– Il 12 e 13 giugno gli italiani saranno chiamati al voto su quattro referendum.

Sul nucleare e sul legittimo impedimento, di fatto non esiste più la materia del contendere. Ci si pronuncerà, in un caso e nell’altro, su di un oggetto diverso da quello inizialmente proposto. Il contenuto del referendum sul nucleare è stato integralmente recepito dalla Legge 75/2011. Il principio del legittimo impedimento è stato già sostanzialmente “emendato” da parte della Corte Costituzionale, superando l’automatismo del rinvio dell’udienza e restituendo al giudice il potere di valutare la fondatezza della richiesta dell’imputato.

I due referendum relativi alla gestione dei servizi idrici vertono invece non solo su norme vigenti, ma politicamente sensibili e dibattute. C’è materia del contendere e c’è ragione di partecipare alla contesa con una posizione chiara e non elusiva.

L’attuale governo verrà ricordato – tra l’altro – per avere tradito l’impegno a riformare la “macchina pubblica”, a ridimensionarne il peso fiscale e a limitarne l’influenza economica. La liberalizzazione dei servizi pubblici locali – approvata anche grazie ai voti dei parlamentari che oggi aderiscono a Futuro e Libertà, arginando le pressioni neo-stataliste della Lega – costituisce una positiva eccezione alla regola dell’immobilismo e un meritevole tentativo di risolvere quel sostanziale “conflitto di interesse” che grava in capo alle amministrazioni locali.

Prevedendo la gara pubblica come criterio primario per l’affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti, del trasporto locale e del servizio idrico, il decreto Ronchi ha avviato un percorso positivo verso il ridimensionamento del “capitalismo municipale” (auspicato anche da Gianfranco Fini nella “famosa” direzione nazionale del 22 aprile 2010) e dei fenomeni deteriori che l’hanno accompagnato: le nomine partitiche nei CdA e le assunzioni clientelari, una gestione amministrativa poco orientata all’utente, gli scarsi investimenti nelle reti e negli impianti. Gare pubbliche aperte e trasparenti per l’affidamento della gestione, soggetto al controllo della giustizia amministrativa e contabile, sono la migliore garanzia possibile per gli utenti.

Non c’è nessuna “privatizzazione dell’acqua”: i promotori dei referendum sono responsabili di una facile e per questo ancor più censurabile campagna di disinformazione. La proprietà e il controllo delle risorse idriche restano in mano pubblica, mentre le nuove regole sull’affidamento della gestione possono favorire gli investimenti nel settore: la rete idrica italiana è in cattive condizioni, più di un terzo dell’acqua viene sprecata e difficilmente i bilanci pubblici potranno sostenere i circa 60 miliardi di euro necessari per la manutenzione e per ammodernare i sistemi di captazione, depurazione e riuso delle acque reflue (anche per evitare che il sistema industriale italiano – unico in Europa – continui a usare acqua potabile per le sue esigenze).

La nuova disciplina non è sufficiente, ovviamente: nei servizi idrici, c’è bisogno di una regolazione indipendente, che fissi gli standard per le tariffe e la qualità del servizio; più in generale, il peso ancora elevato degli enti pubblici nel capitale delle società di gestione rende poco contendibili le gare pubbliche per l’affidamento dei servizi. C’è da fare un passo in avanti, insomma, mentre la vittoria dei “sì” al referendum abrogativo rappresenterebbe un passo indietro.

Le considerazioni di quanti vorrebbero per legge abolire i profitti che i gestori privati realizzerebbero sono ideologiche e anacronistiche: anche gli enti pubblici, se chiamati a realizzare direttamente investimenti, dovrebbero remunerare il capitale preso a prestito (dalla Cassa Depositi e Prestiti, dalle banche private e da obbligazioni pubbliche); la prospettiva dell’utile, soggetta comunque a un tetto fissato dal controllore pubblico, è la leva necessaria per favorire gli investimenti nel settore e il miglioramento della qualità del servizio.

L’acqua costa, anche quando il suo prezzo è nascosto da tariffe “politiche” e coperto in forma indiretta, meno trasparente e meno efficiente, con un aggravio della pressione fiscale, che fa pagare di più chi consuma di meno, favorisce lo spreco e disincentiva il risparmio.

Queste sono in sintesi le ragioni per le quali i sottoscrittori di questo appello invitano gli iscritti a Futuro e Libertà a votare NO ai quesiti referendari “sull’acqua pubblica”. Condividiamo la scelta dell’Assemblea nazionale del partito di promuovere la partecipazione al voto, evitando di usare la strategia astensionistica in modo strumentale, per consentire alle minoranze di diventare maggioranze, sommando l’astensionismo “passivo” a quello “attivo”, quello disinteressato a quello opportunistico.

Al di là dell’orientamento assunto sul legittimo impedimento e sul nucleare, ci aspettiamo che una forza politica autenticamente riformatrice e liberale si opponga alla liquidazione ideologica e alla strumentalizzazione politica di un tema – la liberalizzazione dei servizi pubblici – cui si lega qualunque strategia di reale modernizzazione politica ed economica del Paese. A maggior ragione se il PdL ha scelto colpevolmente di non difendere una norma che aveva approvato e il Partito democratico di cavalcare la demagogia, entrambi rinnegando quei processi di liberalizzazione di cui pure si erano fatti promotori.

Piercamillo Falasca, giornalista economico, vicepresidente dell’Associazione Libertiamo, responsabile Liberalizzazioni e concorrenza di FLI

Guido Baldrati, commercialista, coordinatore provinciale di FLI a Ravenna

Claudia Biancotti, economista, componente dell’Assemblea Nazionale di FLI

Antonio Bova, insegnante, componente dell’Assemblea Nazionale di FLi

Ugo Maria Chirico, avvocato, coordinatore cittadino di FLI a Napoli

Mario Ciampi, docente universitario, Segretario generale Fondazione Fare Futuro, componente della Segreteria Politica di FLI

Pierfrancesco Dauri, medico, componente della Segreteria Politica di FLI

Federico Eichberg, dirigente pubblico, componente della Segreteria Politica di FLI

Marco Marazza, giuslavorista, docente universitario, componente della Segreteria Politica di FLI

Domenico Naso, giornalista, direttore di FareItaliaMag

Carmelo Palma, giornalista, direttore di Libertiamo.it, componente della Segreteria Politica di FLI

Amedeo Panci, economista, Direttore Centro Studi Economia Reale

Fabrizio Penna, Presidente di Area Nazionale, componente della Segreteria Politica di FLI

Enzo Raisi, imprenditore, deputato di FLI

Gianluca Sadun Bordoni, politologo, docente universitario, componente della Segreteria Politica di FLI

Maria Beatrice Scibetta, studentessa, Comitato Promotore di Generazione Futuro

Francesca Scopelliti, giornalista, componente della Segreteria Politica di FLI

Lucio Scudiero, redattore Libertiamo.it, componente dell’Assemblea Nazionale di FLI

Daniele Toto, imprenditore, deputato di FLI