Tremonti non taglia le tasse perché non sa come si fa

di SIMONA BONFANTE – Salvaguardare i saldi fiscali è atto dovuto, non politica economica. È un dato sostanzialmente privo di rilevanza, privo di incidenza se posto come obiettivo in sé. Tremonti invece questo fa – porre il saldo positivo dei conti come azimut della sua amministrazione, rifiutando di credere di poter essere lui – il Ministro dell’Economia – un inibitore di Pil, e di poterlo essere proprio in virtù del rifiuto ad affrontare il problema della nostra non-crescita, che non è dovuto esclusivamente al deficit congiunturale, non al debito, ma alla asfissiante pressione fiscale.

La relazione tra spesa e Pil – spiega chi d’economia s’intende – non prescinde affatto da (ma al contrario è funzione di) come e quanto lo stato spende. E questo vale anche in condizioni di saldo zero, cioè con un deficit ed un debito nulli. Il rapporto tra investimento e spesa, tra pubblico e privato, non si equivale per niente: su 100 di spesa, per dire, il privato investe 15, mentre il pubblico  5. Più risorse in mano ai privati significano cioé più investimenti, più ricchezza, più Pil. Se dunque io riduco i margini di investimento nell’economia nazionale, con un alta imposizione fiscale, trasferendo alla stato parte della ricchezza privata, riduco il potenziale di crescita del paese, pur facendo tornare i conti fino all’ultimo cent.

Il quanto ed il come della spesa pubblica, quindi, conta. Lo ha ribadito giusto ieri il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro al Senato, prof. Mario Baldassarri, ad un convegno promosso a Roma da Federmanager, l’associazione dei dirigenti d’azienda, che ha presentato un ‘progetto di riforma fiscale’, visto che per chi è deputato a farla davvero, il Ministro Tremonti, appunto, questa riforma (caldeggiata da economisti, imprenditori, manager…e vittime di Equitalia), ecco, per lui invece non s’ha proprio da fare. Ma si sa, al tributarista valtellinese reinventatosi ministro l’economia non interessa.

A chi, invece, l’economia interessa perché sostanzialmente la capisce, uno tipo il senatore Baldassarri per l’appunto, viene naturale porsi il seguente illuminante dilemma: com’è che negli ultimi trenta anni, nel nostro paese, non c’è stato governo che non abbia “tagliato la spesa” e, nello stesso tempo, sostanzialmente aumentato le entrate, e ciononostante abbiamo il debito che abbiamo?
Ebbene, il fatto è che – ci spiega Baldassarri – quei ‘tagli’ non hanno mai tagliato sostanzialmente un bel nulla, perché vengono calcolati sui valori tendenziali, non sui conti reali.
In pratica, se abbiamo speso 100 (spesa reale), ed il valore tendenziale ipotizzato è di – diciamo – 130 (la spesa teorica per l’anno a venire), il ministro dice: okkey, l’anno prossimo tagliamo 20. Bene, bravo. Peccato solo che così il valore di spesa reale sarà 110, cioè 10 più del valore dell’anno precedente. Ecco, e questo spiega il dilemma, cioè perché nonostante i ‘tagli’, la spesa italiana cresca ed il debito esploda.

Certo, il ministro Tremonti sa tenere i saldi in pari. Ma il problema è che sa fare solo quello, mentre la politica economica presuppone una anche minima sensibilità, appunto, a quello che l’economia sostanzialmente prova. L’economia dimostra ad esempio che il 40% è la soglia oltre la quale  il rapporto tra spesa e crescita va in titl. Da noi la pressione è ben aldilà di quella soglia.
Alla Germania è bastato ridurre la spesa (reale), quindi la pressione fiscale (reale) per crescere. Da noi, il tributarista Tremonti dice invece che tagliare le tasse non si può. E lo dice lui che nella sua lunga esperienza di decisore dell’economia nazionale non ha ancora compreso quel bizzarro meccanismo per cui la spesa pubblica continua a crescere (a dispetto delle sue orizzontali accettate), mentre l’oppressione fiscale ha ormai raggiunto livelli da sollevazione popolare. Ministro, sarà forse il caso di cominciare ad ascoltarli, ‘sti economisti!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

18 Responses to “Tremonti non taglia le tasse perché non sa come si fa”

  1. inutile scrive:

