Non festeggiare. Riprenda il cammino per il futuro della libertà

di PIERCAMILLO FALASCA – Sabato scorso, aspettando la finale di Champions League nei cortili italiani, i bambini si dividevano in tifosi del Barcellona e del Manchester United (con prevalenza per il primo), svestendo per un giorno i panni di tifosi della squadra del cuore italiana. Per due settimane, fino ai ballottaggi di ieri, dentro Futuro e Libertà è accaduta la stessa cosa: da spettatori, in molti abbiamo preferito che vincessero i candidati di centrosinistra, in primis Giuliano Pisapia a Milano, considerando inaccettabile l’involuzione illiberale e affarista della destra berlusconian-bossiana. Meglio i buoni a nulla che i capaci di tutto, usa dire Marco Pannella.

Mentre si posa la polvere del fracasso elettorale, proviamo a ritrovare lucidità. Non uniamoci al coro di chi canta vittoria, non avendo noi vinto alcunché. “Si è avverato quel che temevamo. Per questo, FLI non ha nulla da festeggiare”, ha scritto ieri Gianfranco Fini nel suo primo commento al voto. Prendendo le mosse dal ragionamento del presidente della Camera, due elementi meritano di essere evidenziati.

Primo: avevamo ragione nel denunciare la deriva illiberale e farsesca del corpaccione berlusconiano, incapace di governare la contemporaneità della società italiana e di opporre un’autentica azione riformatrice alla crisi economica e al declino incombente. Sordo alle istanze degli “esclusi” (dagli immigrati agli omosessuali, passando per i giovani lavoratori precari) nel corso degli ultimi tre anni il governo Berlusconi ha scelto scientemente di navigare a vista, eludendo le necessarie riforme economiche e sociali, pur di evitare ogni possibile strappo o rupture sociale. Alla tenuta del consenso – ritenevano i mandarini del PdL – ci avrebbe pensato Minzolini e sodali, Mediaset e i giornali di famiglia. Purtroppo per loro, il voto ha dimostrato che i media possono distorcere il racconto della realtà, ma non disattivare la forza di gravità e il buon senso della gente.

Secondo elemento: dopo il 14 dicembre, FLI è apparsa smarrita, mostrando appannamento e indecisione sulle scelte future. Era inevitabile, dopo il contraccolpo del voto di fiducia, giocato da Berlusconi sul campo del mercimonio parlamentare. Ma Futuro e Libertà ha forse contribuito all’indebolimento con una certa vaghezza dei contenuti e le inutili tensioni provocate dai suoi esponenti malpancisti. Correndo il rischio che – avendo molto seminato – ora i frutti della “svolta finiana” vengano raccolti da altri. Dalla sinistra, anzitutto, ma anche da qualche alleato del terzo polo.

Ora più che mai, serve un cambio di passo. Lasciamo agli altri i festeggiamenti e riprendiamo a costruire un’offerta politica liberale e innovativa per la Terza Repubblica. Per dirla come Fini, una casa comune cui possano rivolgersi i riformatori e i moderati “culturalmente e politicamente lontani dalla coalizione di sinistra oggi vittoriosa”.

Ci sono grandi questioni che aspettano di essere abbracciate con determinazione, che possono consentire a FLI di ritrovare il suo sentiero e parlare ai migliori spiriti della nazione italiana. Lanciamo un’iniziativa bipartisan per le riforme del mercato del lavoro e del welfare, cui FLI può rispondere con un progetto avanzato e coraggioso, capace di superare la frattura generazionale creatasi in quindici anni di riforme mancate o monche. Facciamo nostra la visione di Mario Draghi per la crescita economica e la ripresa della produttività e della competitività, a partire da una seria riflessione sulla politica fiscale, sulle liberalizzazioni, sulle infrastrutture, sulla ricerca, sul sistema del credito. In politica estera, chiediamo al governo italiano una svolta di chiarezza: si abbandoni ogni collateralismo con quei governi autoritari che tanto seducono Berlusconi e facciamoci promotori della ripresa di un sano europeismo, quanto mai opportuno. Infine, rompiamo gli indugi – che pure hanno attraversato il partito – sui cosiddetti temi civili: apriamo la società, senza paura e senza remore, ai nuovi italiani, alle nuove famiglie e alle nuove istanze di libertà individuale.

PS. Se non vogliamo chiamarci destra o centrodestra, se consideriamo le categorie politiche della Seconda Repubblica inadeguate all’Italia post-berlusconiana che sarà, definiamoci repubblicani, nel senso più profondo del termine.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “Non festeggiare. Riprenda il cammino per il futuro della libertà”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    repubblicani : mi pare perfetto.
    così come spiegare, comunicare, recitare, condividere la visione di draghi è “tutto quel che occorre” : ci sono le persone ed i leader per farlo?

    clonate libertiamo!

  2. Pietro M. scrive:

    Invece di parlare di “visione di Draghi”, sarebbe bene prendere un po’ di coraggio e parlare esplicitamente di “tagli alla spesa pubblica”.

  3. Piercami, a proposito di Draghi…
    Il Governatore ha recentemente ricordato che l’obiettivo del sostanziale pareggio fissato dal Documento di finanza pubblica del governo nel 2014 richiede, senza l’intervento sulle entrate, una riduzione delle spese, e si tratta delle principali, “pari al 7% in termini reali”.

    Siamo tutti d’accordo in Fli su questo punto?

    Fini, che ha dimostrato di avere il “coraggio di cambiare”, dovrà presto dire chiaramente che il macro-obiettivo strategico della nuova destra liberale ed europea è quello di ridurre il livello di statalismo. Un tema elettoralmente sconomo, ma indifferibile.

  4. Antonluca Cuoco scrive:

    pietro : son la stessa cosa :)

  5. Pietro M. scrive:

    Antonluca: lo so benissimo, ci ho scritto un articolo. Però chiamarlo “visione di Draghi” vuol dire aver paura che parlare di tagli faccia perdere voti. Ed è vero, per carità, ma ciò dimostra che la democrazia è irredimibile. FLI non ha voti da perdere, tanto vale che si faccia coraggio. :-)

  6. Stefano Basilico scrive:

    Io tifavo United. Catalano MAI!!!

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