Appello a FLI: due NO ai referendum sull’acqua

– Il 12 e 13 giugno gli italiani saranno chiamati al voto su quattro referendum.

Sul nucleare e sul legittimo impedimento, di fatto non esiste più la materia del contendere. Ci si pronuncerà, in un caso e nell’altro, su di un oggetto diverso da quello inizialmente proposto. Il contenuto del referendum sul nucleare è stato integralmente recepito dalla Legge 75/2011. Il principio del legittimo impedimento è stato già sostanzialmente “emendato” da parte della Corte Costituzionale, superando l’automatismo del rinvio dell’udienza e restituendo al giudice il potere di valutare la fondatezza della richiesta dell’imputato.

I due referendum relativi alla gestione dei servizi idrici vertono invece non solo su norme vigenti, ma politicamente sensibili e dibattute. C’è materia del contendere e c’è ragione di partecipare alla contesa con una posizione chiara e non elusiva.

L’attuale governo verrà ricordato – tra l’altro – per avere tradito l’impegno a riformare la “macchina pubblica”, a ridimensionarne il peso fiscale e a limitarne l’influenza economica. La liberalizzazione dei servizi pubblici locali – approvata anche grazie ai voti dei parlamentari che oggi aderiscono a Futuro e Libertà, arginando le pressioni neo-stataliste della Lega – costituisce una positiva eccezione alla regola dell’immobilismo e un meritevole tentativo di risolvere quel sostanziale “conflitto di interesse” che grava in capo alle amministrazioni locali.

Prevedendo la gara pubblica come criterio primario per l’affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti, del trasporto locale e del servizio idrico, il decreto Ronchi ha avviato un percorso positivo verso il ridimensionamento del “capitalismo municipale” (auspicato anche da Gianfranco Fini nella “famosa” direzione nazionale del 22 aprile 2010) e dei fenomeni deteriori che l’hanno accompagnato: le nomine partitiche nei CdA e le assunzioni clientelari, una gestione amministrativa poco orientata all’utente, gli scarsi investimenti nelle reti e negli impianti. Gare pubbliche aperte e trasparenti per l’affidamento della gestione, soggetto al controllo della giustizia amministrativa e contabile, sono la migliore garanzia possibile per gli utenti.

Non c’è nessuna “privatizzazione dell’acqua”: i promotori dei referendum sono responsabili di una facile e per questo ancor più censurabile campagna di disinformazione. La proprietà e il controllo delle risorse idriche restano in mano pubblica, mentre le nuove regole sull’affidamento della gestione possono favorire gli investimenti nel settore: la rete idrica italiana è in cattive condizioni, più di un terzo dell’acqua viene sprecata e difficilmente i bilanci pubblici potranno sostenere i circa 60 miliardi di euro necessari per la manutenzione e per ammodernare i sistemi di captazione, depurazione e riuso delle acque reflue (anche per evitare che il sistema industriale italiano – unico in Europa – continui a usare acqua potabile per le sue esigenze).

La nuova disciplina non è sufficiente, ovviamente: nei servizi idrici, c’è bisogno di una regolazione indipendente, che fissi gli standard per le tariffe e la qualità del servizio; più in generale, il peso ancora elevato degli enti pubblici nel capitale delle società di gestione rende poco contendibili le gare pubbliche per l’affidamento dei servizi. C’è da fare un passo in avanti, insomma, mentre la vittoria dei “sì” al referendum abrogativo rappresenterebbe un passo indietro.

Le considerazioni di quanti vorrebbero per legge abolire i profitti che i gestori privati realizzerebbero sono ideologiche e anacronistiche: anche gli enti pubblici, se chiamati a realizzare direttamente investimenti, dovrebbero remunerare il capitale preso a prestito (dalla Cassa Depositi e Prestiti, dalle banche private e da obbligazioni pubbliche); la prospettiva dell’utile, soggetta comunque a un tetto fissato dal controllore pubblico, è la leva necessaria per favorire gli investimenti nel settore e il miglioramento della qualità del servizio.

L’acqua costa, anche quando il suo prezzo è nascosto da tariffe “politiche” e coperto in forma indiretta, meno trasparente e meno efficiente, con un aggravio della pressione fiscale, che fa pagare di più chi consuma di meno, favorisce lo spreco e disincentiva il risparmio.

Queste sono in sintesi le ragioni per le quali i sottoscrittori di questo appello invitano gli iscritti a Futuro e Libertà a votare NO ai quesiti referendari “sull’acqua pubblica”. Condividiamo la scelta dell’Assemblea nazionale del partito di promuovere la partecipazione al voto, evitando di usare la strategia astensionistica in modo strumentale, per consentire alle minoranze di diventare maggioranze, sommando l’astensionismo “passivo” a quello “attivo”, quello disinteressato a quello opportunistico.

