Una manovra economica da cicala, l’aumento delle tasse e le riforme nel cassetto

di PIERCAMILLO FALASCA – Prima considerazione. Ieri non è successo nulla che non fosse già stato stabilito nelle settimane passate. La manovra economica triennale da 43 (o forse saranno 47) miliardi di euro era già prevista nel Documento Economico e Finanziario di fine aprile, salvo una correzione al rialzo dell’entità complessiva, dovuta al più debole andamento del PIL per gli anni a venire rispetto a quello ottimistico stimato nel DEF.

Seconda considerazione. Preoccupato per la possibile impopolarità di una manovra economica infarcita di tagli e sacrifici per il settore pubblico, il Governo Berlusconi ha deciso di disinteressarsi dei rischi di tenuta dei conti dello Stato italiano nel breve periodo, ormai sotto la lente severa dei mercati finanziari internazionali. Si preferisce una “strategia da cicala”: per ora si canta, senza pensare all’inverno. Si rimanda ai prossimi anni, di fatto alla prossima legislatura, il grosso della manovra (dei 43 miliardi, almeno 34 si riferiscono al biennio 2013-2014), lasciando per ora le cose sostanzialmente inalterate, cioè male. Resta deluso chi aveva creduto che l’acuirsi della crisi greca e il deterioramento dei giudizi delle società di rating sul sistema bancario e finanziario italiano fossero campanelli d’allarme sufficienti perchè la maggioranza avesse un sussulto di responsabilità, anticipando le riduzioni di spesa pubblica già al 2012.

Terza considerazione. Tremonti avrebbe probabilmente voluto più rigore, e non l’avrà. Berlusconi avrebbe voluto sventolare una riforma fiscale in tempi rapidi, e sarà invece costretto ad accontentarsi di un disegno di legge delega che rischia lo stesso destino della legge delega del 2003, finito nel museo delle riforme incompiute. Bossi avrebbe voluto incidere di più sulla “narrazione” della manovra, ma per farlo avrebbe dovuto sacrificare il legame con il ministro dell’Economia, cosa che gli riesce politicamente difficile, dopo anni di amorosi sensi. Tra i tre giocatori, il Senatùr è senza dubbio quello più inquieto: dopo aver mostrato i muscoli sul prato di Pontida, sperava di poter dettare al Governo una linea di politica economica marcatamente “padana”, ma ha dovuto constatare quanto stretti siano i margini di operatività.

Quarta considerazione. Come se fosse un titolo di merito, Angelino Alfano nega che vi saranno tagli draconiani, mentre Sacconi smentisce l’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile delle donne, a cui qualsiasi esecutivo responsabile avrebbe invece messo mano. Il taglio degli stipendi ai ministri riempirà presumibilmente le pagine dei giornali e soddisferà gli appetiti più qualunquisti dell’opinione pubblica, mentre le misure più serie resteranno opportunamente nel cassetto (l’abolizione o almeno la riduzione delle province, una robusta razionalizzazione della spesa sanitaria regionale, un piano di privatizzazioni degli asset in mano allo Stato e agli enti locali, un riordino dei contributi alle imprese e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne).

Quinta considerazione. Rispuntano i ticket sanitari, prende corpo una “tassa Tav” nella forma di maggiorazione per le linee ad alta velocità, si vocifera di una tassa sulle transazioni finanziarie. Insomma, le tasse non diminuiscono, aumentano. Gli italiani saranno contenti.

Per concludere, e per non deprimersi, proviamo ad avanzare qualche ipotesi di lavoro per i parlamentari di buona volontà.

Primo. Con emendamenti puntuali e mirati si proponga di sostituire, dovunque esse compaiono nel testo della manovra, le parole “2013” con “2012” e “2014” con “2013”: in sostanza, si chieda di anticipare tutti i tagli di almeno un anno, magari destinando il conseguente risparmio degli interessi pubblici alla ricerca.

Secondo. Si trovino tagli alternativi e sistemici in sostituzione delle ipotesi di maggiore tassazione.

