Un benvenuto liberale ed europeo alla normalità del Pride

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Dell’Europride che si terrà quest’oggi a Roma, facendone la capitale europea dell’orgoglio omosessuale, mi interessa la “normalità”.

Delle polemiche sulla natura più o meno “esagerata” della manifestazione non mi sono mai troppo interessato e appassionato. E spesso, d’accordo con gli amici di Gay-Lib, ho trovato stucchevole il tentativo di fare del Pride una sorta di cerimonia d’opposizione – come se le minoranze sessuali e quelle parlamentari dovessero per forza coincidere – o una liturgia di sinistra, come se la tolleranza e la libertà sessuale fossero cresciute rigogliosamente solo nel campo del progressismo “post-comunista”.

Per parte mia, continuo però a pensare che il “core” della manifestazione – quello in cui si riconoscono milioni di partecipanti e sostenitori, straight or gay – sia la sacrosanta pretesa di “ordinare” la vita personale e di coppia degli omosessuali secondo criteri civili e non nella volontà di “disordinare” i principi dell’organizzazione sociale, sostituendo ai “valori” eterosessuali quelli omosessuali, come direbbe Giovanardi.

Chi pensa che la diversità sessuale sia dal punto di vista politico un connotato eversivo o disgregante – secondo una rappresentazione stereotipata del “rischio omosessuale” – non sta perdendo, ma purtroppo riguadagnando posizioni nel centro-destra berlusconiano. Sulla questione omosessuale, lo “specifico italiano” è dunque costituito da un duplice ritardo: sul piano dell’innovazione giuridica e sul piano della cultura politica.

Si tratta di un ritardo che cronicizza le incomprensioni, le diffidenze e la separatezza tra mondo omosessuale e mondo politico e consolida, da una parte e dall’altra, la persuasione che, fuori della logica del muro contro muro o, peggio, del pregiudizio, non sia possibile cercare e trovare onorevoli compromessi.

Un nuovo centro-destra deve – non per generosità, ma per responsabilità – trovare il modo per ragionare e discutere dei sempre più corposi cahiers de doléances che la comunità omosessuale italiana riversa sul tavolo della politica. C’è chi a queste richieste risponde con l’irrisione e con il disprezzo o con la paura. C’è chi se le intesta “sindacalmente”, salvo dimenticarsene quando trasloca dai banchi dell’opposizione a quelli del governo. Noi non possiamo distinguerci solo per il nostro rispettoso, ma imbarazzato, silenzio: apriamo un dialogo sincero e troviamo (ma troviamole in fretta!) soluzioni ragionevoli.

Per richiamarci al nostro compito – che è quello che fece del repubblicano Rudy Giuliani un beniamino dei gay americani e un assiduo frequentatore dei Pride newyorkesi – ben vengano quest’anno anche gli eccessi di Lady Gaga.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

3 Responses to “Un benvenuto liberale ed europeo alla normalità del Pride”

  1. Alba scrive:

    Non c’è nulla di “normale” nell’essere sodomiti.

  2. Miguel Garcia scrive:

    On. Della Vedova, io sono etero, e non frequento, ma conosco alcuni gay, che rispetto in quanto persone e non per le loro inclinazioni. Trovo giusto, che come coppia possano formalizzarne l’unione con doveri e diritti per entrambi, come la reversibilità della pensione, la successione ereditaria, l’obbligo alla reciproca assistenza, ecc. ecc. ma che non si confonda col “matrimonio”, che resta prerogativa di coppie etero biologicamente portate alla procreazione e all’educazione dei figli. In tal senso sono decisamente contrario a gay genitori adottivi o per donazione di seme/ovuli, a genitori “single” e altri prodotti biologici da laboratorio. Parliamone serenamente, magari togliendo anche dal calendario lo sguaiato gay pride di Roma, volgare e arrogante provocazione alla nostra cultura cristiana e cattolica.

  3. Piercamillo Falasca scrive:

    Gentile Alba, mi compiaccio che lei sappia cosa sia normale e cosa no. Riguardo la sodomia, come la chiama lei, le consiglio di non condannarla a priori: i gusti, nostri e delle persone a noi più care, sono vari e mutevoli nel tempo.

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