Agcom, delibera illiberale dagli esiti grotteschi. Intervista a Fulvio Sarzana

– Dopo mesi di battaglia silenziosa, ce l’hanno fatta: l’allarme sulla delibera 668/2010 sul diritto d’autore ha raggiunto la Rete. E si sono moltiplicati gli appelli, le iniziative, le proteste. Così che perfino la politica, tradizionalmente sorniona e disattenta sui temi dei diritti digitali, ha alzato la voce. L’avvocato Fulvio Sarzana è tra i promotori di Sitononraggiungibile, una richiesta argomentata ma semplice all’Authority: fermatevi, prima che i vostri errori si traducano in contenuti rimossi e migliaia di siti esteri inaccessibili. «Stupidità, più che censura», dice Sarzana. A cui Libertiamo ha chiesto di spiegare il contenuto della delibera, attualmente in bozza, e i problemi che comporterà una sua approvazione nei termini in cui è ora concepita.

Sarzana, qual è il contenuto della delibera?

Stiamo a parlando di un provvedimento di un’autorità amministrativa indipendente, l’Agcom, che a partire dal 6 luglio interverrà nel settore dei contenuti sulla Rete. L’autorità avrà il potere, auto-attribuitosi secondo i critici, sulla base di segnalazioni attinenti la violazione del diritto d’autore e all’esito di un procedimento molto breve, di cancellare determinati contenuti dalla rete. Oppure, se i contenuti sono all’estero, di inibire ai cittadini italiani l’accesso a quei siti.

La vita del cittadino digitale come cambia?

Ipotizziamo che Paolo si alzi al mattino e dica: «Adesso voglio mettere sul mio canale YouTube un video delle mie vacanze accompagnandolo con un po’ di musica, perché piace a me e alla mia ragazza». Dopo un’ora arriva la segnalazione da parte del titolare dei diritti che, tramite l’Agcom, segnala l’esistenza di una violazione del copyright. Quei contenuti andranno rimossi entro 48 ore, e Paolo avrà 5 giorni per il contraddittorio. Dunque un’autorità amministrativa si occuperà di chiedere di cancellare queste brevi musiche caricate, nonostante l’uso amatoriale. Questo perché in Italia non esiste il concetto di fair use. Cioè non abbiamo, come in America, una norma che regoli l’uso amatoriale che non viola il diritto d’autore. Il che significa che Paolo non può ricorrere a meccanismi non lucrativi che lo salvaguardano, perché se ha messo la musica di Shakira per 10 secondi sul suo canale non lede i diritti di nessuno.

La delibera non distingue tra utilizzo amatoriale e non?

Assolutamente no, è questo il grave problema. Facciamo un altro esempio: Carlo, blogger, carica delle foto protette da copyright. Se per un qualunque motivo non sta tanto simpatico a un blogger rivale, basta che chiami l’autorità e dica: «Carlo continua a caricare file protetti da diritto d’autore». Se Carlo se ne sta in vacanza nei 5 giorni previsti per il contraddittorio davanti all’Authority, si può ritrovare al ritorno senza quei file. Ma non solo: se la piattaforma che ospita il suo blog sta all’estero, potrebbe non poter più accedere al suo sito. Questa e la precedente sono ipotesi che ritengo perfino stupido affrontare.

Voi sostenete che la delibera sia anticostituzionale. Perché?

Perché per poter giudicare di qualsiasi vicenda attinente alla libertà di espressione di un cittadino deve esprimersi un giudice. Così come per il diritto d’accesso a Internet, considerato dall’Onu un diritto universale. Intervenire in un campo come questo in via amministrativa e in termini così rapidi vuol dire privare i cittadini della possibilità di difendersi davanti a un giudice.

Perché è così importante il passaggio davanti al giudice?

