Tagliare la spesa pubblica dando 1000 euro ai più poveri

– C’è un persistente mito riguardante la dimensione dello Stato, secondo cui la dimensione del settore pubblico dipende dalla necessità di finanziare i “beni pubblici” e garantire la “solidarietà sociale”, le due scuse favorite dai teorici per spiegare il peso dello Stato.

La spesa attuale dello Stato Italiano ammonta a circa il 50% del PIL. È una cifra così enorme che è difficile giustificarne più di un terzo in base a considerazioni sui beni pubblici e sull’”equità”: la dimensione dello Stato, in Italia come in tutti gli altri Paesi, ha altre cause.

Partiamo dai beni pubblici: difesa, tribunali e polizia sono i beni pubblici “ante litteram” che anche la maggior parte dei liberali del passato hanno sempre supposto debbano essere forniti dallo Stato.

Secondo l’ISTAT, rappresentano meno del 5% del PIL.

Poi ci sono gli investimenti pubblici: la maggior parte è inutile (le sovvenzioni alle aziende si potrebbero sostituire con l’aliquote inferiori per l’IRES e l’IRAP), però è probabile che la gestione delle reti (elettrica, metropolitana, ferroviaria…) e di alcune infrastrutture (ponti, aeroporti) possa necessitare di contributi pubblici. Sebbene queste necessità siano probabilmente sopravvalutate, facciamo finta che non sia così: le spese in conto capitale sono il 4% del PIL, e questa cifra include, come del resto la precedente, anche gli sprechi. Inoltre, oltre il 70% di questa spesa sono trasferimenti.

Abbiamo finito i beni pubblici? Probabilmente no: esisteranno altre spese che non sono in conto capitale. D’altra parte, abbiamo visto che buona parte delle spese in conto capitale siano aiuti alle aziende che si potrebbero in parte eliminare. Facciamo finta dunque che i beni pubblici rappresentino il 10% del PIL, anche se è probabile che ciò sia una esagerazione.

A questo punto prendiamo il 20% più povero della popolazione italiana e diamogli 1000€ al mese per aiutarlo, e diamo 500€ al successivo 20%, che magari ha qualche problema. A parer mio si tratta di cifre enormi: sicuramente sono sufficienti per pagare la scuola, le spese mediche e la pensione sociale ai più poveri. Si tratta comunque complessivamente di una cifra irrisoria: il 14% del PIL.

A fatica siamo arrivati dunque sopra il 20% del PIL, e rimaniamo abbondantemente sotto il 25%.

Il resto non serve: è pura ricerca di rendite politiche, sono i costi dei privilegi della casta, degli appalti poco trasparenti, dell’eccessivo numero di dipendenti pubblici, del debito pubblico, dei favori fatti agli amici e alle lobby. La spesa pubblica però rimane incomprimibile perché spendere soldi del contribuente è necessario per comprare voti: la spesa è il “pizzo” che la società paga per “vendere” il proprio consenso alla politica.

Quando si dice che comprimere la spesa non si può perché serve per finalità sociali o per produrre beni pubblici, si dice il falso: gran parte della spesa pubblica è frutto del tentativo di alcuni di vivere a spese degli altri (tra l’altro, una buona parte delle politiche pubbliche va a danno dei più svantaggiati).

Lo Stato spende perché deve comprare il consenso dei cittadini, e questo si ottiene costringendo altri cittadini a pagare per i privilegi altrui: ciò costituisce però un paradosso del prigioniero dove tutti – tranne le minoranze potenti e ben organizzate – alla fine perdono. Se lo Stato funzionasse, costerebbe da un terzo alla metà di quello che costa effettivamente, per produrre gli stessi servizi: ma non illudetevi che possa funzionare, lo Stato è strutturalmente bulimico in ogni Paese, anche in quelli con meno corruzione del nostro.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

29 Responses to “Tagliare la spesa pubblica dando 1000 euro ai più poveri”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Concordo con il senso del discorso, anche perché se dai dei soldi alle persone non o meno abbienti di conseguenza aumenti i consumi creando la ripresa produttiva ed occupazionale di cui necessitiamo, quello che però mi chiedo è perché nei beni pubblici non ci sono sanità e scuola (metterei anche carceri benché in effetti questi si potrebbero finanziare con le confische giudiziarie)?

