– E’ ufficiale: la “privatizzazione dell’acqua” lascerà il passo in poche settimane ad una più rassicurante “partecipazione dei privati alla gestione del ciclo idrico”, ché altre soluzioni non ci sono al drammatico ammanco di risorse da investire nell’ammodernamento del settore; gli elettori hanno confermato la scelta governativa di rinunciare al nucleare, dichiarandosi dunque disponibili a finanziare di tasca propria il maggior costo dell’energia in Italia.

Per battere Berlusconi il centrosinistra ha scomodato due dei quattro elementi della tradizione ellenica – l’acqua e l’aria – facendo della norma sul legittimo impedimento (già mutilata dalla Corte Costituzionale, peraltro) solo un contorno speziato. Da parte sua, il Cavaliere ha irresponsabilmente sacrificato alcuni dei pochi buoni provvedimenti del suo governo, pur di sottrarsi ad uno scontro sulla sua persona (l’ennesimo della sua epopea politica, ma il primo in cui avrebbe e ha evidentemente perso). L’Italia ha fatto un passo indietro, in termini di cultura politica e di credibilità dei “corpi intermedi” della sua democrazia, i partiti e i media.

I referendum – chiedetelo agli inglesi, che li usano con estrema parsimonia – sono un’arma complicata: se la “promessa” sulla quale i promotori chiamano gli elettori a votare Sì è irrealistica, come nel caso dell’acqua pubblica, a soffrirne è il capitale sociale del paese. Quando gli elettori scopriranno che le odiate società multiutility resteranno al loro posto, che nessuna allegra cooperativa di cittadini si affermerà nel settore e che le tariffe continueranno tranquillamente ad aumentare, si sentiranno traditi. Ma tant’è: chi di demagogia ferisce, di demagogia perisce. Oggi è accaduto a Berlusconi, dopo diciassette anni di insostenibile ammuina, domani accadrà probabilmente al centrosinistra. In un caso e nell’altro, a pagare le spese è l’Italia, il suo sistema imprenditoriale, le potenzialità di crescita e innovazione della sua economia, la sua democrazia.

In mezzo, tra le opposte demagogie, c’è l’Italia del buon senso e della razionalità: coloro che hanno votato No ai quesiti su acqua e nucleare e coloro che – nel merito e non per berlusconismo preconcetto – si sono astenuti dal partecipare alla sbornia referendaria. Un’oasi di concretezza e moderazione a cui noi di Libertiamo continuiamo a guardare con interesse e fiducia. Non ce la siamo bevuti la fandonia dell’acqua pubblica, né apprezziamo i capibastone del PDL e della Lega (da Sacconi a Scajola, passando per Zaia e Romani) che orano tentano goffamente di salire sul carro dei nuovi statalisti trionfatori.

Se il crollo di Berlusconi è prossimo (e noi crediamo che per fortuna lo sia), i tanti italiani traditi dalla promessa storica di modernizzazione economica fatta loro dal centrodestra chiederanno una prospettiva politica sobria e liberale in cui possano riconoscersi. C’è poi da scommettere sulla capacità di attrazione per milioni di giovani nati o cresciuti in epoca berlusconiana di una nuova piattaforma fatta di libertà individuale, di diritti civili, di legalità e innovazione. La storia non finirà con questi referendum, né il plebiscito anti-Berlusconi annulla i problemi strutturali del Paese. Siamo condannati, dalla passione e dal buon senso, ad andare avanti.