Perché l’autorità giudiziaria, messa di fronte a una richiesta di rimozione, valuta se accanto alle istanze del titolare del diritto non esistano altri diritti principali dell’utente, come quello all’informazione. Perché nel nostro ordinamento c’è il diritto d’autore ma ci sono anche i cosiddetti usi liberi: uso di critica, di discussione, di cronaca… Ma in un procedimento come quello previsto dall’Agcom, il rischio – e anzi l’auspicio – è l’automaticità. Il che dimostra che l’autorità è chiaramente conscia che non riuscirà a gestire l’intera mole delle richieste. Qui non si tratta di 4-5 siti all’estero come Megaupload e altri, come vorrebbe far credere l’Agcom. Perché per fare quello ci sono i giudici, basta segnalarli all’autorità giudiziaria.

L’Agcom sostiene che il contraddittorio sarà garantito.

Sì, di fronte all’authority. Ma pensa a quanti paesi sono collegati alla rete internet. Ti immagini la comunicazione dell’Agcom in lingua italiana, magari a un sito che sta in Russia, con quelli che non riescono neanche a capire che ci sarà un contraddittorio entro 5 giorni in Italia? È una cosa fuori dal tempo. E se i russi non rispondono, l’Agcom li banna lo stesso. È una follia.

Voi sostenete che Corrado Calabrò, presidente dell’Authority, non abbia alcuna intenzione di tenere conto delle vostre critiche e anzi intenda tirare dritto per la sua strada. Lui invece dice il contrario. Mente?

Io ero presente alla riunione con Calabrò. Dove ci ha detto che non erano previste ulteriori fasi di acquisizioni di pareri. Ci ha detto: «Dobbiamo arrivare entro l’estate a una decisione». L’abbiamo sentito in dieci persone, non può dire che non è vero. Ora dice che ci sarà un’ulteriore fase di consultazione di 15 giorni…

Ma rispetto alle consultazioni precedenti ha accolto qualche vostra richiesta?

Durante la riunione ha risposto al nostro allarme sul rischio di far sparire siti limitandosi a dire: «speriamo di no», «cercheremo di affrontare successivamente all’entrata in vigore della norma i problemi di carattere tecnologico». Ma dovrebbero farlo prima! Se non sei sicuro, fermati. Aspetta, valuta, medita. Attiva dei tavoli tecnici.

È quello che chiedete voi?

Noi chiediamo una moratoria, perché siamo convinti che sia il Parlamento italiano a dover stabilire regole sul diritto d’autore. Perché va aggiornato, ma in tutti i sensi: non solo con la repressione. Va aggiornato anche per esempio con l’introduzione dei meccanismi amatoriali, il fair use, e questo lo può fare solamente un Parlamento.

La replica è che l’Agcom, al contrario, possa farlo da sé.

È il discorso che ha fatto Enzo Mazza (presidente della Federazione industria musicale italiana, ndr): secondo lui la legge sul commercio elettronico darebbe all’Agcom un potere generalizzato di vigilanza. Ma se così fosse vuol dire che non è solo sul diritto d’autore, ma anche sulla diffamazione online, sul diritto all’oblio, sull’istigazione alla violenza. Cioè su Internet non servirebbe più l’autorità giudiziaria.

Dopo mesi di battaglie passate in sordina, la rete si è mobilitata. Perché?

Si è finalmente capito che la vera finalità di questi signori era quella di avere uno strumento rapido e facile di cancellazione dei contenuti su Internet. Uno strumento che, tra l’altro, può portare alla censura. È una cosa sciocca, antistorica. E non possiamo permettere che passi. È una questione di libertà.


Autore: Fabio Chiusi

MSC alla London School of Economics in Storia e Filosofia della Scienza, è un giornalista e blogger. È redattore per Lettera43.it e scrive di politica, social networking e critica della disinformazione sul blog ilNichilista. Collabora con l'Espresso, Farefuturo webmagazine, Agoravox Italia e il Termometro Politico. Per Mimesis ha pubblicato Ti odio su Facebook. Come sconfiggere il mito dei brigatisti da social network prima che imbavagli la rete (luglio 2010).