    Certo dire come sarebbe stato se…. non si può mai. Quindi ha ragione Tremonti dicendo che la usa era l’unica ricetta per non farci fare la fine di Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna, ma ha anche ragione chi dice che una riforma fiscale è “obbligatoria” in Italia. D’altro canto è la stessa dialettica che si sta svolgendo all’interno del Governo.
    Trovo invece ridicoli quelli del FLI (leggetevi tutta Generazione Italia), quando attaccano Tremonti dicendo che è lui la Colpa dei problemi e del non sviluppo dell’Italia. Tranne poi diventare il nuovo Leader o il messia quando escono fuori notizie che litiga con Berlusconi

  2. Massimo74 scrive:

    Se quelli di FLI dicono che la colpa del mancato sviluppo del paese è di Tremonti, dicono semplicemente una sacrosanta verità.
    Tremonti è uno statalista e un dirigista che crede nella pianificazione dell’economia,non capisce assolutamnete nulla di economia e in tutti gli anni in cui è stato ministro è stato solo capace di aumentare spesa e debito pubblico.Basti pensare che solo negli ultimi tre anni,da quando cioè è tornato al ministero dell’economia lo stock di debito pubblico è cresciuto di oltre 200 miliardi di euro.E onostante questo c’è ancora chi ha il coraggio di dire che dobbiamo ringraziare “Voltremont”(come lo chiamano quelli di noisefromamerika.org) se non abbiamo fatto la fine della grecia o dell’irlanda(ma ci arriveremo presto).
    Pazzesco.

  3. inutile scrive:

    Quello che dicevo è che il FLI proprio non ha una linea, attacca tremonti se difeso da Berlusconi e lo sponsorizza se in disaccordo con Berlusconi.
    Questo per render chiaro come nella vicenda FLI non ci sia una visione politica, ma una battaglia personale.

  4. Piccolapatria scrive:

    Impossibile non condividere. Ho già avuto modo di affermare che una delle maggiori colpe di questo governo è proprio la mancata riforma del prelievo fiscale che è vorace mai sazio e sempre più da spavento (Vedi Equitalia). Lo stato s’impossessa delle nostre sostanze sudatissime e le dilapida senza criterio per restituirci un risultato malefico che ci vede ogni giorno più poveri e quel che è peggio ci toglie anche la speranza di un futuro meno gramo; anche quando qualcuno volesse osare una propria impresa, non può avventurarsi con le tasche vuote e con i rischi incombenti d’incappare in qualche “errore” per cui non ti basterebbe la vita residua per porvi rimedio grazie a questo stato balordo, tramite il braccio armato di Equitalia, appunto.
    Il rimedio sarebbe affamare lo stato sprecone per mezzo di una riduzione significativa del prelievo coatto in termini di tasse e imposte e conseguente riduzione delle spese statali. Questo, in estrema sintesi, è l’assunto che nero su bianco sembra facilmente percorribile e lo posso dire anch’io che non ho alcun titolo qualificante, men che meno di dottrina economica, ma che ogni giorno mi tocca fare i conti dei soldi che devo sborsare per “mantenere” lo stato. A completamento delle loro dotte disquisizioni, mi aspetterei che gli esperti (per es. Baldassarre) cominciassero anche a specificare quali spese pubbliche e quali privilegi che, loro al posto dell'”ottuso” Tremonti, il rude custode dei conti, avrebbero diminuito e/o abolito e con quale tempistica e/o priorità e quale risultato avrebbero pertanto conseguito in termini di crescita/sviluppo rispetto al disastro attuale. Ma ci dicano anche come, eventualmente, convincerebbero, per esempio, i sindacati ( guai se li tocchi), madama Marcegaglia (privilegi industriali please e bilanci, guarda il caso, in rosso), le varie consorterie che “ciucciano” indefesse e per ultimo, ma non ultimo, il numero abnorme dei tanti goditori a ufo in quanto non creano ricchezza, privilegiati e intoccabili perchè eletti e/o cooptati e/o dipendenti pubblici ecc… O la scure dovrebbe pesare sempre sui soliti che non hanno più neanche gli occhi per piangere? Grazie per l’ospitalità e saluti.

  5. Luigi Di Liberto scrive:

    Simona,
    sostanzialmente, nella sua genericità, questa è una buona analisi che però mi pare finalizzata a dire che Tremonti non è adatto a fare il ministro dell’Economia e che invece Baldassarri sarebbe meglio perché vede le cose nella giusta prospettiva.

