Il quinto referendum, la Chiesa paghi i danni del SI ai quesiti sull’acqua

– Tra le tante voci che continuano ad omaggiare l’opinione pubblica del proprio dotto ed informato punto di vista rispetto ai referendum, spicca quella della Chiesa Cattolica. Ligia nell’applicare il principio di cavouriana memoria di “Libera Chiesa in libero Stato“, la gerarchia ecclesiastica non ha perso occasione per dare chiare indicazioni di voto relativamente ai quesiti sull’acqua e sul nucleare.

SI, perché l’acqua non può essere sottoposta a mercimonio. SI, perché “l’acqua è un diritto universale di tutti gli esseri umani” (Enciclica Caritas in Veritate). SI, perché se l’acqua fosse stata privatizzata al tempo dei romani, il Cristo non avrebbe potuto chiedere ad una samaritana di dissetarlo con dell’acqua. Si dovrebbe a questo punto fare presente a padre Zanotelli e padre Antonelli -autore del richiamo biblico- che se il Cristo si trovasse a marciare nuovamente in un territorio arso – magari il sud d’Italia – probabilmente non gradirebbe scoprire che la gestione pubblica ha permesso una dispersione idrica media del 47% (dati Istat, marzo 2011) con punte dell’87% in Puglia.

A furia di assurdi logici ci si potrebbe chiedere come reagirebbe il divino a riguardo.

Ammetto che tirare a mano la sensibilità religiosa degli individui per affermare le ragioni di una scelta ideologica può risultare fastidioso anche per chi religioso non sia. Probabilmente perché un tema di rilevanza tecnica ed economica andrebbe affrontato nelle sedi e con le competenze adeguate e non giudicato sulla base di una sensibilità profonda che è innanzitutto personale. Come detto però, la Chiesa Cattolica è rimasta ligia al principio di non ingerenza negli affari pubblici. Risulta infatti essere un caso fortuito che la CEI si sia espressa a favore dell’abrogazione del Decreto Ronchi per bocca del segretario generale Crociata (nome che ammettiamo essere adeguato all’impostazione pragmatica della battaglia) o che il 9 giugno duecento religiosi si siano riuniti in un colorito sit-in a San Pietro per sostenere le ragione dell’ “acqua pubblica”. Nulla di politico, nulla di strumentale ripeto. L’utilizzo dei sacri paramenti per una manifestazione del genere non può essere disapprovato. I pii non hanno fatto altro che ribadire quanto scritto nel compendio n. 485 della dottrina sociale della chiesa: “l’acqua, per sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale“. Il fatto che la scienza economia dica altro e che il decreto abbia recepito una normativa europea che va proprio in direzione di una maggiore razionalità nell’uso delle risorse, può essere totalmente trascurato.

In fondo, in nessun passo biblico è citata la necessità della gara pubblica.
Una posizione simile è stata assunta anche per il nucleare. “Le fonti d’energia non siano pericolose per uomo e ambiente” sostiene Benedetto XVI riferendosi ad una tecnologia che storicamente e dati OCSE alla mano, ha causato meno vittime degli idrocarburi o dell’idroelettrico. Probabilmente i termini della questione sono stati mal interpretati dalla stampa italiana. Probabilmente il Pontefice ha invitato ad un approccio tecnico e privo di paura sentimentale nei confronti di quella che è, innanzitutto, una risorsa energetica. Probabilmente, tacciando la “tecnica” di causare un ingiusto orgoglio, ha indicato una via pragmatica per il ritorno all’uso intensivo dei mulini a vento. Probabilmente.

Ecco quindi una modesta proposta.

Il sottoscritto pensa che le posizioni avanzate dalla Chiesa Cattolica siano fondate e degne della più ampia condivisione. Ecco perché, nel caso in cui vincano i SI in entrambi i quesiti, vorrei proporre un quinto referendum semplice e lineare. Un referendum in cui si chieda alla Chiesa Cattolica di partecipare alle perdite economiche causate dalla sua posizione rinunciando, sic et simpliciter, ai 1.074 milioni di euro erogati alla CEI (bilancio semplificato dello Stato, pag. 31), alle detrazioni fiscali, al pagamento degli stipendi dei ministri di culto impegnati per opere pastorali in strutture pubbliche e a qualsiasi altra forma di contribuzione erogata dallo Stato italiano e quindi, in ultima istanza, dai contribuenti.
Pensiamo che sia una proposta modesta e ragionevole che legittimerà questa istituzione privata a partecipare attivamente alla vita politica della nostra Nazione, senza poter essere accusata di rappresentare interessi parziali ma contribuendo addirittura alle spese della nostra farraginosa macchina burocratica.
In fondo Matteo 19, 9-10 non dice “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone”?
Applicando questo precetto a quanto proposto, siamo quindi sicuri che anche in presenza di una schiacciante maggioranza di SI, la samaritana (o lo Stato che dir si voglia) avrebbe a disposizione le risorse necessarie a mantenere la rete degli acquedotti italiani ad un livello di efficienza accettabile.


Autore: Federico Mozzi

22 anni, pavese. Fresco di laurea in Studi Internazionali presso l’Università di Bologna, si trasferisce prima in Belgio dove lavora come Project Assistant presso il “Security & Defence Agenda” e in seguito in Armenia, dove sta svolgendo un tirocinio per il Ministero degli Affari Esteri.

