– L’addio all’atomo della Germania è una decisione che può avere un ritorno in termini di consenso nell’immediato, ma che di sicuro presenterà un conto salato a consumatori e contribuenti nei prossimi decenni.

La sconfitta del centrodestra alle elezioni amministrative di marzo hanno visto la CDU perdere una roccaforte, il land del Baden-Wuerttemberg, a vantaggio dei verdi. In vista del prossimo appuntamento ai seggi, a settembre, ha spinto il governo a riscadenzare le dismissioni degli impianti esistenti, la cui vita utile era stata prolungata con una legge promulgata alla fine del 2010.

Diventa definitiva la sospensione dell’attività per le 8 centrali nucleari più vecchie, mentre le altre 9 continueranno a produrre energia a pieno regime fino al 2021 e tre di queste saranno mantenute come riserva per altri due anni. Alcuni dei reattori esistenti in Germania sono allacciati alla rete dal 1975 e il parco di generazione non è tra i più moderni. Lo stop alla costruzione di nuove centrali (l’ultimo reattore è stato connesso alla rete nel 1989) impone uno sforzo finanziario di non poco conto: il Governo lo stima attorno ai 40 miliardi di euro, ma il costo in bolletta pagata dai consumatori potrebbe superare questa cifra.

Nel 2010 il nucleare generava il 27,26% dell’energia prodotta in Germania. Le rinnovabili coprivano una quota pari al 17%. Di fatto la quota di energie verdi in Germania è più bassa dell’Italia, dove si attesta al 22,2%. Nei prossimi anni sarà interessante verificare se l’onda di protesta che finora ha animato gli antinuclearisti nelle piazze si sposterà fino a scuotere le coscienze dei contribuenti, su cui graverà l’onere di una lunga e difficile conversione del sistema di generazione.

In Germania le tariffe elettriche sono più basse del 30% rispetto all’Italia, grazie al contributo della produzione di energia da fonte nucleare. Gli incentivi alle rinnovabili, a dispetto di quanto si sia soliti pensare, sono più bassi oltralpe. Le tariffe di incentivazione del fotovoltaico in Germania sono più basse del 40%.

La decisione annunciata dal Ministro dell’ambiente Roettgen ha fatto schizzare il listino delle azioni delle società operanti nel settore delle rinnovabili, ma rimanda al prossimo futuro l’adozione delle misure impopolari che faranno aumentare le tariffe elettriche, con buona pace per il paese che finora è stato il traino dell’industria europea.

Secondo il governo francese il programma tedesco è irrealistico e la Germania si vedrà costretta ad aumentare la quota di fabbisogno energetico coperto dalle centrali termoelettriche. Più gas e più carbone, insomma, con le emissioni atmosferiche inquinanti che questi comportano. La Francia teme le ripercussioni della politica antinuclearista del governo di Berlino. La sicurezza energetica del sistema elettrico francese e tedesco dipende in una certa misura dagli scambi trasfrontarlieri oggi garantiti dalle centrali nucleari. La sospensione dall’esercizio di alcuni reattori in Germania ha fatto aumentare i flussi di energia dalla Francia negli ultimi mesi . L’addio al nucleare esercita già quindi una pressione sui prezzi e sulla sicurezza energetica dei due paesi.

Non è solo la Francia, ricorda Besson, a confermare l’opzione nucleare. Stati Uniti, Gran Bretagna, Bulgaria e Repubblica Ceca continuano ad investire sul nucleare. E poi c’è il nuovo che avanza: Cina e India scommettono sul nucleare per il proprio futuro.

Uno degli argomenti impiegati strumentalmente in questa campagna referendaria, la presunta eclissi dell’atomo, è quindi del tutto infondato. Lungi dall’esser l’unico paese pronto a investire sul nucleare (che, invece, è una scelta condivisa e confermata dalla maggior parte dei paesi industrializzati) l’Italia è l’unico paese in cui si vota un referendum che ha ad oggetto una dichiarazione del premier, anziché una legge. Singolare, infatti, la decisione della cassazione di trasferire il referendum su norme che nulla hanno a che fare con il rilancio del nucleare. La prima norma oggetto del quesito abrogativo, infatti, spiega il motivo per cui il legislatore intende cancellare le norme in materia nucleare. La seconda norma investita dal referendum prevede semplicemente che il Governo adotti entro un anno una strategia energetica nazionale, senza menzionare in alcun modo l’opzione nucleare.

Una recita senza trama che vede l’Italia unica attrice.