Tremonti, tra riforma e riformatorio fiscale

di LUCIO SCUDIERO – Oggi è il giorno in cui i contribuenti vogliono “fare la festa” ad Equitalia, che nell’immaginario collettivo sta al fisco italiano come la Compagnia inglese delle Indie Orientali stava a quello britannico durante la rivolta del Tè nel porto di Boston. E’ l’avamposto del problema, non il problema.

Del problema, cioè l’insostenibile pressione tributaria, cerca di occuparsi il nostro ministro dell’Economia, coi modi goffi che connotano i movimenti di un elefante scaraventato controvoglia in una cristalleria. Deve muoversi, ma come lo fa, rischia di tirar giù interi scaffali di materiale frangibile.

Tale è la condizione dei nostri conti pubblici, che attendono una correzione mica male di quaranta miliardi di euro in tre anni e sconteranno una crescita economica da zero virgola tendente al ribasso e il “risveglio” riformista degli Statisti al governo, che dopo aver perso la maggioranza nel Paese pare abbiano pure meno scrupoli a “perdere” l’intero  Paese in una voragine di deficit, a là greca, per intenderci.

Vogliono la riforma del Fisco, costi quel che costi. I soldi si troveranno. E così Giulio si è fatto coraggio e ha presentato la riforma sempre verde dell’Irpef ad aliquote ridotte nel numero (tre invece di cinque) e la razionalizzazione dell’intero sistema fiscale in cinque/sei tributi, con contestuale spostamento del carico tributario da persone a cose mediante l’aumento di un punto percentuale delle aliquote IVA. Per il momento l’assunto secondo il quale “i soldi si trovano” non ha avuto altra declinazione che l’annuncio di una falcidie sugli assegni assistenziali truffaldini e un recupero di evasione fiscale. Secondo alcuni ardimentosi lafferiani la riforma si ripagherà da sé, perché se abbassi l’onere tributario l’evasione emerge da sola. E sta’ a vedere che magari è pure vero. Ma dovresti fare oggi la riforma per coglierne i frutti fra due o tre anni. Purtroppo però i soldi per coprirla servono subito.  Staremo a vedere, perché il fisco è materia che ci appassiona e ci ossessiona, e se a Tremonti dovesse riuscire di partorire davvero una riforma strutturale del sistema tributario italiano, senza mandare il Paese “in vacanza” all’Egeo insieme al Club Med  dell’Eurodebito, saremmo i primi ad erigergli statue e altari votivi. Ma sento puzza di “riforma epocale” della giustizia, mentre in Parlamento si facevano sedute notturne per la prescrizione breve.

L’ordine del giorno degli interventi normativi del Parlamento sul fronte fiscale è infatti più prosaico. Nel corso della discussione sul decreto sviluppo alla Camera, la maggioranza ha appena approvato in Commissione Bilancio un emendamento che dilaziona di 180 giorni l’esecuzione coattiva dei tributi divenuti esecutivi. Il che mitiga il principio del solve et repete (che per i debiti fiscali entra in vigore il primo luglio), ma non ne cancella l’ignominia: gli avvisi di accertamento continueranno a diventare esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica, e al contribuente non resterà che pagare e poi eventualmente ricorrere, oppure ricorrere ma senza alcuna garanzia di vedere accertata la propria posizione giuridica prima che Equitalia vada a pignorargli l’auto. Solo per le istanze di sospensione, infatti, i tempi medi di pronuncia da parte delle Commissione tributarie provinciali sono 184 giorni. In sostanza, lo stesso Tremonti della riforma fiscale epocale, ha reintrodotto nell’ordinamento tributario italiano un principio che la Corte Costituzionale aveva espulso già nel 1961, allora determinando l’effetto favorevole al contribuente per cui il Fisco non poteva pretendere da lui prima che la sua posizione debitoria fosse acclarata. Oggi è il contrario.

Per l’abrogazione del solve et repete servirebbe che l’assemblea di Montecitorio approvasse un emendamento stoicamente ripresentato dal gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, insieme agli altri che aumenterebbero il credito d’imposta alle aziende che fanno ricerca, o eliminerebbero gli interessi di mora applicati ai piani di rateizzazione tributaria per i contribuenti sotto i quindicimila euro di reddito, o, ancora, innalzerebbero a un milione di euro la soglia di fatturato entro la quale è possibile per le imprese tenere la contabilità semplificata.

Diranno che non si può fare, perché manca la copertura finanziaria. Allora che senso ha parlare di riforma fiscale?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

4 Responses to “Tremonti, tra riforma e riformatorio fiscale”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Perfettamente d’accordo con le conclusioni, trovo però strano che non non ci sia anche una critica al recupero delle risorse per accorpare aliquote e riduzioni tasse attraverso aumento dell’IVA, si sposta solo il prelievo che come al solito pagano principalmente i più poveri.

  2. Massimo74 scrive:

    Scusa Lucio,vorrei capire come è possibile che se una norma è già stata dichiarata incostituzionale possa poi essere ripresentata anni dopo come se niente fosse?

  3. Lucio Scudiero scrive:

    Non mi pare difficile. La reintroduci nell’ordinamento. E punto. Il controllo di costituzionalità in Italia è accentrato e non diffuso. Quindi spetta solo alla Corte Costituzionale dichiarare l’illegittimità di una norma. Credo che non ci vorrà molto prima che sia chiamata a pronunciarsi sulla questione. Qui, a pagina 4, http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_164_Sileoni.pdf trovi una interessante rassegna della giurisprudenza costituzionale sul solve et repete.

  4. pippo scrive:

    Per rendere più veloci le decisioni delle Commissioni tributarie si dovrebbe abolire le Commissioni tributarie provinciali e avere il primo grado nelle commissioni regionali e creare un secondo grado nazionale o interregionale

    eliminare le pubbliche udienze e operare esclusivamente telematicamente.

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