– Quest’anno le tracce della prima prova di maturità hanno in parte smentito una tradizione di banalità ed eterno ritorno di argomenti scontati e poco brillanti. Solo in parte, però, perché anche stavolta non è mancato il gettonatissimo tema su web e social network. Grandi assenti a sorpresa il referendum, in tutti i suoi quesiti, e l’unità d’Italia.

Tuttavia, scorrendo le tracce, colpisce constatare come ancora nel 2011 qualcuno al Ministero abbia avuto la magnifica idea di proporre per il tema di ambito storico-politico la discussione su destra, sinistra e il loro significato.
Che la scuola pubblica italiana viva ancora oggi di atavismi ideologici non è certo una novità. Ciò che sconcerta è vedere come ai maturandi venga proposta una distinzione dogmatica vetusta, una visione dualista e univoca della realtà ancor prima che della politica.

A ben guardare, la mentalità di chi propone una traccia simile – per tacere delle difficoltà che essa genera negli studenti che temono un giudizio ideologico e non di contenuto – è quella di un’Italia che puzza ancora di Novecento, di lotte tra rossi e neri non esauritesi con la fine del secondo conflitto mondiale, ma protrattesi con bagni di sangue per tutto il corso della Prima Repubblica.

Banalizzazione e svilimento del dibattito politico.
Questo emerge da quegli educatori che dovrebbero parlare di futuro, piuttosto che ricordare con nostalgia i tempi in cui si tifava per la celtica o la falce e martello, s’intonava “Bella Ciao” o “Giovinezza”; tempi in cui l’intellettuale di riferimento era Marx o Gentile, e la moderazione era, con tono sprezzante, roba da democristiani. Tempi in cui l’ideologia era religione e il partito il suo totem.

Tramandare oggi la mentalità plebiscitaria, la dottrina del pensiero unico a giovani che hanno avuto la fortuna di crescere dopo il crollo del Muro è un’aberrazione. Il compito dell’educazione dovrebbe essere quello di contribuire a rinnovare l’Italia, anzitutto nella mentalità. Il rinnovamento dell’istruzione pubblica non può nascere dai messianici predicatori che inveiscono contro il taglio dei fondi, poiché dietro tanta retorica manca un vero impulso di ammodernamento.

Il tema della maturità sulla contrapposizione secca e dicotomica tra destra e sinistra è l’emblema di un paese ove non vi è spazio per il dibattito pragmatico, un dibattito liberatosi di quelle chiavi che non aprono più le serrature del presente. Lo sappiamo: non è questo un paese per innovatori; è piuttosto il paradiso della conservazione dello status quo.

E allora, voi per chi tifate: per Baffone o per la Bonanima?