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Tra franchising e ideologia, il Movimento 5 stelle

– Il Movimento a 5 Stelle corrisponde pienamente a quello che in letteratura viene definito un partito di franchising (Carty, 2004). Questa tipologia di partito è caratterizzata da un marchio e da linee politiche definite a livello centrale e da una struttura fortemente decentrata fondata sul principio dell’autonomia operativa tra vertice e base, come – provocatoriamente potremmo dire – Al Qaeda o Mac Donald’s. Ai circoli locali indipendenti è delegata l’articolazione delle linee-guida al fine di realizzare un prodotto elettorale appetibile per i cittadini-consumatori.
Nel caso del Movimento 5 Stelle, due sono gli aspetti rilevanti: in primo luogo la struttura organizzativa; in secondo luogo, la forte connotazione anti-establishment espressa attraverso la formulazione di criteri etico-legali assai restrittivi per la presentazione delle candidature.
Per quanto riguarda tali criteri, essi sono da un lato l’obbligo di non essere iscritti ad alcun partito o movimento politico e non aver riportato sentenze di condanna in sede penale, dall’altro l’impegno per gli eletti di rimettere il proprio mandato qualora vengano loro meno queste condizioni.

Dal punto di vista organizzativo il marchio prodotto a livello centrale viene concesso ad organismi e liste affiliate tramite la certificazione sul blog del movimento e può essere revocato nel caso in cui vengano meno i criteri etici o la lista si discosti dalla piattaforma programmatica comune a tutto il movimento. Si nota dunque come internet sia di primaria importanza sia al fine di garantire la trasparenza e la semplicità comunicativa del brand, sia per l’organizzazione.

Se si va a leggere il “non-statuto” del Movimento, saltano infine all’occhio due anomalie: in primo luogo, il divieto – per quanto a volte disatteso – di partecipare ad elezioni che non siano amministrative locali; in secondo luogo, il rifiuto di entrare in coalizione con qualsiasi altra forza politica.

Pur rifiutando una collocazione sull’asse politico destra-sinistra e rifiutando di essere definito come partito, il Movimento risulta essere fortemente ideologizzato arrivando ad assumere comportamenti e posizioni antisistemiche. Va da sé che l’eversione propugnata dal Movimento non sia di tipo anti-istituzionale, bensì anti-partitica e finanche anti-parlamentare. Quest’ultima caratteristica è articolata all’interno dell’ideologia grillina in alcuni punti cardine: e-democracy, libertà personali, democrazia diretta e partecipativa finalizzata alla creazione di un “nuovo rinascimento” per il paese.
Nella sua polemica anti-establishment simile a quella di molti altri movimenti “a-partitici” europei – dagli ecologisti degli anni ottanta, ai più recenti movimenti folcloristici “del progresso” scandinavi – il Movimento a 5 Stelle presenta forti venature populiste ed una tendenza alle sovra-promesse elettorali.

A riguardo, oltre a richiamare alla mente del lettore il – con licenza parlando – Vaffanculo-Day e i bagni di folla del comico in Piazza Maggiore a Bologna, si possono citare in maniera non esaustiva alcuni punti salienti del programma:

a) Stato e cittadini – Semplificazione amministrativa, istituti di democrazia diretta come la rivitalizzazione del referendum (togliendo il quorum); riduzione dello stipendio ed eliminazione dei “privilegi” dei parlamentari; un limite di due mandati per le cariche elettive; divieto per gli eletti di esercitare un’altra professione durante il mandato.
b) Informazione – Abolizione dell’ordine dei giornalisti; eliminazione dei finanziamenti pubblici alla stampa di partito; azionariato diffuso dei mezzi di comunicazione (anche delle televisioni) con quota singola massima del 10%; depenalizzazione del reato diffamazione; riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere.
c) Economia e lavoro: Dall’abolizione della legge Biagi al sussidio di disoccupazione garantito, passando per la diminuzione dei costi dello Stato, la riduzione del debito pubblico e l’abolizione dei monopoli di fatto.

La scelta di questo tipo di struttura organizzativa pare essere premiata dagli ultimi dati elettorali che mostrano una crescita esponenziale delle preferenze al Movimento fra le elezioni amministrative del 2009 e quelle del 2011. Il caso del comune di Bologna è emblematico: a fronte di un’affluenza scemata dal 76,38% nel 2009 al 71,40% nel 2011, il Movimento é passato da 6.450 voti (3,01%) a 17.778 voti (9.40%).

