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La giunta Vendola e la narrazione (idrica) delle tre carte

 – O la giunta Vendola non ha compreso il quesito e le implicazioni del SI’ al secondo referendum sull’acqua – a favore del quale, peraltro, ha fatto campagna – o, più probabilmente, sta facendo la furba. E’ notizia di qualche giorno fa che l’acquedotto pugliese approva il bilancio del 2010 senza alcuna modifica tariffaria.

Sarebbe stato ragionevole aspettarsi un calo delle tariffe, dal momento che dovrebbe cessare qualunque remunerazione dei capitali precedentemente investiti. Invece nulla. Fabiano Amati, assessore ai lavori pubblici e protezione civile Regione Puglia ci spiega in una intervista che con quel 7% di remunerazione garantita abolita in realtà ci paga gli interessi di un bond attraverso il quale l’acquedotto pugliese si è procurato i capitali necessari per investimenti passati. Tali costi, a suo dire, sarebbero cosa diversa.

Non me ne voglia Amati, ma non è così. Poco importa se si tratta di dividendi di azioni o di cedole di obbligazioni. Si tratta sempre della remunerazione del capitale investito da un privato in una società. E’ vero che è un costo, infatti è il costo del denaro, cioè l’interesse, cioè la remunerazione del capitale investito. Ora l’articolo di legge è stato così modificato dal risultato del 13 giugno:

“La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed e’ determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonche’ di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio ‘chi inquina paga’ “.

La casistica quindi è esattamente quella per cui Vendola ha fatto campagna. Se volesse agire senza trucchi, la strada su cui si trova sarebbe quella di ricapitalizzare la società dell’acquedotto e di farlo ogni volta che saranno necessari investimenti attingendo alle tasche dei cittadini attraverso la tassazione.

Ma siccome la tassazione è un fenomeno continuo e ricorrente, mentre l’investimento di solito ha natura di picco più o meno isolato nel tempo, ecco che l’ente pubblico che controlla la società di gestione si trova a farsi prestare i soldi per l’aumento di capitale attraverso un mutuo o un bond.

Una vera beffa. Il privato che sa fare ragionamenti industriali viene espulso nel punto in cui la sua funzione imprenditoriale avrebbe fatto la differenza nell’economicità e nell’efficienza di gestione. E nel punto in cui, come azionista, avrebbe potuto esercitare una funzione di controllo.
Rientra dalla finestra, invece, il privato finanziario, a cui viene data una remunerazione garantita del capitale prestato all’ente pubblico che a sua volta lo usa per ricapitalizzare la società gestita.

Il trucchetto della giunta Vendola disattende la sostanza dell’esito referendario ed è tanto peggiore perché impedisce al cittadino di valutare compiutamente gli effetti del proprio voto. Dal nostro punto di vista, in effetti, gli impedisce di imparare dai propri errori. A queste valutazioni aggiungo inoltre che l’affermazione secondo cui non hanno spiegato prima del referendum questo trucco perché “non ce lo ha chiesto nessuno” è veramente indegna. Nessuno può atteggiarsi a paladino di una causa referendaria ed essere opaco in casa proprio rispetto a come se ne gestiranno gli esiti. Se “non ce lo ha chiesto nessuno” è solo perché a tutti sembrava ovvio che avrebbero gestito gli sviluppi della situazione coerentemente con il SI’ ai quesiti referendari. Speriamo che, almeno, ci evitino in futuro sermoni sulla “cittadinanza responsabile”.

Comunque, rimane il fatto che “nessuno glielo ha chiesto” e il SI’ ha vinto, anzi stravinto. Ah, se solo avessimo fatto a Vendola la domanda giusta… questo pensiero, questo rimorso funesterà le nostre notti per molti anni a venire.
Ad ogni modo, non siamo di quelli che si ostinano. Riconosciamo la sconfitta. Ora, però, spiegateci (se del caso, narrateci) dove troverete i capitali per gli investimenti senza remunerare capitali privati.


Autore: Andrea Benetton

Nato a Milano nel 1972. Consulente specializzato in processi aziendali, lean thinking e IT.

2 Responses to “La giunta Vendola e la narrazione (idrica) delle tre carte”

  1. Simone Callisto Manca scrive:

    Nuove tasse o aumento delle tariffe. Che poi è la stessa cosa. Ma non era proprio ciò che i fautori del sì dicevano che sarebbe successo se fosse rimasta in vigore la Legge Ronchi?

  2. Tooby scrive:

    >O la giunta Vendola non ha compreso il quesito e le implicazioni del SI’ al secondo referendum sull’acqua – a favore del quale, peraltro, ha fatto campagna – o, più probabilmente, sta facendo la furba

    Molto più semplicemente, la giunta Vendola ha preso atto dell’esistenza della Realtà.

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