– Berlusconi ha raccolto quel che ha seminato negli ultimi 15 mesi, da quando mi espulse per aver denunciato che: 1) il PDL era un partito nelle mani di ras locali tenuti insieme dall’interesse personale e dal culto della personalità verso il capo; 2) lasciare alla Lega la guida di fatto della coalizione avrebbe significato passare dalle “grandi riforme” alle “grandi paure”, di volta in volta ossessionati dagli immigrati, dai musulmani, dai pubblici ministeri, dagli omosessuali, dagli avversari politici, dai giornalisti scomodi; 3) limitarsi a tenere sotto controllo i conti pubblici senza riforme difficili ma ineludibili per rilanciare la crescita economica, avrebbe messo a rischio la coesione del Paese oltre che il blocco sociale di riferimento del centro-destra.

Il nostro non era disfattismo, si è avverato quel che temevamo. Per questo, FLI non ha nulla da festeggiare, ma molto da capire e da fare. Perché il risultato delle amministrative è figlio in primo luogo della delusione degli elettori moderati che hanno capito che ad un centro-destra culturalmente ispirato alle migliori esperienze della tradizione liberal-conservatrice europea si è sostituita in questi 15 mesi, una coalizione estremista e opportunista, che nella politica interna, come in quella internazionale, ha radicalmente snaturato l’impostazione con cui si era presentata al Paese ottenendone l’ampio consenso.

Anche se il Governo non cadrà, col voto di Milano, Napoli, Trieste e Cagliari il berlusconismo è stato di fatto archiviato, ma non può e non deve esaurirsi anche la possibilità di una “casa comune” per tutti gli italiani moderati e riformisti, quindi culturalmente e politicamente lontani dalla coalizione di sinistra oggi vittoriosa.
Oggi la casa comune non c’è: lo dimostrano i risultati, prevedibili ma non certo lusinghieri, delle candidature a sindaco alternative tanto al PDL quanto alla sinistra.

Costruirla in fretta è l’obiettivo strategico che, insieme agli amici del Terzo Polo, dobbiamo porci con chiarezza e senza diversivi tattici. Sappiamo che molto dipenderà ancora una volta da cosa deciderà Berlusconi, cioè se capirà o meno gli errori commessi – traendone le conseguenze -, e da quali margini di manovra gli consentirà Bossi. In ogni caso per chi come noi non si rassegna a veder vincere la sinistra per le incapacità del centro-destra di essere davvero se stesso (capace cioè di ragionare e di fare, non di urlare e di insultare!) la parte più bella e impegnativa della sfida comincia ora.