Al di là dell’orientamento assunto sul legittimo impedimento e sul nucleare, ci aspettiamo che una forza politica autenticamente riformatrice e liberale si opponga alla liquidazione ideologica e alla strumentalizzazione politica di un tema – la liberalizzazione dei servizi pubblici – cui si lega qualunque strategia di reale modernizzazione politica ed economica del Paese. A maggior ragione se il PdL ha scelto colpevolmente di non difendere una norma che aveva approvato e il Partito democratico di cavalcare la demagogia, entrambi rinnegando quei processi di liberalizzazione di cui pure si erano fatti promotori.

Piercamillo Falasca, giornalista economico, vicepresidente dell’Associazione Libertiamo, responsabile Liberalizzazioni e concorrenza di FLI

Guido Baldrati, commercialista, coordinatore provinciale di FLI a Ravenna

Claudia Biancotti, economista, componente dell’Assemblea Nazionale di FLI

Antonio Bova, insegnante, componente dell’Assemblea Nazionale di FLi

Ugo Maria Chirico, avvocato, coordinatore cittadino di FLI a Napoli

Mario Ciampi, docente universitario, Segretario generale Fondazione Fare Futuro, componente della Segreteria Politica di FLI

Pierfrancesco Dauri, medico, componente della Segreteria Politica di FLI

Federico Eichberg, dirigente pubblico, componente della Segreteria Politica di FLI

Marco Marazza, giuslavorista, docente universitario, componente della Segreteria Politica di FLI

Domenico Naso, giornalista, direttore di FareItaliaMag

Carmelo Palma, giornalista, direttore di Libertiamo.it, componente della Segreteria Politica di FLI

Amedeo Panci, economista, Direttore Centro Studi Economia Reale

Fabrizio Penna, Presidente di Area Nazionale, componente della Segreteria Politica di FLI

Enzo Raisi, imprenditore, deputato di FLI

Gianluca Sadun Bordoni, politologo, docente universitario, componente della Segreteria Politica di FLI

Maria Beatrice Scibetta, studentessa, Comitato Promotore di Generazione Futuro

Francesca Scopelliti, giornalista, componente della Segreteria Politica di FLI

Lucio Scudiero, redattore Libertiamo.it, componente dell’Assemblea Nazionale di FLI

Daniele Toto, imprenditore, deputato di FLI


54 Responses to “Appello a FLI: due NO ai referendum sull’acqua”

  1. ecco un po’ di buon senso e responsabilità

  2. Finalmente!

    Sottoscrivo!

  3. Federico Mozzi scrive:

    Sottoscrivo.

  4. creonte scrive:

    mah!

    non credo all’attività privata in un ambito così oligopolistico e dalla domanda rigida.

    persino in ambiti con maggior utilità dell’attività imprenditoriale vediamo andamenti non incoraggianti (es. assicurazioni auto)

    il privato va bene solo se il consumatore ha vera scelta, compresa quella di non scegliere.

    per non parlare del fatto che siamo un paese che voleva dare concessioni di 90 anni ai bagnini

  5. Pietro M. scrive:

    Sottoscrivo l’appello per il non voto strategico, che equivale al No ma non rischia di contribuire a fare trionfare il Sì la cui campagna si basa su menzogne degne della Pravda.

  6. marco taradash scrive:

    Ottimi gli argomenti, e notevole la dissociazione dall’orientamento di FLI. Ma il voto no è come lo sparo della contraerea che illumina l’obiettivo per i Fokker del Barone Rosso. Snoopy ed io, col nostro Sopwith Camel, ci dirigiamo al largo.

  7. Samuele Larzeni scrive:

    Competizione per l’efficienza e controllo per la qualità del servizio, affiancate dalla stabilità delle regole. Forse si può migliorare, ma senza la legge mi sembra si faccia un passo indietro. E poi, una forza meritocratica può rinunciare al concetto che le imprese si confrontino in gara?

  8. lorenzo ruffatti scrive:

    sottoscrivo l’appello!
    coordinatore provinciale di FLI a Sondrio

  9. Piercamillo Falasca scrive:

    @Marco Taradash: la strategia astensionista non ci piace (pensavo nemmeno a te…). Il voto non è obbligatorio, ma l’invito al non voto è proprio antipatico… PS Come stai? :-)

  10. Lorenzo Ruffatti scrive:

    Sottoscrivo!
    Coordinatore provinciale FLI Sondrio

  11. antonio scrive:

    Io voterò 2 NO all’acqua convintissimo, a patto che ci sia un controllo SERRATO della regolarità delle gara pubblica!

  12. Andrea Ciampi scrive:

    Non sono d’accordo con coloro che sostengono le ragioni dell’astensionismo. In primo luogo perchè votare è un dovere civico. In secondo luogo perchè la vittoria del NO è più incisiva del non raggiungimento del quorum. In terzo luogo, il più importante, perchè sono pronto a scommettere che il quorum verrà raggiunto e dispiacerebbe vedere vincere il SI solo perchè chi era per il NO se ne è stato a casa.
    Sottoscrivo pertanto l’appello in pieno.