    Come avrete capito la mia area politica di riferimento è quella Radicale LiberalSocialista (anche se dal ’96 fino a quando hanno smesso di inseguire il miraggio che il cavaliere potesse fare quella rivoluzione liberale per la quale si disse sceso in campo [a causa anche della chiusura della sinistra], mi sono messo in sonno perchè già allora vedevo Berlusconi come un grave pericolo), per cui non parteggio ne per Tremonti ne per Baldassarri.

    Detto ciò secondo me Tremonti ha fatto il massimo possibile che questo sistema politico e “materiale” può consentire a chi non si presenta in una formazione Riformatrice Rivoluzionante. Baldassarri non ho mai avuto modo di sentire nel concreto cosa propone, ma la sintesi che viene qui riportata mi sembra una semplice presa di atto che anche io e credo tutti voi abbiamo da molto tempo fatto e metabolizzato, il fatto è che nella legislatura 2001-2006 è stato Viceministro dell’Econonia ed ora è Presidente della omonima Commissione per cui io mi chiedo -in queste vesti- quali sono le concrete proposte di legge e azioni che ha fatto per uscire dal tunnel (in cui ci siamo da ormai decenni e non è questa crisi che ha solo fatto scoppiare, o quasi, la bolla)?

    Ho seguito il link che hai postato e sono arrivato all’intervista pre_quel_convegno del al Presidente Ambrogioni il quale non dice nulla di eclatante, se non il fatto che una legge di riforma fiscale viene presentata dai manager industriali, ma almeno mi piacerebbe leggere il progetto che sul loro sito non sono riuscito a trovare sperando anche di trovare accluso come pensa di rendere più efficienti servizio pubblico, sanità e territorio facendo i tagli di spesa pubblica che servono a finanziare le riduzione fiscale.

    Io voglio sperare che la sua ipotesi di riforma fiscale sia una ricetta semplice come quella che già ho scritto in altro post ma che posso riportare anche qua: Si faccia una riforma fiscale in cui le le aliquote massime siano pari a quelle americane, MA SI METTANO ANCHE SANZIONI PENALI E CONFISCHE ALL’AMERIKANA, pur riducendo le aliquote ma facendo emergere l’evasione ed il sommerso in nero, per il timore di fare anni di galera e vedersi tutto confiscato, ci sarebbe un forte aumento del gettito ed un immediato circolo virtuoso, sia per gli imprenditori onesti che per la lotta al riciclo del denaro illecito (differente che quello che vorrebbe Berlusconi: riduzione aliquote nessun cambiamento alle sanzioni per chi evade [anzi sanzioni a chi fa “oppressione” con i controlli] e probabilmente una condono/sanatoria ogni qualche 3/4 anni)
    Già che ci sono aggiungerei anche senza tanti fronzoli con codicilli che consentono ulteriori riduzioni se uno paga fior di soldoni ai commercialisti che li sanno usare e comunque con moduli semplici per cui non serva pagare il ragioniere per poter pagare le tasse. Tutti i commercianti ed artigiani sono obbligati a sottostare alla “tangente” del “commercialista” per pagare le tasse visto che è parecchio complicata la tenuta in ordine delle scritture.

    Si sono un po cinico, se la prossima categoria dei disoccupati fossero i commercialisti e le loro segretarie, perché si è semplificata la burocrazia fiscale e le persone non sono più obbligate a pagare per poter pagare le tasse o per trovare il modo di pagarne di meno, non ne sarei assolutamente dispiaciuto, specie se ci fosse un reddito di cittadinanza che comunque garantisce la sopravvivenza.

  6. Scusate, io non credo al “che non sa come si fa”; la cosa sembra difficile, perchè non si vuole colpire anche e prima di tutto certi santuari… Se Tremonti vincesse questo problema, sarebbe un grande statista. Ma io ne dubito. Peccato, è veramente un peccato!

