Il Pdl è vivo (e sparla in mezzo a noi). Alfano, dai un senso a tutto ciò

di SIMONA BONFANTE – Lo diciamo con leggerezza: se un merito hanno avuto le intercettazioni (prive di rilievo penale) illegittimamente pubblicate con il malcelato intento di sputtanare gli intercettati, non di informare degli illeciti dagli stessi compiuti; se un merito hanno avuto queste costose attività di registrazione e trascrizione di conversazioni telefoniche private tra parlanti ad alto valore aggiunto mediatico, ebbene il merito è stato quello di consegnarci un Pdl assai più connesso con le categorie valutative del mondo reale di quanto le cronache ufficiali ci avessero mai dato modo di percepire.

Il metodo Santanché, per dire: scopriamo quanto poco apprezzato (e temuto) fosse. Scopriamo, poi, quanto poco costruttiva risultasse, ai fini dell’azione di governo, ovvero del senso delle cose da fare, la blindatura del Premier da parte di quella cortina di improduttivi lacché. Scopriamo quindi  quanto annichilente per la stessa logica governativa fosse l’autismo decisionale del responsabile dell’Economia – i suoi tagli irrazionalmente imposti, senza concerto né costrutto, addirittura a quei colleghi pienamente disponibili a conseguire  gli stessi obiettivi di razionalizzazione e risparmio posti a stella polare dell’operato del responsabile delle policy economiche pubbliche.

Scopriamo, insomma, che le critiche sulla mala-gestione del partito, e le relative ricadute sulla conduzione del governo, mosse all’epoca da quell’improbo secessionista di Fini non fossero poi così marginali, infondate, irrilevanti. Scopriamo, al contrario, come tra gli stessi esponenti del Pdl non certo ostili o distanti dal punitore di Fini, le valutazioni negative espresse dall’allora numero due del partito, fossero tutt’altro che minoritarie, tutt’altro che strumentali: tutt’altro che riconducibili al pur conclamato dissidio personale. Fossero, al contrario, considerazioni sostanzialmente condivise dai più.

Certo, in un sistema politico maturo, in un partito libero e normalmente democratico, le riserve finiane sarebbero state oggetto di discussione pubblica, di scontro se fosse stato necessario, ma alla luce del sole, non nel chiuso – che, poi, tanto chiuso, come si vede,  non era – di sfoghi telefonici privati. Sarebbero state, quelle critiche, all’ordine del giorno di una discussione, magari aspra ma franca, tra i convocati a quella ormai lontana assemblea nazionale nella quale la rottura definitiva  si consumò, con pressoché bulgara unanimità.

Questa però ormai è storia. Recriminare, francamente, non serve a granché.  Si potrebbe invece cogliere il brutale, civilmente pruriginoso ma pur sempre liberatorio momento della verità innescato da questa altrimenti intollerabile rassegna di spiate, per un bilancio oggettivo  ed una valutazione serena su quanto resta delle risorse investite nel ‘progetto’ – che continua ad essere comune – volto ad azionare il motore del progresso civile, economico, politico nel nostro paese.

Il segretario in pectore del Pdl avrà di che meditare sulla natura del partito che gli viene recapitato in dote, sulle ragioni che hanno impedito di farne una forza politica vera, sul come abbia smarrito la bussola liberal-libertaria che pure ne aveva motivato la marcia, sui danni provocati dalla deviazione di rotta, ma anche sulle possibilità di ritrovare le giuste motivazioni e la necessaria  determinazione per rimettersi sulla via – retta – della insubordinazione alle logiche corporativo-clientelari che impediscono al paese di emanciparsi dalle sue tare. Ha di che meditare, cioé, sul come rimettersi sulla via liberale. Senza rancore: siamo adulti.

Una dimostrazione di buona volontà però va data subito. Sulla giustizia, ad esempio. Alfano ha visitato Marco Pannella, in sciopero estremo della fame e della sete per il ripristino della legalità democratica nel nostro paese. Alfano è ancora Ministro della Giustizia. Alfano ha il dovere di riconoscere che il sistema punitivo di cui il suo ministero è responsabile ha superato la soglia della razionale disumanità: il sistema adesso è sfacciatamente brutale, vergognisamente illegale. Alfano ha il dovere di imporsi sugli invasati securitari che gli siedono al fianco sugli scranni del governo, ed il dovere di assumersi l’onere di una decisione politica che è anche una decisione di maturità civile: un atto di clemenza, per azzerare e immediatamente ripartire. Avrebbe dalla sua i magistrati, gli avvocati, i garantisti, i legalitari, i liberali, i cristiani…Avrebbe l’appoggio e l’apprezzamento di tutti noi. Ma non lo faccia per questo. Lo faccia perché ne è convinto. Lo faccia perché, questi anni al Ministero della Giustizia gli hanno dato il privilegio di vedere la realtà attraverso gli occhi degli ultimi – i negletti, i capri espiatori. Quelli per emancipare i quali è nato in Europa il Partito popolare. Non ne ignori la mission, onorevole Alfano, abbia l’onestà di non travisarla. Abbia il coraggio, ora, di perseguirla. E vedrà, il coraggio umano e l’intelligenza civile, in politica, pagano.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Il Pdl è vivo (e sparla in mezzo a noi). Alfano, dai un senso a tutto ciò”

  1. Damiano scrive:

    Questa richiesta/preghiera e’ volta ad Alfano? Quello che conosciamo tutti? Lo zerbino di Arcore? Il Rockfeller (nel senso del pupazzo) di B.? Beh, allora l’articolo andrebbe rubricato alla voce Umorismo Ironico.

  2. Elle Zeta scrive:

    Per quanto le posizioni e le critiche di Fini si siano rivelate no minoritarie, rimane l’incancellabile voto bulgaro cotro di lui espresso anche dai vili e dalle mezze cartucce che si sfogavano in privato dicendo le stesse cose. Circa alfano, segretario di cosa del PdL? Nominato dal padrone del PdL Segretario? E cosa volete che dica o faccia di autonomo?

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