18 Responses to “Agcom, delibera illiberale dagli esiti grotteschi. Intervista a Fulvio Sarzana”

  1. mario scrive:

    Si , pero’ c’e da dire che se paolo oltre a caricare un pezzettino di …. caricasse intere case discografiche e’ mezza per non dire tutta Holliwood il sign. Sarzana cosa mi risponderebbe ? cmq la rete di ora e’ una specie di giungla meglio un regolamento drastico come quello proposto da AGCOM .

  2. Fabio Chiusi scrive:

    Penso che Sarzana ti risponderebbe che per chiudere quei siti gli strumenti ci sono già. Imperfetti, naturalmente, proprio come lo sarebbero quelli previsti dalla delibera Agcom. Ma molto meno dannosi per tutti quelli che, invece, vogliono semplicemente esprimere la propria opinione.

  3. mario scrive:

    Sign. Chiusi non penso siano arrivati a questo punto e con gli strumenti che ci stanno come dice lei a proporre un provvedimento del genere non crede ? cmq in Italia come ben sa’ per colpa di altri piangono anche quelli che non centrano , stesso discorso lo si potrebbe fare per alcool oggi si e’ privi di bere un bicchiere di vino che ti strappano la patente in faccia …. sempre per colpa di altri ovviamente

  4. Enzo Mazza scrive:

    caro dottor Chiusi,
    visto che sono stato tirato in ballo dall’avvocato Sarzana mi permetto di postare un’altro punto di vista sul tema rispondendo anche ad alcune affermazioni che mi sembrano realmente prive di fondamento.

    Sarzana, qual è il contenuto della delibera?

    Stiamo a parlando di un provvedimento di un’autorità amministrativa indipendente, l’Agcom, che a partire dal 6 luglio interverrà nel settore dei contenuti sulla Rete. L’autorità avrà il potere, auto-attribuitosi secondo i critici, sulla base di segnalazioni attinenti la violazione del diritto d’autore e all’esito di un procedimento molto breve, di cancellare determinati contenuti dalla rete. Oppure, se i contenuti sono all’estero, di inibire ai cittadini italiani l’accesso a quei siti.

    Precisa Enzo Mazza:
    Dal 2007 i monopoli di Stato (AAMS), tramite un decreto direttoriale (di rango inferiore perfino ad una delibera dell’Agcom…), impongono l’inibizione dei siti esteri che offrono servizi di scommesse online. l’AAMS indica agli ISP quali siti bloccare e ciò avviene. Sono oltre 4 mila i siti bloccati Si tratta di una procedura amministrativa che si basa esattamente sulle previsioni della direttiva sul commercio elettronico adottata in Italia con il Decreto legislativo n.70 /2003.
    Nel nostro ordinamento alle autorità amministrative sono attribuiti ampi poteri ed in ogni caso tali poteri non si sostituiscono all’autorità giudiziaria ma sono complementari come più volte affermato dalla Corte di Cassazione.

    La vita del cittadino digitale come cambia?

    Ipotizziamo che Paolo si alzi al mattino e dica: «Adesso voglio mettere sul mio canale YouTube un video delle mie vacanze accompagnandolo con un po’ di musica, perché piace a me e alla mia ragazza». Dopo un’ora arriva la segnalazione da parte del titolare dei diritti che, tramite l’Agcom, segnala l’esistenza di una violazione del copyright. Quei contenuti andranno rimossi entro 48 ore, e Paolo avrà 5 giorni per il contraddittorio. Dunque un’autorità amministrativa si occuperà di chiedere di cancellare queste brevi musiche caricate, nonostante l’uso amatoriale. Questo perché in Italia non esiste il concetto di fair use. Cioè non abbiamo, come in America, una norma che regoli l’uso amatoriale che non viola il diritto d’autore. Il che significa che Paolo non può ricorrere a meccanismi non lucrativi che lo salvaguardano, perché se ha messo la musica di Shakira per 10 secondi sul suo canale non lede i diritti di nessuno.