  7. Massimo74 scrive:

    @luigi di liberto

    Ma non’è più semplice applicare la proposta dell’on.Antonio Martino che prevede la flat-tax,cioè un aliquota unica su imprese e persone fisiche intorno al 20% con la contestuale abolizione di tutte le detrazioni,deduzioni e incentivi vari?
    In questo modo si avrebbe un enorme semplificazione di tutto il sistema fiscale e nella maggioranza dei casi non servirebbe alcun commercialista o ragioniere.Questo significherebbe riduzione della burocrazia(che a conti fatti è una tassa occulta che si aggiuge a tutte le altre)per i cittadini e le imprese,minori spese per lo stato che necessiterebbe di effettuare minori controlli fiscali(i quali notoriamente costano),ci sarebbe maggior incentivo alla crescita delle piccole imprese garazie al fatto che la tassazione sarebbe sempre al 20%, indipendentemente dal fatturato e dall’utile conseguito,si favorirebbe la crescita dell’occupazione grazie all’aboliziopne dell’irap e infine ci sarebbe la riduzione del nero grazie al fatto che sarebbero abolite tutte le detrazioni e deduzioni che sono spesso usate come scappatoia per ridurre in modo più o meno lecito la base imponibile.Insomma si tratterebbe di una riforma assolutamente innovativa,tra l’altro a costo zero,cioè senza nemmeno la necessità di tagliare la spesa pubblica (cosa che tremonti ha dimostrato di non avere il coraggio di fare) e che darebbe effetti immediatamente positivi alla crescita del PIL e questo porterebbe come vantaggio la riduzione del rapporto deficit/pil e debito/pil con la conseguenza di un miglioramento del rating sulla sostenibilità del debito italiano e la riduzione dello spread dei nostri titoli pubblici,che tradotto significa pagare ogni anno minori interessi, con il vantaggio di liberare risorse per poter incrementare ulteriormente la crescita dell’economia.

  8. marcello scrive:

    E’ da vedere quali sono le imposte da tagliare. Sicuramente quelle sui redditi bassi e con delle persone a carico (tutti e 2 questi requisiti, ma nel primo il limite credo che non sia inferiore ai 25-30 mila euro lordi a famiglia, tolti i contributi porevidenziali). L’Irap non va tagliata a pioggia e l’Iva non va aumentata per nessuna ragione, a meno che non riguardi dei beni voluttuari.

  9. Massimo74 scrive:

    “L’Irap non va tagliata a pioggia”

    Stai scherzando vero?L’irap è una delle imposte più vergognose che siano mai state concepite e dovrebbe essere abolita all’istante, anche perchè và a colpire direttamente il costo del lavoro e rappresenta quindi un ostacolo alla crescita dell’occupazione.Per quanto riguarda le aliquote,sarebbe meglio ridurle a tutti i livelli,ma se ciò non fosse possibile(perchè non si vuole tagliare la spesa),allora è meglio cominciare a tagliare le aliquote maggiori.La storia, infatti, ci insegna che detassando i redditi più alti si incentivano gli investimenti privati che sono il vero motore di ogni economia.

  10. Luigi Di Liberto scrive:

    @Massimo

    E’ indubbio che Antonio Martino sia un illuminato riformatore, per questo nel primo governo Berlusconi non venne messo all’Economia ma agli Esteri per evitare che potesse mettere i bastoni nelle ruote dei conservatori sotto la bandiera riformista liberale, ed in sostanza condivido la sua tesi, anche se la “FlatTax” sarebbe meglio almeno inizialmente piazzarla tra il 30/35% e metterei un paletto NoTax per i redditi fino ad una certa soglia di sopravvivenza che si potrebbe indicare dei primi 10.000 € di reddito annuo.

    Quello che mi chiedo, visto che questa sarebbe la riforma fiscale all’americana, tu, Martino e gli economisti di questa area sareste disposti a completare la riforma fiscale all’americana anche nelle sanzioni all’amerikana?

    Se c’è il problema dei posti in carcere che mancano per gli evasori basta depenalizzare tutti i reati minori e legalizzare le sostanze psicoattive, altra bella fonte di gettito fiscale.

  11. Andrea B. scrive:

    Aliquote stile USA e sanzioni stile USA ?
    D’ accordissimo !
    E’ la prima volta volta che finalmente sento qualcuno che lo afferma … generalmente tutti quelli che citano la severità della giustizia fiscale statunitense, quando gli fai notare chè però ci vorebbero anche quelle aliquote, si mettono a “menare il can per l’aia” e cercano di svicolare.
    Una riflessione: per riuscire nell’ impresa, quanto altro, del sistema sociale e politico d’oltreoceano, dovremmo però importare ed impiantare qui da noi ?
    E soprattutto: in quanti rimarremmo ad essere d’accordo ?