  2. Pietro M. scrive:

    Il termine “bene pubblico” in economia significa che il mercato ha difficoltà a produrlo. è un bene pubblico la Difesa, ad esempio, se eserciti privati sono problematici per la stabilità e la sicurezza.

    Non c’è ragione di credere che bene pubblici siano la scuola e l’assistenza medica: per quelle al più c’è bisogno di trasferimenti per aiutare le spese dei più poveri, e queste le ho incluse nella stima.

  3. Pietro M. scrive:

    Devo dire che i redattori di Libertiamo hanno dato un titolo molto comunista al mio articolo. :-D

  4. Beh, il conto è sfalsato dal fatto che a molti dei percettori di bassi redditi dovrai dare più di 1000 euro al mese, visto che hai appena fatto saltare il loro posto di lavoro in una scuola o in un ospedale. Al di là di questo, che contabilmente non torna, il ragionamento è valido: occorre però prima creare le condizioni perchè esista un vero mercato del lavoro privato.

  5. MauroLIB scrive:

    Caro Monsurrò, fortunatamente chi legge questo blog tiene in pochissimo conto i titoli ma si fionda sul contenuto che, nel suo caso, come per ora è sempre capitato, considero ESEMPLARE.
    Grazie e alla via così.

  6. Luigi Di Liberto scrive:

    Grazie Pietro di questa breve ma esaustiva sintesi Liberale, mi lasci ancora un po perplesso quando scrivi questo vuol dire che per i neoliberisti invece anche questi istituti dovrebbero essere privatizzati?

    A me non pare che sia un titolo comunista, anzi a me piace molto, io lo trovo del tutto LiberalSocialista, in fondo Fli<AN<MSI<Fascismo proviene dalla radice di una cultura socialista, ed è bello che, attraverso diverse metamorfosi altalenanti, ritrovi tale terreno e lo concimi di liberalismo "Benedettiano" sperando che anche lui si contamini un pochino di sano Socialismo ;)

  7. Pietro M. scrive:

    Claudia: in realtà la scuola rimane, sarà finanziata dagli studenti, mentre solo il 20% più povero sarà “aiutato” con un assegno che paga parte dei costi (o con sgravi fiscali, ma ci sarà poco da “sgravare” con una spesa del genere). Idem per gli ospedali, che si finanzierebbero tramite le assicurazioni, con le persone ad alto rischio di salute sovvenzionate dallo Stato (anziani con malattie croniche e persone con predisposizioni a malattie gravi).

    Secondo i dati di Bankitalia, poi, i dipendenti pubblici guadagnano più di quelli privati anche aggiustando per il lavoro minore, dunque ipotizzo (ma non ne sono sicuro) che a ridurre il settore pubblico non si maleficia il quinto quintile, probabilmente si “maleficiano” soprattutto i primi tre, con una concentrazione nel terzo (impiegati, professori di liceo, ricercatori, infermieri saranno in questa fascia). La quarta fascia è probabilmente per i lavoratori del privato sottoccupati e precari, la quinta per i disoccupati.

    Avevo pensato ad un compromesso tra le tue esigenze da comunista e le mie da liberale sul mercato del lavoro: per i salari minimi, basta derogare per le categorie e le regioni ad alto rischio di disoccupazione, così rimane il trattamento minimo per tutti, ma contemporaneamente non si esclude nessuno dal mercato del lavoro con minimi troppo rigidi.

    In sostanza, il minimo al Nord rimane 1000 e al Sud scende a 700, così la disoccupazione al Sud si riduce e affluiscono investimenti per approfittare del minore costo del lavoro, colmando il gap. Se il gap si elimina, risalgono gradualmente i minimi, se si riforma riscendono solo per le categorie di outsider e non per le altre. Idem per lavoratori stranieri, giovani, donne, diplomati, anziani non informatizzati. Nel momento in cui una categoria mostra disoccupazione bassa, si prova a rialzare gli standard finché non risale.

    Mi aspetto che i lavoratori ad alta produttività insisteranno per i salari minimi uniformi per non avere la concorrenza dei disoccupati contro di loro, ma è un altro discorso. Purtroppo le politiche sindacali sono spesso all’insegna del “non vogliamo idraulici polacchi”, non della solidarietà.

