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La Lega e il Cavaliere: with or without you…

 – In queste giornate di politica travagliata attraverso cui sta transitando la nostra Italia, non si può non avere un sorriso, anche se poco duraturo visto il soggetto, quando si volge lo sguardo verso un qualsiasi militante leghista.
Ascoltando quello che ha da dire si capisce quanto la rivolta della cosiddetta base padana sia in realtà distante ed ancora allo stato embrionale.
Lo spirito degli albori del Carroccio è vivo nella maggior parte dei suoi militanti ed elettori
, che credono ancora fermamente nei valori leghisti, e in realtà sperano più nella secessione del Nord dal Meridione che nel federalismo.
Non sembrano accorgersi di tutto quello che in realtà è accaduto ed accade ancora: credono, come dice Bossi, che la Lega abbia in mano il paese, che la Lega difenda la tradizione e la purezza del popolo padano dall’invasore straniero, che senza la Lega le città diventerebbero ghetti invivibili.

“Case ai milanesi, no ai bingo bongo” dice Bossi e “Case ai milanesi, no ai bingo bongo” ripetono i suoi seguaci. Ma non sono gli stessi seguaci che assumono in fabbrica solo operai tunisini perché costano meno? Non sono gli stessi che al bar si fanno servire il caffè dal cameriere rumeno? O gli stessi che si fanno pulire la casa dalla filippina, mentre la badante ucraina si prende cura della nonna? Probabilmente siamo noi italiani a non capire la morale padana…

A proposito, poi, di Padania (i computer probabilmente non conoscono la geografia, la sottolineano in rosso come “parola sconosciuta”), non sembra che questa sia uno stato riconosciuto dall’Unione Europea, quindi – a rigor di logica – chi dice di non essere italiano ma padano afferma di essere un extracomunitario a tutti gli effetti, soggetto quindi ai trattamenti previsti dalla Bossi-Fini, ma l’essere espulsi per una legge che porta il nome del proprio leader è una cosa a cui è meglio non pensare.

Parliamo invece di sicurezza, altro tema molto caro al popolo leghista. Le lamentele riguardo alla pericolosità delle città sono sempre all’ordine del giorno nei discorsi di ogni buon padano, che dopo otto anni su dieci di B&B (Berlusconi e Bossi) al governo non si sente ancora al sicuro. Fortuna che ci sono le Ronde Padane a mantenere l’ordine nelle città! O almeno dovrebbero esserci, data la propaganda che è stata fatta in campagna elettorale. Nelle città non se ne è ancora vista una, ma probabilmente girano in borghese per non essere riconosciute.

È lecito pensare che dovrà passare ancora del tempo prima che l’orda seguace di Bossi, Borghezio e Calderoli si accorga che la storia del loro movimento è una lunga serie di fallimenti ed illusioni; finché il Senatur dirà “La Lega ha in mano l’Italia” i frequentatori di Pontida esulteranno galvanizzati.
Mentre però la base esulta, i vertici, Bossi in primis, si sono già accorti di qual è la vera situazione: i tanto odiati immigrati aumentati a dismisura durante i loro governi, la sicurezza rimasta ovviamente tale e quale, essendo solo un pretesto populista per guadagnare voti, un federalismo monco ottenuto per metà. L’aver votato ogni legge proposta da B. senza fiatare nella speranza di una ricompensa rode l’animo dei capoccia leghisti, l’aver dato cento a Silvio per ricevere indietro uno non fa piacere.

La verità è che il coltello dalla parte del manico l’ha sempre avuto Berlusconi, principalmente perché dotato di un entourage, di una cultura e di una capacità politica enormemente maggiore di quella dei Borghezi di cui è ben fornito il Carroccio, ma anche perché consapevole di essere lui indispensabile alla Lega per rimanere al governo, piuttosto che il contrario.

Il Senatur ha tanto bisogno di rimanere al potere quanto ne ha il Cavaliere, perché presentarsi ad elezioni senza aver ottenuto nulla, nemmeno quell’abbozzo di federalismo, sarebbe il fallimento di un lavoro durato vent’anni, ma soprattutto uno smacco agli occhi della propria gente, aggravato dal fatto di passare come quello che ha consegnato il paese alla sinistra.

Il che potrebbe rappresentare l’inizio della fine per un partito che davvero, senza Berlusconi, non avrebbe più motivo di esistere.


Autore: Giacomo Dolzani

Nato nel 1989, residente a Trento. Studente di Ingegneria Ambientale alla facoltà di Mesiano (TN). Militante di FLI e responsabile giovani del Circolo Tridentino per la Libertà ed il Sociale.

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