Berlusconi era una falsa soluzione, ma il vero problema non era (e non è) lui

– Angelo Panebianco, professore di scienze politiche e autore del più bel libro sul liberalismo che sia mai stato scritto in Italia (Il potere, lo stato, la libertà, 2004, Il Mulino), nel suo articolo sul Corriere della Sera di sabato scorso, “Anatomia di un declino”, ha analizzato la crisi politica del berlusconismo andando ben oltre l’idea illusoria che Berlusconi sia il problema del Paese e che dopo di lui l’Italia possa di per sé tornare ad essere un Paese normale.

L’Italia non è mai stato un Paese sano, men che meno liberale, e i nostri problemi strutturali sono di gran lunga precedenti alla discesa in campo di Berlusconi: si pensi che l’iniquità del sistema pensionistico, l’inflazione, la disoccupazione, il divario Sud-Nord, l’inefficienza e la corruzione della Pubblica Amministrazione e l’enormità della spesa e del debito pubblici risalgono, per molti versi, agli anni ’60.

Secondo Panebianco, il merito di Berlusconi è essere entrato in politica dichiarando di voler combattere contro i problemi strutturali del Paese, le cui cause sono profondamente radicate nella (scarsa) cultura politica che ci caratterizza. Al contrario, la sua colpa è aver tradito queste aspettative e non aver fatto praticamente nulla per metterle in pratica. E qui non posso che concordare perfettamente.

Eppure Panebianco è eccessivamente ottimistico su ciò che Berlusconi è riuscito effettivamente a fare, e sottovaluta i guasti prodotti dal berlusconismo alla già marcia situazione politica, economica e sociale italiana, che preesisteva a Berlusconi e quasi certamente gli sopravvivrà. Panebianco elenca i magri successi del centro-destra: la riforma Gelmini, la lotta alla mafia, le riforme del mercato del lavoro, il controllo della spesa pubblica durante la crisi finanziaria. L’elenco non mi convince molto: il debito pubblico ad esempio è sempre aumentato sotto Berlusconi, sia nel 2001-2006 che dal 2008 e un anno da formica non compensa due decenni da cicala.

Berlusconi è “un” problema, non “il” problema dell’Italia: i problemi sono uno Stato elefantiaco, inefficiente e corrotto, una politica incontrollabile, incompetente e omnipervasiva, una mentalità statalista, corporativista e assistenzialista che fa da sostegno ideologico ad ogni forma di intervento pubblico sull’economia e la società, uno stato di diritto quasi inesistente, e la totale mancanza di cultura liberale di un Paese del resto strutturalmente corporativo, in cui la libertà non ha mai avuto radici profonde neanche a livello di retorica verbale, figuriamoci di istituzioni reali.

Berlusconi ha sfruttato la retorica verbale del liberalismo, e ha dimostrato che esiste, o perlomeno esisteva, un’Italia sana che vuole cambiare le cose per uscire dal declino strutturale, ma tradendo la parte del Paese che lo aveva appoggiato, ed entrando in perfetta omeostasi con le strutture partitocratiche e clientelari che caratterizzano la vita sociale italiana, ha enormemente danneggiato la credibilità di queste istanze.

I liberali devono imparare a prendere le distanze di Berlusconi non perché Berlusconi si sia limitato alla retorica liberale, non perché Berlusconi sia stato particolarmente illiberale (anche se in molti ambiti effettivamente è riuscito a fare addirittura peggio dei suoi colleghi), ma perché oggi per colpa del berlusconismo non è più possibile parlare seriamente di tasse, di stato di diritto, di liberalizzazioni, di spesa pubblica, di federalismo, e, perché no, di secessione.

La vicenda politica di Berlusconi, come del resto quella di Bossi, ha dimostrato che è molto più facile per un movimento di protesta venire inglobato nel sistema di potere esistente per godere delle relative rendite politiche, piuttosto che tener fede al proprio impegno originario e combattere il parassitismo, il clientelismo e il corporativismo, così connaturali alla politica, che stanno strangolando l’Italia.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

4 Responses to “Berlusconi era una falsa soluzione, ma il vero problema non era (e non è) lui”

  1. Cecilia Sormani scrive:

    Allora CHI riuscirà a risolvere : i problemi di uno Stato elefantiaco, inefficiente e corrotto, una politica incontrollabile, incompetente e omnipervasiva, una mentalità statalista, corporativista e assistenzialista che fa da sostegno ideologico ad ogni forma di intervento pubblico sull’economia e la società, uno stato di diritto quasi inesistente, e la totale mancanza di cultura liberale di un Paese del resto strutturalmente corporativo, in cui la libertà non ha mai avuto radici profonde neanche a livello di retorica verbale, figuriamoci di istituzioni reali. Non certo la Sinistra! Di chi ci potremo fidare per portare veramente a termine le riforme liberali di cui abbiamo disperatamente bisogno?