  8. Pietro M. scrive:

    Di Liberto:

    “Liberalizzare” significa che tutti possono se ci riescono produrre: aziende, privati, cooperative, l’importante è che non hanno privilegi legali che impediscano ai concorrenti di entrare sul mercato (a differenza delle imprese protette o degli albi professionali e di altre corporazioni privilegiate dalla politica).

    Io potrei ad esempio fondare una scuola superiore per insegnare agli studenti oltre alle materie standard anche le teorie liberali. Questo intendo per liberalizzazione: che non ci sono divieti all’ingresso e privilegi legali.

    Università, scuole, ospedali, sistemi di mutua assistenza tra lavoratori, opere benefiche e altre associazioni sono nate “libere”, e sono state statalizzate solo nel corso del XX secolo.

    Ci possono essere dei problemi di monopolio in alcuni mercati che rendono la liberalizzazione meno efficiente, e per questo nell’articolo parlo di infrastrutture pubbliche, anche se sono convinto che molte siano perfettamente privatizzabili. La rete ferroviaria e autostradale probabilmente è meglio lasciarla pubblica, ma questo non significa che si deve impedire a chi vuole di costruire la propria autostrada e farci quello che vuole.

  9. ‘spetta, io mica facevo propaganda comunista, ti dicevo solo che contabilmente il tuo ragionamento non è chiuso perchè l’unico modo di tagliare così tanto la spesa è eliminare posti di lavoro pubblici quindi in realtà il sostegno al reddito dovrebbe riguardare tutti coloro che perdono il lavoro, a meno che non pre-esista una possibilità di trasferirli istantaneamente al settore privato.

  10. Luigi Di Liberto scrive:

    Premesso che nel mio precedente post il sistema ha eraso quanto avevo inserito tra tra il segno minore e maggiore per cui ripropongo la domanda mettendo la frase che citavo tra virgolette

    …mi lasci ancora un po perplesso quando scrivi “la maggior parte dei liberali del passato” questo vuol dire che per i neoliberisti invece anche questi istituti dovrebbero essere privatizzati?

    Scusate Claudia e Pietro ma non vi seguo: Claudia che vuol dire “hai appena fatto saltare il loro posto di lavoro in una scuola o in un ospedale”? Anche nella ipotesi, che al momento non mi convince ma non ne sono pregiudizialmente ostile ed andrebbe approfondita, di privatizzare scuola e sanità, gli operatori del pubblico sarebbero assunti dal privato, oppure c’è qualcosa che mi sfugge oltre al fatto che il mercato del lavoro con questo tipo di lavoro iterinale sottopagato abbia bisogno, come ho già avuto modo di esprimere in altra discussione, di una seria modifica?

    Pietro, se dai al disoccupato altrettanto a quanto prevedi per il salario minimo non si corre i rischio che la ricerca di lavoro sia piuttosto disincentivata? Secondo me il salario minimo dovrebbe essere superiore di -almeno- il 30% dal quello che possiamo definire reddito di cittadinanza/sociale/universale o come_lo_si_voglia_chiamare proprio per evitare alcuni scompensi.

  11. Massimo74 scrive:

    “Secondo me il salario minimo dovrebbe essere superiore di -almeno- il 30% dal quello che possiamo definire reddito di cittadinanza/sociale/universale o come_lo_si_voglia_chiamare proprio per evitare alcuni scompensi.”

    Il salario minimo è solo un mezzo per creare distorsioni nel mercato del lavoro e ha come unica conseguenza quella di garantire chi ha già un occupazione a danno di chi invece è alla ricerca di un posto di lavoro.
    Tra l’altro il salario minimo e i contratti nazionali sono proprio una delle cause della disoccupazione cronica del mezzogiorno d’italia.

  12. MauroLIB scrive:

    Supponiamo che lo ‘scompenso’ numero uno su cui intervenire sia la spesa pubblica incontrollata (di cui la componente stipendi per lavoratori in eccesso è una parte molto rilevante).

    Se siamo d’accordo che questa è la priorità nr. 1, i lavoratori in eccesso devono essere eliminati in quanto anch’essi parte integrante dello scompenso. Più tempo si perde a cercare la quadra per fare la frittata senza rompere le uova, più si allargherà la platea di coloro che dovranno soffrire.

