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De Magistris, il magistrato (irresponsabile) e la responsabilità politica

È stato un pessimo magistrato.Ideologicamente inquisitorio, irresponsabilmente forcaiolo: ha ordito teoremi, non imbastito indagini. Ha fallito, sempre. Ne ha preso atto? Macché! Ha anzi accusato gli altri – i poteri forti, i colleghi, le istituzioni ai massimi livelli – di avergli impedito di lavorare, non pago, evidentemente, delle aberrazioni compiute, ed istituzionalmente conclamate, col suo modo ‘estremo’ di agire la funzione di inquisitore di Stato.

De Magistris ha fatto il magistrato così: non ritenendo suo dovere perseguire reati, ma suo diritto colpevolizzare persone, stili di vita, comportamenti, reti amicali: epifenomeni antropologico-culturale a lui ideologicamente ostili che gli pareva opportuno combattere.
Un pessimo magistrato, appunto, che si è fatto un nome e un volto ed una carriera politica andando in Tv ad infangare persone che si sono rivelate estranee ai fatti criminosi da lui stesso ipotizzati.

Da politico, poi, ha imbracciato il megafono del forcaiol-populismo più estremo, ingaggiando con Di Pietro una sfida legalitaria al primatismo purista. Ha arrogato a sé, oltretutto, il diritto ipocritamente negato ai colleghi: avvalersi dell’immunità di parlamentare europeo per non sottoporsi ai molteplici procedimenti penali che lo vedono imputato – per diffamazione, per lo più – e sempre adducendo eccezioni ad personam – per lui, il puro.

Luigi De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli. Non avrà poteri di vita ovvero di libertà sui concittadini partenopei. Avrà invece la responsabilità di realizzare il programma di cui ha garantito concreta realizzabilità: dalla pulizia delle strade alla pulizia dell’amministrazione: la normalizzazione della vita civica nella meno normale delle realtà urbane nazionali. Per Napoli, cioè per tutti noi, ci auguriamo riuscirà. Non sarà invece tollerabile che un Sindaco eletto con un sì politicamente oltre che democraticamente rilevante consenso si ostinasse nella prassi di ritenersi al di sopra delle oggettive responsabilità: attribuire ad altri la causa degli insuccessi ed a sé le stimmate del martire anti-regime è la chiave simbolico-comunicativa con cui il ‘cristo’ De Magistris, esattamente come il suo ‘anti-cristo’, Berlusconi, ha sino ad ora aperto il varco al personale empireo istituzionale.

È stato un pessimo magistrato perché ha anteposto il pre-giudizio ideologico al giudizio giuridico, pretendendo l’immunità per l’azione fallace in nome dell’eticità dell’intenzione. Adesso, da amministratore, ha la legittimità democratica di inverarla quella ‘via etica’ al fare, ha la responsabilità di compiere scelte e quelle scelte saranno le sue. Saranno, come in fondo è giusto, condizionate da una visione politico-culturale che gli elettori hanno ritenuto opportuno premiare. Che Dio benedica i napoletani. Che Dio illumini il nuovo Sindaco. Che il nuovo Sindaco la smetta di ritenersi Dio.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “De Magistris, il magistrato (irresponsabile) e la responsabilità politica”

  1. Piccolapatria scrive:

    I napoletani l’hanno voluto e dovranno tenerselo bene o male gli riesca la partita. Altrettanto se avessero scelto l’altro candidato. Siccome a “dio” tutto è possibile,con l’opera dell’avveduto magistrato, Napoli in breve diventerà il paradiso, ripulita di ogni illegalità, mondata dalle turpitudini immondezzaie ecc… Vuoi mettere con il ventennio amministrativo Bassolino/Iervolino…
    Tanti, ma tanti auguri a Napoli!

  2. GrazianoP scrive:

    Mi auguro – per i Napoletani – di sbagliarmi, ma “attribuire ad altri la causa degli insuccessi ed a sé le stimmate del martire anti-regime” è un’ottima descrizione del prevedibile futuro prossimo del neo sindaco e della città.

  3. sono napoletano, e queste cose (ed altre simili) ho provato a dirle in ogni modo, solo per sntirmi dare del retrogrado, se non del disonesto, ora vedremo, ovviamente spero, per il bene della mia città di essermi sbagliato, ma la fiducia è poca (se poi vedo la composizione del consiglio comunale, con sei esponenti sei della federazione della sinistra e ventitrè tra IDV e lista civica di De MA, non posso che perderne ancora)

    solo una piccola consolazioone, quasi come battuta, FLI a Napoli ha un consigliere, SEL nessuno

  4. Samuele Larzeni scrive:

    In bocca al lupo a tutti i sindaci. Ce n’è da fare…e una lettura del voto:
    http://www.fli-brescia.com/2011/05/la-legalita-al-centro.html?spref=fb

    La legalità al centro
    Il referendum è passato e il messaggio è chiaro.

    Rammarico e gioia. Gioia! I cittadini di quest’Italia hanno votato per la legalità e il voto è palese. Dove la politica cerca di costruire a destra e a manca, e pure al centro, alla fine vede trionfare l’alternativa portatrice di messaggi. Messaggi di buono, duro e onesto lavoro, nell’interesse di una gestione che metta al centro dell’attenzione i problemi concreti della gente. E come non si può non esultare per la vittoria di candidati come De Magistris, quando sul piatto si mette in modo chiaro il segno distintivo della lotta all’affarismo e all’individualismo nel peggiore delle accezioni, che la politica ci ha insegnato a conoscere. Ma anche rammarico! E’ forse questo che gli italiani devono essere costretti a scegliere quando si recano alle urne? E’ mai possibile che il referendum sulla legalità in Italia si debba ripetere in continuazione senza che la politica possa crearsi degli anticorpi tali da eliminare a prescindere queste anomalie e sfrondare da qualsiasi dubbio la questione dell’onestà, della rettitudine e della dedizione dei candidati, ognuno nelle rispettive peculiarità? Immagino uno stato in cui i poteri siano bilanciati, la politica possa legiferare e governare, e dove la magistratura sia garante della legalità. Uno stato che dia spazio e supporto ad iniziative contro la corruzione, come ad esempio http://www.signorirossi.it, perché un uomo giusto al comando può portare al sereno, ma un uomo solo al comando fa ben poco, come ci ha insegnato l’esperienza del generale Dalla Chiesa. Bando alle ciance quindi, qualcosa si muove, che ognuno faccia la propria parte, che Futuro e Libertà ci metta la propria di faccia e buon lavoro!

    30 maggio 2011
    Samuele Larzeni

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