  13. Ivan scrive:

    4 si.

    Da liberista non mi piace il monopolio privato o pubblico.

    Ci stiamo mettendo nelle mani del gatto e la volpe senza liberta si scelta in libera concorrenza

  14. step scrive:

    Saluto Marco Taradash (io sono livornese…). Se ha voglia, Marco potrebbe gentilmente dirmi quali sono i suoi progetti e cosa pensa del futuro del PDL, magari potrebbe esplicitare un pronostico circa il “grado” di libertarismo futuro sia del PDL e sia del FLI (in pratica, chi secondo lui risulterà un po’ meno “sgradevole” tra i due partiti in questo senso…). Comunque lo saluto ancora e lo ringrazio per quello che ha fatto qui a Livorno.

    Mi scuso con gli altri utenti per lo sfacciato OT. :-)

  15. Andrea Grasso scrive:

    SOTTOSCRIVO

    Andrea Grasso studente liceale(maturando),Coordinatore Circolo “Generazione Futuro Genova-La Superba”-Responsabile cittadino Generazione Futuro Genova

  16. step scrive:

    Dimenticavo. Per quanto riguarda i referendum non ho ancora deciso. Orientativamente sarei per recarmi alle urne a votare i due NO sull’acqua, e sarei anche per rifiutare la scheda riguardante il nucleare e quella sul legittimo impedimento. Vedrò nei prossimi giorni.

  17. ivan scrive:

    Da passaparola di travaglio…

    Con l attuale legge sull acqua non ci sono obblighi da parte del gestore su interventi alla rete per migliorarla e ridurre le perdite.
    Non e possibile bocciarla e farne un altra che tenga conto di questi rilievi?

    Chi controlla sugli aumenti di prezzo indiscriminati? Non ci sono limiti agli aumenti di prezzo?

  18. TUNGSTENO (Circolo Cavour-FLI Torino) scrive:

    Sui referendum il Cavour si schiera: tre NO e un SI

    In assenza di indicazioni dai “vertici” e in un contesto di libertà di voto (o confusione che dir si voglia… e nonostante iniziative tardive e non perfettamente organizzate), gli iscritti al circolo hanno condotto un serrato confronto interno. Dopo due dibattutissime assembleee sui temi referendari (e prima ancora sulla opportunità di accettare alcune schede e rifutarne altre) e dopo la dirimente votazione finale di ieri 7 giugno 2011, gli iscritti hanno stabilito la linea del Circolo:

    1 – è doveroso andare a votare e votare su tutti i temi referendari (non solo perchè il voto è diritto/dovere civico, ma anche perchè è altamente probabile il raggiungimento del quorum anche a prescindere dagli astensionisti del NO: in tal caso è fondamentale che le posizioni del NO abbiano sostanza misurabile in termini di risultato referendario);

    2 – è civile adeguarsi all’esito del voto anche qualora fosse sfavorevole alla scelta indicata;

    3 – è conforme alle posizioni da sempre assunte dal Circolo nel solco del progetto politico di una nuova Destra, votare tre NO e un SI

    NO all’abrogazione dell’art.23 bis

    NO all’abrogazione del principio di remunerabilità degli investimenti privati nel settore idrico

    NO all’abrogazione del piano di riavvio del nucleare

    SI all’abrogazione del legittimo impedimento.

    Buon voto, qualunque opinione abbiate e con l’auspicio che, in ogni caso, il dibattito e il confronto culturale sui temi proposti continui.

    [approfondimenti sul FORUM di http://www.flitorino.it]

  19. puzzailsignorvincenzo scrive:

    Si vota, perchè votare è un diritto e dovere morale. Il professore esimio Vincenzo Puzza voterà no, ma questa è solo la sua posizione personale.

  20. Cristian Cattalini scrive:

    Sottoscrivo: 2 NO
    Iscritto FLI

  21. ivan scrive:

    Votero 4 si

    qualcuno mi convinca perche il monopolio privato e liberale e cambio idea.

    Alla non segue la liberalizzazione e la libera scelta degli utentim dove e la concorrenza?

    Rimango aperto a cambi di voto se mi convincete che e liberale il no

  22. esattamente Ivan ! E’ da veri liberali/liberisti fare impresa usando infratrutture create con soldi pubblici e senza alcun rischio di impresa.

  23. Piercamillo Falasca scrive:

    Cari Ivan e Cascone, meglio di Stagnaro non saprei rispondervi:

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/9125

    Per la questione “monopolio”, vi consiglirei – quando parlate di economia – di non fermarvi al modellino della concorrenza perfetta del primo capitolo dei manuali di microeconomia.

