E’ crisi nera (greca) per i liberali tedeschi

– A pochi mesi dal giro di boa della legislatura, il governo tra cristianodemocratici, cristianosociali e liberali lotta disperatamente per la sua sopravvivenza. Fiaccata dai rimpasti e mutilata dalle sconfitte elettorali, la maggioranza è ormai annichilita. Sul tavolo della signora Merkel stazionano da un anno fascicoli nevralgici per la tenuta dell’esecutivo: da un lato, il faldone della riforma del fisco, cavallo di battaglia che permise all’FDP di agguantare quasi il 15% dei consensi nel 2009 e dall’altro il piano energetico nazionale, che – con la scelta di fuoriuscire definitivamente dal nucleare entro il 2022 – impone scelte coraggiose e lungimiranti.

Come se non bastasse, il Cancelliere e il suo Ministro delle Finanze sono da mesi alla ricerca della quadratura del cerchio per risolvere la crisi greca. I messaggi contraddittori lanciati ai mercati finanziari da Frau Merkel e Herr Schäuble in questi mesi rasentano il grottesco: prima la minaccia della ristrutturazione del debito greco, poi la garanzia di nuovi aiuti per i paesi in difficoltà, infine di nuovo lo spettro del default. La confusione è figlia del consolidato stile attendista della Cancelliera, ma anche delle divisioni della nuova alleanza con i liberali, particolarmente riluttanti a versare quattrini tedeschi nel pozzo senza fondo (che dal 2013 si chiamerà ESM e sarà dotato di ben 700 miliardi), senza l’imposizione di condizioni molto pesanti agli Stati membri ormai alla canna del gas. Nelle file della maggioranza, si sta a poco a poco formando una minoranza silenziosa, capeggiata dall’immarcescibile parlamentare libertario Frank Schäffler, pronta a mettere i bastoni fra le ruote all’approvazione della legge interna che autorizza a dotare del capitale necessario l’ESM. Il voto è previsto per settembre. Nel frattempo la signora Merkel tenta di recuperare i più scettici, sventolando lo specchietto per le allodole della partecipazione dei privati al rinnovo degli ormai quasi junk bond dei paesi periferici. Partecipazione, che però dovrà avvenire su base volontaria, ha chiarito il Cancelliere più cerchiobottista del solito. In cambio, però, le banche tedesche chiedono garanzie, come nella migliore tradizione teutonica. Per un verso o per l’altro i contribuenti sanno insomma di dover mettere mano al portafoglio.

Portafoglio che difficilmente si riempirà nei prossimi mesi in virtù di qualche miracoloso sgravio fiscale. Se è vero che le entrate hanno ripreso a correre e il pareggio di bilancio sembra a portata di mano, Merkel e Schäuble preferiscono continuare nell’opera di risanamento. D’altra parte, non ci sono allo stato attuale le condizioni politiche per tagli più incisivi alla spesa pubblica. Come il suo predecessore, il neo-Ministro dell’Economia e presidente dell’FDP, Philipp Rösler, pare non essere in grado di forzare la mano. Ancora di recente la Cancelliera è intervenuta per rispedire al mittente le richieste di tagli alle aliquote nell’ordine di dieci miliardi di euro. Tagli che se avverranno, non saranno comunque decisi prima di metà 2012. Con il tramonto dell’ipotesi di sgravio, è insomma probabile che l’FDP collassi definitivamente, uscendo persino dal Bundestag con la prossima tornata. Allora forse i tempi saranno maturi per un inedito tandem verde-nero, sogno non troppo nascosto di Angie e del suo Ministro dell’Ambiente, che dopo la svolta antinuclearista dei mesi scorsi hanno riguadagnato qualche punto presso gli ecologisti, tanto da ricevere persino gli elogi del neo-governatore del Baden-Würrtemberg Winfried Kretschmann.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

One Response to “E’ crisi nera (greca) per i liberali tedeschi”

  1. Quello che mi spiace di più è che i cittadini, vessati dallo stilema politico “spesa pubblica&tasse”, anziché prendersela con chi effettivamente muove su quest’asse (CDU), se la pigliano con i soli che, pur tra mille tribolazioni, si fanno in quattro per alleggerire il peso dello Stato (FDP).

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