A nostro modo di vedere, le ragioni del successo del Movimento 5 Stelle sono riconducibili a due fattori: strategia e identità.
La prima si basa su posizioni e linee politiche semplici, radicali, inflessibili e facilmente identificabili, che si rifanno ad una pretesa di trasparenza e di sostanziale estraneità dal processo politico (“a-partiticità” e “anti-politicità”). Ciò viene ottenuto a mezzo e in nome di forme di democrazia diretta “telematica” nell’ambito di una flessibile struttura di franchising. Si tratta di un approccio fortemente ideologico che permette al Movimento di andare ad attingere nel bacino degli scontenti della politica partitica, con particolare riferimento a fasce giovani istruite ed informate, pregne dei valori post-materialisti di partecipazione, diritti civili e legalità. I partiti con cui si pone naturalmente in competizione sono il Partito Democratico, l’Italia dei Valori e le liste civiche, soprattutto se supportate da partiti politici.

Per quanto riguarda l’identità del Movimento, essa viene rafforzata verso l’esterno mediante una politica delle sovrapromesse, coerente con la sostanziale impossibilità di raggiungere incarichi gestionali significativi. Trattasi di dinamiche tipiche dell’opposizione irresponsabile che, tuttavia, sono funzionali alla progressiva fidelizzazione di un elettorato di base.

In conclusione si può dire che, mentre il modello strutturale-organizzativo del Movimento può sicuramente essere un validissimo spunto anche per altre formazioni politiche, e mentre i toni ed i contenuti populistici non possono essere imitati, la chiara identificazione identitaria su temi chiave cari alla base si rivela fondamentale.

Ciò è particolarmente vero per un’entità che si trova, per scelta o per necessità, ad affacciarsi in posizione minoritaria sulla scena politica italiana ed ad essere esclusa dalla competizione bipolare. La variabile dell’identità può contribuire a spiegare come una formazione non coalizzata antisistemica come il Movimento 5 Stelle possa riuscire ad aumentare i propri consensi, mentre un’entità dall’identità più debole e sfumata può ottenere risultati deludenti se non coalizzata con alcuno dei due poli.

Infatti, la logica della dinamica bipolare porta naturalmente l’elettore a preferire uno dei due poli (ovvero a votare second best) per evitare la vittoria dell’altro, tagliando quindi fuori eventuali terzi poli. In tale contesto l’esperienza del Movimento 5 Stelle dimostra come, a nostro parere, per sopravvivere prima ancora che per affermarsi, si debba avere una chiara identità.


Autore: Luca Bolzonello e Federico Mozzi

Luca Bolzonello, classe 1989, si è laureato in Relazioni internazionali all'Università di Bologna. Ha vissuto in Gran Bretagna, Belgio e Olanda, dove studia Diritto internazionale. Collabora con il Maastricht Journal of European Law, con particolare predilezione per tematiche del diritto internazionale ed europeo.----------------------------------------------------------------------- Federico Mozzi, 21 anni, pavese. Appena ottenuta la maturità scientifica si trasferisce a Bologna dove è laureando in Scienze Politiche, indirizzo Studi Internazionali. Appassionato di politica estera e sicurezza energetica collabora con il Circolo Universitario di Generazione Futuro dell'Alma Mater dalla sua fondazione.

7 Responses to “Tra franchising e ideologia, il Movimento 5 stelle”

  1. peiot980 scrive:

    “Se si va a leggere il “non-statuto” del Movimento, saltano infine all’occhio due anomalie: in primo luogo, il divieto – per quanto a volte disatteso – di partecipare ad elezioni che non siano amministrative locali; in secondo luogo, il rifiuto di entrare in coalizione con qualsiasi altra forza politica.”

    Potri sapere quando queste cose sono state disattese?
    Per elezioni amministrative locali si intendono Comunali e Regionali (e nelle gandi città anche di quartiere) e provinciali, escluso nell’ultimo caso che non si è mai presentata alle elezioni provinciali (in quanto il Mov.5S ritiene la provincia un entità da eliminare) il M5S si è presentato solo in queste occasioni, intati non si è mai candidato alle Europee e nemmeno alle Politiche, ma mi auguro vivamente che ci arrivi e che superi lo sbarramento così vedremeo tremare i dinosauri di questa politica!
    In secondo luogo il M5S non è mai stato apparentato a nessuno infatti alle comunali di 2 settimane fa è corso da solo in tutti comuni, mentre in precedenza è stato apparentato solamente a liste civiche che sono state certificare da esponenti del Movimento.

    per caso è il solito caso di delazione che la sinistra mette in atto in pieno stile stalinista?!

  2. Federico Mozzi scrive:

    Il primo caso è stato effettivamente un nostro errore.
    Per il secondo si intendeva invece “anomalia” rispetto allo scenario politico nazionale. Mi scuso se ci siamo espressi male a riguardo.