    Posto che in futuro potremmo porci il problema delle interconnessioni tra acquedotti e iniziare a ragione con criteri tipo “ultimo metro” (cioè affidare al gestore l’erogazione in sé all’utente, non la distribuzione), oggi abbiamo monopoli tecnici delle reti. Ma il monopolio non è un mostro o un fallimento del mercato, è una condizione con cui si può tranquillamente convivere. In termini dinamici, la gara pubblica tiene aperte le condizioni di contendibilità del monopolio nel tempo, da un affidamento all’altro. In termini statici, un buon regolatore centrale (che vigili sulle politiche tariffarie e sugli standard di fruizione del servizio) può ridurre il rischio di comportamenti scorretti del monopolista privato. Quello pubblico, invece, controlla se stesso: come dimostrano gli ultimi decenni della storia idrica italiana, finisce per investire poco, innovare ancora meno, distribuire posti pubblici e non pensare al bene dell’utente.

  24. Luigi Di Liberto scrive:

    Non ho ancora deciso come votare a questi quesiti, non sono pregiudizialmente contro le privatizzazioni dei servizi pubblici e so che possono portare notevoli benefici, penso comunque che questa legge poteva essere fatta meglio, come anche Pier Camillo lascia intendere, e che forse sarebbe meglio abolirla per farne una migliore. D’altronde anche senza questa legge la gestione dell’acqua può essere affidata al privato anche in toto, come hanno fatto in alcuni Comuni, ma il motivo che più mi lascia perplesso è il fatto che ci sia una obbligatorietà stringente entro una certa data poco lontana che limita la possibilità di avere la migliore offerta possibile. Il monopolio non mi pare che sia una posizione liberale per cui non capisco la necessità di sostenere questa legge se non per il fatto che sia stata dagli esponenti del FLI a suo tempo proposta e votata.

    Comunque le informazioni sono troppo carenti, io ancora non ho capito se i soldi che metterebbero i privati saranno obbligatoriamente investiti per garantire l’efficienza dei servizi o restano soldi di cui i Comuni ne faranno quello che vogliono, per questo motivo è molto probabile che annullerò le 2 schede denunciando la carenza informativa.

  25. ivan scrive:

    Piercamillo Falasca scrive:
    ti ringrazio per la risposta non fatta di slogan ma continuo a diffidare dei monopoli privati per i seguenti motivi:

    -le bollette non si abbasseranno, ma anzi forse aumenteranno
    -le infrastrutture non miglioreranno (la legge non prevede obblighi in tal senso verso i distributori)
    -la libertà di scelta degli utenti (il fine del libero mercato) nonavrà giovamenti

    Queste sono gli argomenti su cui posso cambiare idea, non mi convincerà il manuale di micro economia (neanche dell’ultimo capitolo)

    Ci sono dei casi reali in cui si sono ridotte le bollette e la libertà di scelta è aumentata?

    Concordo sul fatto che la gestione pubblica non è efficiente, ma la gestione privata delle costruzioni (vedi L’Aquila) attira molti speculatori, malavita organizzata, p2 p3 p4, etc.

    Se vogliamo veramente privatizzare l’acqua, dobbiamo inserire + controlli e obblighi certi gia in fase iniziale

    RIMANGO SEMPRE IN ATTESA DI FATTI CHE MI FACCIANO CAMBIARE IDEA (non è una provocazione)
    Mancano i controlli del pubblico sul privato

  26. Andre scrive:

    Ma se l’astensione è frutto di una scelta consapevole non vedo perchè sia strumentale. Sarei d’accordo con voi se la lotta fosse alla pari tra SI e No, ma così non è. Votando si farà vincere il SI in questo caso, ed è una cosa che già si sa con certezza. Se si cambiassero le modalità (es. quorum al 25%) allora la vostra sarebbe una posizione sacrosanta, ma in questo caso è solo una “questione d’onore” poco concreta.

  27. Rorschach scrive:

    Ancora non riesco a capire un punto fondamentale: per quale motivo il concetto che i referendum siano uno strumento di democrazia dovrebbe portarci alle urne rischiando di far vincere un argomento illiberale. Cioé, una sorta di devozione verso il metodo vale piú del merito della proposta? O in altre parole: la democrazia vale piú della libertá?

    Inoltre, per rispondere ad Ivan, secondo me il monopolio privato é comunque sempre preferibile a quello pubblico, per vari motivi:

    1) Il monopolista privato non ha soldi infiniti che sottrae ai contribuenti, ma deve comunque fare i conti con la realtá. Quello pubblico no.

    2) Se al contrario ha amici in politica che sganciano soldi pubblici, allora in sostanza é indistinguibile da quello pubblico, a parte il fatto che il processo di finanziamento é sicuramente piú evidente che se fosse fatto dallo stato a sé stesso.

