Aldo Musci: per battere “tutte le mafie del mondo”, smettiamola col proibizionismo

Per troppo tempo l’Occidente, l’erede della componente più vitale ed avanzata dell’Umanità, ha preso alla lettera la battuta tra ragazzini: “Mi fa male la mano” “Tàgliatela!”. Per conservare la propria posizione privilegiata, le sue prerogative, ha pensato fosse meglio “tagliare di netto” i legami umani con rilevanti parti dell’Umanità pur di non farsi “contaminare” dalla fame che attanagliava centinaia di milioni di esseri umani (vedi) e anche per un improprio senso di colpa per il passato coloniale.

Quando finalmente l’Occidente si è reso conto della pazzia dell’isolazionismo/protezionismo era ormai ridotto ad un corpo mutilato al quale un bravo chirurgo, la “globalizzazione”, ha pazientemente cominciato a ricucire gli arti.
Non si tratta di un’operazione semplice. Decenni, secoli di distacco, di isolamento hanno compromesso gravemente la funzionalità degli arti che si stanno ricomponendo nel corpo unico dell’Umanità. Le malattie dell’anima della disperazione di chi ha vissuto da sempre con una manciata di riso in stati dove un decimo della popolazione viveva negli agi soffocando gli altri nove decimi non si curano facilmente. Anche se, per effetto della “globalizzazione”, la Cina è divenuta la seconda potenza economica mondiale, molti stati africani godono di una crescita annua del Pil invidiabile, i salari della Corea del Sud in termini di potere d’acquisto reale sono i primi al mondo e via dicendo.

E’ inutile nascondere che la “Globalizzazione”, come tutti i fenomeni complessi, presenta delle “impurità”. Su questo aspetto mi sono confrontato con Aldo Musci, autore del libro “Tutte le mafie del mondo”,che ha analizzato alcune di queste “impurità”, come il dilagare delle mafie transnazionali.

Come si concilia quello che hai scritto nel tuo libro sullo spaventoso fatturato delle mafie transnazionali, pari già nel 2000 a 1500 miliardi di dollari e quindi al 5% del Pil mondiale, con il dato del WTO che indica proprio un potenziale incremento del Pil mondiale del 5% tramite la completa attuazione dei processi di globalizzazione nel Mondo?
In realtà i cicli economici, quello legale e quello illecito, sono strettamente collegati, non a caso i valori complessivi coincidono, muta la forma e le modalità di produzione. Per questa ragione le mafie transnazionali hanno la necessità di trasferire, ripulendoli, gli enormi proventi ricavati dai traffici illeciti. Questa complessa e rischiosa operazione è resa possibile dai porti off-shore, ossia le c.d. lavatrici del denaro sporco. In tal modo i due cicli economici si completano reciprocamente.

Secondo te, è possibile superare questa dicotomia che, fra l’altro, causa enormi guasti e sofferenze umane?
Sì, è possibile tramite un governo più efficace e razionale dei processi di globalizzazione. In altre parole, occorrerebbe che gli Stati superassero le politiche neoproibizioniste, snellissero le procedure burocratiche collegate con l’emigrazione e liberalizzassero ulteriormente i mercati.

Nel Libro si abbozza una mappa delle principali mafie transnazionali, delle loro connessioni e dei loro traffici….
In effetti, si configura una sorta di sistema di produzione, distribuzione e smercio dei “beni illeciti “ così articolato:

  1. zone franche
  2. rotte
  3. mercati di sbocco
  4. “lavatrici” del denaro sporco.

La definizione “Zone franche”, che in altri contesti si usa in senso positivo, nel tuo libro viene usata in senso negativo…
Ho usato il termine “zone franche” non certo riferendomi alle aree dove si creano spazi di manovra più ampli per le aziende, detassando e creando condizioni di attrattività per le aziende estere, mi riferisco invece a zone franche sotto il potere quasi totale delle mafie transnazionali…

Nel tuo libro si parla anche di “porti off-shore”…ho l’impressione che possono essere considerati come delle zone di compensazione…spazi di confine dove tutti gli stati sono concordi nel lasciare che vi siano degli spazi intermedi, vuoti, di non belligeranza, che fanno comodo a tutti.
La volontà di abolirli completamente non esiste, forse ultimamente sotto questa crisi così forte c’è stato un giro di vite, però effettivamente sono delle “valvole di sfogo”.

Ho l’impressione che l’Europa e l’Italia in particolare si diano la zappa sui piedi da soli quando esagerano nel formalismo giuridico …
Assolutamente d’accordo. Esiste un approccio normativistico eccessivo che, ben lungi dal combattere veramente i grossi fenomeni di criminalità, in realtà li incentiva e va invece a danneggiare la libera impresa.

Mi pare si registri una forte crescita degli illeciti legati al traffico degli esseri umani e ai fenomeni migratori in senso lato ed all’uso spregiudicato della rete (criminalità informatica) . Spesso si alza un polverone per cui non si riesce a inserire il tutto in un quadro coerente, col risultato di cadere o nel razzismo indiscriminato o nel “buonismo” più beota…
La maggior parte dell’opinione pubblica non ha i mezzi, gli strumenti cognitivi adeguati per valutare questi nuovi fenomeni, non è in grado di distinguere i comportamenti (…) fa di tutta l’erba un fascio, oscilla da un estremo all’altro senza valutare il rapporto con l’altro in base ai suoi comportamenti, che dovrebbe invece essere il criterio guida per giudicare. Inoltre è da segnalare il generale abbassamento dello standard etico della popolazione, che non disdegna facili guadagni anche a danno di realtà povere (vedi ad esempio certe truffe informatiche internazionali che propongono lucrosi affari a danno di uno stato estero)


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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