di SIMONA BONFANTE – La designazione di Angelino Alfano a Segretario politico di quel buco con Berlusconi intorno che il Pdl ha ottusamente deciso di essere, a dispetto della implicita conseguenza eutanasica di una sì democraticamente innaturale conformazione partitica, è un atto prospetticamente più significativo di quanto possano indurre a credere la tardività dell’iniziativa e la tafazziana conferma, nelle posizioni apicali della struttura, degli emblemi dell’evanescenza politico-culturale-organizzativa del ‘buco’, i triumviri La Russa-Bondi-Verdini – la compagine organigrammatica prediletta dai partiti avversari.

Alfano non è semplicemente il volto civile del Pdl, né la sua promozione al vertice del neo-istituito organo esecutivo del Pdl può essere liquidata come una operazione di facciata, priva di conseguenze politiche significative. Alfano è un politico, non una cabarettistica rappresentazione della funzione. E nel suo pensare ed argomentare c’è molto di quell’essenza politica che si immaginava potere infondere al Pdl, all’atto della fondazione. Il Pdl che si fa partito non pavlovianamente demolitore ma ri-costruttore delle istituzioni; non ostile ma protagonista delle dinamiche democratiche; un partito ispirato ed ispirante.

Alfano ha davvero poco da spartire con la compagnia di fenomeni paranormali, nulla con quei diversamente abili al servizio della finzione pubblica sulla quale invece ha più investito l’impresario – neanche adesso pienamente consapevole dell’errore compiuto, a dispetto della fallimentare evidenza offerta dalle ultime amministrative.

Alfano non è certo politicamente anti-Berlusconi, ma gli è culturalmente oltre. E non è solo una questione di buone maniere: la funzione politica non si esercita con profitto se non si ha la capacità di trarre le soluzioni dal dialogo, ovvero dal confronto costruttivo. Quella capacità Alfano ha già mostrato di averla e saperla esercitare: lo ha fatto durante i negoziati con l’allora Presidente della Commissione giustizia, Giulia Buongiorno, sul tema, poi accantonato, delle intercettazioni; lo ha fatto con la deputata radicale Rita Bernardini sulla questione – tragicamente abbandonata anche quella – dell’emergenza umanitaria sofferta dal sistema carcerario patrio.

Ha fallito, Alfano, certo: non è stato capace di de-bestializzare il Capo, di impartire una visione e quindi un’azione sistemica per una giustizia comminata nel nostro paese non si capisce più in nome di che. Ma il fallimento dell’azione di governo, come d’altra parte l’aberrante involuzione del principale partito del centro-destra italiano in un generatore emergenziale di oscenità, hanno origine e fine nel narcisismo oligarchico di Berlusconi, che ha impedito al partito ed al governo di estendere lo sguardo sulla quella linea di orizzonte alla quale dovrebbe tararsi – fissa – la bussola dell’azione politica: quella linea che, ovviamente, è l’Italia.

Alfano – confidiamo – all’Italia è capace di guardare. Ed un’idea sui bisogni reali del paese, una visione delle sue prospettive, un piano di azione politica per ridestarne le potenzialità immaginiamo ce l’abbia. Sino ad ora, la finestra sulla realtà, Alfano si è limitato ad aprirla una volta ogni tanto, ed al riparo da sguardi indiscreti. Ne ha tratto beneficio, ma l’ha tenuto per sé, e forse non avrebbe potuto fare altrimenti. Adesso però ha una chance, gravida di responsabilità ma anche di opportunità: spalancare le finestre della potenzialmente accoglientissima dimora del Popolo della libertà, rimuoverne la muffa, liberarla dalla ormai irrespirabile puzza di sanatorio di regime e restituirle quell’ossigeno progettuale e valoriale che – solo – potrà restituire nobiltà alla politica e protagonismo a quel principio culturalmente quanto mai necessario che è la libertà.

Caro Segretario, non abbia timore di restituire dignità al dialogo, spazio alla riflessione, opportunità alla ricomposizione del centro-destra. Caro segretario, non abbia timore di alfanizzare il Pdlché il circo di Berlusconi la sua tournée nelle riserve della storia patria l’ha già rovinosamente conclusa.