Pannella senatore a vita, contro l’inciviltà e contro il bisignanume

di PIERCAMILLO FALASCA – Chissà a quali specifiche caratteristiche si riferisce il deputato berlusconiano Maurizio Paniz quando dice che per diventare senatore a vita servirebbe “altro spessore” rispetto a quello di Marco Pannella. Indagare i percorsi mentali che hanno portato l’autorevole presidente dello Juventus Club di Montecitorio a tale dichiarazione è un evidente spreco di tempo: meglio evitare. Tanto più che l’eventuale nomina è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, che nella scelta adotterebbe presumibilmente (e per fortuna) parametri non esattamente sovrapponibili a quelli dell’avvocato Paniz.

Ciò detto, veniamo alle cose concrete. Marco Pannella ha intrapreso qualche giorno fa l’ennesimo sciopero della fame e della sete, per denunciare la gravissima condizione in cui versano le carceri italiane e la latitanza delle istituzioni repubblicane rispetto al problema. Le dichiarazioni pubbliche non mancano mai, gli impegni ufficiali nemmeno. Intanto nelle carceri italiane ci consentiamo il lusso di tenere 67mila detenuti, circa 20mila in più dei posti a disposizione negli edifici penitenziari. Come se non bastasse, le risorse calano e le strutture versano in uno stato d’insufficienza, quando non di fatiscenza. I suicidi in carcere sono la cartina al tornasole: 72 solo nel 2009.

Il Piano carceri del ministro Alfano prevede la realizzazione di 9mila posti entro la fine del 2012, ad un costo peraltro superiore all’attuale dotazione nel bilancio pubblico. Se pure l’obiettivo dovesse essere raggiunto, considerato l’aumento del numero dei detenuti (circa un terzo è straniero), l’associazione Antigone stima che si avrebbe comunque un deficit di circa 14mila posti.

Se il grado di civiltà di un paese si valuta dalle condizioni delle sue carceri, l’Italia è a tutti gli effetti un paese incivile. Un paese illegale, per dirla come la direbbero Pannella e i radicali. Io che nei radicali non ho mai militato, ma che per i radicali ho espresso il mio primo voto nel 1999 (l’anno del famoso exploit della Lista Bonino), sono grato a Marco Pannella: per quest’ultima (finora) battaglia di civiltà sulle carceri, come per tutte quelle che ha combattuto per decenni; per aver praticato libertà e legalità, e non solo per averle professate; per aver avuto ragione sempre troppo presto.

Oggi i radicali non sfuggono all’appannamento che investe l’intero sistema politico. Come tutte le forze politiche ad eccessivo tasso di carisma (una piaga italiana, seconda solo alla partitocrazia), la parabola anagrafica dell’anziano leader influenza la quotidianità e la prospettiva politica del movimento radicale. Ma Pannella è ancora capace di motivare e mobilitare le coscienze, di suscitare emozioni contrapposte, di corrucciare le fronti dei potenti con la sua corsa sul ciglio della morte.

La politica dovrebbe smetterla di riconoscere a Pannella uno sterile “onore delle armi”, offrendo invece al Paese una prova d’orgoglio sul sistema carcerario. C’è il problema delle strutture (affrontabile anche con soluzioni innovative, ad esempio favorendo investimenti privati nel settore), quello delle risorse pubbliche a disposizione, quello più generale dell’uso eccessivo della carcerazione preventiva e dello scarso ricorso agli arresti domiciliari. Incombe su tutto ciò la necessità di una rivoluzione culturale sulla funzione riabilitativa della detenzione, che va connotata di significati reali. La politica italiana che sbraita con il governo brasiliano per la liberazione di Cesare Battisti, farebbe meglio ad occuparsi dei suoi detenuti, anche per non fornire facili argomenti “garantisti” a Brasilia.

Sfogliando i giornali, nauseati dal bisignanume imperante, si ha forte la sensazione che la nomina di Pannella a senatore a vita invierebbe un messaggio positivo ad un’opinione pubblica sempre più distante dalla politicuccia degli affarucci, delle puttanelle e del dice-dice. A Napolitano il vecchio Marco potrebbe addirittura opporre un rifiuto, paraculo com’è.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

11 Responses to “Pannella senatore a vita, contro l’inciviltà e contro il bisignanume”

  1. Io invece spero che Napolitano lo proponga, spero ci sian le condizioni xchè se lo merita!
    Io non son più coi radicali italiani ma su questa battaglia Marco ha mille volte ragione!
    Viva Marco….

  2. Prego tutti i lettori di condividere su Fb e Twitter. Grazie

  3. Laura ARCONTI scrive:

    La nomina dei Senatori a vita é una prerogativa del Capo dello Stato. Non mi sembra rispettoso “tirare la giacchetta” al presidente Napolitano fornendogli suggerimenti non richiesti. In questo caso, il suggerimento mi sembra poco rispettoso verso il Presidente e soprattutto verso Marco. Ma, si sa, io sono una “vecchia scema pannellata” rimasta fedele anno dopo anno al Partito, ad Emma Bonino, a Marco Pannella: senza alcun altro interesse che la mia lealtà.