  28. creonte scrive:

    se un referendum è risultato amissibile dalla corte costituzionale, allora non può essere illiberale.

    viceversa, mi mancava il panegirico sul monopolio privato.

    il liberalismo è bello nei casi in cui sia l’imprenditore che il consumatore hanno vera libertà, compresa quello di non fare attività impreditoriale che quella di consumare.

    quando uno stato obbliga (vedi clinton con i mutui bancari) vengono fuori disastri. Come bisogna stare attenti a dare obblighi all’imprenditore, così vale per gli obblighi al consumatore. Sono ambiti in cui lo stato deve fare legislazioni ben precise e avere una giustizia precisa e tempestiva.

    Entrabe le cose non sono al grado sufficiente.

  29. ivan scrive:

    @Rorschach
    troppa accademia.

    i nodi sono questi 3:

    1 le bollette non si abbasseranno, ma anzi forse aumenteranno
    2 le infrastrutture non miglioreranno (la legge non prevede obblighi in tal senso verso i distributori)
    3 la libertà di scelta degli utenti (il fine del libero mercato) non avrà giovamenti

    cambio idea se almeno ai primi 2 riesco ad avere delle spiegazioni che non si realizzaranno (visto che per la terza, anche con il monopolio pubblico non c’è scelta)

  30. ivan scrive:

    faccio un po di accademia anche io… la domanda del consumatore per il bene acqua e rigidissima. se il monopolista centuplica il prezzo tutti lo paghiamo. chi controlla?

  31. ~jm scrive:

    Ritengo che con queste regole la soluzione migliore per far fallire questi referendum demagogici sia il boicottaggio. La sinistra non raggiungerà il quorum nemmeno se riuscisse a mobilitare tutti i suoi elettori.

    Con regole diverse, se mai ci saranno, si vedrà.

  32. giuseppe naimo scrive:

    Condivido l’appello al voto, ed anche l’indicazione. Trovo, invece, errata la considerazione di “cessata materia del contendere” sul nucleare: sintetizzando, basta leggere la sentenza 174/11 della Consulta, per rendersene conto.

  33. Rorschach scrive:

    “se un referendum è risultato amissibile dalla corte costituzionale, allora non può essere illiberale”.

    Perché, la corte costituzionale chi sarebbe, fammi capire, Dio?
    A leggere la Costituzione italiana il nostro Paese appare fondato su una merce, il lavoro… e se il buon giorno si vede dal mattino figuriamoci quale puó essere il valore della carta costituzionale e dei suoi protettori nel determinare il tasso di liberalismo in un referendum o in qualunque altra questione della realtá italiana.

    Concordo al contrario sulla questione monopolio privato. Hai ragione, ma credo il principio si applichi solo in caso si debba decidere tra libero mercato e monopolio privato. Qui tocca decidere tra monopolio pubblico e rischio di monopolio privato, non mi pare purtroppo ci sia la terza scelta.

  34. Luigi Di Liberto scrive:

    Potresti elencare le motivazioni per cui è meglio un monopolio privato che uno pubblico?

  35. mick scrive:

    Benchè la norma non mi piaccia poi un granchè voterò un NO sul primo quesito sull’acqua ed un SI sul secondo nel quale, a parte giri di parole più o meno efficaci, di fatto si riconosce un rendimento fisso e garantito del capitale investito.
    Ci vuole tanto a bandire gare in cui si stabilisca un “capitolato” e si valutino le offerte?

  36. Giacomo scrive:

    Buongiorno, non conosco bene la legge Ronchi e non sono un esperto amministrativista, ma provo a dare le mie interpretazioni alle questioni sollevate:
    1) le bollette non si abbasseranno, ma anzi forse aumenteranno: giusto. Ma aumenteranno anche se si rimane in ambito pubblico o aumentano le tasse. Non credo ai tagli di spesa da parte degli enti locali utilizzati per ammodernare la rete idrica. Quindi tanto vale che i soldi vengano investiti da privati e siano remunerati secondo tariffe controllate da una autorità nazionale.
    2)le infrastrutture non miglioreranno (la legge non prevede obblighi in tal senso verso i distributori): forse potrebbero prevederlo i bandi di gara, anzi le pubbliche amministrazioni in ambito locale hanno maggiore conoscenza di quali sono le aree in cui sono necessari gli investimenti.
    3)la libertà di scelta degli utenti (il fine del libero mercato) non avrà giovamenti: come giustamente sottolineato, che sia pubblico o privato, siamo sempre in un mercato a domanda rigida e gestito in monopolio. Solo che con la gara è un monopolio a tempo.
    Secondo me se passa il principio che la distribuzione dell’acqua non è privatizzabile, diviene impossibile poi privatizzare, pur con una corretta regolamentazione e una autorità indipendente che verifichi. Se invece si mantiene questa possibilità, si potrà poi intervenire sulla Legge laddove fosse carente e migliorarla.
    Sarà un nuovo mercato da mungere con richieste di tangenti e favori? Probabilmente si, ma siamo sicuri che le tangenti e i favori non corrano ugualmente con le aziende pubbliche a partire dalla assegnazione di poltrone.
    Grazie

  37. Luigi Di Liberto scrive:

    1) Senza forse, le bollette aumenteranno certamente anche nei posti oùve ora il servizio funziona bene come per esempio dove io risiedo. La questione è che (mi pare) questa legge non prevede nessuna autorità di controllo, anche se poi queste Autorità di controllo sono sempre tutte lottizzate in modo spartitocratico e quasi mai funzionano come dovrebbero, l’unica che funziona decentemente, o meno peggio a secondo di chi la presiede, è quella sulla privacy.

