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E’ morta Elena Bonner, testimone degli orrori di una Russia perduta. Il governo italiano tace

Elena Bonner è morta ieri a Boston.  Alla sua figura, come a quella del marito Andrej Sacharov, del cui silenzio dall’esilio di Gorky aveva portato per anni la voce e la testimonianza, è legata un’idea della Russia, dei diritti umani e della transizione dal comunismo alla democrazia, che la stagione putiniana ha rinnegato, riesumando al contrario un modello che quanti frequentarono le galere dell’Unione Sovietica brezneviana hanno presto e dolorosamente riconosciuto.

L’ultima iniziativa pubblica di Elena Bonner era stato, poco più di un anno fa, un appello agli “amici europei” della Russia, perché non prestassero né fiducia né bordone alla buona fede democratica di Putin, non collaborando in questo modo a disarmare le sparute voci di un’opposizione screditata e minacciata, dentro e fuori i confini della madrepatria.

Dopo aver imbavagliato, all’interno del Paese, chiunque si azzardi a criticare la Russia e la sua politica nel Caucaso – scriveva Elena Bonner –  il governo di Vladimir Putin sta ora prendendo di mira anche le voci dissidenti all’estero, soprattutto se commettono il delitto imperdonabile di esprimersi in russo. Purtroppo dobbiamo constatare con profonda amarezza che quest’offensiva ha trovato sostenitori anche in Europa.”

Nel ricordare come la complicità dei leader europei con il Cremlino non avrebbe minacciato solo “la libertà dei cittadini della Russia e dei Paesi vicini, ma anche l’onore e il senso stesso dell’Europa” Elena Bonner , probabilmente, pensava all’Europa che aveva sentito al suo fianco nei lunghi anni della dissidenza e ne misurava – con che smarrimento e delusione, possiamo solo immaginarlo – la distanza politica e morale da quella disposta a vendere l’anima e a pietire “protezione”  all’ex ufficiale del Kgb diventato padrone del Cremlino e della Casa Bianca moscovita.

All’Europa italiana, francese e tedesca, disposta a pagare a Putin bollette energetiche e tangenti ideologiche sempre più salate, la Bonner ha infine rimproverato la parte, se non maggiore, peggiore della responsabilità per il destino della Russia e forse per il suo stesso personale destino, a cui la dissidenza aveva regalato popolarità e rispetto e la “libertà” nella Russia post-sovietica, e poi nel volontario esilio americano, l’isolamento e il discredito.

P.S. Ieri né il Presidente del Consiglio Berlusconi, né il Ministro degli esteri Frattini hanno trovato il tempo, la voglia e le parole per salutare questa nobile rompiballe, che avrebbe meritato da parte di un Paese “amico” qualcosa di meglio di un burocratico cordoglio e non ha avuto nemmeno quello. Del silenzio per un figura già da tempo dimenticata non si è del resto accorto quasi nessuno. Delle parole che ne avrebbero, per qualche ora, resuscitato il fantasma, Putin invece si sarebbe sicuramente risentito.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “E’ morta Elena Bonner, testimone degli orrori di una Russia perduta. Il governo italiano tace”

  1. Finirò mai di vergognarmi della mia italianità?
    Onore ai coniugi Sakharov!

  2. donato scrive:

    Non capisco cosa centri Berlusconi in tutto questo.

  3. Marianna Mascioletti scrive:

    Meno di quel che un “anticomunista” come lui dovrebbe, purtroppo. :-/

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