Indignados di tutto il mondo…

di SIMONA BONFANTE – Okkey, è un manifesto non sottoscrivibile, nella sua parte propositiva tanto quanto in quella analitica. Okkey, alla testa del movimento pare ci stiano protagonisti di quello stesso “obsoleto e antinaturale modello economico” che ha permesso di bloccare “il meccanismo sociale in una spirale che consuma se stessa, arricchendo soltanto pochi e facendo sprofondare nella povertà e nella penuria gli altri. Fino al collasso”.
Quel modello economico che ovviamente il movimento M-15 – gli indignati – così convintamente e trasversalmente contesta. Okkey, la critica al sistema bipartitico spagnolo puzza di qualunquo-grillismo – manco fosse quello, il bipartitismo, a rendere la proposta (e condotta) politica di socialisti e popolari analogamente e specularmente pavida, non all’altezza, salvo poi fare i conti con la sonante bocciatura degli uni e la plateale vittoria elettorale degli altri.

Ma l’indignazione per la “dittatura partitocratica” che antepone gli interessi auto-conservativi “all’efficacia e al benessere della società. Sperperando risorse, distruggendo il pianeta, generando disoccupazione e consumatori infelici”, beh quell’indignazione è la stessa che monta nel nostro paese e che, in forme meno politicamente travolgenti ma non per questo meno storicamente significative, si è espressa nelle nostre ultime amministrative; le quali, se un segnale hanno mandato, è l’inequivoco bisogno di cambiamento – profondo, radicale, sistemico – della gente comune. Quella stessa gente comune che da dieci giorni invade le piazze spagnole sfidando un establishment chiuso ormai nella sua stessa alterità.

Non è la colpa della crisi economica che i manifestanti spagnoli imputano alla classe politica, ma la loro introversa cecità rispetto alle ripercussioni sistemiche di quella crisi; contestano, poi, l’anti-storicità della traiettoria di marcia, la non-perdonabile sorpresa per quei fenomeni epocali che nel volgere di una manciata d’ore hanno portato nel 2008 al travolgimento di Wall Street, all’esplosione delle bolle, al fallimento delle banche, alla sparizione di fortune, al blocco dei cantieri immobiliari quantitativamente insonsestinibili, alla perdita, per molti, del lavoro grazie al quale pagavano il mutuo grazie al quale avevano acquistato una casa che in molti adesso nemmeno possono avere più.
Suvvia, come fai a fidarti di chi dovrebbe avere il cannocchiale puntato fisso sulla linea d’orizzonte, e invece non riesce neppure a vedere la prima pedina di quel domino scattato sotto il proprio naso tre anni fa, e di quello nuovo che nella primavera di quest’anno ha portato alla travolgente sequenza dei regime change mediterranei.

A far convergere la gente a Puerta del Sol è stata la ‘museruola’ normativa alla Rete imposta dal governo spagnolo a dispetto della maggioritaria contrarietà della ‘gente comune’ che Internet lo agisce con la stessa gratuita, immediata libertà con cui è abituata a vivere gli spazi urbani e civili e professionali e relazionali tradizionali. Un segnale  di arroganza e ignoranza, quello del governo spagnolo, platealmente diramato dal potere costituito contro il contro-potere ‘devoluto’, quello che le tecnologie – e non le istituzioni – hanno concesso ai detentori finali della sovranità democratica.

Esser ciechi innanzi ai problemi ma anche alle soluzioni, alla disperazione ma anche alle opportunità della dimensione precaria, che poi è anche rivoluzionaria, della contemporaneità; non farsi carico delle disfunzionali ingiustizie che ne solidificano l’inaccettabilità ma anche ignorarne le virtù prospettiche: questo merita indignazione, certo. Ma l’indignazione non basta. E non basta neanche un manifesto genericamente anti-capitalista, utopicamente neo-rivoluzionario. Serve azione politica – urgente, saggia, consapevole, responsabile.

Penso ai silenti: i contributi versati alla gestione separata dell’Inps
. Chi non raggiunge cinque anni di contribuzione continuativa i soldi coattamente versati con discontinuità li perde tutti, per default. Un sistema folle, più che ingiusto. Un omicidio generazionale di massa con mandante noto e sicario già contrattualizzato. Ora, quale razza di classe politica può esser così cieca da rinunciare ad affrontare la questione prima che la furia – non l’indignazione, ma la furia – arrivi a risolverla sotto l’impeto di soluzioni (e sanzioni) sommarie?

La Spagna non è lontana. E francamente dubito basti la sconfitta politica e culturale di Berlusconi per metter al riparo il nostro paese dalle ripercussioni di una onda anti-sistemica sì travolgente e coinvolgente. Coraggio! Cambiare qualcosa si deve. Cosa, come?  Questo l’imperativa priorità di cui discutere. Lo abbiamo fatto a Pescara, nella meravigliosamente corroborante tre giorni seminariale che noi libertiami, abbiamo ancora una volta avuto l’ardire di concederci e che, grazie a Radio Radicale, possiamo adesso udire (o ri-udire) qui e qui.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Indignados di tutto il mondo…”

  1. Stupenda citazioni di “Nobody expects the Spanish inquisition!”

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  1. […] Naturalmente il mio blog non è stato l’unico ad avere l’onore di ricevere questo commento: infatti un commento identico lo si può trovare su diversi articoli critici verso la Moratti come ad esempio qui, qui, qui, qui, qui e qui. […]