– Dopo mesi di battaglia silenziosa, ce l’hanno fatta: l’allarme sulla delibera 668/2010 sul diritto d’autore ha raggiunto la Rete. E si sono moltiplicati gli appelli, le iniziative, le proteste. Così che perfino la politica, tradizionalmente sorniona e disattenta sui temi dei diritti digitali, ha alzato la voce. L’avvocato Fulvio Sarzana è tra i promotori di Sitononraggiungibile, una richiesta argomentata ma semplice all’Authority: fermatevi, prima che i vostri errori si traducano in contenuti rimossi e migliaia di siti esteri inaccessibili. «Stupidità, più che censura», dice Sarzana. A cui Libertiamo ha chiesto di spiegare il contenuto della delibera, attualmente in bozza, e i problemi che comporterà una sua approvazione nei termini in cui è ora concepita.

Sarzana, qual è il contenuto della delibera?

Stiamo a parlando di un provvedimento di un’autorità amministrativa indipendente, l’Agcom, che a partire dal 6 luglio interverrà nel settore dei contenuti sulla Rete. L’autorità avrà il potere, auto-attribuitosi secondo i critici, sulla base di segnalazioni attinenti la violazione del diritto d’autore e all’esito di un procedimento molto breve, di cancellare determinati contenuti dalla rete. Oppure, se i contenuti sono all’estero, di inibire ai cittadini italiani l’accesso a quei siti.

La vita del cittadino digitale come cambia?

Ipotizziamo che Paolo si alzi al mattino e dica: «Adesso voglio mettere sul mio canale YouTube un video delle mie vacanze accompagnandolo con un po’ di musica, perché piace a me e alla mia ragazza». Dopo un’ora arriva la segnalazione da parte del titolare dei diritti che, tramite l’Agcom, segnala l’esistenza di una violazione del copyright. Quei contenuti andranno rimossi entro 48 ore, e Paolo avrà 5 giorni per il contraddittorio. Dunque un’autorità amministrativa si occuperà di chiedere di cancellare queste brevi musiche caricate, nonostante l’uso amatoriale. Questo perché in Italia non esiste il concetto di fair use. Cioè non abbiamo, come in America, una norma che regoli l’uso amatoriale che non viola il diritto d’autore. Il che significa che Paolo non può ricorrere a meccanismi non lucrativi che lo salvaguardano, perché se ha messo la musica di Shakira per 10 secondi sul suo canale non lede i diritti di nessuno.

La delibera non distingue tra utilizzo amatoriale e non?

Assolutamente no, è questo il grave problema. Facciamo un altro esempio: Carlo, blogger, carica delle foto protette da copyright. Se per un qualunque motivo non sta tanto simpatico a un blogger rivale, basta che chiami l’autorità e dica: «Carlo continua a caricare file protetti da diritto d’autore». Se Carlo se ne sta in vacanza nei 5 giorni previsti per il contraddittorio davanti all’Authority, si può ritrovare al ritorno senza quei file. Ma non solo: se la piattaforma che ospita il suo blog sta all’estero, potrebbe non poter più accedere al suo sito. Questa e la precedente sono ipotesi che ritengo perfino stupido affrontare.

Voi sostenete che la delibera sia anticostituzionale. Perché?

Perché per poter giudicare di qualsiasi vicenda attinente alla libertà di espressione di un cittadino deve esprimersi un giudice. Così come per il diritto d’accesso a Internet, considerato dall’Onu un diritto universale. Intervenire in un campo come questo in via amministrativa e in termini così rapidi vuol dire privare i cittadini della possibilità di difendersi davanti a un giudice.

Perché è così importante il passaggio davanti al giudice?

Perché l’autorità giudiziaria, messa di fronte a una richiesta di rimozione, valuta se accanto alle istanze del titolare del diritto non esistano altri diritti principali dell’utente, come quello all’informazione. Perché nel nostro ordinamento c’è il diritto d’autore ma ci sono anche i cosiddetti usi liberi: uso di critica, di discussione, di cronaca… Ma in un procedimento come quello previsto dall’Agcom, il rischio – e anzi l’auspicio – è l’automaticità. Il che dimostra che l’autorità è chiaramente conscia che non riuscirà a gestire l’intera mole delle richieste. Qui non si tratta di 4-5 siti all’estero come Megaupload e altri, come vorrebbe far credere l’Agcom. Perché per fare quello ci sono i giudici, basta segnalarli all’autorità giudiziaria.

L’Agcom sostiene che il contraddittorio sarà garantito.

Sì, di fronte all’authority. Ma pensa a quanti paesi sono collegati alla rete internet. Ti immagini la comunicazione dell’Agcom in lingua italiana, magari a un sito che sta in Russia, con quelli che non riescono neanche a capire che ci sarà un contraddittorio entro 5 giorni in Italia? È una cosa fuori dal tempo. E se i russi non rispondono, l’Agcom li banna lo stesso. È una follia.

Voi sostenete che Corrado Calabrò, presidente dell’Authority, non abbia alcuna intenzione di tenere conto delle vostre critiche e anzi intenda tirare dritto per la sua strada. Lui invece dice il contrario. Mente?

Io ero presente alla riunione con Calabrò. Dove ci ha detto che non erano previste ulteriori fasi di acquisizioni di pareri. Ci ha detto: «Dobbiamo arrivare entro l’estate a una decisione». L’abbiamo sentito in dieci persone, non può dire che non è vero. Ora dice che ci sarà un’ulteriore fase di consultazione di 15 giorni…

Ma rispetto alle consultazioni precedenti ha accolto qualche vostra richiesta?

Durante la riunione ha risposto al nostro allarme sul rischio di far sparire siti limitandosi a dire: «speriamo di no», «cercheremo di affrontare successivamente all’entrata in vigore della norma i problemi di carattere tecnologico». Ma dovrebbero farlo prima! Se non sei sicuro, fermati. Aspetta, valuta, medita. Attiva dei tavoli tecnici.

È quello che chiedete voi?

Noi chiediamo una moratoria, perché siamo convinti che sia il Parlamento italiano a dover stabilire regole sul diritto d’autore. Perché va aggiornato, ma in tutti i sensi: non solo con la repressione. Va aggiornato anche per esempio con l’introduzione dei meccanismi amatoriali, il fair use, e questo lo può fare solamente un Parlamento.

La replica è che l’Agcom, al contrario, possa farlo da sé.

È il discorso che ha fatto Enzo Mazza (presidente della Federazione industria musicale italiana, ndr): secondo lui la legge sul commercio elettronico darebbe all’Agcom un potere generalizzato di vigilanza. Ma se così fosse vuol dire che non è solo sul diritto d’autore, ma anche sulla diffamazione online, sul diritto all’oblio, sull’istigazione alla violenza. Cioè su Internet non servirebbe più l’autorità giudiziaria.

Dopo mesi di battaglie passate in sordina, la rete si è mobilitata. Perché?

Si è finalmente capito che la vera finalità di questi signori era quella di avere uno strumento rapido e facile di cancellazione dei contenuti su Internet. Uno strumento che, tra l’altro, può portare alla censura. È una cosa sciocca, antistorica. E non possiamo permettere che passi. È una questione di libertà.