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Mobilità sostenibile:
a. prosecuzione delle misure strutturali per eliminare il traffico inquinante e rafforzamento
delle misure di disincentivazione del traffico “normale” (Ecopass)

(Pag. 15 del programma di Letizia Moratti, 2011-2016, paragrafo “Contro l’inquinamento”).

Referendum 1: ECOPASS E MOBILITA’ SOSTENIBILE per l’estensione di: Ecopass, Metrò, piste ciclabili, aree pedonali
Per dimezzare il traffico, estendere l’Ecopass alla “cerchia ferroviaria”, escludere solo gli autoveicoli a emissioni zero dal pagamento di 5 euro al giorno (10 per trasporto merci) (..)

(Sintesi del primo quesito referendario consultivo del 12 giugno 2011, che la Moratti annunciò di sostenere)

Dopo la doccia fredda del 48-41, della Moratti costretta a inseguire l’avversario al ballottaggio, delle speranze di tenersi in sella a Palazzo Marino ridotte al lumicino, era naturale che dal cilindro di Berlusconi uscisse una trovata geniale. Berlusconi sì che sa sfruttare la Zona Cesarini. Vi ricordate il dibattito tv contro Prodi nel 2006? “Aboliremo l’Ici”, e si trovò a qualcosa come 30mila voti in meno rispetto al professore e il Senato in bilico. Sembrava dovesse essere una disfatta, e invece.
Ora, in una città dove non si paga l’addizionale Irpef e dove le tasse sono oggettivamente piuttosto basse, l’unica “trovata” simile poteva essere l’Ecopass. “Sarà gratuito per tutti i residenti”, ha annunciato la Moratti. Un bel colpo, peccato che sia incoerente col Moratti-pensiero fino a qualche giorno prima, statuito nero su bianco sul programma elettorale.E quindi non potrà avere il medesimo effetto dell’abolizione dell’Ici promessa nel 2006. L’uscita sull’Ecopass è infatti con troppa evidenza un rimangiarsi idee proclamate fino a ieri, per essere il segno di una maggioranza credibile. Il problema sta proprio qui: magari lo faranno davvero, ma con quale credibilità votare per una persona che ieri diceva “tutti pagheranno 5 euro” e oggi dice “i milanesi non pagheranno”? Se il Berlusconi del 2006 avesse detto, fino al giorno prima, “aumenteremo l’Ici”, con quale credibilità avrebbe potuto prometterne l’abolizione in Zona Cesarini?

Accortisi che questo non bastava, si è cominciato a viaggiare su altri binari, paralleli gli uni con gli altri, provocando il caos. L’unico obiettivo raggiunto dal centrodestra è quello di aver costretto Pisapia a fare il follower, cioè a dover rispondere colpo su colpo anziché dirigere il gioco. Vediamo le strategie messe in atto finora e analizziamole brevemente.

1) Con Pisapia, Milano diventa una zingaropoli. Occorre chiarire un equivoco: i campi rom non li vuole nessuno. Se qualcuno è entrato una volta a visitare un campo, sa di che schifo stiamo parlando. E’ impossibile pensare a un recupero sociale dei rom a partire dai campi. Il degrado assoluto del campo è infatti incompatibile con qualunque politica pubblica volta al rispetto dei diritti umani. Chiusi i campi, e si arriverà a chiuderli sia con Pisapia sia con la Moratti, che fare dei rom? Pisapia non potrà contravvenire alla legge Fini-Bossi sull’immigrazione clandestina, ma la maggior parte dei rom che gravitano su Milano è cittadina italiana o comunitaria: dunque occorre specificare innanzitutto se il centrodestra vuole fare la politica dei leghisti, che in ultima analisi intendono rendere Milano impraticabile ai rom, oppure quella dell’assessore uscente Mariolina Moioli, esattamente opposta. Poi penseremo a cosa diventa Milano con Pisapia.

