Fabio Fazio e Roberto Saviano, da Simona Ventura a Michele Santoro), spreca soldi in fiction e altre produzioni senza troppo mercato e non sa nemmeno più offrire programmi sportivi di qualità; Mediaset amministra senza guizzi il suo lento ma costante declino degli ascolti, sebbene aumenti gli incassi pubblicitari (più 8,1% nel 2010 rispetto al 2009) grazie ai vincoli alla raccolta imposti alla RAI e ad un assetto anti-concorrenziale del mercato pubblicitario (che l’Agcom si ostina a non sanzionare). Anziché innovare e rilanciare i contenuti offerti, Mediaset preferisce vincere grazie all’occupazione militare della RAI da parte degli scagnozzi di Berlusconi. Tutto a spese del contribuente.

Solo una sana e ragionevole privatizzazione, che insieme alla vendita disciplini gli oneri di servizio pubblico (spalmandoli su tutti gli operatori e/o mettendoli a gara), puó  sbloccare l’empasse.

È tempo perso sperare che una simile proposta faccia breccia nel PDL, è invece molto opportuno che il centrosinistra e il terzo polo vincano le resistenze interne, rinunciando alla tentazione di subentrare agli attuali occupanti con una propria lottizzazione, magari più sobria ma altrettanto fatale per il futuro dell’azienda pubblica. Privatizzare la RAI, oggi, vuol dire salvarla, prima che sia troppo tardi.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Tutti in fuga dalla Rai, tranne la politica, che dovrebbe”

  1. Marco Saluppo scrive:

    Giustissimo, la RAI deve essere privatizzata, perchè non è plausibile pagare con i soldi pubblici i capricci dei partiti, non è plausibile usare soldi pubblici per accontentare i vari schieramenti e, soprattutto in questo modo si continua nello scempio di manipolare l’informazione e anche i palinsesti a seconda del colore politico che governa.. Infatti tutti i giornalisti o showman che portavano soldi ed ascolti sono stati costretti ad abbandore le reti pubbliche perchè antipatici al governo e, sinceramente questo non è degno di un paese democratico e liberale.. E poi credo che sia giunta l’ora che la RAI si confronti a tutti gli effetti con il mercato libero anzichè continuare ad essere la voce dei governi e a fare incetta di trombati e riciclati..

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