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La sinistra è inadeguata e non è colpa di Berlusconi

– Luca Ricolfi è uno dei pochi intellettuali italiani ad aver mantenuto un contatto con la realtà e per questo motivo è sempre interessante leggere quello che scrive. Il suo ultimo articolo (“La Stampa” 22 giugno 2011) dedicato all’ opposizione “neoromantica” è qualcosa che sottoscriverei totalmente o quasi.

Concordo pienamente sull’interpretazione che Ricolfi da del cosiddetto “risveglio democratico” del paese a seguito della sconfitta di Berlusconi :”la mia sensazione è che quello cui stiamo assistendo sia sì un risveglio, ma non della democrazia e della partecipazione. Un risveglio dal sonno dell’era berlusconiana, che tuttavia sembra sospingerci in un nuovo sonno, quello di un’opposizione neo-romantica, in cui la gente esprime umori, sentimenti, emozioni, stati d’animo, credenze, convinzioni morali, ma non si preoccupa granché di valutare le conseguenze delle proprie scelte”.

La parte che invece non riesco a condividere è quella in cui Ricolfi sembra dire che la nascita dell’opposizione neoromantica è una conseguenza del berlusconismo: “E’ questa, a mio parere, l’eredità più negativa dell’era berlusconiana. Aver trasformato la politica in uno scontro di fazioni, in cui conta solo annientare l’avversario, e nulla valgono le idee, i contenuti, le proposte, i dettagli”.

Questo è il punto su cui io (e altri) divergiamo dagli amici della sinistra, dunque è su questo punto  che sarà bene dire qualcosa. La premessa è che a me non interessa difendere Berlusconi (chi vede venduti e comprati da ogni parte può continuare a dire quel che vuole, ma non fa molto per approfondire l’analisi). Certarmente mi definirei “ideologicamente liberale e affettivamente berlusconiano”, ma questo non mi impedisce, su molti temi, di essere d’accordo con altri amici “ideologicamente liberali e affettivamente antiberlusconiani”. Per come la vedo adesso, il liberalismo è (ed è bene che sia così) qualcosa di neutro rispetto alle scelte di campo della recente storia politica italiana.

Quello che mi importa, dunque, è capire se veramente addossare le colpe dell’opposizione neoromantica al berlusconismo sia qualcosa che ci aiuta a comprendere meglio la storia politica del nostro paese oppure no. Io credo di no e penso di avere qualche ragione, anche se capisco le ragioni degli amici della sinistra riformista. Loro dicono che tutto questo è cominciato con Berlusconi e a causa di Berlusconi e che, simmetricamente, tutto questo finirà solo con la fine di  Berlusconi. La fine del berlusconismo è condizione necessaria della rinascita del riformismo in Italia. Non discuto questa tesi, anzi sono il primo a sottolineare (l’ho anche scritto qualche volta) il fatto che sia stato Berlusconi molto spesso a personalizzare lo scontro politico, puntando al “con me o contro di me”.

Quello che mi chiedo (e  che chiedo agli amici di sinistra) è se si tratti di una condizione necessaria e sufficiente oppure (come credo io) di una condizione necessaria ma non sufficiente. Dire che è una condizione necessaria e sufficiente (cancelliamo il ventennio berlusconiano e potremo riparlare di una sinistra liberale) secondo me significa peccare di ingenuità e, paradossalmente, tributare troppa importanza al fenomeno Berlusconi. Significa dire che il problema è uno solo e si chiama Berlusconi. Spiegazione troppo facile e che si dimostra falsa alla prova dei fatti, perché il fenomeno Berlusconi nasce esattamente per la mancanza di un’alternativa liberale a sinistra al momento del crollo della prima repubblica. Può darsi che Berlusconi non abbia mantenuto le promesse per cui è stato eletto, ma non si può negare che il fenomeno a cui ha dato vita abbia avuto la caratteristica di mettere insieme tutto ciò che non si riconosceva nella tradizione della sinistra (post)comunista: ex socialisti ed ex democristiani, liberali, comunisti pentiti, radicali e antigiustizialisti.