  4. Andrea Verde scrive:

    Ho condiviso l’articolo su facebook; sono d’accordo con Piercamillo Falasca la nomina di Marco Pannella, checché ne possa pensare il presidente dello Juventus clun di Montecitorio, sarebbe un segnale molto positivo.

  5. fa le battaglie giuste ma dalla parte sbagliata; perchè non aveva sostenuto il decreto Biondi e si è schierato con chi quel decreto aveva fatto affossare? Pannella senatore a vita? che non faccia una cazzata del genere Napolitano. Pannella ha distrutto il Partito Radicale, quello della Rosa nel Pugno, poi anche gli altri, ma lui e la Bonino sono come il sughero: restano sempre a galla. li detesto.
    mn

  6. io non sono d’accordo con Pannella senatore a vita perchè il senatore a vita è quello che ha “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” . Per quel che capisco io, non si intende colui che ha avuto un ruolo positivo in Italia ma colui che, in uno dei settori citati, ha avuto una tale rilevanza da far inorgoglire l’Italia per averlo tra i suoi cittadini.

    detto questo, mi vado convincendo che i Radicali sono tra i meno peggio della nostra Italia politica e che Pannella sia l’ultimo fuoriclasse rimasto nella nostra scena politica.

    dispiace che non abbia allevato un successore.
    Emma Bonino è un preparato ed onesto funzionario ma non ha il genio pannelliano.

  7. @LAURA ARCONTI: permettimi una “zeppata” … ma quando i Radicali lanciarono Emma for President, candidando Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica attraverso una campagna di spot pubblicitari in tv non fu una indebita pressione sul Parlamento?

  8. la Bonino ha portato il partito radicale all’otto per cento, con una costosissima campagna pubblicitaria tutta per se per le europee, poi quel vistoso consenso l’ha distrutto e senza pagarne pegno. se il duo pannella bonino fosse un agente di borsa non gli affiderei neppure un centisimo di euro. chi vi ha creduto con questi fantastici disfattisti, chi si è pure esposto politicamente per loro, ed in periferia non è come i grossi centri, è rimasto scottato. Pannella è uno specialista nel fare terra bruciata intorno a se ed è il soggetto politico più violento nei confronti dei “suoi” che vi sia apparso sulla scena politica italiana. i leader costruiscono consenso per portare a compimento i loro ideali, le loro progettualità. accusare sempre il prossimo e prendersela da oramai quarant’anni con il regime partitocratico senza mai costruire nulla di utile è da perdenti. poi anche dei minchioni che pur di entrare in parlamento fingono le unioni con il Pd. qualcuno rimprovera a Pannella di non aver “allevato” un qualche delfino. Pannella li distrugge, altro che allevare “delfini”! il suo volto emaciato dal lungo digiuno mi provoca compassione più che ammirazione.
    mn

  9. fa specie come ci siano commentatori che non hanno altro da fare che venire a vomitare me*da su questo blog

  10. step scrive:

    Non mi piace l’istituzione dei “senatori a vita” (e credo che anche Marco Pannella stesso non ne vada pazzo…), però in questo caso farei una eccezione. Sono rimasto liberista e garantista, mentre ho reso più problematica negli anni la mia posizione sui cosiddetti “diritti umani”, più in generale adesso ho una visione filosofica più realista e meno idealista-buonista. Per cui non potrei più votare radicale. Ma Marco è Marco. E se penso a chi hanno concesso lo scranno di senatore a vita… Sarebbe un riconoscimento per la sua storia. Tutte le grandi ideologie hanno fallito, e lui questo lo ha anticipato da tempo, anche nei metodi. La sua sola presenza in senato sarebbe non soltanto simbolica ma anche di “ammonimento perpetuo” relativamente ad argomenti come lo Stato di diritto.

  11. vincenzo scrive:

    Sono un signore avanti con l’età e affermo che Marco Pannella sarà pure un onesto uomo politico, però,non ha mai parlato di aiuti alle famiglie, di aiuti agli anziani, di migliorare la sanità, di dare la casa ai giovani, di lavoro, ecc. La storia è lunga. Pannella nella politica italiana non è stato mai nessuno e mai lo sarà. La dimostrazione è che lui non viene mai invitato nelle trasmissioni televisive e non ha nessun spazio nei giornali. Perchè farlo senatore? Ditemi solo cinque motivi per farlo senatore e io pregherò in eterno per i visitatori di questo blog (di più non posso fare). Il problema di Pannella sono altri. Perchè Pannella non sciopera per buttare fuori dal Parlamento tutte le persone incriminate? Se Pannella verrà fatto senatore a vita e perchè fa sempre sciopero della sete oppure sa lamentarsi.Pensateci bene voi giovani! Pannella (come molti altri politici) ha scelta la politica come lavoro. Quindi per voi è giusto questo suo comportamento?

Trackbacks/Pingbacks