Per Fli ora è tempo di ‘mettere un po’ di sale nella minestra’

– “L’assumer la tutela e la difesa  di tante e tanto grandi cose vuole grandezza d’animo, d’ingegno, di volontà” affermava Cicerone nell’opera In difesa di Sestio, nella parte iniziale unanimemente riconosciuta come vero e proprio manifesto politico. Anche Fli ha un suo manifesto ma da ora bisogna lavorare, senza tentennamenti, perché il contenitore politico si riempia di contenuti.

Sono stati mesi belli, ma difficili, improntati all’incertezza, ma anche alla consapevolezza. Incertezza sul ruolo futuro. Consapevolezza che si era interrotto per sempre un percorso insieme. Dal dito puntato di Fini, alla fotografia tra i giovani alla fine dei lavori della costituente di Milano, passando per arrivi e partenze di deputati, e poi per appuntamenti in giro per l’Italia fino alle amministrative. Mesi fatti anche di incongruenze, di scelte soltanto accennate, di posizioni non sempre unanimemente condivise. Ma anche di manifestazioni spontanee tra la gente, a sostegno o contro problemi concreti, locali o nazionali. Soprattutto mesi di persone impegnate a far decollare il partito, pronte a donare tempo e risorse per far crescere un’idea. Uomini, donne, adulti, a volte molto adulti e ragazzi, tanti ragazzi, quelli di Generazione Futuro. Numeri non omogenei, suddivisi per regioni, per province, per città e paesi. Con entusiasmo, forse anche con un po’ di sincero disordine, segno più di altro evidente di azioni portate avanti non per calcolo ma per convinzione. Finora si è proceduto così, cercando di sopperire a mancanze, lacune, con l’aiuto dei più.

Le amministrative con le sue percentuali, i candidati vincenti e quelli perdenti, gli esperimenti di vario tipo, concludono una fase prima del partito. Una sorta di prova delle proprie capacità, di quanto si è in grado di fare, ma anche di non fare, prima di iniziare l’addestramento, prima di lavorarci su, come si dice. Ora i congressi e con essi la struttura, l’organizzazione. L’anello intermedio tra la base ed i vertici. Insomma quello che sembra mancato fino ad ora. Mentre Berlusconi, il berlusconismo, si dimena, sbraccia, strepita, nell’intento di mostrare una vitalità costruita ancora su vuote parole, mentre le sinistre, a dispetto di illusori risultati elettorali, sembrano ancora incapaci di proporsi come alternativa, il Paese continua a soffrire uno stallo senza ragione. Per questo, anche per questo, il partito nato per aggregare a destra, deve dotarsi di strumenti necessari per spiccare il volo. Persone certamente in grado di lavorare sui territori, perché l’esperienza recente o passata ha permesso la conoscenza delle dinamiche perennemente valide. Persone capaci di innescare una partecipazione sempre più vasta facendo leva da un lato sulla possibilità, reale, di contribuire alla crescita del partito e dall’altro di creare un programma fondato sui problemi concreti. Ecco dunque che partecipazione e offerta divengono elementi imprescindibili, al pari di una organizzazione efficiente. Pensata, nelle sue ramificazioni per rispondere ad esigenze primarie e non a soddisfare richieste di notabili di ogni tipo.

E’ venuto il tempo di aggiungere il sale alla ministra come ama dire Fini, alludendo alla necessità di dotare il partito di contenuti che ne rendano ancora più riconoscibile la linea, che ne connotino in maniera chiara la politica. Deve ritornare al centro l’elaborazione, senza far venire meno l’azione. Anche perché l’una è, o dovrebbe essere, parte imprescindibile dell’altra. Mancando l’una sarebbe in qualche modo inficiata la bontà dell’altra. Un po’ come l’artem sine scientia esse non posse, che nell’antica Roma regolava il rapporto esistente tra regola matematica ed espressione artistica.

Questo è quello che in fondo è mancato in questi difficili, ma anche bellissimi mesi. E’ il momento delle idee, proposte, temi sui quali declinare un programma concreto e soprattutto credibile, senza demagogiche illusioni per nessuno. Per offrire, per offrirsi alla gente, ma ancora prima a se stessi, come un motore rodato, pronto anche a scalare le marce, affidabile in ogni circostanza. Negli ultimi anni si è andata sempre più accentuando l’inclinazione, da parte della nostra politica nazionale, a presentarsi al Paese in una maniera sciatta, prediligendo parole di ogni tipo, ma pochi contenuti. In fondo sottintendendo che parlare di contenuti, far riferimento ad essi, fosse un indizio di concretezza, di aderenza alla realtà. Utilizzando in maniera evidentemente strumentale questo argomento, pur non richiamandolo mai apertamente, si è svilito il confronto, abbassandone il livello. Spostando inesorabilmente il confronto sulle parole e spingendo sempre più lontano i contenuti e con essi le persone per le quali la politica è offerta di idee e proposte. Creare un serbatoio di pensieri, ora è una necessità. Per intercettare un consenso nuovo, più esteso, e per consolidare quello esistente, più esiguo, ma soprattutto per diventare a tutti gli effetti un partito capace di esprimere un proprio pensiero. Argomenti non mancano. L’Italia sfilacciata e stanca che ci sta per consegnare Berlusconi appare bisognosa di interventi nella gran parte dei diversi settori esistenti.

