La destra meno normale del mondo teme che Milano si “frocizzi” troppo

di ENRICO OLIARI – “Orrore”, dicono i sostenitori della Moratti all’idea di trasformare Milano in un paradiso in salsa gay. Ed effettivamente mai come in questi tempi di ballottaggi i “culattoni” milanesi e “femminielli” partenopei sono diventati indispensabili ai sindaci per bene. Giuliani marciava allegro al Gay Pride, Moratti ci marcia contro, schierando al completo le truppe.

Se non ci fossero, questi “pericoli” bisognerebbe inventarli. Ma, visto che fortunatamente ci sono, è sufficiente inventarne la pericolosità. Magari insieme agli islamici, agli zingari e ai terroristi, di cui pure gli omosessuali rappresentano una percentuale – come dei cristiani, degli stanziali e dei poliziotti, oltre che dei berlusconiani che nel mondo della comunicazione, dei media e della politica  lavorano per le “ditte” del Cav.

All’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà era stato il “mortadellofago” Nino Strano a lanciare l’idea di fare di Milano la San Francisco d’Italia. E come dargli torto, se persino la pubblicità del Campari si è dovuta adeguare agli architetti moderni. Libero, con un articolo di Franco Bechis, c’è invece andato giù duro:  Pisapia farà della vita meneghina un interminabile Gay Pride (che paura!). Ecco la vera differenza con il programma puritano della Moratti (rappresentante, però, dell’antipuritano locatore della residenza Olgettina alle giovani amiche).

Meno male che tra un turno e l’altro occorreva concentrarsi sui problemi di Milano. Mancano tre anni all’Expo, ma non si sa dove e come farlo, perché non ci si è accordati su chi – nella cerchia stretta e larga del potere berlusconiano – debba guadagnare dall’operazione. Però la catastrofe che sembra incombere è l’omosessualizzazione di Milano. Pisapia porta i gay sotto la Madunina, come se fino ad oggi non ci fossero mai stati.

Il risultato di questa operazione-fango (di cui purtroppo, malgrado il ridicolo, non si può politicamente ridere e occorre preoccuparsi) prevedibilmente non sarà quella di evidenziare l’anomalia politica delle due candidature “estreme” di Pisapia e soprattutto De Magistris, ma di prestare un volto estremista al centro-destra di governo, lontano anni luce dai centro-destra “normali” dell’emisfero occidentale. Talmente normali, da considerare normale perfino l’omosessualità.

Mica come i moderati della squadra di Letizia, che regolano i “froci” alla squadra avversaria. E parlano dei “froci” con moderata preoccupazione, come quelli moderatamente antisemiti – mica i violenti, i persecutori o i nazisti – parlano degli ebrei.


Autore: Enrico Oliari

Nato nel 1970. Presidente di GayLib, associazione dei gay di centrodestra, dal 1997. Autore di diversi studi sul mondo dell'omosessualità fra i quali "L'omodelinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti" (2006) e "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Comunismo e omosessualità" (2010). E' membro dell'Assemblea nazionale di FLI.

One Response to “La destra meno normale del mondo teme che Milano si “frocizzi” troppo”

  1. E’, ormai, un must. In mancanza di argomenti seri, credibili e convincenti, si arriva sempre lì: l’offensiva contro i gay.
    La campagna elettorale – milanese e napoletana, da ultime – anche in questo, non ha fatto eccezione. Non paghi delle affermazioni, molto vicine al delirio, dell’onorevole Giovanardi, sulla campagna pubblicitaria targata IKEA, ecco evocare una sorta di invasione di gay e zingari, con un’accezione molto vicina all’insulto. Sono certa che in Parlamento, così come nella società civile del resto, siedano un buon numero di gay e lesbiche, immagino appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Mi chiedo come sia possibile che non una voce si sia alzata di fronte all’ennesima trivialità rivolta nei confronti degli omosessuali. E, d’altro canto, non è certo possibile stupirsi se anche questa volta non sia passata la legge sull’omofobia. E’ evidente che, questo, non è un paese maturo per elementi di basilare civiltà democratica,rappresentato poi da una classe politica sostanzialmente indegna. Duole dire che, anche in questo caso, non esiste alcuna differenza sostanziale tra gli schieramenti politici. Non è pensabile appellarsi ad una legge – che vista la situazione tutta italiana, vedrà difficilmente la luce – se i toni riservati alla questione rimangono questi. Temo bisognerà ripartire da zero. Rimane da ricordare, per i più che evidentemente non hanno idea di che cosa stiano parlando, che sono finiti i tempi in cui l’omossessualità poteva essere usata come offesa. L’omosessualità non è, spiace per la delusione dei più, onta o malattia. E’, più semplicemente, affare ascrivibile all’orientamento sessuale di ciascuno. Sarebbe auspicabile, questo si, che rimanesse tale e che, piuttosto che evocare l’avvento di leggi sull’omofobia, si tentasse di impedire che una questione così intima finisse per diventare oggetto di controversie peraltro del tutto inesistenti.
    Cristina Cusimano.

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