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Un giorno o cinque giorni dopo, per la pillola d’emergenza è sempre una corsa ad ostacoli

– La settimana scorsa è arrivato il via libera da parte del Consiglio Superiore di Sanità alla cosiddetta ‘pillola dei cinque giorni dopo’, il contraccettivo d’urgenza che agisce appunto entro cinque giorni dall’atto sessuale per prevenire una gravidanza indesiderata. E’ stato stabilito, dunque, che è un farmaco anticoncezionale, ma il vincolo sarà dimostrare, attraverso un test di gravidanza con l’analisi del sangue, che l’ovulo non è ancora stato fecondato. Quando si tratta di anticoncezionali in Italia, infatti, l’iter diventa sempre più tortuoso e difficile. Si è aspettato per nove mesi (una gravidanza per l’appunto) il parere del CSS, per stabilire che l’EllaOne è un farmaco contraccettivo di emergenza, quindi non abortivo; ma oltre ai limiti della ricetta obbligatoria, in questo caso si è aggiunto anche quello del test di gravidanza. Questa delibera, in sostanza, pone sempre più ostacoli alla libertà delle donne, e stavolta non appaga nemmeno la parte più conservatrice della diaspora: il Vaticano. Il Cardinale Sgreccia ha così bollato questo farmaco: “è un aborto di raffinata malizia.”.

Ovviamente la pillola, che già da mesi è in commercio in tutta Europa, da noi fa scandalo. E il paradosso è che non fa contento nessuno, né le donne, né i politici, né i laici, né i cattolici. Un capolavoro tipicamente italiano insomma… A spiegare l’assurdità di questa decisione ci pensa il Ministro Fazio, in persona:

“Quello che potrebbe succedere, poiché non è stata accertata la possibilità che il medicinale provochi alterazioni del feto, è che si possano creare problemi al prodotto del concepimento. Proprio per questo motivo è necessario che ci sia la certezza che la donna non sia incinta, perché in caso contrario si potrebbero avere danni al feto. Questo è specificato nella delibera del Consiglio superiore di sanità”.

Quindi tutti scontenti, tutto è confuso e viene offuscato del tutto l’unico obiettivo di questa “battaglia”: la libertà delle donne, o comunque più in generale l’autodeterminazione dell’individuo. Invece della solita rincorsa alle dichiarazioni, pro o contro che siano, i politici, ad esempio, per una volta, potrebbero occuparsi di più delle campagne informative verso i giovani, di politiche di supporto sulla sessualità, sulla sanità, sui “comportamenti sani” da adottare. Ma la giostra della politica è sempre la stessa.

Allora ecco il susseguirsi di proclami: dalla soddisfazione del sottosegretario Roccella, “paletto importante” spiega “è compatibile con le leggi italiane se c’è un test che elimina ogni dubbio di gravidanza in atto, perché in quel caso bisogna invece seguire la legge 194”, all’indignazione di Scienza e vita, il via libera è un ulteriore passo verso la trasformazione dell’aborto in contraccezione.
Dalla Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, l’appello è alla prudenza, mentre per i Radicali questa decisione è comunque un passo avanti. Ora la parola spetta all’Aifa. Ma il nodo principale resta sempre l’ingerenza morale, e non solo, dello Stato sui diritti e le scelte individuali, l’imposizione di procedure ostruzionistiche per impedire quanto non si riesce a proibire, e l’adozione, in nome di un qualche sacro principio, di cautele eccezionali, che nessun paese civile ritiene, a differenza dell’Italia, di dovere assumere per “proteggere” i propri cittadini.

Ai cittadini e soprattutto alle cittadine, sul cui corpo si giocano in genere queste “battaglie pubbliche”, la politica dovrebbe indicare con chiarezza, rispetto a ciascuna situazione, quali siano le strade che si possono seguire. Non organizzare la beffa di una corsa ad ostacoli, con tanto di giudizio di merito finale.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

One Response to “Un giorno o cinque giorni dopo, per la pillola d’emergenza è sempre una corsa ad ostacoli”

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  1. […] Cari amici, vi segnalo l’ottima riflessione di Simona Nazzaro, comparsa 4 giorni fa. Riportandone i tratti salienti perchè si comprenda quanto in Italia ci siano forze che tutto auspicano fuorchè un Paese più moderno. Una specie di “raffinata malizia” di stile fondamentalista. Stile retrogrado già denunciato da Annalisa Chirico con conseguenze spesso tragi(comiche) che qualche tempo fa Alessandro Capriccioli aveva messo in risalto. Riprendo alcuni passi da Libertiamo.it […]