    2) Esattamente come dici ma il forse non basta, doveva essere nella legge.

    3) Monopolio a tempo? Se gli vendi la quota del 40% poi la quota e sua per sempre e ne fa quello che vuole come magari poi venderla ad altri.

    Anche per il finanziamento pubblico ai partiti si era abolita la legge e poi hanno fatto un’altra legge che lo ripristinato per cui fare un’altra legge migliore non sarebbe impossibile.

    Non è che per il fatto che le aziende pubbliche siano spartitocratiche ci si deve rassegnare al mercato gestito dalle tangenti ed intrallazzi, si deve rimuovere la politica dall’ingerenza nelle aziende pubbliche.

    Non mi sono state fornite motivazioni convincenti per votare si o non ritirare queste due schede, anzi comincio a pensare che sia meglio azzerare tutto per eventualmente ripartire da capo piuttosto che annullare le schede.

  38. Ivan scrive:

    Azz… Alla fine nn so se sia meglio affidarsi al gatto e la volpe o affidarsi al pubblico, con il rischio che venga interpretato in tutti i settori come un ritorno al pubblico.

    Interpretazioni di questo genere sono deleterie

  39. Che senso ha scrivere con buon senso per poi contribuire insensatamente a far vincere Di Pietro? Che senso hanno queste sensate argomentazioni di dissenso dal referendum se poi si contribuisce a far raggiungere il quorum andando a votare? A votare per far prendere la batosta anche al NO, come il vs? Ma come fate, non siete degli sprovveduti, a non capire che questo referendum è un’operazione di disonestà politica e intellettuale senza precedenti? Quanti di voi hanno nel passato battagliato per i referendum di pannella prima e poi Pannella-Segni? Alzi allora la mano chi ricorda che i referendum miravano a dare spallate al governante di turno e non a fare abrogare esplicite norme? Questa sinistra delirante fa impressione che mi viene da toccare ferro. Nel 2003 (i democratici di sinistra), con tanto di cartellonistica diffusa, sostenevano che è un diritto del cittadino disertare il referendum se ritenuto ingiusto. Ora, come ha fatto recentemente a Ballarò Concita De Gregorio, sostiene che è persino un reato (tocco ferro ed altro) non andare a votare questi referendum. Grillo informa che darà mandato ai suoi legali (mica ad un solo legale) per denunciare chi propaganda il mare al posto del voto. Dio mio cosa dobbiamo sopportare! Questi sono segnali preoccupanti, altro che scherzo! Questi vanno fermati aprendo non solo gli occhi ma soprattutto gli ombrelloni. Il mio blog http://www.maralai.ilcannocchiale.it è stato tra i primi in assoluto a parlare di ombrelloni e di chiappe chiare al sole marino. Ora mi sfogo qui, in questo sito una volta anche “mio” dato un climaccio di paura che s’inizia a respirare. Non scherzo, ragazzi. Qui ho la sensazione di essere meno individuabile. Apriteli tutti gli ombrelloni; Viva il mare! Il referendum è di Di Pietro che vuole l’acclamazione popolare a “lìder maximo” della sinistra ed il primo ad aprire l’ombrellone e non soltanto gli occhi doveva essere Bersani e Non Berlusconi. “Io quello li lo sfascio” lo perseguita da 18 anni ed ora con l’investitura referendaria potrebbe riuscirci dopo aver ingojato nell’imbuto Bersani. Questa è gente capace, in nome della loro onestà, di trasformare giunte comunali in mini procure, con anche colonelli dei carabinieri (viva l’Arma, ho fatto il carabiniere ausiliario al Battaglione Mobile di Milano) e tutti i democratici, voi compresi, zitti e mosca. Gli esponenti nazionali del Pd si attendono la spallata al governo, Rosy Bindi già si orgasma (politicamente parlando), mentre il più furbo di tutti, ossia il Contadino, dice il contrario, perchè sa che indispettendo il centrodestra, rischia il quorum.Poi s’incazzano se SB molti giorni dopo di me che l’ho scritto anche su Il Foglio (solita rubrichetta dei sani di mente) che non andrà a votare. Apriti cielo, apriti ombrellone, aprite migliaia di ombrelloni! Mi chiedo, anzi lo chiedo a voi, perchè io so darmi la risposta da solo: cosa avrebbe fatto ognuno di noi al posto del berlusca? Andare al voto per darsi la spallata, per contribuire a buttarsi in cunetta, per darsi un colpo di bastone in testa, per dire a Di Pietro; tranquillo, mi sfascio da solo! Bravo Berlusconi che ha fatto in tempo ad aprire l’ombrellone. TUTTI AL MARE.
    mario nanni

