– A quanto pare, la nostra politica è ancora affetta dalla miopia che contraddistingueva il pensiero di John M. Keynes. Probabilmente, nel lungo periodo, l’attuale classe dirigente sarà ancora viva, ma la responsabilità della sua scarsa lungimiranza ricadrà sulle spalle delle nuove generazioni, come in parte già avviene con i contributi silenti.

Gli imponenti incentivi destinati alle energie rinnovabili comunicati dall’Authority per l’energia elettrica e il gas, che da qui al 2020 ammonteranno a 100 miliardi di euro, provocheranno aumenti in bolletta di circa 3 centesimi per kwh consumato. Gli italiani saranno dunque costretti a drogare con ingenti iniezioni di denaro pubblico un settore improduttivo, che qualora il rubinetto dei finanziamenti venisse chiuso, fallirebbe palesando la sua incapacità di ritagliarsi autonomamente una fetta del mercato dell’energia.

Tra vent’anni, le tecnologie rinnovabili per cui avremo investito una cifra così importante saranno già obsolete, alcune persino superate in fase di costruzione. Nel frattempo, se non si darà impulso alla crescita con le liberalizzazioni e la riduzione delle imposte, il disavanzo pubblico verrà totalmente sottratto al controllo della politica con conseguenze catastrofiche, pari a quelle registrate in Grecia, Irlanda e Portogallo.

L’ambientalismo, con le sue utopie, è la nuova frontiera dell’irrazionalità marxista, del mito dell’abbondanza di tutte le merci. L’ideologia verde rivendica la necessità di una sostenibilità ambientale, dimenticando che oggi come non mai l’unica sostenibilità a cui dobbiamo fare fronte è quella finanziaria. I conti ci impongono il ridimensionamento del perimetro dello stato e ci vietano un aumento sciagurato della spesa pubblica.

Per queste ragioni il pragmatismo deve dominare sull’idealismo, sul pensiero astratto di quanti vorrebbero dare al mondo la forma del loro ideale. Il pragmatismo procede per interrogativi e quando un’idea cozza con quanto è possibile praticare, si dirige verso altri percorsi, altre soluzioni. Dalla storia delle politiche economiche dello scorso secolo dovremmo apprendere che l’ideologia dei finanziamenti a pioggia, dell’intervento statale ad ogni costo, dell’allocazione sciagurata delle risorse, non è più praticabile.

Occorre guardarsi dalle maschere ideologiche con cui le nuove politiche keynesiane pretendono di affermarsi: l’ambiente, il bene pubblico, il fallimento del mercato, le speculazioni, la crisi. Dietro tanto buonismo, alimentato dalla paura del mercato, si cela infatti l’antica logica del dirigismo. E’ con la paura della fine del mondo, dell’esplosione delle centrali nucleari, dell’acqua “privata”, della crisi provocata dalla deregulation che si afferma lo statalismo, giocando sulla paura degli individui male informati.

La paura è un sentimento instillato nelle masse da coloro che traggono vantaggio dal mantenimento dello status quo. Ebbene la situazione attuale impone un drastico cambio di rotta, una virata verso la crescita e il rigore dei conti, che lasci libero il mercato – e non più lo stato – di decidere da sé cosa è sostenibile e produttivo.