    Precisa Enzo Mazza: proprio con YouTube esiste già un meccanismo concordato tra il sito di streaming e i titolari dei diritti per la rimozione di contenuti non autorizzati. YouTube lo fa da tempo in meno di 6 ore. L’avvocato Sarzana forse non conosce il sistema in vigore con decine di piattaforme dove i contenuti sono rimossi sulla base di un sistema di notice & take down. L’antipirateria di FIMI invia migliaia di segnalazioni alla settimana. Il discorso sul fair use non c’entra nulla ovviamente perché le rimozioni condotte da YouTube in Italia seguono esattamente le stesse modalità applicate in USA

    La delibera non distingue tra utilizzo amatoriale e non?

    Assolutamente no, è questo il grave problema. Facciamo un altro esempio: Carlo, blogger, carica delle foto protette da copyright. Se per un qualunque motivo non sta tanto simpatico a un blogger rivale, basta che chiami l’autorità e dica: «Carlo continua a caricare file protetti da diritto d’autore». Se Carlo se ne sta in vacanza nei 5 giorni previsti per il contraddittorio davanti all’Authority, si può ritrovare al ritorno senza quei file. Ma non solo: se la piattaforma che ospita il suo blog sta all’estero, potrebbe non poter più accedere al suo sito. Questa e la precedente sono ipotesi che ritengo perfino stupido affrontare.

    Precisa Enzo Mazza: tutte le maggiori piattaforme di hosting che collaborano, compreso il già citato YouTube, ma anche Blogspot e Rapidshare operano già le rimozioni citate da Sarzana senza che vi sia alcuna sollevazione popolare. Gli esempi sono strumentali e dimostrano la non conoscenza della realtà dei fatti.
    La procedura di Agcom è rivolta a quei siti che oggi non collaborano e si collocano in Stati dove è difficile intervenire e chissà perchè molti italiani hanno collocato in server là se secondo Sarzana sono assolutamente in buona fede ?

    Voi sostenete che la delibera sia anticostituzionale. Perché?

    Perché per poter giudicare di qualsiasi vicenda attinente alla libertà di espressione di un cittadino deve esprimersi un giudice. Così come per il diritto d’accesso a Internet, considerato dall’Onu un diritto universale. Intervenire in un campo come questo in via amministrativa e in termini così rapidi vuol dire privare i cittadini della possibilità di difendersi davanti a un giudice.

    Precisa Enzo Mazza: Immettere il film Avatar su Megaupload o l’album di Vasco Rossi su rapidshare non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione. Ed in ogni caso la carta dei diritti dell’uomo delle Nazioni Uniti stabilisce anche il diritto alla protezione della proprietà intellettuale. Sulla difesa vale quanto detto sopra. Nessuna norma al mondo previene l’uso di una procedura amministrativa che peraltro nel caso in esame prevede un contradditorio. Ed in ogni caso anche nella procedura amministrativa esiste il ricorso al giudice, che in questo caso sarà il TAR. Dov’è tutta questa anticostituzionalità ?

    Perché è così importante il passaggio davanti al giudice?

    Perché l’autorità giudiziaria, messa di fronte a una richiesta di rimozione, valuta se accanto alle istanze del titolare del diritto non esistano altri diritti principali dell’utente, come quello all’informazione. Perché nel nostro ordinamento c’è il diritto d’autore ma ci sono anche i cosiddetti usi liberi: uso di critica, di discussione, di cronaca… Ma in un procedimento come quello previsto dall’Agcom, il rischio – e anzi l’auspicio – è l’automaticità. Il che dimostra che l’autorità è chiaramente conscia che non riuscirà a gestire l’intera mole delle richieste. Qui non si tratta di 4-5 siti all’estero come Megaupload e altri, come vorrebbe far credere l’Agcom. Perché per fare quello ci sono i giudici, basta segnalarli all’autorità giudiziaria.