    La Grecia mi pare che insegni questo. Non fare nulla, o non fare quanto è necessario, non porta la rana a morire lentamente mentre la temperatura dell’acqua s’innalza di grado in grado, come da vecchia e abusata parabola. Innesca, al contrario, un interruttore on/off che travolge tutto e tutti istantaneamente.

    Allo stato attuale delle cose è possibile che ci sia ancora spazio per garantire un minimo di supporto ai pubblici dipendenti espulsi. Roba minima s’intende, tipo cinque/seicento euro al mese. (In realtà noi abbiamo ancora un po’ più di tempo. Quello che necessita allo Stato per prosciugare il risparmio privato prospettato tra le righe – ma mica tanto – come garanzia dello spaventoso debito pubblico italiano…)

    Questa cura che sembra da cavallo, ma che non è niente in confronto alla vera macelleria sociale a cui stiamo assistendo in Grecia, deve ovviamente andare di pari passo al più ‘sfrenato’ programma di liberalizzazioni che mai si sia immaginato (via tutti gli ordini professionali, via l’articolo 18, via le provincie et similia). E poi ci vuole il tempo che ci vuole perchè il sistema ricominci a creare ricchezza sana.

    Scenario da film apocalittico? Chiediamo a quale film stanno assistendo i greci, presto i portoghesi e forse, a seguire, gli spagnoli. Se non anticipiamo il Crack Up Boom di misesiana memoria, sarà lui a schiantare noi.

    Oppure stiamo tranquilli e difendiamo Sorella Acqua dai privati, tanto il Vesuvio dorme quieto …

  13. Mi chiedo e vi chiedo, se in questo discorso non possa entrare anche la possibilità per tutti i contribuenti, di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta. Ciò che propongo, a mio parere avrebbe il vantaggio di limitare, se non addirittura azzerare le attività illecite, per le quali non è possibile richiedere fattura. Qualcuno mi ha obiettato che questa mia proposta farebbe crollare il sistema politico italiano. Scusate, però, se ogni cittadino è stimolato a spendere a fronte di una fattura, non si rilancia l’economia? Se io ogni anno ho in tasca 3 o 4000 mila euro in più, e li spendo per acquistare altri beni, non contribuisco a creare il reddito di qualcun altro? Quanto potrebbe incrementarsi il PIL con questo sistema?

  14. Mick scrive:

    A proposito di spesa pubblica consiglierei a tutti di leggere il rapporto di Economia Reale (www.economiareale.com )diretta da Baldassarri.

  15. Luigi Di Liberto scrive:

    Massimo ormai è chiaro che su questo argomento abbiamo posizioni opposte, ma come vedi i salari minimi, in questo caso, non li ho tirati in ballo io ma bensì Pietro (seppur come ipotesi di mediazione con Claudia), il quale mi pare sia un fervente Liberale.

    E anche vero, come scrive Mauro, che nel prospetto iniziale di Pietro non viene elencato il peso della spesa per i dipendenti pubblici, che come sappiamo e pesante e spesso crea inutile burocrazia. Sarebbe interessante avere delle stime di quanto sia questa spesa e di quanto potrebbe essere tagliato da questo capitolo.

    Con Mauro concordo anche con tutto il resto che scrive e metterei l’accento sul fatto che l’intervento di reddito di cittadinanza non possa, almeno in questo momento, essere i 1000 € che prospetta Pietro e non possa andare oltre i 6/7 cento € (anche nei paesi europei in cui ciò esiste e che io spesso cito a modello non ce n’è nessuno che arriva a 700) ma sarebbe il paracadute indispensabile ad evitare il tracollo greco o la “rivoluzione” spagnola.

  16. pippo scrive:

    IVA anticipo Irpef potrebbe essere la soluzione per far emergere il nero

    detrarre dall’imponibile le spese di tutti i tipi può portare alla dichiarazione di false spese non controllabili dai verificatori.

    Ci vogliono invece meccanismi automatici con verifiche fatte elettronicamente.

    l’IVA dovrebbe essere versata istantaneamente per i pagamenti effettuati elettronicamente (bonifici – bancomat – carta di credito ecc )

    Per aiutare l’economia i dipendenti statali dovrebbero essere retribuiti settimanalmente invece che mensilmente in modo da avere contante disponibile. I professionisti pagati elettronicamente.