  2. Pietro M. scrive:

    Allo stato attuale nessuna forza politica in Italia ha un programma liberale strutturato che possa garantire non dico una “rivoluzione liberale” (i programmi sono parole, non fatti), ma almeno un’indicazione di priorità e obiettivi.

    Ci sono forti elementi in FLI che spingono verso questa direzione, ma cosa diventerà FLI lo si capirà solo quando ai piani alti avranno la voglia e il coraggio di prendere una decisione chiara. Al momento non sembra neanche un partito.

    Ci sono poi i radicali, che però sono alleati col PD, e credo che un paio di liberali stiano ancora nel PDL a girarsi i pollici, come Martino.

    Aspetto cosa farà FLI prima di dire che non c’è nessuno in grado di fare riforme liberali in questo Paese.

  3. Marco Beretta scrive:

    Premetto che sono liberale neokeynesiano, non liberista alla Friedman e premetto che sono da sempre contrario alla presenza di un tycoon industriale in politica. Non dovrebbe neanche specificarsi. È qualcosa che un millimetro oltre i confini italiani lo sanno tutti, anche i bambini e i lampioni delle strade.
    Detto questo, concordo che in italia i veri liberali (cioè i veri “occidentali”) siano quattro gatti e che Berlusconi non è per nulla il problema del paese.
    Andasse via domani, come spero, saremmo esattamente nello stesso punto.
    Il problema italiano, come ripeto da anni con tutti quelli con cui posso parlare, è la mancanza del corpo fondamentale che regge una democrazia: i cittadini.
    Gli italiani votano per appartenenza di squadra, per fede, per sentimento.
    Non sono in grado di essere italiani prima che “di sinistra” o “anticomunisti”.
    Il risultato è visibile a tutti: una classe dirigente che è lì, la stessa da interminabili anni e sclerotica come nessun altra in occidente.
    È inutile pensare alcuna riforma elettorale o alcuna riforma di altro tipo se poi cade in mano a 60 milioni di buone anime che, facciano bene o facciano male, rifirmano un assegno in bianco alla nomenklatura della loro parrocchia.
    Anche i politici norvegesi sarebbero delle mummie corrotte e sclerotiche se i loro elettori continuassero a rinnovargli la fiducia, qualsiasi cosa facciano.
    La responsabilità è nostra, altro che di Berlusconi.
    Cominciamo con l’ABC del cittadino democratico occidentale:
    1- Voterai a destra come al centro come a sinistra.
    2- Non voterai per chi ha lo stesso gruppo dirigente da più di dieci anni.
    3- Non voterai per chi è coinvolto in scandali o chi non ha allontanato chi coinvolto in scandali.
    4- Non concederai a nessun governo più di due legislature e, se non opera bene su debito, infrastrutture, deregolamentazione, politica di istruzione e ricerca, non gli concederai mai più di una legislatura.
    Non ci vuole altro.
    Solo responsabilità personale, di tutti.

  4. lodovico scrive:

    Forza Italia o il PDL raccolse i socialisti i democristiani quelli di centro, di destra e di sinistra, i radicali, i liberali, i repubblicani, il movimento sociale etc. Pretendere che questa accozzaglia di persone potesse far proprie, di colpo, le idee liberali (e poi quali?) mi sembra eccessivo. La nostra Repubblica celebra Cavour e Mazzini ma dimentica Vittorio Emanuele che volle l’unità d’Italia o Cattaneo che era federalista, celebra la resistenza e poi i padri costituenti, il ministro della giustizia Togliatti……
    Il centro-sinistra é stato deleterio per l’Italia ma é durato per oltre 40 anni… ora si prova cambiare con Pisapia, De Magistris e forse con Vendola. I magistrati hanno già scelto il nuovo Presidente della Repubblica: Prodi.

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