  12. Luigi Di Liberto scrive:

    Secondo me abbiamo bisogno di emulare altre cose positive dagli USA, anche se non tutte e probabilmente alcune con qualche correttivo per migliorarle, non mi pare che il sistema USA sia in toto perfetto ma dato che qua il contesto è la riforma fiscale, secondo me, quello va bene.

  13. Massimo74 scrive:

    Mi pare che la proposta di Antonio Martino(se non ho capito male) sia quella di un ampia no-tax area per i redditi fino a 18 – 20.000 euro e l’introduzione sopra questa soglia di un aliquota unica tra il 20 e il 25%.Direi che si tratta di una proposta di assoluto buon senso e che avrebbe il merito di semplificare enormemente la normativa fiscale facendo risparmiare diverse migliaia di euro all’anno di spese realative alle parcelle dei fiscalisti e commercialisti vari, i quali rappresentano oggi una delle tante lobby create ad hoc dallo stato italiano e che si traducono in maggiori costi a danno di cittadini e minore efficenza delle imprese.
    Per quanto riguarda l’applicazione in italia delle sanzioni previste dal sistema americano,io non sono contrario di per sè,anche se nutro qualche dubbio sulla loro efficacia.Del resto se bastassero le sanzioni esemplari per ridurre l’illegalità, la pena di morte dovrebbe essere un deterrente formidabile per stroncare i delitti ma tutte le statistiche ci dicono che non’è così e anzi negli stati americani dove viene applicata,gli omicidi sono maggiori rispetto a stati dove la pena capitale non’è presente.
    In ogni caso firmerei domanimattina per avere lo stesso sistema fiscale degli stati uniti con le stesse aliquote e le stesse sanzioni,sarebbe comunque un notevole passo avanti rispetto al sistema iniquo e vessatorio che abbiamo oggi in italia.

  14. Luigi Di Liberto scrive:

    Mi fa piacere che con Massimo emergano punti di convergenza :)
    La proposta di Martino, per come la stai prospettando, è anche la mia visione, seppur con una forbice diversa perché questa andrebbe a ridurre troppo gli introiti fiscali ed almeno inizialmente non credo sarebbe sostenibile. Quello che però io intendo per fascia NoTax è che non dovrebbe esserci tassazione per i redditi fino ad una certa soglia e solo dopo essa scatta l’aliquota, questo non produrrebbe uno scompenso tra quelli che restano sotto una certa soglia e quelli che superatala si trovano a pagare le tasse che gli restituiscono un reddito inferiore ai primi, secondo me questa soglia dovrebbe valere per tutti i redditi rendendo esente da tassa la prima quota che intende esentare.

    Per essere chiari ipotizziamo una soglia di 10.000 €:

    Se io sono un precario che ha lavorato 5/6 mesi ed ho guadagnato 9.800 € non devo pagare nulla, se invece ho avuto 1200 € pago l’aliquota su 200 €. Se sono un imprenditore che ha guadagnato 100.000 € pago l’aliquota su 90.000 €.
    Mi sembra semplice ed equo .

    Sulla questione che le dure sanzioni non siano efficaci per il paragone che fai sulla questione della pena di morte io la vedo diversamente, secondo me la pena di morte aumenta gli omicidi per il semplice fatto che se uccido una persona e so che sono ormai destinato alla pena di morte non pongo più il problema di continuare ad uccidere per evitare di essere arrestato. Credo infine che il fatto dell’alto numero di omicidi negli USA dipenda dal fatto che sia troppo facile avere in quel paese legalmente le armi.

    Se rubare ad un privato (100/1000 o di più euro) è un reato grave, altrettanto e di più lo deve essere rubare all’intera collettività ma, secondo me, più che la condanna carceraria, che in Italia non sarebbe mai in ogni caso pesante come quella USA, sarebbe la confisca di tutti i beni che si possiede il più grande deterrente. Nell’Italia dei condoni sistematici diventa invece un incentivo l’evasione ed elusione.

  15. marcello scrive:

    @Massimo74: quindi come sempre la crisi deve essere sempre pagata da chi non arriva alla III settimana? Chi ha un reddito fisso e non può evadere deve essere condannato a non vedere aumentato lo stipendio da fame se deve mantenere altre persone. Invece chi la crisi gli ha fatto un baffo deve avere il beneficio di avere le imposte più basse, prima di chi ha un reddito basso, e di aumentare i prezzi per mantenere inalterato il proprio tenore di vita?
    Non vedo che può avere di equo questa impostazione.