    Precisa Enzo Mazza: perché allora questi rilievi nel 2007 non sono stati fatti per il blocco delle scommesse online, o per il centro nazionale contro la pedopornografia che prevede anche qui una procedura amministrativa senza il ricorso al giudice ?
    Inoltre come già detto, la maggior parte delle piattaforme di blogging o di hosting prevede già dei meccanismi di rimozione automatici. Sono attività abusive ?
    Vorremmo forse che un’opera fosse rimossa da un sito solo dopo tre gradi di giudizio ?

    L’Agcom sostiene che il contraddittorio sarà garantito.

    Sì, di fronte all’authority. Ma pensa a quanti paesi sono collegati alla rete internet. Ti immagini la comunicazione dell’Agcom in lingua italiana, magari a un sito che sta in Russia, con quelli che non riescono neanche a capire che ci sarà un contraddittorio entro 5 giorni in Italia? È una cosa fuori dal tempo. E se i russi non rispondono, l’Agcom li banna lo stesso. È una follia.

    Precisa Enzo Mazza: la maggior parte delle piattaforme internazionali ha un sistema di “abuse” al quale inviare le richieste di rimozione che vengono eseguite. Chi non lo fa ovviamente non è in buona fede. I siti russi spacciati per legali sono delle truffe che hanno portato la Russia a dover intervenire perché era a rischio l’ìngresso nel WTO.
    Le indagini della magistratura hanno evidenziato che i siti più attivi nell’illegalità fatturano migliaia di euro con banner pubblicitari, hanno conti in banche su paradisi fiscali e generalmente operano come delle vere associazioni a delinquere.

    Voi sostenete che Corrado Calabrò, presidente dell’Authority, non abbia alcuna intenzione di tenere conto delle vostre critiche e anzi intenda tirare dritto per la sua strada. Lui invece dice il contrario. Mente?

    Io ero presente alla riunione con Calabrò. Dove ci ha detto che non erano previste ulteriori fasi di acquisizioni di pareri. Ci ha detto: «Dobbiamo arrivare entro l’estate a una decisione». L’abbiamo sentito in dieci persone, non può dire che non è vero. Ora dice che ci sarà un’ulteriore fase di consultazione di 15 giorni…

    Precisa Enzo Mazza: il provvedimento Agcom è una regola tecnica e come tale dovrà essere notificata alla Commissione EU sulla base della direttiva sulla trasparenza. E’ un atto obbligatorio sul quale tutti gli Stati membri potranno fare osservazioni, oltre alla Commissione stessa. Avremo dunque su questi provvedimento anche uno scrutinio dell’Europa, non mi sembra poco.

    Ma rispetto alle consultazioni precedenti ha accolto qualche vostra richiesta?

    Durante la riunione ha risposto al nostro allarme sul rischio di far sparire siti limitandosi a dire: «speriamo di no», «cercheremo di affrontare successivamente all’entrata in vigore della norma i problemi di carattere tecnologico». Ma dovrebbero farlo prima! Se non sei sicuro, fermati. Aspetta, valuta, medita. Attiva dei tavoli tecnici.

    Precisa Enzo Mazza: sulla bozza di lineamenti vi è stata un’ampia consultazione e audizioni con tutte le parti interessate. Non mi sembra che troviamo di fronte ad un blitz regolatorio…

    È quello che chiedete voi?

    Noi chiediamo una moratoria, perché siamo convinti che sia il Parlamento italiano a dover stabilire regole sul diritto d’autore. Perché va aggiornato, ma in tutti i sensi: non solo con la repressione. Va aggiornato anche per esempio con l’introduzione dei meccanismi amatoriali, il fair use, e questo lo può fare solamente un Parlamento.
    La replica è che l’Agcom, al contrario, possa farlo da sé.

