Ha perso il Berlusconi peggiore, pensiamo a un centro-destra migliore

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Se Berlusconi ha, per lungo tempo, vinto e convinto più di quanto, in condizioni diverse, si sarebbe potuto sperare, è perché ha interpretato da primattore un copione che nessuno nella politica italiana era disponibile a recitare.

Mentre la sinistra appariva più intenzionata a consolidare che a riformare il “modello italiano”, Berlusconi si dichiarava disponibile a “smontarne” i presupposti politico-ideologici, a partire dall’alto livello di tassazione, spesa pubblica e intermediazione politica.

Per tre lustri, il centro-destra “venduto” agli elettori è stato quello del merito e della responsabilità, della concorrenza e del mercato, del rigore e della coesione. Quello che è stato loro “consegnato”, in special modo dopo il 2008, a dire il vero, no.

A Milano – e in tutta Italia – non hanno perso il Berlusconi ed il berlusconismo nell’ispirazione originaria, ma ha perso quello che gli si è sostituito negli ultimi anni e che, come ha detto Fini, ha segnato il passaggio dalle “grandi riforme” alle “grandi paure”, dalla moderazione all’estremismo, dalla concretezza all’opportunismo, dalla leadership al culto della personalità.

Berlusconi non ha solo pagato la distanza tra il suo dire e il suo fare, tra l’urgenza politica e la cautela pratica sui dossier più spinosi e sensibili. Ha pagato innanzitutto il capovolgimento orwelliano della sua “narrazione”,  che è, neppure troppo lentamente, scivolata dalla rivoluzione liberale alla restaurazione reazionaria, dal liberismo all’affarismo, dalla tolleranza al fanatismo.

Non è sorprendente che Milano punisca duramente un partito sedicente “moderato” che pensa di vincere le elezioni berciando in maniera sguaiata contro gli islamici, i gay e gli zingari.  Sarebbe stato grave il contrario. Ed è sorprendente che qualcuno pensi di salvare quel che rimane della mitologia berlusconiana rinchiudendola nel ridotto ideologico del “partito reazionario”, che l’ha trascinato alla disfatta.

Sull’immigrazione e i grandi temi internazionali, sul fisco e sulla spesa pubblica, sul welfare e sul mercato del lavoro, sulla sfida della crescita a cui restano appesi i destini del Paese, solo un nuovo centro-destra autenticamente europeo avrà le carte in regola per raccogliere la sfida del governo.

L’elettorato per questo centro-destra ( o come vogliamo chiamarlo) c’è. Il partito, non ancora. Una politica, non più. Il tramonto del berlusconismo sgombra, tra l’altro, il campo dall’illusione che un’area di consenso e di opinione maggioritaria possa identificarsi in una persona o in una biografia, fosse pure eccezionale, come quella del “fondatore”.

Chi vuole, come il Terzo Polo, o deve, come Fli, raccogliere questa sfida, ha davanti a sé un futuro politico complicato, ma finalmente aperto. Se l’Italia sarà davvero scossa, come sembra, da una salutare onda di rinnovamento, tutti dobbiamo essere pronti a cavalcarla al meglio, ciascuno dalla sua parte.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

5 Responses to “Ha perso il Berlusconi peggiore, pensiamo a un centro-destra migliore”

  1. Andre scrive:

    Attenzione a non fare il passo più lungo della gamba. A Milano il Terzo Polo non ha beneficiato del crollo Berlusconiano (e neanche Pisapia se è per questo). Gli elettori, temo, sono ancora diffidenti da un cdx moderno ed europeo guidato da un Casini, un Rutelli e un Fini che nel sistema della cd “Seconda Repubblica” ci hanno sguazzato da abili maneggioni. Comunque è un dovere tentare.
    Poi chiudo con una domanda: nel caso di congressi nel Pdl pare ovvia la vittoria dell’ex ala An, più radicata del territorio, più forte nell’organizzazione etc… e ciò comporterà, credo, una marginalizzazione delle componenti più riformiste e liberali. Si potrebbe pensare di allargarsi verso di loro? Oppure, quando Fini e co. facevano richieste di un partito più “vero” intendevano quello che il Pdl diventerà con i vari Gasparri e La Russa? E quindi tornerete contenti che ci sia finalmente democrazia interna nel partito?