La segreteria politica del partito è nelle intenzioni un ottimo strumento di elaborazione, l’impressione è che finora abbia concentrato i propri sforzi nel trovare scelte condivise su temi di linea politica. Sarà fondamentale permettergli di contribuire, concretamente, ad offrire idee sulle quali lavorare.

In mancanza di testate cartacee, dopo la “normalizzazione” del Secolo d’Italia, il dibattito che si è sviluppato sul web intorno e sul partito in questa prima fase è stato grande. Interventi sui blog, ma anche sui giornali online, e poi soprattutto Facebook. Con iscritti e simpatizzanti a scambiarsi impressioni, a condividere pareri, anche a lanciarsi accuse, da ogni parte d’Italia. Dimostrando partecipazione, sentita, reale. Tutto questo è innegabile. Ma è altrettanto innegabile che mentre su autostrade virtuali ci si scambiavano link e post, innervando la politica di passione e entusiasmo, sono state poche le occasioni nelle quali si è cercato di andare oltre, di uscire dalla rete, nella quale non si deve correre il rischio di rimanere invischiati, risucchiati nel virtuale. Dimenticando che la politica si fa anche concretamente con le persone o forse cadendo nell’equivoco di pensare che questa fase potesse essere surrogata dall’utilizzo della comunicazione in rete.

Chiusa la voce di Fare Futuro, il web magazine della fondazione, nella cui pagina importanti impulsi avevano trovato spazio, è nato il Futurista. Intorno a Libertiamo, alla sua pagina web e ai suoi proficui incontri seminariali promossi annualmente, è cresciuta una squadra di persone, interessate ad animare la scena politica di proposte. E così ancora Fareitalia, la fondazione ultima nata. Invece, si fa più fatica a ricordare eventi, occasioni, ad eccezioni di alcune pregevoli iniziative locali promosse dalla base, da circoli attivi sui territori, nelle quali si è potuto dibattere, ascoltare ma anche intervenire, su temi politici. Nonostante il Governo abbia lasciato intere praterie sulle quali far correre proposte su problemi ancora senza soluzione. L’elaborazione è rimasta ai margini della discussione, così come l’organizzazione. Probabilmente cadendo nell’equivoco, anche in questa circostanza, che “partito leggero” potesse significare un’aggregazione che fosse in grado di rinunciare ad una struttura, ad uno scheletro portante.

Serve a questo punto un organigramma, condiviso, votato, voluto (che peraltro a livello regionale già esiste), servono referenti in grado di lavorare molto e bene sui territori, dall’ambito circoscrizionale a quello nazionale. Con una suddivisione capillare.

Insomma a partire da ora, dalla fase dei congressi, deve realizzarsi quello che non è ancora stato. 

Forse anche per questo il Fli non ha ancora spiccato il volo. Per non essere riuscito a dotarsi di un programma articolato, di una solida struttura. Per non aver lasciato, sempre, spazio a chi lo chiedeva in nome della autorevolezza delle proprie idee. E’ arrivato il momento di mettere il sale nella minestra, direbbe Fini.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

9 Responses to “Per Fli ora è tempo di ‘mettere un po’ di sale nella minestra’”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Ottima analisi e proposta per evitare che FLI faccia la fine del PDL.

    Spero che questo partito prenda concrete posizioni sulla legge elettorale maggioritaria pura (anche eventualmente per iniziare a due turni) senza residui di proporzionale, sull’abolizione del quorum per i referendum, sulla riforma fiscale con aliquote all’americana ma con le stesse sanzioni americane per chi evade le tasse e per chi incaricato di fare i controlli copre gli evasori, sulla riforma della giustizia (a cominciare dalla depenalizzazione dei reati minori e dell’abolizione dei doppi incarichi) in modo articolato e della necessità di superare il proibizionismo sulle droghe.

    Sinceri auguri.