    Precisa Enzo Mazza: il fair use è un meccanismo che non è previsto dalla normativa comunitaria e quindi in ogni caso per affrontare tale tema si dovrebbe riaprire la direttiva sul copyright, cosa assolutamente possibile. In ogni caso la legge italiana prevede ampie eccezioni per gli utilizzi simili al fair use che è una fattispecie tipica dell’ordinamento USA

    È il discorso che ha fatto Enzo Mazza (presidente della Federazione industria musicale italiana, ndr): secondo lui la legge sul commercio elettronico darebbe all’Agcom un potere generalizzato di vigilanza. Ma se così fosse vuol dire che non è solo sul diritto d’autore, ma anche sulla diffamazione online, sul diritto all’oblio, sull’istigazione alla violenza. Cioè su Internet non servirebbe più l’autorità giudiziaria.

    Dopo mesi di battaglie passate in sordina, la rete si è mobilitata. Perché?

    Si è finalmente capito che la vera finalità di questi signori era quella di avere uno strumento rapido e facile di cancellazione dei contenuti su Internet. Uno strumento che, tra l’altro, può portare alla censura. È una cosa sciocca, antistorica. E non possiamo permettere che passi. È una questione di libertà.

    Precisa Enzo Mazza: l’evoluzione del mercato della musica online, solo per fare un esempio, è sotto gli occhi di tutti. Più di 18 milioni di brani sono disponibili per il download sul oltre 400 piattaforme delle quali molte attive anche in Italia. Il fatturato del digitale anche in Italia continua a crescere. Non vi sono solo siti di download ma anche streaming.Lo stesso YouTube è un cliente dell’industria musicale e paga i titolari dei diritti. Telecom Italia ha lanciato Cubomusica, Esselunga offre una piattaforma ma tutto questo nascente mercato è in difficoltà a causa della costante attività di grandi piattaforme illecite. Il blocco di Pirate bay in Italia e più recentemente di Bt Junkie ha consentito di ridurre l’accesso su questi siti di oltre il 70 %
    E’ evidente l’impatto positivo sull’offerta legale che potrebbe avere il progetto di Agcom.

  5. Esatto la magistratura già provvede ad oscurare alcuni siti, anche se gli strumenti sono inefficaci e sono gli stessi che attuerebbe AGCom, non si capisce perché dovrebbe AGCom sostituirsi ai magistrati, sono inefficaci poiché basta cambiare i DNS seguendo questa semplice guida http://www.cambiodns.com/home. php e poi usare un qualsiasi proxy, per esempio uno ottimo -anche per andare su quei siti già oscurati come thepirarebay.org e btjunkje.org- è questo https://www.vtunnel.com

    Una volta che la massa delle persone adotta questi banali strumenti di anticensura, ma ce ne sono di molto più concreti di cui su TNT Village abbiamo dedicato un forum specifico ( http://forum.tntvillage.scambioetico.org/tntforum/index.php?showforum=526 ), si può anche accedere a tutti gli altri siti oscurato per via dei monopoli (tabacchi, gioco d’azzardo e scommesse) e persino a quelli pedopornografici.

    Mi permetto inoltre di segnalare questo articolo dellì’Avv Carlo Blengino del foro di Torino che affronta il problema anche da altro punto di vista molto importante.

    http://www.medialaws.eu/le-regolamentazioni-di-frontiera-delle-autorita-indipendenti-e-i-confini-di-agcom/

  6. mario scrive:

    Tntvillage e’ l’unico sito in italia che con il suo statuto non si puo’ solo che elogiare ha sempre viaggiato nel pieno rispetto delle mayor e’ dato esempio su cosa significa veramente liberta’ e condivisione della net ha differenza di tutto lo scenario che si vede in questi ultimi anni vedi lo streaming e i vari file hosting , cmq riguardo hai vari aggeggini anti oscuramento la vedo dura vedere un film tramite proxy mi sa ch enon lega tanto con java !! eee