    Di sicuro l’intento dell’articolo non era fare delazioni staliniste, ma evidenziare quelli che a nostro parere sono i motivi del successo del movimento soprattutto nel lato dell’organizzazione.

  3. Sabbath Addesso Gianluca scrive:

    grande ragazzi….è un ottimo lavoro!!!!

  4. Sabbath Addesso Gianluca scrive:

    Mi permetto di esprimere un giudizio di valore sul Movimento 5 Stelle, cercando di astrarre il sognificato della sua strategia nel panorama del sistema partitico italiano e della sua evoluzione.

    Demagogia. Ictu oculi è dfficiile non cogliere questo aspetto eclatante, ma solo per chi segue da tempo la politica e sa che la politica è propaganda e la propaganda reca in sè una componente reale, ciò che dovrebbe tradursi in fatti nel momento in cui si assume il potere, e una componente fittizia che la si somministra all’elettore attraverso slogan, enfatizzando un certo progetto e propugnando nei fatti delle utopie.
    La demagogia ovviamente è un presupposto eneliminabile della politica, soprattutto nei partiti di centro-sinistra storicamente più vicini al popolo, alle masse,( ma non sempre!) Che si faccia della demagogia un proprio cavallo di battaglia non significa che una volta investiti del potere non si faccia nulla di ciò che si è annunciato con promesse roboanti. Ma solo che ciò che si potrà realizzare nei fatti sarà solo in minima parte corrispondente a ciò che si è promesso e che cmq non corrisponderà alle false aspettative create nel popolo. Ma la demagogia non va stigmatizzata, è un fenomento tralatizio di cui non si può fare a meno, soprattutto quando si parte da zero, “dal basso” come i nostri più schietti politici-retori amano dire. Il problema è semai che negli anni l’asta della demagogia si è sempre più alzata: cioè non si parla più di politiche a fianco del popolo, politiche per il popolo e giù di lì, nemmeno si batte tanto la strada delle politiche di categoria ( lavoratori, imprese, donne, anziani); la nuova frontiera della demagogia è quella della politica “tra” il popolo e soprattutto quella della “politica contro la politica”. Una sorta di terzo livello della democrazia rappresentativa che vede quindi una struttura verticale che si arricchisce in questo modo: 1. coloro che gestiscono il potere ( parlamento, governo, istituzioni in generale) 2. coloro che veicolano le idee ma che occupano posti che indirettamente sono fonte di potere ( i partiti-casta). 3) coloro che non si occupano di idee ma di risolvere i problemi della gente ( le nuove entità) contra partito.
    Con il movimento 5 stelle siamo all’apice della demagogia. Anche perchè sarebbe sciocco a questo punto, o almeno poco credibile, pensare ad un quarto livello ( e ancora un quinto, un sesto etc…) dello scontro: in cui per l’appunto immaginando una sorta di gioco al ribasso una schiera di pazzi si sveglia domattina con l’idea di un movimennto contro l’ anti-politica, o ancora peggio e all’inverso un movimento che propugni il ritorno alla politica ultra-partitica. E’ un’idiozia. Come è una idiozia questo giochetto dell’antipolitica in verità che non fa altro che alimentare lo scontro, la frammentazione partitica e le aspettative della gente che come sempre non andranno soddisfatte se non in minima parte. Cerchiamo quindi di guardarci da queste vere e proprie operazioni di marketing ( e di truffa! magari). “Cambiamento”, “la vera politica”, “la nuova politica”, “la politica per il popolo” sono espressioni che da sempre costituiscono il linguaggio della politica.. .ma è sempre la solita fuffa sotto mentite spoglie! Sono formule velenose che si riesumano ma che non contengono nulla di nuovo. E’ troppo semplice presentarsi innanzi al popolo con la faccia pulita, con idee populisitiche, quella roba che non potrebbe che vedere d’accordo tutto il popolo, con la puzza sotto il naso e con l’ idea di rigirare alla politica le lamentele della gente fingendo di non sapere come funzioni la politica. Non conosco partiti che annunciano in campagna elettorale di voler fare politica per i propri interessi e che candidino ( salvo casi eccezionali) gente condannata per reati importanti. Tant’è che il movimento 5 stelle ha voluto esagerare: non candida persone indagate…avanspettacolo!
    La verità è che pochi sono quelli che entrano dalla porta principale della politica con l’idea di fare i propri interessi e che pochi una volta che vi sono entrati non si fanno contagiare dai vizietti di chi da anni fa politica. Questi non vi sono ancora entrati ed è per questo che fanno tanto gli spavaldi e gli umiloni. Quando inizieranno ad occupare delle poltrone pesanti neanche i regolamenti inquisitori che si sono dati a livello centrale riusciranno ad impedirne la contaminazione.
    IL movimentismo.
    Certo va detto che gli strumenti utilizzati dal “5 stelle” ( ma che razza di nome ridiolo poi…)per fare politica hanno dato ottimi risultati. Tra cui alcuni nuovi: Internet, i blog, il linguaggio schietto, non certo elegante, ma sorvoliamo; altri non proprio nuovi: le piazzate anti-berlusconiane. Queste ultime molto in linea con le kermesse ormai celebri del “popolo viola”, il movimento 15-M dei sette giorni a Puerta del sol in Spagna rinominati “indignados”, tanto per allargare l’analisi all’ Europa. Niente di poi così nuovo all’orizzonte, trattasi di una reviviscenza dell’anti-politica, la politica fatta di slogan e insuilti anti-sistema che unisce facinorosi, intellettuali o finti-tali, studenti o finti studenti e chi più ne ha più ne metta. MA non mi va di iniziare la polemica sul “movimentismo anti-tutto”, era tanto per contestualizzare certe iniziative.
    Tutto per dire che…