  2. Condivisibillisma analisi.
    Aggiungo che il radicamento sul territorio necessita di un tempo maggiore della manciata di mesi intercorsa tra i primissimi incontri e l’appuntamento elettorale amministrativo.
    Affrontare problemi logistici e organizzativi, con poche risorse e il solo inesperto entusiasmo a disposizione, non ha consentito ancora a tutti i neofiti della politica avvicinatisi dalla società civile di offrire un contributo importante.
    Attendo congressi locali e nazionali che possano creare una struttura e definire soprattutto una linea politica condivisa: troppi tentennamenti finora, la questione dei referenda ne è un tipico esempio
    Mi auguro inoltre che FLI vorrà investire tempo e risorse alla formazione della sua nuova classe dirigente. Finita l’epoca degli slogan e della politica veicolata da schiamazzi e isterie, sarebbe opportuno fornire strumenti e conoscenze a chi si candida per muovere opinioni o per amministrare la cosa pubblica

  3. So che l’espressione piace a Fini, che l’ha utilizzata un’infinita di volte, ma potreste, almeno voi di “Libertiamo”, non dire più che “bisogna mettere un po’ di sale nella minestra”? Trattasi di metafora concettualmente assai modesta, che persino Bersani troverebbe inadeguata. Chi parla povero, pensa povero: nella vita come in politica. E come se non bastasse a me la minestra è sempre piaciuta sciapa.

  4. miciomicio scrive:

    Fini di sale ne ha messo fin troppo. La minestra è diventata immangiabile.

  5. un buon programma, per cominciare…

  6. Luigi Di Liberto scrive:

    Capisco che la metafora del sale nella minestra possa non piacere a chi piacciono le cose sciape e che se si esagera la minestra salata non mangia nessuno, ma se la minestra non vuole restare una brodaglia, con o senza sale, serve metterci dentro le verdure e magari anche la pasta. Se FLI continua a rimanere abbarbicata nel voler enfaticamente rappresentare una destra diversa dal berlusconismo senza nel concreto esplicitare riforme sostanziali ho la sensazione che difficilmente riuscirà a raccogliere il consenso elettorale che potrebbe intercettare.

    Se il ceto politico non ha il coraggio di mettersi in discussione consentendo al Popolo di eventualmente abrogare le leggi che produce -attraverso referendum senza quorum- e dando la possibilità alla Società Civile di indirli senza la burocrazia degli autenticatori (che riescono a procurasi solo apparati consolidati), vuol dire che la politica vuol continuare a restare autoreferenziale e vede i Cittadini solo come carne da macello in campagna elettorale.

  7. inutile scrive:

    Il sale nella minestra non cambia la minestra riscaldata.
    Qui il FLI deve buttare via la minestre e cambiare i cuochi, altrimenti sempre piatti scadenti faranno.
    Finchè ci sarà gente che si ispira a IL Fatto quotidiano o perde tempo a criticare il proprio alleato per 16 anni, i risultati saranno questi.
    Imparate dal PDL magari qualche decimo di voto in più lo prendete.

  8. Emanuela scrive:

    Se posso esprimere la mia modesta opinione, trovo improduttivo il continuare a disquisire sull’ adeguatezza o meno della metafora del sale e la minestra.

    Ad essere sincera non entusiasma neanche me, ma credo possa passare in secondo piano quando ci troviamo in un partito che non riesce a trovare una sintesi culturale su tematiche fondamentali che sembrano essere state appaltate alle sue diverse anime.

    Credo sia secondario parlare di sale, pepe o altre spezie quando ci troviamo in un Italia destatasi dopo un “sonno” (e non sogno!) durato 20 anni, con una gran voglia di andare oltre ma non trovando nessuno in grado di indicarle la direzione, in grado di prenderla per mano.

    Credo che il nuovo centro-destra debba assumersi il compito di guida per tirar fuori il Paese dalla palude del Berlusconismo. E’ pur vero che prima di condurre qualcuno, bisognerebbe sapere dove andare…Per cui se proprio non ci piacciono le metafore culinarie, diciamo che FLI dovrebbe trovare la sua strada prima di potersi ergere a grande condottiero.

  9. Federica scrive:

    Dopo aver letto il suo articolo, credo di poterlo condividere a pieno. Il centro destra sta attraversando un momento delicatissimo ma altrettanto importante: è proprio in questa fase genetica che più si dovrebbe sentire l’impegno e lo sforzo dei vertici della neonata formazione politica (anche a livello locale) nell’attivarsi in un dibattito che non rimanga nei salotti.
    Dobbiamo dismettere i panni dei dormienti ma per farlo dobbiamo sentire di avere un referente sveglio, pronto a recepire e canalizzare le nostre energie. SI, proprio noi, giovani incasinati pieni di impegni, tra studio e lavoro e progetti per il futuro, noi potremmo impegnarci, avvicinarci e soprattutto appoggiare Fli perché, ora come non mai, è fondamentale sentire che è possibile dare il nostro piccolo contributo.
    Riporto un episodio utile dal punto di vista pratico per spiegare il mio pensiero: quando il Presidente Fini è venuto qui a Cagliari, la voglia di avvicinarmi attivamente alla nuova formazione mi ha spinto a mandare una mail ai recapiti ufficiali, mail che non ha avuto alcuna risposta … ecco, questo è implosivo perché è scoraggiante avvertire la sensazione di voler salire su un treno che và troppo veloce o troppo piano per chi vuole viaggiare insieme verso una stessa direzione.

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