  40. Luigi Di Liberto scrive:

    I referendum dei Radicali come oggetto per dare spallate ai Governi? Tu sei fuori testa e di politica non capisci veramente nulla!
    Il termine “spallate al governo” è stato coniato dalla minoranza parlamentare durante il governo Prodi e Ronchi era uno degli arieti, quello che è rimasto dell’attuale maggioranza non ha bisogno di spallate, è già da sola allo sfascio sempre più evidente e sinceramente questa sua agonia mi gratifica, dipendesse da me lo farei andare avanti sulla graticola fino alla scadenza della legislatura in modo che possa rosolarsi meglio ed erodere maggiormente di consenso di quelli che ancora stanno sognando.

    Vieni qua a chiedere di non andare a votare per far mancare il quorum solo per non dare soddisfazione a Di Pietro, alla Sinistra e per evitare che, con la sconfitta al referendum, la maggioranza vada da sola a scatafascio perché daranno la colpa a quelli che hanno dichiarato che andranno a votare, come la Mussolini, Polverini, Cota, Cappellaci etc? A parte il fatto che quelli di Libertiamo non vedono l’ora che Berlusconi vada fora dai ball, tu veramente credi che solo per non dare ragione a Di Pietro le persone non vadano a votare su cose che ritengono importanti per la loro vita quotidiana?

    Buon bagno e buona doccia fredda.

  41. Piccolapatria scrive:

    Nel 2006 governava Prodi e chi ha voglia vada a leggersi il Disegno di Legge nr. 772 che porta la firma dei signori ministri:Di Pietro, Amato,Bersani,Lanzillotta,Bonino; titolo: “Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali” e i suddetti lo esibivano come bandiera di “liberalizzazione” e dove, per esempio, si legge:
    “””4. Qualora siano imposti alle imprese obblighi
    di servizio pubblico che impediscano
    la copertura integrale dei costi e l’utile d’impresa,
    devono essere previste le necessarie
    misure compensative.”””
    Ecco che la firma di Prodi è garanzia legale e democratica.Ma, se le stesse iniziative vengono prese dai famigerati governanti attuali, si mette in via un bel referendum per abrogarle, ingannando spudoratamente sul fine vero di questa chiamata al voto e si fa un can can ignobile al comando del non qualificabile Di Pietro, a cui si accodano, facendo una giravolta senza vergognarsi, il tristanzuolo Bersani, la radicale Bonino che non si scompone di fronte allo svilimento del mezzo referendario (proprio lei!). Ho un’unica arma per dissentire e per non dare appoggio a questi politicanti menzogneri:NON VOTERO’!

  42. Ivan scrive:

    Maralai

    mo hai convinto vado a votate su tutti
    stavo avendo qualche dubbio se astenermi sull acqua. ma se c e da dare la spallata vado a votare 2 si 2 no

    basta con berlusconi

  43. Luigi Di Liberto scrive:

    @ Piccolapatria

    Cosa centra quell’articolo che scrivendo “qualora” prevede una ipotesi con questa legge che assegna una perentorietà tassativa alla privatizzazione? A me pare che sia come dire, per assurdo, a telecom che deve per forza garantire la banda larga in fibbra dappertutto, anche nella più piccola frazione di montagna entro 12 mesi, per cui lo stato o ente locale deve nell’emanare la legge trovare la copertura per garantire i costi infrastruttura e utile di impresa per cio che pretende. Potrei fare altri esempi sul trasporto pubblico già privatizzato ma dai chiaramente l’impressione di chi cerca di arrampicarsi sugli specchi.

    Questo post assurdo che cerca di denigrare anche la Bonino ha convinto pure mia figlia che voleva astenersi, e cercava di convincere anche me alla sua stessa scelta, a notare si.

    Siete veramente ignobili, per questo siete destinati a perdere.

  44. per ivan; vai al mare, sei stressato di antiberlusconismo. aprilo anche tu l’ombrellone! e attento alla spalla con le spallate a vuoto.
    mn

  45. creonte scrive:

    ma a questo punto privatizziamo pure scuole, ospedali e prigioni, no?

    Anzi, queste 3 cose sarebbero più facilmente gestibili di un business in monopolio con domanda rigida.

    …in un paese in cui si volevano dare le spiagge per 90!!!!!!