  17. Massimo74 scrive:

    “Per aiutare l’economia i dipendenti statali dovrebbero essere retribuiti settimanalmente invece che mensilmente in modo da avere contante disponibile.”

    Per aiutare l’economia i dipendenti statali dovrebbero essere licenziati in massa,altro che retribuzione settimanale.

  18. Luigi Di Liberto scrive:

    Capisco che ci sia una generale avversità nei confronti dei dipendenti pubblici che hanno alcuni privilegi e spesso stipendi superiori ai privati, anche se -mi pare- che gli insegnanti in tema di stipendi non è che stiano molto bene, per il fatto che alcune volte per via della burocrazia sono inefficienti ed essendo dipendenti di quella macchina sperperatrice di denaro fiscalmente depredato che è lo Stato sono mal visti, ma dire che bisogna licenziare in tronco milioni di persone e bloccare una infinità di servizi pubblici anche fondamentali e come far smettere un malato di soffrire con una iniezione di pentothal.

    Inoltre milioni di persone disoccupate farebbero crescere l’economia?

  19. Massimo74 scrive:

    Non c’è bisogno di licenziarli effettivamente,basta privatizzare la gran parte dei servizi pubblici a partire da sanità,scuola e previdenza.A quel punto chi avrà voglia di lavorare e impegnarsi non avrà nulla di cui preoccuparsi,tutti gli altri invece o si mettono in riga o saranno espulsi dal mercato del lavoro.Come è giusto che sia.

  20. pippo scrive:

    Pagare un dipendente settimanalmente o mensilmente non cambia il valore totale che riceve ma lo mette in condizione di poter effettuare degli acquisti in un tempo più corto senza dover ricorrere al credito.

    Molte persone preferiscono aspettare invece che spendere di più chiedendo un credito.

    Un ente non gioca sui tempi in cui può tenersi i soldi prima di pagare i dipendenti e quindi è fattibili l’ipotesi di accorciare i tempi di distribuzione dei salari per smuovere l’economia.

    I dipendenti pubblici sono una percentuale dei lavoratori dipendenti e non è possibile ridurli a zero. Quindi pensiamo ad accorgimenti che aiutano l’economia tenendo conto di questa presenza.
    Questo deve avvenire senza aumentare i costi di gestione e si potrebbe ad esempio abolire il sostituto d’imposta versando gli acconti fiscali e previdenziali ad ogni pagamento salariale. Sarebbe ora che anche lo Stato versasse gli acconti previdenziali invece che essere un valore per il calcolo di una futura pensione.

  21. Massimo74 scrive:

    “I dipendenti pubblici sono una percentuale dei lavoratori dipendenti e non è possibile ridurli a zero.”

    Magari ridurli a zero no,ma certamente dimezzarli non solo è possibile, ma assolutamente doveroso.

  22. Luigi Di Liberto scrive:

    Prima di privatizzare la scuola, la sanità e la previdenza mi dovete convincere della bontà di questa scelta, ma ho il timore che, come sull’acqua, sia difficile e che gli italiani difficilmente sarebbero d’accordo.

    Non lo so se sia possibile ridurre il numero del personale pubblico, negli ospedali non mi pare che ci siano imboscati, nella scuola hanno già tagliato fino all’osso (tanto che -mi pare- hanno dovuto aumentare il numero degli alunni nelle classi), nella pubblica amministrazione assumo persino lavoratori temporanei per cui vuol dire che la politica dei pensionamenti non automaticamente compensata da altre assunzione ha già prodotto il ridimensionamento oltre il quale non si può andare.