Terzo. Si accompagni alla manovra un pacchetto di coraggiose riforme “a costo zero”, a cominciare da un serio piano di liberalizzazioni dei servizi.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

7 Responses to “Una manovra economica da cicala, l’aumento delle tasse e le riforme nel cassetto”

  1. Massimo74 scrive:

    E aggiungo Io,si accompagni alla manovra una seria riforma fiscale che semplifichi tutta la normativa e che riduca la pressione fiscale generale cominciando con l’abolizione dell’irap(a partire da subito non dal 2014 come vorrebbe tremonti),il cui mancato gettito si può recuperare andando a tagliare i contributi a fondo peduto che come dice l’on.Baldassarri sono soldi buttati via che non hanno mai creato alcuno sviluppo.Successivamente si devono ridurre le aliquote ires e irpef abolendo tutte le detrazioni e deduzioni che ammontano a circa 150 miliardi di euro all’anno.Questo non cambierà l’ammontare complessivo dell’imposizione fiscale,ma almeno aiuterà a semplificare non poco tutto il sistema tributario,riducendo quindi la burocrazia e facendo risparmiare alcune migliaia di euro all’anno sui costi realtivi alle parcelle dei tributaristi e/o consulenti del lavoro.

  2. Gionata Pacor scrive:

    Ma se si anticipa tutto di un anno la manovra di quanto diventa? 67 miliardi?

  3. pippo scrive:

    Se si vuole semplificare si deve abolire l’incostituzionale sostituto d’imposta

    I dipendenti pagati con bonifico e e la banca gira gli acconti Irpef e previdenza sociale in automatico

    Irpef diviso tra Comune Regione Italia Unione Europea

    Abolire il bollo auto

  4. Massimo74 scrive:

    “Se si vuole semplificare si deve abolire l’incostituzionale sostituto d’imposta”

    Concordo.A tal proposito vorrei ricordare la vicenda dell’imprenditore Giorgio Fidenato che da oltre due anni ha deciso di iniziare una battaglia proprio contro il sostituto d’imposta e da gennaio del 2009 consegna regolarmente ai propri dipendenti le buste paga lorde,comprensive cioè di tutti gli oneri fiscali e previdenziali (che i dipendenti stessi provvedono poi a versare per proprio conto).Attualmente è in causa con l’inps che gli richiede il versamento dei contributi previdenziali a cui lui si oppone sollevando la legittimità costituzionale della legge che regola la figura del sostituo di imposta.
    Per chi è interessato qui ci sono informazioni su come sostenere l’iniziativa di Giorgio dando il proprio contributo:
    http://www.movimentolibertario.com/tutti-i-soldi-in-busta-paga/

  5. marcello scrive:

    Se si toglie il sostituto d’imposta sicuramente aumenta l’evasione, per quanto sono bassi gli stipendi. Io ritengo invece che vada contrastata seriamente. Le detrazioni vanno tolte nella misura in cui è tutelato chi ha delle persone da mantenere e un’entrata bassa e chi deve spendere per le visite mediche o per mandare i figli in piscina. In sintesi finché non si aiutano, e sarebbe ora, i redditi bassi, invece di abbassare subito l’aliquota più alta dal 43 al 40%, non vedo perché si debbano togliere le detrazioni e tagliare ancora sullo stato sociale e sulle prestazioni essenziali.

  6. marcello scrive:

    E poi è da malfattori rimandare l’aggiustamento dei conti pubblici al prossimo governo, fosse anche di dx. Questo lo fanno solo per dei bassi calcoli elettorali. Spero che L’Europa si faccia sentire (finora c’è un silenzio assordante).

  7. filipporiccio scrive:

    E non solo aumentano le tasse ma anche in modo ridicolo, vedi la tassa sul dossier titoli che è una patrimoniale regressiva: 120 euro per tutti, che tu abbia 1000 euro o un milione.
    Purtroppo questo viene fatto con cognizione di causa, perché che uno abbia 1000 euro o un milione non gli conviene portare i soldi in Svizzera per 120 euro, mentre se fosse una percentuale non prenderebbero quasi nulla da chi ha 1000 euro e nulla da chi ha un milione.
    A questo punto meglio la sinistra.

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