  46. ~jm scrive:

    Caro Maralai, l’errore principe comune a molti è stato trasformare questi referendum in un referendum su Silvio. I risultati purtroppo si vedono già in termini di affluenza, e non credo che l’apertura delle urne riservi sorprese particolari rispetto alle attese (tradotto: mazzate e abrogazione dell’unica liberalizzazione fatta in questi anni).

  47. Luigi Di Liberto scrive:

    @ ~jm

    Le liberalizazioni, secondo me, sono cose come quelle che fece il governo Prodi consentendo di vendere prodotti da banco farmaceutici nei supermercati. False liberalizzazioni sono quelle come quando vendettero la SIP per dare il monopolio a Telecom, quella fu una privatizzazione che solo dopo molto tempo consenti la nascita di una alternativa come Fastweb per la fibbra ottica (per la banda larga usa sempre le linee di telecom), tutti gli altri comprano servizi da Telecom e li rivendono creando una finta concorrenza drogata.

    Queste che saranno abrogate con il referendum sono privatizzazioni, fare le liberalizzazioni è un’altra cosa! Mica vorreste spacciarmi la vendita di Alitalia per liberalizzazione? Ma nessuno ci pensa più alla truffa che ci hanno fatto con Alitalia, anche se ancora non conclusa perché mancano un paio di anni prima che possano vendere agli stranieri?

    Questi non sono liberali! Hanno solo una maschera che ormai non regge più!

  48. Piccolapatria scrive:

    Signor Luigi Di Liberto chi dissente da voi ( non so chi siate, ma qui ritrovo i vostri scritti) è tacciato da ignobile berlusconiano meritevole di perdere ( parte politica che non ho votato!!!). L’offesa, tuttavia, non mi tocca e continuerò a decidere secondo “mia” convinzione e non per ideologia indotta dalla propaganda politicante e confermo la mia astensione, dalla quale non mi ha smosso nemmeno l’esortazione dell’ottimo Oscar Giannino con il suo pregevole e articolato argomentare. In quanto alla Bonino, come per tutti gli altri eletti, la critica e/o il giudizio è legittimo e non “denigratorio” e maggiormente se la sua parte politica ha avuto in tante, molte occasioni il mio voto, alternandolo anche con astensioni ( orrore!!!), quando non individuavo alcun nome , a mio giudizio “meritevole”. Suvvia, non facciamo di questa figura un’icona come la madonna pellegrina: anche lei non vive di solo pane radicale. E ancora, darmi la “gloria” che perfino sua figlia, in seguito al mio modesto commento, si sia convinta a non astenersi sa di patetico per troppa grazia; ho solo espresso la “mia” opinione. Sicuro si avrà il grande “quorum” con una sfilza di SI; poi vedremo se sarà vera vittoria nel concreto divenire. Allegria!

  49. Luigi Di Liberto scrive:

    @ Piccolapartia

    Non le ho dato dell’ignobile berlusconiano, ho trovato ignobile citare quell’articolo di DDL con le firme dei proponenti in quanto tale articolo e del tutto differente dal contenuto che sta per essere abrogato, è ignobile per il fatto che è una menzogna spacciarlo per la stessa cosa contenuta nella legge Ronchi. Gli ignobili perdenti sono coloro che cercano di spacciare falsità aldilà della colorazione politica.

  50. Piccolapatria scrive:

    Signor Luigi Di Liberto, raggiunta l’età di quel che resta del giorno, non mi stupisce più niente; ho le idee fin troppo chiare e, grazie alla sorte benigna, anche il cervello funziona da dio. Del tutto gratuitamente ribadisce “ad abundantiam”, qualora non l’avessi ben inteso, il giudizio di falsità nei miei confronti. L’incomunicabilità è confermata visto che io ragiono diversamente da lei e non me ne rincresce; infatti, ritengo che la falsità prima di tutto è dote di coloro che hanno promosso e cavalcato questi referendum con l’inganno, appunto, sulla vera finalità di questa chiamata al voto “popolare”, ovvero la gioiosa macchina da guerra per abbattere il “populista”, costi quel che costi. Chiedo scusa al moderatore e agli eventuali lettori di questo blog per la mia intemperanza nell’uso dello spazio ma non sempre è il caso di porgere anche l’altra guancia per, si fa per dire, quieto vivere. Grazie per l’ospitalità ( se vorrete pubblicare) e, come d’uso nelle lettere rispettose, cordiali saluti.

  51. ~jm scrive:

    La vicenda Alitalia rientra nelle more di una procedura parafallimentare a seguito della quale il “buono” è stato passato al peggior offerente e il cattivo è rimasto in groppa allo Stato. Trasparenza avrebbe voluto asta fallimentare al miglior offerente senza vincoli di italianità e senza alcun vincolo sull’occupazione.

    Per il resto segnalo questo commento
    http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/17165/sullacqua-circolano-troppe-inesattezze
    e il testo dell’art 23 bis della conversione della finanziaria triennale
    http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/riforma_servizi_pubblici/art23decretolegge112.pdf

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