Sberle su sberle, ma il Cav. ride e dice di ‘non essere Pasquale’

di CARMELO PALMA – Come nel famoso sketch di Totò, anche Berlusconi ride delle sberle ricevute, come se un elettorato irritato e manesco si fosse accanito su di lui per errore. Anche il Cav., a suo modo, dice di “non essere Pasquale” e di non avere quindi meritato e, in fondo, patito il risultato (indubitabilmente clamoroso) delle amministrative e dei referendum. Il voto del 12 e 13 giugno  – al di là del merito dei quesiti – segna invece la fine di una ricreazione durata troppo a lungo, anche perché i bidelli della maggioranza, nel sistema di informazione e di potere berlusconiano, facevano di tutto per giustificare l’assenza dell’esecutivo e del capo-classe.

L’illusione di svoltare, giorno dopo giorno, una legislatura difficile, fino ad arrivare al 2013 – e al soglio del Quirinale – con un bagaglio di promesse non mantenute ma neppure irrimediabilmente deluse, si è infranta prima di quando il Cav. avrebbe sperato, ma ben oltre il termine razionalmente (e moralmente) ragionevole.

Al berlusconismo, d’ora in poi, non si legherà più un progetto di governo, ma di pura “resistenza” politica. Berlusconi non può più vincere, ma può perdere in modo “efficiente”. Non può resistere troppo a lungo a Palazzo Chigi e ai vertici della politica nazionale, ma può trascinare con sé nel gorgo quanti dall’interno gli si vorranno opporre nella speranza di sopravvivergli politicamente, ereditandone il residuo consenso e magari la legittimazione. Se ne accorgeranno in tanti, nella Lega e nel PdL.

Il mood di Berlusconi ha qualcosa di oscuramente nichilistico da ben prima che, potente che si presumeva, si scoprisse impotente ad arginare un crollo irrimediabile di consenso e popolarità. La confusione tra pubblico e privato, che il fascino rende irresistibile, ma la debolezza intollerabile, lo espone ora ad un sovrappiù di sospetto e non di indulgenza.

Se è vero, come scrive Manzoni nel XIII capitolo dei Promessi Sposi, che rispetto a quanti sono “pronti alla ferocia e alla misericordia, a detestare e ad adorare, secondo che si presenti l’occasione di provar con pienezza l’uno o l’altro sentimento”, chi sia “riuscito a persuaderli che un tale non meriti d’essere squartato, non ha bisogno di spender più parole per convincerli che sia degno d’esser portato in trionfo”, è vero, purtroppo, anche il contrario. Che sugli uomini della Provvidenza si abbatte più facilmente il malaugurio. E questo Berlusconi, oltre a saperlo, inizia a sentirlo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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