di CARMELO PALMA – Quando il potere legislativo e quello giudiziario si rincorrono sul filo dell’ipocrisia e dell’inganno, il meno che possa succedere è che le leggi col “doppio fondo” finiscano sfondate da pronunce di cui è discutibile perfino la natura “giurisdizionale”. Il gioco delle tre carte tra Parlamento e Cassazione ha così trascinato la questione del referendum sul nucleare ad una logica da teatro dell’assurdo.

La maggioranza “nuclearista” prima tenta – e apertamente dichiara, per bocca del Cav. – l’aggiramento del referendum, con una moratoria del programma nucleare; poi, “nasando” l’ostilità della Cassazione, taglia la testa al toro, approvando per via legislativa il contenuto del referendum, ma sempre lasciando intendere (art. 5, commi 1 e 8, della legge 75/2011), che l’atomo italiano sia solo in stand by e le turbine siano pronte a riaccendersi.

La Cassazione,  anziché prendere atto che la legge da abrogare non c’è più, “trasferisce” la consultazione dal fatto all’intenzione, dal contenuto giuridico della norma alla riserva politica del governo, trasformando così un referendum abrogativo in una sorta di “plebiscito”, che anziché “deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge” (come vorrebbe l’art. 75 della Costituzione) stabilisce un principio normativo vincolante per il legislatore. Scenario suggestivo, ma decisamente contrastante con quanto previsto dall’art. 39 della legge 352/1970, per cui

se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso.

Per trasferire il referendum sulle nuove disposizioni, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale 16-17 maggio 1978, n. 68, sembrerebbe – ai nostri occhi profani – essere almeno necessario che le nuove disposizioni esistano, non che ne residui la possibilità, visto che il legislatore, oltre ad abrogare le vecchie norme, non ne ha rinnegato pubblicamente i principi ispiratori.

Nondimeno, al netto di una vicenda che conferma – a nostro modesto avviso –  che tra la legge fatta e l’inganno trovato esiste in Italia una relazione consustanziale e per certi versi irrimediabile, il risultato di questa guerra di posizione è che si terrà un referendum su di una legge che non c’è più.

Chi l’aveva fatta, l’ha disfatta (per le ragioni che sappiamo e che hanno poco a che fare con il nucleare). Chi la voleva disfare, rischia invece – fallito l’obiettivo del quorum – di resuscitarla. Gli antinuclearisti fanatici – non i nuclearisti codardi – possono riportare l’atomo in Italia. Ma purtroppo non ci riusciranno.