L’importanza di Berlusconi per le sorti della sinistra non va sopravvalutata perché, come lo stesso Ricolfi ha scritto altre volte, Berlusconi è stato troppe volte preso a paravento come scusa per le deficienze e le manchevolezze della sinistra italiana. La sinistra non vince perché non convince? No, non vince solo perché non può competere con lo strapotere delle televisioni berlusconiane (e pazienza se questo modo di pensare porta necessariamente l’idea che l’elettore non sia un cittadino dotato di coscienza ma un soggetto da manipolare e pertanto inadatto alla vita democratica). Questa mentalità ha portato la sinistra a considerare ogni vittoria di Berlusconi una sconfitta della democrazia e ogni sconfitta di Berlusconi un momento di risveglio democratico, di resistenza al fascismo mediatico del Caimano. Così facendo, per coprire le proprie mancanze e debolezze, la sinistra ha elevato Berlusconi su un piedistallo e gli ha contrapposto personaggi del tutto estranei alla propria cultura, a partire da Antonio Di Pietro per arrivare a Beppe Grillo.

La colpa di tutto questo non può essere attribuita a Berlusconi e ce ne accorgeremo tutti molto presto, quando, passato ormai Berlusconi, noteremo come torneranno sempre gli stessi problemi e gli stessi mali che hanno afflitto la vita politica degli ultimi 15 anni. Dovremo ancora parlare di eredità pesante del berlusconismo e continuare a tenere la testa sotto la sabbia? Manca qualsiasi forma di riconoscimento reciproco tra le parti in lotta (e questo è sostanzialmente incompatibile con l’essenza stessa della competizione democratica) e vince sempre la logica delle accuse incrociate e dell’intelligenza col nemico (basta vedere il polverone suscitato dalla conversazione di Berlusconi con Di Pietro).

Manca la capacità dei partiti, anche di quelli di sinistra, di spiegare ai cittadini le proprie scelte e di non lasciarsi condizionare o dirigere dall’esterno: basti vedere la sostanziale incapacità mostrata dal Pd di Bersani nella gestione del referendum sull’acqua. Non solo il Pd si è piegato alla linea di Repubblica, ma ha rinunciato a spiegare agli elettori quale fosse la vera posto in gioco del referendum; paradossalmente Bersani si è ritrovato con in mano il cerino dell’antiberlusconismo e ha visto il suo alleato-avversario Di Pietro diventare il paladino dell’opposizione responsabile . Non vorrei che con la scusa di dovere attendere la fine dell’era berlusconiana si continui a portare avanti questa strategia della dilazione che non ha mai dato buoni frutti, ma è riuscita soltanto a mantenere il paese in uno stallo che sembra destinato a durare a lungo.


Autore: Osvaldo Ottaviani

Nato ad Ascoli Piceno nel 1987, studia filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto un libro su H. G. Gadamer ("Esperienza e linguaggio", Carocci 2010) e attualmente si occupa prevalentemente di Immanuel Kant. Liberale da sempre, è socio fondatore dell'associazione Hayek di Pisa e fellow di Italian Students of Individual Liberty (ISFIL).

2 Responses to “La sinistra è inadeguata e non è colpa di Berlusconi”

  1. Elle Zeta scrive:

    Per quello che ho capito dell’articolo di Ricolfi, intende dire che l’identificazione agli occhi di molti di berlusconi e del suo partito e perfino della Lega con il liberalismo ed il liberismo, ha distorto lottica dello’opposi<ione antiberlusconiana e non. Ritengo che non abbia torto. berlusconi, ul suo partito e la Lega con il liberalismo ed il liberismo, non c'entrano nulla. Anzi sono anti-tetici.

  2. Tommaso scrive:

    Ho avuto una una interessante discussione su questo post pubblicato da Repubblica Parma
    http://terzo-incluso-parma.blogautore.repubblica.it/2011/06/13/evviva-quattro-no-al-sultanato-dei-faccendieri/

    In sintesi, l’autore, penso di formazione psicologica, da’ una lettura motivazionale di una tendenza in corso dai ’70 ad oggi, e in cui si inscrive il berlusconismo e tutto il resto. Adesso l’ho fatta breve, chi interessato si legga il dibattito al link sopra.

    Grazie

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