Internet, scienza, potere e politica. Intervista a Paolo Attivissimo

di MARIANNA MASCIOLETTI – Paolo Attivissimo, di professione giornalista e scrittore informatico, noto agli utenti del suo blog e agli ascoltatori della Radio Svizzera Italiana come “Il Disinformatico”, porta avanti sul suo blog una massiccia campagna di “debunking”, cioè letteralmente “sbufalamento” di false notizie e falsi miti (appunto “bufale”) che si diffondono sui mezzi d’informazione. Quest’intervista è stata realizzata a Roma l’11 maggio scorso, dopo una conferenza stampa che Attivissimo ha tenuto presso l’agenzia di comunicazione Estrogeni per parlare della “bufala” del terremoto che, secondo il tam-tam mediatico sviluppatosi nei mesi precedenti, avrebbe dovuto distruggere la Città Eterna appunto in quel giorno.

Secondo te, politica e scienza, politica e nuove tecnologie, possono convivere e arricchirsi a vicenda o è inevitabile che, per esigenze di semplificazione dovute alla comunicazione politica, passino notizie sempre superficiali, sempre imprecise su questi argomenti?
Direi che la politica può trarre grandissimo beneficio dall’uso delle nuove tecnologie, proprio perché permettono di estendere il concetto di democrazia e di partecipazione.
Attraverso Internet il politico, la persona cioè che si occupa della polis, può comunicare molto più agevolmente, in modo più preciso, più capillare, con chi lo ha eletto, con le persone di cui comunque si deve “occupare”, perché non ha il problema dei costi della comunicazione.
Ad esempio, la comunicazione di un nuovo piano regolatore può “viaggiare” come documento PDF su Internet, mentre sarebbe impensabile farla arrivare in copia cartacea a tutti i cittadini, uno per uno.

Nella politica si nota spesso un atteggiamento ambivalente (che comunque nella maggior parte dei casi non comprende questo tipo di interazione appena descritto): da una parte si dice “Bisogna informatizzare la pubblica amministrazione” o addirittura “Banda larga a tutti, Internet è un diritto umano”, mentre dall’altra si mandano messaggi di diffidenza, respingenti, che spaventano, come “su Facebook ci sono gruppi più pericolosi delle BR”…è perché la politica in realtà non vuole un’interazione paritaria come quella che ci descrivevi? Oppure è un atteggiamento di facciata per accontentare la parte più retriva e diffidente dell’elettorato?
Io negli scorsi anni ho seguito molto l’evoluzione del “modo” in cui la politica italiana vede Internet, proprio perché all’inizio c’era un forte interesse politico verso questo nuovo canale di comunicazione (tanto che i primi che hanno portato Internet in Italia, non solo tra i politici ma in generale, sono stati i Radicali, NdA) e oltretutto c’era una sensazione positiva rispetto a questo nuovo modo di fare comunicazione di massa; questo interesse però spesso era limitato al fatto che Internet “costa poco”, mentre non si pensava a sfruttarne la bidirezionalità, a coinvolgere i cittadini anziché far loro semplicemente “subire” ulteriore propaganda politica.
Credo che per molti politici il problema fondamentale rispetto all’esistenza di Internet sia la perdita di controllo. Penso che in chi vuol fare politica sia connaturata una certa ambizione, che porta al desiderio di controllo. Questo però si scontra con la natura fondamentalmente “anarchica” di Internet.
Ma è inutile cercare di tornare indietro ai bei vecchi tempi: Internet è uno strumento che esiste, che fa parte della nostra vita quotidiana. Chi riuscirà a capirne le dinamiche e a sfruttarlo avrà un vantaggio enorme rispetto a chi è rimasto indietro, all’età, per così dire, del ferro di cavallo quando tutti usano l’automobile.