  2. inutile scrive:

    Ovunque i governi hanno perso le amministrative da Obama a zapatero, dalla germania alla francia. Ci sta perderle anche qui.
    E’ stata utile questa tornata per capire il doppiogioco di Fini e che i Fiellini non sono affidabili e che gli Italiani l’hanno capito benissimo. Dando al terzo polo voti ridicoli.
    E’ la prova provata del Fallimento del FLi che non è riuscito in questa occasione unica a prendere i voti del centrodestra.
    Non hanno capito che piuttosto che votare FINI CASINI RUTELLI, la gente sta a casa.
    Tanto per ricordarci il PDL è il primo partito d’Italia ancora!

  3. miciomicio scrive:

    Un altro partito di centro destra potrebbe avere un senso se proponesse istanze di centro destra non soddisfatte e se fosse guidato da gente per lo meno onorevole e accettabile ad un elettorato moderato.
    Il fli non soddisfa neanche una di quelle condizioni.
    Anzi, il fli praticamente spalleggia la sinistra in tutto e per tutto.
    Non si capisce cosa debba imparare l’UDC da Granata e Bocchino.
    Anche perchè, visti i risultati del fli, Casini ha poco da imparare.
    Sinceramente a me pare che non ci sia uno smottamento del cdx berlusconiano. C’è probabilmente nella gente insoddisfazione per la stagione economica e la situazione in generale: questo penalizza il governo nei risultati elettorali. Di questa situazione si avvantaggia la sinistra. Ma il fli si conferma un partitino dell1%, nonostante la situazione sfavorevole per il PdL. L’occasione per far fare una bella figura al fli erano proprio queste amministrative. Alle politiche le cose andranno inevitabilmente peggio per la radicalizzazione del voto. Pertanto oggi non accorgersi del fallimento totale di fini e bocchino la dice lunga sulla lungimiranza politica di certi politici della “nuova” scuola.
    Non si offenda l’interessato, ma mi pare che il Della Vedova non capisca un tubo. Pensare che personaggi come Fini, Bocchino e Granata possano rappresentare un’alternativa credibile per un elettorato di cdx mi sembra una tale balordaggine da farmi dubitare sulle referenze accademiche dell’autore. E’ anche vero che il buon senso può anche non associarsi all’istruzione, ma insomma a tutto c’è un limite.

  4. inutile scrive:

    Caro Micio la tua analisi è giusta.
    Il fallimento del FLI è chiaro in quanto nasce per prendere gli scontenti del CDX e in un’occasione come questa (forse unica), non ci riesce.
    Quindi è un progetto fallito, devono prenderne atto.
    Perchè qui si fa presto a dire che Berlusconi è finito essendo il primo partito come se si parlassa da vincitori, ma i veri perdenti sono quelli del FLI

  5. Diffidente scrive:

    io peenso questo: in realtà l’integralismo fondamentalistico di Casini ha poca strada. chi parla male di Granata è perchè non conosce la sua storia politico-culturale.bocchino e urso sono 2 viscidi ,come del resto fini visto dal punto di vista di”affarista politico”;ovvero per come conduce la sua lidership. io ho stima per lapreparazione economico-politico-sociologica di Della Vedova. Però mi sembra senza offesa che sia troppo interessato all’alleanza con Casini e non mi do pace su questo. Francamente non condivido la visione troppo ottimistica e senza offesa non del tutto sincera del cosiddetto “primo berlusconismo”. secondo me la sua demagogia non è mai cambiata così qualitativamente come l’onorevole Della vedova mi pare che pensi. e poi francamente caro onorevole mi sembra che lei abusi un po’ della trminologia e dei concetti come “liberale” “riforma liberale” “moderati” e via dicendo. Secondo lei Casini è un moderato? rutelli un “liberale”? io vedo bene un’alleanza con rutelli.ma bisogna che FLI abbia il coraggio di contribuire, magari anche subdolamente, alla morte politica dell’illiberale e per nulla moderato Pierferdinando Casini e “costringere” Rutelli a saper fare uscire fuori la sua vera anima liberal-democratica. non ne abbia male della mia schiettezza aspra onorevole Della Vedova.

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