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Nucleare e rinnovabili, dialogo e non chiusura ideologica

-Manca pochissimo al referendum. La campagna referendaria è stata politicizzata all’ennesima potenza e se ci dovesse essere un’affluenza elevata (come si prevede), sarà perché in molti vedono questo referendum come una battaglia contro Berlusconi.
I quesiti che saranno sottoposti ai cittadini trattano questioni molto delicate, come la gestione dei servizi idrici e il nucleare. Non c’è bisogno di fare proclami su cosa votare, oramai la gente ha le idee chiare [o crede di averle, il che purtroppo per molti è lo stesso, NDR].
Vorrei soffermarmi su un confronto che in pochi hanno fatto: quello tra nucleare e le fonti di energia rinnovabile, in particolare il fotovoltaico. Intanto c’è bisogno di fare chiarezza: chi è a favore della ricostruzione delle centrali nucleari in Italia crede che tramite l’energia nucleare l’Italia potrebbe avere maggiore efficienza energetica, non sarebbe dipendente dalla Francia e l’energia si produrrebbe “in casa” senza spendere fiumi di soldi. Inoltre chi è a favore del nucleare non è ideologicamente contrario alle energie rinnovabili, anzi, secondo molti nuclearisti nucleare e rinnovabili devono essere due strade parallele, che, se percorse in maniera intelligente, porterebbero a più di un risultato positivo.

La contrapposizione ideologica, che invece viene aizzata dagli anti-nuclearisti, non fornisce nessun esito che possa portare ad una risoluzione del problema energetico, perché, mentre da una parte si cerca di dialogare, dall’altra c’è il totale rifiuto di discutere.
Se gli anti-nuclearisti continueranno a fondare le loro campagne sul terrorismo psicologico e non sui fatti, avranno sempre vittoria facile. Cavalcare la tragedia di Chernobyl non ha più alcun senso, per due motivi: il primo è che l’incidente c’è stato venticinque anni fa, quindi le centrali di allora sono un’altra cosa rispetto a quelle che vengono costruite in questo periodo storico; il secondo motivo è che quella centrale si trovava nell’ex Urss, che, dal punto di vista industriale e tecnologico, era uno dei paesi più arretrati del mondo.
Meno solide ancora sono le fondamenta della polemica nata sullo scoppio dei reattori a Fukushima: in Giappone c’è stato un disastro sismico, non nucleare. I reattori sono esplosi a causa della potenza del terremoto, non a causa di un malfunzionamento della centrale.

Non si deve poi dimenticare un altro elemento importante: le centrali nucleari darebbero nuovi posti di lavoro ad ingegneri e fisici, che non sarebbero costretti a scappare via dall’Italia perchè il nostro paese non fornisce avanguardie tecnologiche ed energetiche. Oppure vogliamo continuare a vedere i “nostri” cervelli, formati nelle università pubbliche italiane, andare in altri paesi, e portare lì il proprio contributo alla ricerca in questo ambito, perché in Italia, in materia di nucleare, anziché gli scienziati si preferisce ascoltare un anziano cantante con velleità santonistiche?

Un dato che deve far riflettere è quello che riguarda i costi: con il fotovoltaico, nel 2020, si spenderebbero 315,6 euro/Mwh. Con il nucleare di terza generazione 67,4 euro/Mwh.
Bonelli & co. cavalcano la paura della gente, per ottenere un tornaconto elettorale ed ideologico, e lo fanno senza confrontarsi sulle spese che comporta una centrale nucleare, sulla quantità di energia prodotta, insomma sui numeri, sui dati verificabili, sulla realtà.

I promotori del Sì contro il nucleare fondano la loro battaglia sull’uso delle rinnovabili, che non è, in sé, sbagliato, ma che ad oggi non riuscirebbe a garantire l’indipendenza energetica e la soddisfazione del fabbisogno energetico nazionale. Inoltre ci sono molti punti controversi che riguardano i pannelli fotovoltaici. Guardiamo il caso della Puglia e in particolare le campagne del Salento: l’agro delle province di Taranto e Brindisi è stato letteralmente invaso dai pannelli fotovoltaici; si continuano ad installare pannelli fotovoltaici senza alcuna regola e controllo, di conseguenza si deturpa il paesaggio ambientale e si toglie spazio all’agricoltura. In più i carabinieri del Noe continuano a sequestrare campi di pannelli, per alcune irregolarità riscontrate dalle procure.

