– La sconfitta del partito del non voto – cui hanno evidentemente concorso elettori ed eletti di Lega e PdL – restituisce l’immagine di un centro-destra allo sbando, che ha già alle spalle l’8 settembre, ma non ancora alle viste il 25 luglio, a dimostrazione che la storia che si presenta in tragedia, poi davvero si ripresenta in farsa, e mica per modo di dire.

Berlusconi ha giocato berlusconianamente il prima – di qui la scelta rivelatasi suicida, di difendersi “dai referendum”, anziché di difendere “nei referendum” le norme su cui era stata indetta la consultazione. E giocherà berlusconianamente anche il dopo, provando a cavalcare l’onda referendaria, per non esserne sommerso.

Ha già iniziato, ad urne ancora aperte, con una dichiarazione di fede anti-nuclearista e una grande apertura sulle energia rinnovabili – che significa, nella sostanza, l’apertura del rubinetto della spesa per finanziarne i necessari incentivi – e raggiungerà presto i suoi ministri mandati in avanscoperta, a partire da Sacconi, a filosofeggiare contro la gestione privata dei servizi di pubblica utilità – che significa, nella sostanza, obbedire all’ingiunzione leghista di non toccare il “tesoretto” delle ex municipalizzate a gestione politica o para-politica.

Prima del referendum i temi dell’autosufficienza energetica – cioè economica, cioè politica – del Paese e della gestione efficiente e trasparente – cioè pubblica, cioè non partitica – dei servizi idrici erano stati buttati a mare, per evitare che affondassero l’esecutivo. Ora il premier Zelig potrebbe addirittura ripescarli, per dare però ragione a chi gli dava torto e passare così dalla parte del morto nuclearista e liberista a quella del boia verde e statalista.

Anche per questo, non ci dispiace rimanere in beata solitudine, sul lato dei perdenti insieme a quel milione e mezzo di italiani che si poteva permettere di perdere nei referendum, non dovendo difendersi da essi. Noi sul nucleare e sui servizi idrici abbiamo perso. Ma da persone serie. Rifiutando di sacrificare all’ordalia anti-berlusconiana – che pure si annunciava forte e chiara – temi che sarebbe stato più semplice affrontare con la sventatezza paracula dei referendari di complemento, pronti a giurare socializzazione delle fogne e dei rubinetti pur di scasare il Caimano. E’ che ci sembrava troppo, per chiudere la partita del berlusconismo, riaprire quella del comunismo.

Siamo invece molto contenti che gli italiani si siano ripresi i referendum, decidendo come pareva loro, e non come conveniva al Cav. Per altro sul punto noi abbiamo vinto davvero e Berlusconi irrimediabilmente perso. Ma questo è un altro e più complesso discorso, che rinviamo a domani.