Il No di Fini ai referendum sull’acqua qualifica l’opposizione di FLI

di CARMELO PALMA e PIERCAMILLO FALASCA – Non siamo così ingenui o megalomani da pensare che – post hoc ergo propter hoc – sia stato l’appello che abbiamo ieri promosso a propiziare, poche ore dopo, la presa di posizione di Gianfranco Fini sui referendum relativi alla gestione dei servizi idrici.

Il suo No non smentisce l’indicazione per la libertà di voto, adottata “formalmente” dall’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà e fatta peraltro propria da tutti i partiti che approvarono il “decreto Ronchi” (PdL compreso), ma sgombra almeno il campo dall’equivoco – ben più sostanziale – circa l’equidistanza del Presidente della Camera.

In un partito che, come tutti quelli del centrodestra, ha preferito non prendere posizione – perché le differenze non divenissero divisioni e le discussioni aperte ostilità – Fini ne ha invece presa una, piuttosto che nessuna. Giusta, peraltro, se ci è consentito.

Visto che certe differenze non si contano, ma si pesano, siamo contenti che questo sia avvenuto. Il No di Fini non delegittima la posizione di quanti, all’opposto, dell’acqua pubblica e della relativa retorica hanno finito per ubriacarsi. Ma rilegittima l’idea che FLI non sia solo uno dei tanti partiti dell’opposizione anti-berlusconiana, per cui a contare è l’intensità dell’antiberlusconismo e non la qualità dell’opposizione.

Ovviamente, Fini potrà essere accusato di segreta intelligenza col nemico “statalista” per la sua renitenza alla leva astensionista e per la dichiarata indisponibilità a “boicottare” la consultazione referendaria, sommando al non voto dei disinteressati quello degli opportunisti e rendendo illusionisticamente le minoranze maggioranze (e viceversa). Il referendum, in Italia, è purtroppo diventato un “gioco” in cui è considerato legittimo fottere chi non si riesce a battere. Che Fini non giochi così è la seconda buona notizia della giornata, forse perfino la migliore.

Per come si è sviluppata la campagna referendaria, di fatto boicottata legalmente e illegalmente dalla maggioranza di governo e inquinata dalla disinformatia dei promotori del referendum, non abbiamo molti dubbi sull’esito della consultazione. I sì vinceranno di gran misura, ma la nostra attenzione cadrà su quei pochi – anzi tantissimi – elettori che avranno votato No: non si saranno “bevuti” le fandonie di chi ha grida contro la “privatizzazione dell’acqua”, avranno scelto di partecipare al voto per testimoniare civilmente la loro posizione, avranno nei fatti espresso una preferenza per una politica che torni a parlare pragmaticamente di liberalizzazioni, di trasparenza, di investimenti, di qualità dei servizi pubblici e di responsabilità gestionale. Musica per le nostre orecchie.


Autore: Carmelo Palma e Piercamillo Falasca

Carmelo Palma - 42 anni, torinese, pubblicista. E' stato dirigente politico radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Tra i fondatori dei Riformatori Liberali. Direttore dell’Associazione Libertiamo. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Piercamillo Falasca - Nato a Sarno nel 1980, laureato in Economia alla Bocconi, è fellow dell’Istituto Bruno Leoni, per il quale si occupa di fisco, politiche di apertura del mercato e di Mezzogiorno. È stato tra gli ideatori di Epistemes.org. E’ vicepresidente dell’associazione Libertiamo.

11 Responses to “Il No di Fini ai referendum sull’acqua qualifica l’opposizione di FLI”

  1. Salvio Di Maio scrive:

    Orgoglioso di andare a votare e di votare NO

  2. Vero, bella posizione di Fini….. finalmente!

  3. antonio scrive:

    Gianfranco è con noi!

  4. Francesca scrive:

    Sono felice della posizione presa dal Presidente Fini, ma prima di entusiasmarmi, come già fatto alla nascita di Fli, vorrei sapere se è davvero necessario attendere il prossimo settembre, per un’altra Mirabello. Serve imemdiatezza della risposta politica, serve condivisione non frammentazione, serve un programma di governo di Fli. Non serve andare al traino di altri, eterni secondi e con appetiti strani per il potere. Vorrei sapere se Fini ha un Suo progetto, vorrei sapere quale è il progetto.
    Cordialità

  5. lorenzo scrive:

    musica anche per le mie di orecchie!

  6. Mario Carboni scrive:

    Finalmente una posizione chiara e coerente. FLI ha un futuro solamente se diventerà realmente un “partito” liberale, moderno, europeo ed occuperà quello spazio politico attualmente assolutamente vuoto. Sono molto legato al PLI, che però è troppo piccolo e “clandestino”; una formazione politica realmente moderna e liberale avrebbe ottime possibilità di crescere e di impedire il processo di imbarbarimento ed impoverimento che caratterizza l’attuale situazione politica italiana. La posizione sui referendum è un significativo segnale. Speriamo bene.

  7. ivan scrive:

    Io non sono convinto che il no sia una scelta liberale.

    Ma apprezzo lo sforzo di fini della scelta ritenuta liberale e la direzione di fini

    qualcuno mi convinca che il monopolio privato e liberale e votero no anch io. Altrimenti votero si

  8. ciao ivan, qst e’ una liberalizzazione…con qst decreto si mette fine ai monopoli….ora servira’ una gara d’appalto, invece che l’affidamento diretto (magari l’affidamento va quasi sempre all’azienda del fratello del sindaco, mentre ora ci deve essere una gara pubblica trasparente, attraverso cui la gestione viene affidata solo alle imprese che garantiscono gli standard richiesti dalla gara)

  9. Gaspare scrive:

    Io voto SI e pretendo che sia il pubblico a funzionare, altrimenti cosa ci sta a fare? l’acqua è un bene di tutti ricchi e poveri, non trovo necessario l’intervento speculativo del privato.

  10. step scrive:

    Finalmente dal vertice di FLI una “cosa” di destra liberale. Poco importa se qualcuno potrebbe parlare di indiretta alleanza con chi vota SI, per il problema del quorum. In questa situazione di spaesamento ideologico di FLI l’importante è dare un certo messaggio. E il messaggio di Fini è stato chiaro e va nella direzione delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. D’altronde FLI è una partito nato con questo intendimento, quello cioè di occupare lo spazio di una destra liberale, attualmente vuoto.

    Sono convinto che quando Fini ritornerà alla guida diretta del partito tante ambiguità si dissolveranno. Infatti, per quanto un partito possa contenere svariate ideologie di riferimento, c’è un limite: non si può dire tutto e il contrario di tutto! (Penso alle idee in economia di Della Vedova e a quelle di Granata e Perina). I partiti statalisti e assistenzialisti non mancano: chi ha queste idee può benissimo militare in tali partiti.

  11. Giovanni scrive:

    Dopo questa affermazione di Fini non voterò più FLI

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