– Entro la fine del 2011 tutti i mobili da arredo interno e esterno, nonché gli accessori da cucina immessi in vendita nei negozi Coop saranno fabbricati con legno certificato FSC o TFT, sempre entro la fine del 2011 anche una parte significativa dei quaderni in vendita saranno a certificazione FSC con completamento del progetto entro il 2012. Coop si pone l’obiettivo di utilizzare esclusivamente carta riciclata o FSC negli uffici delle proprie sedi e agirà su tutta la filiera invitando i fornitori a rispettare gli stessi criteri esplicitati sopra nella selezione dei prodotti. Nei prossimi anni Coop intende, infatti, aumentare progressivamente i prodotti a base carta (quali i fazzoletti, la carta igienica, la cancelleria e gli articoli per la scuola) fabbricati con carta riciclata o FSC.

Salvare l’ambiente richiede impegno. Non lo si fa mica nei ritagli di tempo. E Coop, com’è noto, vi si dedica anima e corpo. A volte uno ha quasi l’impressione che alla Coop faccia schifo, tra un salvataggio del mondo e l’altro, dover vendere pure salami, prosciutti e detersivi, che la distribuzione di vettovaglie sia un’attività che fanno in quanto frutto di un errore di gioventù, conseguenza della scelta sbagliata del lavoro sbagliato.

Poi guardi i dati del fatturato, e capisci che alla Coop, vendere roba alla gente, tanto schifo non fa.

E’ la più importante catena della grande distribuzione in Italia (12.900 milioni di euro di fatturato, 1.450 punti vendita, oltre 100 cooperative, 7,5 milioni di soci).  E ci tiene a precisare che agisce in collaborazione con Greenpeace, WWF e Legambiente. Visti i numeri di Coop, vuoi vedere che salvare l’ambiente insieme agli illuminati dalla luce “verde” è un business che conviene? Ve lo dico io, conviene.

E lo sa pure Coop, che ha appena lanciato la campagna “Amici delle Foreste”, descritta nel lead di questo articolo. Si tratta in sostanza di spingere i consumatori italiani a comprare merce (è toccato alla carta, ora è il tempo dei mobili d’arredo) certificata da Fsc come ottemperante a parametri di sostenibilità ambientale da essa stessa elaborati. In particolare, chi comprerà i prodotti Coop certificati dovrebbe essere sicuro di non contribuire alla deforestazione del pianeta e tornare a casa con la coscienza pulita di chi ha fatto il proprio dovere di civis del mondo.

Non per fare il guastafeste delle coscienze altrui, ma le cose non stanno proprio in questi termini. Con questa campagna, più che l’ambiente, Coop mostra di avere massimamente a cuore i propri “sporchi” interessi commerciali, curati attraverso il protezionismo nei confronti delle produzioni di legno e carta provenienti dalle industrie dei paesi in via di sviluppo, che Fsc, abilmente guidata dal politburo di WWF e Greenpeace, tiene fuori dal novero dei propri “certificati”. L’FSC, infatti, è un sistema concepito da e per produttori e consumatori che vivono e operano nei Paesi più sviluppati. Il costoso standard FSC è poco adottato nei Paesi in via di sviluppo: solo il 20% dei prodotti forestali certificati, a livello globale, viene da questi Paesi.

Per dirla in metafora, Fsc è il cartello non dichiarato attraverso cui le aziende occidentali certificate ostruiscono l’accesso al mercato di prodotti più convenienti dai paesi in via di sviluppo. E’ una sorta di revanscismo imperialista dell’Occidente, esercitato sui paesi poveri, in nome dell’ambiente, ma in realtà perfino contro di esso, perché impoverire ulteriormente paesi già poveri fornisce un contributo significativo all’inquinamento e alla distruzione di superficie forestale.

La certificazione Fsc desta inoltre crescenti perplessità nel mondo per la sua commistione con gli interessi dei suoi principali sponsor, Greenpeace e Wwf. L’autonomia del consorzio, negli ultimi anni, è stata inversamente proporzionale all’intensità del legame stretto con i principali gruppi mondiali dell’attivismo greenist.

La lobby di Wwf e Greenpeace sui governi occidentali per l’introduzione di misure protezioniste (come avvenuto negli Usa) a danno dei paesi emergenti ha fatto il pari al boicottaggio dei prodotti occidentali “non allineati”, cioè non coperti dall’egida Fsc, le cui certificazioni sono diventate la tessera d’appartenenza al “Circolo dei Buoni amanti del Verde”; o, se volete, una licenza amministrativa a poter operare sui mercati, dopo aver pagato il “pizzo” agli usurai dell’ambientalismo, senza soverchie rotture di scatole da parte di questi ultimi.

Coop conosce bene il sistema, lo sfrutta altrettanto bene e ne trae il suo tornaconto. Senza aiutare né le foreste né la lotta alla povertà (tanto nei paesi poveri quanto in Italia, visto che fa pagare ai consumatori della penisola di più per prodotti ottenibili a meno). Pensateci bene, la prossima volta che vi diranno: “La Coop, sei tu!”.  Io mi incazzerei.