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Prima tappa di pace, la liberazione di Gilad Shalit

– Mentre la questione mediorientale sembra tornare d’interesse nei media internazionali, con la discussione sui confini d’Israele in un futuro accordo con uno Stato palestinese, c’è un vicenda che con il passare del tempo sembra essere sempre più dimenticata: quella di Gilad Shalit. Nell’ultimo video che i terroristi di Hamas hanno consegnato ai suoi genitori, il messaggio era chiaro, voi non rivedrete più vostro figlio.

Gilad Shalit è un militare israeliano, rapito cinque anni fa in territorio d’Israele durante un’imboscata da parte di un commando di Hamas. Da quel giorno, l’organizzazione che è nella black list dell’Unione Europea si è sempre rifiutata di concedere a Gilad i diritti che dovrebbero essere garantiti a ogni essere umano. Alla Croce Rossa internazionale, nonostante i ripetuti appelli è impedito di poter visitare le sue condizioni di salute, così come previsto dal diritto umanitario.  I suoi genitori hanno tentato ogni tipi di protesta, ma purtroppo ad oggi nulla ha cambiato la situazione. Israele ha accettato addirittura uno scambio di mille prigionieri palestinesi per Gilad, ma anche questa volta nulla è servito, ma non per questo noi possiamo rimanere inermi.

Per questa ragione a cinque anni dal suo rapimento ritengo quanto mai necessario aderire all’appello per l sua liberazione apparso http://www.shalit.it/. Un appello alla speranza e alla ragione, una richiesta che nasce dal basso, ma che ha già ottenuto il sostegno di molti parlamentari ed esponenti della società civile. Sostenere la liberazione di Gilad Shalit, significa fare un atto di giustizia, perché oltre le posizioni politiche, gli schieramenti e le partigianerie, la sua vicenda è una vergogna su cui sembra che i riflettori dell’opinione pubblica internazionale si stiano spegnendo e noi non possiamo permettercelo. Non perché sosteniamo una parte invece che l’altra, non perché crediamo che nel conflitto tra israeliani e palestinesi esistano un torto e una ragione, ma perché di fronte ad una violazione della libertà di un individuo bisogna sapere andare oltre. Gilad potrebbe essere un ragazzo come ognuno di noi, che mentre faceva il suo dovere è stato catturato in nome di un odio ancestrale che non merita giustificazione.

Liberarlo come dice l’appello, sarebbe anche un passo importante verso la pace. Non si può immaginare un accordo fra Israele e qualsiasi controparte senza che Gilad subisca il giusto trattamento. La sua liberazione costringerebbe anche i più timorosi che una pace è possibile, che è arrivato il momento giusto di sedersi di fronte a un tavolo e immaginare un futuro di pace per israeliani e palestinesi. 

Per tutte queste ragioni vi chiedo di spendere un minuto del vostro tempo e fare un piccolo gesto, con un immenso significato. Firmate l’appello, fatelo per Gilad, fatelo per la pace, ma fatelo soprattutto per voi.

Per firmare l’appello, clicca qui.


Autore: Daniel Funaro

Laureato in Scienze Politiche e studente di Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma. Ha ricoperto il ruolo di responsabile politico dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia e direttore del mensile dell'organizzazione Hatikwa.

2 Responses to “Prima tappa di pace, la liberazione di Gilad Shalit”

  1. Riccardo scrive:

    perfetto – nulla da eccepire –
    lo stesso punto di vista perchè non è valido per i molti
    Palestinesi sequestrati e senza motivo incarcerati da anni?
    quanta ipocresia – che vergogna

  2. Daniel scrive:

    Semplicemente perché i prigionieri palestinesi non sono stati arrestati per ottenere un rilascio, ma perché accusati di crimini orribili, poi processati e poi condannati da una corte di uno Stato democratico. Perché la Croce Rossa può visitarli e perchè Gilad non ha alcuna colpa se non di essere israeliano. Non mi sembra una buona ragione.

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