  7. Tommaso scrive:

    Dare grossi poteri su molti argomenti ad un’unica entità, incontrollata, sperando che li usi con parsimonia e solo su questioni rilevanti è sempre un errore.
    Primo perché così si bypassa un ragionamento serio sull’argomento, generalizzando e sparando nel mucchio.
    Secondo perché, pure ponendo che al tempo zero e in alcuni campi questa entità agisca con discernimento, questo non vuol dire che successivamene non possa venir utilizzata in maniera illiberale.
    Terzo perché non è lo Stato, l’Agcom o questo e quello che ci fa la gentile concessione di muoverci liberamente perché evita di sanzionarci, ma il Cittadino dovrebbe essere libero di andare a 70km/hr se la strada è larga, di andare a prostitute (che decidono di prostituirsi) se vuole, di coltivarsi la piantina che non ha mai ucciso nessuno, di chiedere una morte dolce e nessun accanimento se non ne ha più e di mettere Shakira sul video della ragazza, in fair use.
    Insomma, non più gentili concessioni di chi chiude gli occhi ma ci può ammonire, ma franche libertà!
    _fuori argomento? Non credo: è sempre la stessa storia

  8. guiodic scrive:

    Caro Enzo Mazza, ti ricordi di me? spero di sì.
    Il punto è che a me sembra che voi editori inseguiate il sogno di un mondo digitale uguale a quello analogico. Voi pretendete di applicare ad Internet restrizioni persino peggiori di quelle che si applicano al mondo fisico. Con rispetto, ma vi dovete rendere conto che con la Rete il vostro ruolo è ridimensionato. Non ho più necessariamente bisogno di un editore per farmi un giornale, di un editore musicale per farmi un album e neppure di una tv per farmi un film o una fiction.
    Quando capirete questo, capirete anche che con la rete dovete scendere a compromessi e non pretendere di mettere la polizia a controllare ogni angolo del web.

  9. Gnu scrive:

    Ci vuole la diffusione dei Partiti Pirata, non se ne può più…

  10. creonte scrive:

    fondiamo una religione come nei paesi scandinavi: il peer to peer fa parte dei nostri sacramenti

  11. Odioregistrarmi scrive:

    Stanno montando la cosa in modo da far sembrare l’agcom illegale ,mentre sono stesso loro l’illegale, perchè chi ha questi forum di internet free agorè supertrullallero . net potrebbero avere altri siti pirata dove prendono i soldi… questa a mio avviso è l’unica spiegazione di tanta premura nel “salvare” la libertà di internet.

    La liberta’ dell’italia ladrona a gratis vergogna!!

  12. Lucio Scudiero scrive:

    Si, però magari la prossima volta in italiano, please.

  13. Odioregistrarmi scrive:

    Stefano Mannoni e Antonio Martusciello a prendere la parola: «Cosa vuole davvero l’AgCom? – chiedono retoricamente dalle colonne di Milano Finanza – La pesca d’altura degli squali. Non la pesca a strascico di qualsiasi specie ittica. Il bersaglio è l’abuso attraverso uno sfruttamento sistematico dell’opera altrui che reca un grave danno al titolare del diritto, non il fair use dei singoli utenti».

    MA VOLETE DIRE A QUESTI DUE CHE BASTA FARE UNA CAMPAGNA DI INFORMAZIONE DI UN MESE?????

    SULLA DISCUSSIONE PUBBLICA CONTRO , CI SONO MIGLIAIA DI UTENTI CHE MI DANNO RAGIONE E CHE NON AVEVANO CAPITO NIENTE

    dite chiaramente che i forum , blog e siti normali non vengono toccati,sparatelo per 30 giorni e vediamo se i 100 piratozzi riescono a infinocchiare la gente con la CENSURA

  14. Eggia Odioregistrarmi, peccato che sulla Rete non funziona come nelle TV e giornali dove basta che ordini a qualcuno di “sparare” per 30 giorni un certa cosa e convinci molti a credere persino che berlusconi davvero credeva che Ruby fosse la nipote di Mu-Barak (per convincere i sui dis-onorevoli e quelli della lega non gli sono nemmeno servite le TV ed i 30 giorni) o che Fini è un traditore.

    Nella Rete funziona a questo modo http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2011/06/15/avete-scoperto-il-web-pero-portatevi-le-coperte/

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