2) Con Pisapia, vincono i centri sociali. C’è del vero. Il terzo di lista di SEL (partito guidato a Milano dal leader del Leoncavallo, Daniele Farina) è l’avvocato dei centri sociali Mirko Mazzali, ed entrerebbe in consiglio comunale se vince il centrosinistra. Ma anche nella Fds simpatizzano. Dal più votato (Basilio Rizzo, con un passato in AO e DP) al terzo, che entra se Rizzo fa l’assessore, il maoista Vladimiro Merlin. La città soffre ancora di un clima da anni ’70, ma la chiave è che a simpatizzare per gli estremi, ora, sono molti di meno. Una cosa mi è chiara: mentre nascevo, quindi troppo piccolo per capire “in presa diretta”, l’unica ragione plausibile di anni di guerriglia urbana era che molta gente in fondo aveva fiducia nell’extra-parlamentarismo, pur magari non praticandolo. I centri sociali di oggi (lo dice anche Matteo Salvini, leghista) sono quasi delle discoteche. Ci vanno tutti. Non sono più il covo dell’extraparlamentarismo, quei covi esistono ma si fa finta di non conoscerli perché tutto sommato non sono granché attivi. E un Pd uscito molto forte dal primo turno non tollererà facilmente gli estremisti, i pochi rimasti. Questi sanno bene che Pisapia non è un loro amico e che il Pd non sarà dalla loro parte.

3) Con Pisapia, i vigili urbani saranno sgravati dai compiti di pubblica sicurezza. Occorre fare attenzione. E’ vero, Pisapia nel suo programma lo scrive. Ma gli interventi attuali della polizia locale sulla mera sicurezza pubblica si contano su poche dita. Il vigile di quartiere è inesistente. Inoltre lo stesso Pd, fin dalla campagna per le primarie, lamentava che un compito recentemente assegnato alla polizia locale tramite delibera proposta dal Pd e approvata da tutti, ovvero il controllo dei cortili delle case popolari senza necessità d’autorizzazione del proprietario, era rimasto lettera morta perché, di fatto, i vigili non lo facevano. Si tratta di una cosa che a Pisapia interessa e che dovrebbe interessare anche alla Moratti: è in quei cortili che ha luogo l’attività congiunta di racket degli alloggi e controllo dello spaccio di droga da parte della ‘Ndrangheta.  Non crediamo che con Pisapia questo incarico verrà sgravato.

4) Con Pisapia, le tasse aumentano. In un certo senso è vero: Pisapia propone esplicitamente la revisione del catasto immobiliare per adeguare l’Ici delle seconde case. Ma se la memoria non mi inganna, è una possibilità introdotta dal governo Berlusconi con la Finanziaria 2005 sebbene limitata alle “microzone” comunali in cui molto alta è la differenza tra il valore catastale e il valore di mercato.

5) Ministeri a Milano. In ordine di tempo è l’ultima sparata di Umberto Bossi, che promette due ministeri a Milano. L’effetto è peggio della sparata sull’Ecopass: tutto il Pdl romano ha minacciato di far saltare il governo, Formigoni ha liquidato la proposta affermando che ci sono altre priorità, Berlusconi l’ha ridimensionata parlando di “dipartimenti”. Si sono accorti che di uno o due ministeri a Milano non ce ne facciamo alcunché, e la promessa, quindi, non tocca le nostre corde sensibili. Il lavoro che manca non è quello dei burocrati. Romanizzare Milano (con tutto il rispetto per la Capitale) è la mossa più stupida che si possa fare, per il bene di Roma, per quello di Milano e per quello del Paese. Ed è anche una mossa statalista e pianificatoria, se vogliamo introdurre brevemente il dibattito sull’isolamento del liberista lanciato sul Sole 24 Ore da Roberto Perotti. Nel senso che fa diventare Milano una mezza capital city, cioè qualcosa che a Milano non appartiene, per imposizione dall’alto. Perotti, che chiede al sindaco di pulire e riparare le strade e non di possedere “una grande visione”, non apprezzerà. Ma anche chi, come noi, ritiene invece che una visione strategica a lungo termine occorre averla, non apprezza: perché la visione è soltanto sul modello, sull’identità, non impone trasformazioni ma le asseconda. A Milano (e sarà un bene anche per l’Italia) serve avere più influenza sul mondo, non più potere nel Paese. Influenza in termini di ricerca tecnologica e scientifica, comunicazione, reti di scambio di intelligenze, informatizzazione, innovazione culturale.

Il centrodestra parla invece di zingari, extraparlamentari e ministeri, e si rimangia il programma sull’Ecopass. Debole, molto debole.