  16. Massimo74 scrive:

    @marcello

    Ma dove avrei mai detto che la crisi deve essere pagata da chi non arriva alla fine del mese?Quello che voglio dire è che siccome chi ci governa non ha il coraggio di tagliare seriamente la spesa pubblica,non ci sono risorse sufficenti per una riduzione generalizzata del prelievo fiscale,quindi è meglio concentrare le poche risorse disponibili tagliando le aliquote maggiori, in quanto questo favorisce gli investimenti privati che sono il vero motore di crescita dell’economia.Ricordati che se cresce l’economia e crescono gli investimenti,aumenta anche la produttività e con essa anche il potere di acquisto dei salari, a tutto vantaggio delle categorie più svantaggiate da te citate.Viceversa se riduci le tasse solo ai redditi bassi non favorisci gli investimenti,al massimo favorisci leggermente i consumi,ma questo non basta per rimettere in moto l’economia e aumentare la produttività.Del resto non si può consumare se prima non si produce e per produrre bisogna investire, ma chi ha incentivo ad investire in un paese con una pressione fiscale reale del 70%?

  17. Massimo74 scrive:

    “La proposta di Martino, per come la stai prospettando, è anche la mia visione, seppur con una forbice diversa perché questa andrebbe a ridurre troppo gli introiti fiscali ed almeno inizialmente non credo sarebbe sostenibile.”

    Secondo l’on Martino non ci sarebbe alcuna perdita di gettito fiscale,in quanto la riduzione delle aliquote verrebbe compensata dalla contestuale aabolizione di tutte le detrazioni,deduzioni e finanziamenti a fondo perduto.Del resto se calcoli che l’erosione fiscale provocata da queste voci vale da sola qualcosa come 150 miliardi di euro all’anno(praticamente l’intero gettito ire e irap del settore privato) , non’è difficile credere che una riforma basata sull’aliquota unica(inclusa la no-tax area) possa essere realizzata senza creare nuovo deficit di bilancio.Poi io rimango sempre dell’idea che la spesa pubblica andrebbe tagliata drasticamente, ma sono anche realista e capisco che con l’attuale classe politica del cdx al governo(ma anche se ci fosse la sx non credo cambierebbe un gran chè) non se ne farà nulla.

    “Sulla questione che le dure sanzioni non siano efficaci per il paragone che fai sulla questione della pena di morte io la vedo diversamente, secondo me la pena di morte aumenta gli omicidi per il semplice fatto che se uccido una persona e so che sono ormai destinato alla pena di morte non pongo più il problema di continuare ad uccidere per evitare di essere arrestato.”

    Però scusa,allora lo stesso discorso lo potrebbe fare chi elude il fisco, cioè se tanto so che sono destinato ad essere arrestato una volta scoperto, non mi pongo più il problema e continuo ad evadere impunemente.

    “secondo me, più che la condanna carceraria, che in Italia non sarebbe mai in ogni caso pesante come quella USA, sarebbe la confisca di tutti i beni che si possiede il più grande deterrente.”

    Su questo sono perfettamente d’accordo.Del resto anche al mafioso gli fai molto più male sequestrandogli tutto il patrimonio piuttosto che incarcerandolo.

  18. Luigi Di Liberto scrive:

    Non lo so se fare la riforma che prospetta Martino con la sua aliquota e notax area a quella cifra riesca ad essere coperta dall’abolizione delle detrazioni, per la stima che ho di Martino ci voglio credere ma continuo ad essere della mia idea di forbice inizialmente più ampia e destinando l’eventuale surplus esclusivamente al rientro del debito pubblico che è anche una cosa fondamentale con il quale ci dobbiamo fare i conti.

    Il tuo parallelo della pena di morte da me contestato non e reversibile alla questione fisco, l’omicida ricercato è pericolosissimo, l’evasore una volta scoperto, sia che lo arresti o no, se gli sequestri i beni non ha modo di continuare il reato, e comunque è ormai sotto la lente in continuo, la sola cosa che mi preoccupa è che un fermo azienda e capitali decreta il fallimento imprenditoriale, quindi, anche per evitare il licenziamento dei lavoratori, va studiata una qualche forma di commissariamento per continuare l’esercizio controllato in modo serio.

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