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Il Napoli è in Champions, Napoli no. De Magistris spande sospetti e ispira sentimenti

Il conflitto insanabile: ecco la metafora per Napoli e la politica napoletana. La campagna elettorale, infatti, è iniziata come un conflitto, suicida e sanguinoso, interno al Pd, che cancellando le primarie taroccate si è cancellato dal campo dei competitori per il governo della Città. Finisce ora in un clima aggressivo e cupo. Tra i due momenti solo i cumuli d’immondizia e il percorso da farci in mezzo per arrivare al seggio elettorale. Con la puzza nel naso e senza speranze nel cuore.

La competizione politica partenopea è, insomma, il contrario di una partita di rugby: dello sport mantiene solo l’immagine della mischia, per il resto non c’è fair play e nemmeno l’armonia ritrovata del terzo tempo. Qua i tempi sono due, primo e secondo turno, entrambi brutti.

De Magistris e Lettieri sono al centro di un conflitto insanabile, che li oppone l’uno all’altro, ma in parte li apparenta. Un conflitto che è tra, ma – in modo altrettanto visibile – anche dentro i campi avversi del centro-destra e del centro-sinistra. Le rispettive coalizioni sostengono i propri candidati, però pure li ingombrano, li imbarazzano, li frenano.

Non è nuova l’asprezza tra Lettieri, candidato civico, e il Pdl. Il voto disgiunto lo ha penalizzato, accrescendo il sospetto che il partito si sia mosso, certo, ma mica poi tanto e più per sé che per lui.

De Magistris, invece, interpreta il ruolo di neo-dux: quasi si vergogna delle avances dei democratici, guidati da un D’Alema in vena di endorsement, mentre Bassolino, silente e forse furente, se ne resta a Sudd. Di apparentamenti e accordi si disinteressa, o almeno cerca di farlo credere. Lancia un mezzo sorriso, più che altro un ghigno compiaciuto, agli amici/nemici, prima di tutto Andrea Cozzolino che s’offre pure di salire sul palco. Ma l’abbraccio, simbolo di un’armonia di facciata, non ci sarà, rischia di sbiadire la forza legalitaria del magistrato. Per il PD, quindi, dopo la brutta figura c’è solo una parola: amen.

Il conflitto insanabile è poi il segno del racconto di entrambi i candidati. De Magistris e Lettieri non puntano sulla propria forza, sulla relazione positiva e coinvolgente tra candidato e comunità, ma sulle colpe e mancanze dell’avversario. «Ti sei sempre fatto accompagnare da Cosentino che è accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico», dice De Magistris, per puntare il dito sulla (presunta) compromissione dell’avversario. «Le tue inchieste non sono mai andate a buon fine. Hai rovinato la vita della gente e utilizzato i soldi pubblici per pagare i danni», contrattacca Lettieri, appellandosi alla mancanza di competenza del dipietrista anti-Tonino.

Hanno entrambi ragione, ma solo nel torto altrui. E chissà se questo dà o toglie ossigeno alle speranze dei napoletani. Umiliate, inoltre, dalla cultura del sospetto. Aleggia in città il fantasma dell’aumma-aumma, come se tutto ciò che si dice e si tace servisse a nascondere maneggi e papocchi.

Un clima del genere favorisce De Magistris. La legalità, la diversità, l’estraneità al potere costituito – anche a quello bassoliniano – sono un formidabile grimaldello. De Magistris è ‘nuovo’. Una figura vincente nella vecchissima commedia politica napoletana. Il tono aggressivo e la logica dell’accusa lo trascinano, dopo averlo già premiato nel voto disgiunto del primo turno, perché alimentano un sentimento e contribuiscono a consolidarlo.

Lettieri, invece, è solo un candidato, non un sentimento. Il ballottaggio, poi, è pura competizione tra due personalità. Nei numeri del primo turno davanti stava Lettieri, che però è come se oggi inseguisse de Magistris. Lettieri avrebbe potuto “convocare” una nuova primavera napoletana e incarnarla in una storia di competenza, di creatività, di rinato e ritrovato saper fare. Avrebbe così parlato alla classe imprenditoriale, che ha rappresentato e alla quale dovrebbe continuare a dare voce, e a quella creativa, alla Napoli concreta. Si trova invece a seguire un racconto populista e a svolgere un ruolo non suo, in una sceneggiata molto napoletana, e nel senso purtroppo più deteriore.

Anche rispetto alle tendenze nazionali il candidato del centro-destra naviga contro vento, e tenta di discostarsi da Berlusconi il quale, troppo impegnato, mica lo troverà un giorno per scendere di nuovo in città e replicare l’appello al referendum sulla propria persona. Per De Magistris, invece, nazionalizzare la campagna è, ora, un modo per divincolarsi anche dal fallimento locale, e totale, del centro-sinistra. La memoria degli elettori è breve, il loro sentimento invece no.

Per fortuna il Napoli è in Champions, almeno i cittadini un racconto cui ispirarsi per sentirsi comunità e un motivo di unità ce l’hanno ancora.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

3 Responses to “Il Napoli è in Champions, Napoli no. De Magistris spande sospetti e ispira sentimenti”

  1. inutile scrive:

    bocchino dice di non votare olutamente Lettieri quindi direi che si è schierato

  2. Xxxx scrive:

    FLI Fini e Bocchino si son venduti alla sinistra… come mercenari..e cacciano chiunqu e nn la pensi come loro..alla faccia della LIBERTA’ del loro simbolo..però chi vuol votare Moratti viene fatto tacere, Bocchino No.

  3. inutile scrive:

    Siamo stati facili profeti a vedere la deriva del FLI e il fagogitare di BDV in questo pantano tra Bocchino e l’UDC con un candidato che prende con tutta la coalzione il 5%.
    Ripeto BDV doveva rifondare i Riformatori Liberali se era coerente con se stesso invece di fare il megafono di Bocchino che a sua volta è il burattino di FINI.
    Che Finale inglorioso per coloro che dicevano di ispirarsi ai grandi valori liberali.
    Ci si trova a dire che è indifferente Pisapia o Moratti.
    Che tristezza

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