8 Responses to “Il quinto referendum, la Chiesa paghi i danni del SI ai quesiti sull’acqua”

  1. Miguel Garcia scrive:

    L’ironia che pervade l’intero articolo, prima del pirotecnico attacco finale all’istituzione ecclesiastica, chiamata a pagare in solido una propria presa di posizione personalmente mi urta, non solo in quanto credente e cattolico, ma anche e soprattutto in quanto militante di FLI, difensore del pensiero libero e dell’opinione altrui. Non entro nel dibattito sul SI o NO, o sull’equilibrio economico che da ciò ne deriva, ma vorrei ricordare che l’opinione di ogni individuo, o gruppo, o istituzione terza o della Chiesa Cattolica per noi di FLI deve essere motivo di riflessione, di confronto e mai di scherno e di sfida. Per i suoi 21 anni è bravo ad argomentare con citazioni provocatorie, ma se crede nella Libertà non dovrebbe farsi tentare dall’imbavagliare sarcasticamente le opinioni altrui, ma sostenere di più le proprie, sempre che ne siano degne.

  2. Federico Mozzi scrive:

    L’intento di questo articolo non era ovviamente quello di portare un attacco ad una fede religiosa o di insultare i credenti della stessa. Mi scuso se in alcuni punti, a causa dell’ironia usata, questo possa aver dato origine a fraintendimenti.
    Tuttavia, come cittadino dello Stato italiano ho ricevuto un profondo, profondissimo, senso di fastidio dall’entrata a gamba tesa che le gerarchie ecclesiastiche hanno fatto nei confronti del referendum permettendo anche l’esposizione di simboli pro-sì durante la celebrazione della Santa Messa. Non perché io personalmente reputi che la Chiesa non possa esprimere il suo parere (lungi da me voler imporre un bavaglio anche solo ideologico a chicchessia) ma perché reputo la normativa sui servizi idrici e l’energia nucleare temi prettamente tecnici ed economici che non devono essere soggetti ad argomentazioni di stampo religioso che hanno avuto il solo pregio di confondere ulteriormente l’elettorato.
    Ecco perché ho voluto ironicamente suggerire che la Chiesa partecipasse finanziariamente alle eventuali conseguenze delle sue prese di posizioni in modo da poter agire in maniera paritaria rispetto ai contribuenti.

    Con questo, lo ribadisco ulteriormente, non ho voluto dare in alcun modo un giudizio di merito circa la religione o le credenze personali dei singoli quanto deprecare un uso a mio parere distorto che ne è stato fatto nel dibattito.

    Ad ogni modo, dato che non mi pare di essere sceso nell’insulto bieco, rivendico che la mia libertà di espressione possa anche utilizzare l’ironia per criticare le politiche di una istituzione. Mi scuso nuovamente se alcune parti possono avere urtato una sensibilità personale, ma non trovo illecito o deprecabile quanto da me scritto.

  3. Rimango allibito dalla superficialità di entrambi gli schieramenti (del sì e del no). Entrambi fanno leva sull’emotività, invece di spiegare razionalmente la propria posizione. Però, almeno per quanto riguarda le centrali nucleari, come si fa a costruirle nel Paese in cui si sono costruite strutture pubbliche con cemento depotenziato? Prima mettiamo a posto il discorso “mafie”, impediamo a questi signori di intromettersi nella vita politica ed economica dell’Italia, e poi, magari, ne riparliamo. Per il discorso “acqua”, perché a Parigi, dopo 20 anni di privatizzazione del servizio di erogazione, si sta tornando al pubblico? Sono forse ammattiti tutti?
    Infine, se fosse vero il concetto che chi sbaglia paga, allora quanti politici dovrebbero finire dietro le sbarre?

  4. Tutti i politici, devono finire dietro le sbarre, tutti! Se la qualità di questa democrazia è pessima, la colpa è la loro e di questa disonesta e farabutta comunicazione. Io ho votato 4 “SI”. Si anche al legittimo impedimento, perchè B. governa malissimo. Lo sappiamo che è un perseguitato giudiziario, ma come si fa a punirlo se non in queste occasioni?

  5. creonte scrive:

    con quest’andazzo FLI perderà meno dell’1%

  6. Andre scrive:

    Se la questione fosse prettamente tecnica, come dici tu, il 90% degli italiani (tra cui il sottoscritto, lo ammetto) dovrebbe astenersi dall’esprimere qualsiasi giudizio di merito perchè non conosce alla perfezione questi temi. Perciò è ovvio che si cerchi di trovare un punto di vista di più ampia comprensione. E la religione (tutte) ha un punto di vista anche su questo, normale che lo esponga, normale che venga valutato come qualsiasi altro. Dopotutto non è verso un certo ambientalismo una vera e propria religione laica? Si basano su dei “credo” precisi e su questi fanno proselitismo. Facciamo pagare anche a loro i costi del SI? Magari!

  7. luciano pontiroli scrive:

    Forse il Papa non ha parlato del nucleare, ma i giornali si sono buttati a piedi uniti sull’occasione. Sull’Avvenire gli articoli di fondo del direttore erano molto critici riguardo ai tre referendum “energetici”. Non mi sembra che la tesi sostenuta nell’articolo sia a prova di bomba … poi, certo, qualche missionario ha scambiato l’Italia per il Sahara ed ha pregato per lasciare l’acqua nelle mani delle aziende pubbliche che la dissipano a spese dei contribuenti.

  8. Arianna Capuani scrive:

    Ciao, se magari finisci di leggere il n.485 e non ti fermi a metà avrai una bella sorpresa. (E grazie al cielo la Chiesa non è padre Zanotelli)

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