– Con la FIFA o contro la FIFA? La domanda non concerne il tradizionale dilemma di Diego Armando Maradona che, a dire a la verità, una risposta chiara e precisa l’ha sempre avuta tant’è vero che qualche giorno fa, appena sbarcato a Dubai per firmare il biennale con l’Al Wasl, ha regalato il consueto spettacolo contro i vertici del calcio internazionale: “Purtroppo alla Fifa c’è un museo, un grande museo. I dinosauri non vogliono mollare il potere. Blatter è uno che non ha mai dato un calcio ad un pallone. Ogni giorno c’è corruzione e ci sono scandali per partite truccate: non è calcio, non stiamo parlando di calcio”. Da sempre, per Diego, quando si parla di FIFA la risposta è chiara.

A dire il vero, da maradoniano convinto, non ho mai avuto particolari simpatie per l’organizzazione guidata da Joseph Blatter, ma la fotografia delle undici calciatrici della nazionale iraniana di calcio femminile fatta circolare negli ultimi giorni dalle agenzie di stampa internazionali mi ha tolto subito ogni dubbio. Inginocchiate sulla bandiera ed in lacrime al centro dello stadio di Amman le atlete di Teheran si disperavano per la decisione del commissario di gara, delegato della FIFA, che entrato in campo per invitarle a rimuovere  l’hijab (velo), davanti al loro fermo rifiuto, ha obbligato l’arbitro ad annullare l’incontro e a dichiarare vincitrice 3-0 a tavolino la Giordania determinando l’esclusione della squadra iraniana dalle prossime olimpiadi.

Del resto, il regolamento della FIFA per Londra 2012 parla chiaro: i giocatori e i dirigenti non devono apporre sulle loro tenute slogan di natura politica, religiosa, commerciale o personale. Ma poteva la FIFA comportarsi diversamente e dimostrare una sensibilità particolare davanti alla tragedia delle donne di Teheran? Certo è vero, il regime ha forzato la mano, non ha rispettato gli accordi precedentemente raggiunti con la FIFA   come quello che ad esempio durante le scorse olimpiadi giovanili di Singapore ha  permesso alle giocatrici iraniane di giocare con un normale cappellino per poter tenere i capelli raccolti, ma del semplice buon senso avrebbe potuto impedire che il giorno dopo Mahmoud Ahmadinejad,  nel corso di una conferenza stampa a Teheran, potesse erigersi a paladino dei diritti delle donne promettendo che il governo “affronterà seriamente la decisione presa da dittatori che della democrazia indossano solo l’abito“.

La disputa fra federazione calcistica internazionale e Federcalcio iraniana pare comunque non essere terminata e si annunciano ricorsi, ma siamo sicuri del fatto che le donne iraniane stiano meglio a casa che non sui campi di calcio di Londra e che il miglior difensore dei diritti delle donne sia il tiranno di Teheran?