La disinformazione è sempre esistita, non è vero che sia Internet a portare disinformazione. Possiamo dire che Internet ha soltanto ampliato il terreno, essendo più difficilmente controllabile.
E’ questa la chiave della nuova informazione?
Beh, una delle chiavi. La questione di fondo è che oggi ognuno di noi è un editore, cosa che prima non succedeva, perché c’era comunque un “costo tecnologico” del diventare editori (comprare una rotativa, assumere personale…) c’erano dei costi di distribuzione, quindi inevitabilmente la comunicazione di massa era gestita da persone (o da gruppi) con una certa disponibilità economica. Oggi invece chiunque può pubblicare una frase su un blog, e questa frase fa – potenzialmente – il giro del mondo: questo scardina completamente certi equilibri.
Cosa si può fare, in questo senso? Sicuramente la risposta non è fuggire da questo strumento. Secondo me bisogna educare, sia chi produce le informazioni, facendo loro capire la responsabilità che deriva dal gestire un blog in cui si parla di eventi che coinvolgono altre persone, sia chi legge, perché valuti con più attenzione quello che legge, proprio perché, mancando un “filtro editoriale”, chiunque può scrivere qualunque stupidaggine su Internet. Se noi lettori, dunque, siamo coscienti di questo, quando vedremo una stupidaggine su Internet capiremo che non ha la stessa pericolosità di una notizia fasulla pubblicata su un’autorevole testata giornalistica.

Quindi? Dovremmo tutti quanti studiare di più? La politica può avere un ruolo nel promuovere una minor diffidenza, una maggiore fiducia verso la scienza, così da portare all’eliminazione di molti falsi miti che si basano su una non-conoscenza di ciò che è la scienza e il metodo scientifico?
Credo che in qualunque società moderna si debba investire tanto nei giovani, che, come si dice, fanno la società di domani. Ma la società di domani, come d’altronde quella di oggi, non si basa sugli incantesimi, non siamo nel mondo di Harry Potter! La tecnologia che ci permettere di vivere come viviamo, qualcuno la deve far funzionare, qualcuno la deve innovare, mantenere… questo chi può farlo? Solo chi ha studiato la scienza! Chi può decidere del nostro destino? Soltanto chi ha la competenza scientifica.
Ecco, forse questo è uno dei grossi problemi della politica italiana: troppi politici hanno un’estrazione culturale di tipo umanistico. Non ci sono scienziati, persone di scienza che si siano rimboccate le maniche in politica, e questo porta a dei problemi: quando le decisioni principali che un governo deve prendere sono tecnologiche, ma quel governo è composto pressoché totalmente di persone con una formazione non scientifica, significa che stiamo dando in mano a persone non competenti dei “giocattoli” molto pericolosi. Inevitabilmente qualcuno si farà male.

Politica e Internet, dunque, potrebbero farsi molto bene a vicenda e invece finiscono per farsi male, tra la politica che dice che Internet è pericoloso, Internet dove si dice che la politica fa schifo… inoltre, sia il complottismo che il “debunking” sembrano veicolare lo stesso tipo di messaggio: non credete a quel che dicono i giornali. Allora, la chiave per fare del vero anticomplottismo e farlo bene è sempre studiare di più? C’è altro che ognuno di noi può fare per orientarsi meglio?
Beh, l’ingrediente fondamentale è studiare il mondo che ci circonda, capire come funziona, per capire quando qualcuno ci racconta una realtà fasulla; l’altro è sviluppare il senso critico.
I vari sostenitori delle “teorie alternative”, in tutti i campi, usano meccanismi ripetitivi. Che si stia parlando di paranormale, di ufologia, di qualunque complotto bio-medico-plasmatico, questi meccanismi, queste tecniche di comunicazione che i cospirazionisti usano rimangono sempre gli stessi.
Impariamole, allora, queste tecniche, in modo che quando ci verranno presentate le riconosceremo, e scopriremo che non vengono usate solo nei cospirazionismi estremi, ma anche per la piccola manipolazione “spicciola” della realtà da parte di tutti quelli che hanno questo tipo di ambizione.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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  1. […] un mezzo di comunicazione fosse del mezzo stesso e non di chi lo usa male. E’ vero che, come anche con Paolo Attivissimo si è ribadito, Internet offre ad ognuno di noi la possibilità di diventare “editore di se stesso”, […]