    In realtà non credo che queste novità presunte o reali che siano possano essere state determinanti, o cmq credo che lo siano state nella misura in cui siano state utilizzate ( accattivandosi così soprattutto le nuove generazioni) in tandem con la natura “anti-sistema” ( ma diciamo pure anti-berlusconiana che ci capiamo meglio) del movimento 5 stelle; ciò che gli ha permesso di fare breccia tra la cittadinanza italiana, che credo, attenzione attenzione!. sia sempre stata in maggioranza anti-berlusconiana da almeno 10 anni.Mi spiego: io credo che una buona parte dell’elettorato di centro-destra non abbia mai pouto soffrire la leadership di Berlusconi, e che si sia ritrovata a votarlo per disperazione ( si veda An e la progressiva ascesa fino al 2001) e anche spesso per l’odio storico nei confronti del vecchio PCI che comunque non è andato mai oltre il 30-34 % negli anni di Berlinguer, e della sinistra partitica in generale. Poi sono convinto che una buona parte del centro-sinistra non abbia accettato la strategia di convergenza al centro della Sinistra italiana dagli ’90 in poi.
    IL risultato della combinazione di questi fattori è l’attuale forza centripeta del Movimento 5 stelle ( ma si veda anche in parte l’exploit dell’IDV) che ha drenato consensi da Sinistra sicuramente ma anche in parte da destra: e dico con una certa convinzione che certa gente di centro-destra se ne vergogna e non è disposta a fare outing ma nutre una certa simpatia per Grillo.

  5. Fabio Alemagna scrive:

    Non mi è sinceramente chiaro quali siano le “sovrapromesse elettorali” a cui ci si riferisce. L’autore può esplicitare?

  6. Luca Bolzonello scrive:

    In estrema sintesi, “strategia della sovrapromessa elettorale” significa che un partito di opposizione che non ha alcuna probabilità di andare al governo tenderà a promettere più di quello che potrà mai ottenere in termini di policy. Infatti, non può e non vuole andare al governo e quindi non sarà tenuto a rispettare le promesse fatte agli elettori.
    Il concetto si ritrova grosso modo in Sartori (Elementi di teoria politica) in riferimento a partiti come il PCI e l’MSI, ma può essere eventualmente applicato anche ad altri, come i Lib-Dems britannici. Di solito, se un partito del genere arriva a posizioni di responsabilità crolla nei consensi.

  7. peiot980 scrive:

    Continuare a dare del populista demagogo o una persona che promette cose che non potrà mantenere è a dir poco stupidi e contro producente gli argomenti promossi dal Mov.5Stelle e dal suo mentore Grillo sono sacrosante e non è nè populismo nè demagogia, se una dei due schieramenti tradizionali le seguisse vincerebbe senza bisogno di fare campagne elettorale!!!

    Le sovra promesse di cui tu parli cosa sono?
    la giusta eleminazione delle provinecie?
    eliminazione delle doppie cariche dei politici?
    l’abbassamento del 50% dello stipendio dei parlamentari che sarebbe il minimo per allinearlo agli standard europei?
    l’eleiminazione dei rimborsi elettorali? (come richiesto dal popolo in due referendum)
    Oppure riveredere la politica energetica dell’italia al fine di rientrare nei paramenti richiesti più di 10 anni fa dal protocollo di Kyoto? (e che l’italia è uno dei paesi più arretrati in questa direzione se paragonati agli altri stati europei)

    se per te questi sono sovra-promesse allora povera italia!!!! continuamo ad avere i soliti PD e PDL che sono la copia uno dell’altro con in parlamento i soliti arraffoni/mafiosi!

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