  23. Massimo74 scrive:

    Bè, la sanita svizzera ad esempio è sostanzialmente privata ed è unanimamente considerata una delle migliori al mondo,tanto che i cittadini elvetici non si sognano neanche lontanamente di cambiarla.
    Per quanto riguarda la previdenza un paese come il cile ci ha dimostrato che il passaggio ad un sistema pensionistico a capitalizzazione privata porta dei vantaggi indiscutibili.Infatti le pensioni in cile a parità di contributi versati sono in media molto più alte rispetto alle nostre,inoltre l’aumento dei risparmi privati dovuti a questa riforma ha permesso un aumento degli investimenti con il miglioramenento di entrambi i mercati del capitale e del lavoro e questo fatto da solo ha contribuito al raddoppiamento del tasso di crescita del PIL che è passato dal 3% del 1985 a oltre il 7% del 1997.Numeri su cui c’è ben poco da discutere.
    Non solo le pensioni,ma anche sulla scuola sempre un paese come Cile ci può insegnare come l’ingresso dei privati nella proprieta e gestione degli istituti scolastici possa dare risultati molto positivi.
    Qui c’è un link dell’istituto bruno leoni che spiega dettagliatamente come funziona il sistema scolastico cileno:

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7662

  24. Luigi Di Liberto scrive:

    Pur non conoscendo il sistema della sanità svizzera dicendo “sostanzialmente” mi da l’impessione che nei fatti non lo sia, ma anche in Italia so0stalziamente le persone possono usufruire del privato attraverso le convenzioni dello stato anche se purtroppo sembrano essere una delle fonti di maggior costo pe3r lo stato e di corruzione.

    I numeri del Cile sul PIL non credo che siano da accreditare alla riforma della previdenza ma piuttosto al fatto che è uno tanti Paesi emergenti del sud america che grazie ad alcuni passaggio democratici stanno togliendo il Paese da una condizione di sottosviluppo, comunque mettere obbligatoriamente nelle mani del privato la previdenza comporta il forte rischio che nel momento in cui una di queste coporation va in fallimento ci rimettono tutti quelli che si sono affidati ad essa, inoltre favorisce lo sfruttamento di paesi in via di sviluppo http://www.youtube.com/watch?v=8XNfpoJOKDc da parte proprio di queste società di investimento di capitali. ma anche questo è piuttosto interessante e strettamente correlato http://www.youtube.com/watch?v=zDE-4vJSiQ4

    Per la scuola anche in Italia abbiamo le scuole private che che sono in concorrenza con il privato, anche sovvenzione direttamente e indirettamente dallo stato, e da quanto leggo nel link da te postato mi pare che sia all’incirca una cosa simile, forse persino più restrittiva in fatto di mercato in quanto prevede che non ci siano profitti per i privati, a quella italiana. lego comunque che questa legge già modificata per via delle proteste continua a non essere apprezzata degli studenti. Questo esempio del Cile comunque non è una privatizzazione totale della scuola e non credo che ci sia Paese al mondo in cui la scuola sia del tutto privatizzata.

  25. marcello scrive:

    All’inizio condividevo l’analisi dello scrittore, ma poi ho visto che da un lato vuole privatizzare la sanità e la scuola, quindi anche l’indennità di disoccupazione di 1000 euro serve a poco. Dall’altro se la prende col terzo quintile, dove c’è il pubblico impiego, tirando fuori il solito luogo comune dello stipendio alto. Alla fine, per far fare per lennesima volta una guerra fra classi povere (perché se uno ha 1300 al mese e deve mantenere 2 persone come si può definirlo, ancora di più se deve pagare la scuola per il figlio e la sanità) si colpevolizza il lavoro garantito, specie pubblico dal lato del reddito e ipotizzando il licenziamento. Ma qualcuno è andato per es. a vedere nel tribunale di Roma, o anche di Milano, come hanno fatto vedere ad Anno zero? Perché qui il problema non è tanto quello di ora, ma fra 5-10 anni voglio vedere quando molti vanno in pensione che succede. Nella giustizia, ma anche nella scuola o nei trasporti l’Italia deve investire, perché ci sono molti problemi (vedere quello delle multe per i processi troppo lunghi).
    E devono dare il loro contributo anche quelli che per i loro “meriti” hanno uno stipendio molto più alto di chi lavora nel pubblico impiego e ha uno stipendio quasi uguale da anni con un’inflazione annua del 10%.

  26. Marianna Mascioletti scrive:

    Marcello: mi sono permessa di aggiungere le correzioni che chiedevi direttamente nel primo commento e cancellare i successivi 2.

  27. marcello scrive:

    Grazie. Una cosa del genere la moderazione l’aveva fatta anche un’altra volta e mi aspettavo questo.

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