– Oggi, 9 giugno 2011, a fronte della decisione del Supremo Tribunale Federale del Brasile che ne ha negato l’estradizione, è stato scarcerato il terrorista Cesare Battisti.

Quello che giunge da Brasilia è un segnale drammatico che testimonia il consolidarsi di una tendenza giuridica sempre più diffusa: concepire la Legge non come un principio superiore e granitico, bensì alla stregua delle preferenze politiche. Da ciò deriva una lettura in chiave ideologica dei principi del bene e del male: anziché essere certi poiché deducibili con la ragione, essi divengono interpretabili in funzione di ciò che è bene al fine di plasmare il mondo secondo la propria ideologia di riferimento.

Diviene dunque un bene uccidere degli uomini innocenti in nome del comunismo; degli uomini come Antonio Santoro, maresciallo della polizia, Pierluigi Torregiani, gioielliere, Lino Sabbadin, macellaio e Andrea Campagna, agente della DIGOS. Secondo un perverso relativismo che nega la sacralità dei valori fondanti della convivenza civile, si giunge ad anteporre la rivoluzione proletaria – e ciò che ne consegue – alla vita umana e la sua supremazia su qualsiasi altro principio.

Questa concezione nichilista del diritto e della vita umana conduce inevitabilmente alla legge del più forte, al diritto come forma di imposizione coercitiva dei propri valori sulle vite degli altri. Che questa sia la convinzione di chi, come Cesare Battisti, ha impunemente posto fine a quattro vite umane e dilaniato di dolore altrettante famiglie sta bene: non occorre aspettarsi nulla di meglio da un individuo che per difendere un’ideologia di morte è arrivato a tanto. Tuttavia, che una concezione così barbara e misera dell’Uomo e dei valori che governano la società sia stata espressa da Lula, presidente del Brasile che ha per primo negato all’Italia l’estradizione dell’ex capo dei Proletari Armati per il Comunismo e che questa venga condivisa da quella stessa Corte Suprema  che per prima aveva autorizzato l’estradizione, è semplicemente intollerabile.

Il collateralismo politico che ha determinato la scarcerazione di Cesare Battisti ha poco o niente a che fare con i principi e le regole del diritto internazionale, che in base a un trattato vigente tra Italia e Brasile imporrebbero a quest’ultimo paese di estradare l’ex terrorista rosso. Non vi è giustizia né uguaglianza ove, tra centinaia di ergastolani, viene di fatto concessa la grazia soltanto a uno di essi in base a un principio che dovrebbe rimanere totalmente alieno alla formulazione di una sentenza: l’ideologia.