Il fotovoltaico rappresenta una risorsa solo se viene sfruttato in modo sensato. Quanti edifici pubblici (municipi, uffici, ministeri) usano i pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica? Pochissimi. L’installazione su immobili pubblici sarebbe un modo per abbassare gli sprechi, perchè l’energia sfruttata verrebbe prodotta “in casa”, invece di essere acquistata da Enel o da altre società elettriche.

Da qui deve nascere il confronto tra le due forme di produzione energetica. La contrapposizione ideologica non porta da nessuna parte, ma serve solo a porre limiti allo sviluppo dell’Italia.


Autore: Marco Mitrugno

Nato a Mesagne (Br) nel 1992. Appassionato di basket, calcio, storia, politica e giornalismo. Attualmente collabora con Il Patto Sociale.

4 Responses to “Nucleare e rinnovabili, dialogo e non chiusura ideologica”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Non credo che l’affluenza sarà determinata dalla campagna antiberlusconi, se fosse solo per quello il quorum certamente non si farebbe; la Mussolini, la Polverini, Cota, Cappellacci e tanti altri politici di questa coalizione di governo che già si sono espressi a favore del quesito ma sono pappa&ciccia col Cav, cosi come gli elettori del PDL, NON andrebbero a votare e sommati all’astensionismo radicato farebbero mancare il quorum. E’ invece proprio il referendum sul nucleare che porterà i Cittadini anche elettori del Pdl e Lega Nord a votare nonostante il leader di questi due partiti, dicendo che loro non vanno a votare, implicitamente invitano al non voto e diverranno ai loro occhi impopolari perchè l’energia nucleare non la vogliono e sono “ostili” a quelli che invece la vorrebbero

    Non mi sono fatto riempire la testa dal terrorismo psicologico antinuclearista sulle tragedie russe e giapponesi, l’antineclearismo è radicato in me ancora prima di quei disastri.

    Le rinnovabili non sono esclusivamente il fotovoltaico, e non piace molto l’eolico se non in pochi e produttivi posti che non vadano deturpare il territorio, ma sono d’accordo con te che il fotovoltaico dovrebbe essere installato sugli edifici e su territori che non sottratti alla coltivazione, ma continuo a ribadire che la priorità deve diventare il risparmio energetico cominciando ad obbligare tutti quegli esercizi commerciali e produttivi (sempre strailluminati in eccesso) con lampade a basso consumo energetico.

    Non regge il fatto dei posti di lavoro persi da pochi tecnici del nucleare ripagati da quelli che si possono ampliare ai ricercatori sulle fonti alternative, ma soprattutto alla molta mano d’opera e imprenditorialità che verrebbe impiegata se si obbligasse i proprietari di edifici e mettere il fotovoltaico dappertutto, ovviamente non con con i soldi dello stato, se questa è una necessità il costo deve essere a carico dei privati che poi ne godono il beneficio sul risparmio nella bolletta o nell’incamerare la “bolletta” dagli affittuari.

    Insomma a tutto possiamo pensare meno che a metterci le centrali nucleari sotto casa, se ci sono problemi ad una centrale ai confini italiani siamo ad una distanza di relativa sicurezza e comunque sempre meglio che se ciò accade ad una centrale a pochi chilometri dalla propria residenza di cui è comunque un altro Paese responsabile anche dei danni da risarcire.

    Su questo quesito non ci sono santi, il NO, come hanno già detto i Sardi pressoché all’unanimità di quelli che si sono espressi, è un imperativo anche se l’energia dovesse costare di più, non possono contare solo i soldi che -teoricamente- si risparmiano tra qualche decennio.

    Se ci tenete a far si che FLI diventi elettoralmente consistente lasciate perdere il nucleare, smettete di parlarne bene e sostenerlo, comunque se siete veramente convinti di avere ragione continuate ad appoggiarlo perché le convinzioni valgono più dei voti.

  2. Marco scrive:

    Parole sagge ed equilibrate. Una rarità di questi tempi.

  3. Scusatemi, ma come si può pensare di costruire anche solamente una centrale nucleare, nel Paese in cui perfino gli ospedali sono costruiti con cemento depotenziato, grazie alle infiltrazioni mafiose? Non è forse vero che occorro dieci, forse vent’anni, dalla costruzione delle centrali alla produzione di energia? Dove starebbe il risparmio? Che fine hanno fatto le scorie delle centrali nucleari dismesse? Dove costruiremo queste centrali? Dove saranno smaltite le relative scorie? Chi accetterà di vederle vicino a casa propria? Chi e come pagherà, in caso di incidenti? Una volta avute delle risposte sensate a queste domande, potrò iniziare a pensare che forse conviene il nucleare.

  4. Marcello scrive:

    Cominciamo, prima di tutto a legittimare la legalità.
    Il resto verrà da sè.

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