di LUCIO SCUDIERO – Quello che segue, senza alcuna pretesa di esaustività, è un report dei principali successi del Governo del Fare in materia di garantismo, giustizia e sicurezza.

Condurre una lotta senza quartiere ai Pm adusi agli abusi di potere, scatenandogli contro stampa amica, piazze, Lassini e Santanchè vari,  ma mai alcuna vis seriamente riformatrice. Fatto.

Estirpare la mala pianta della clandestinità dal giardino fiorito italiota, sul quale risplende il Sol delle Alpi, conservando la purezza etnica dei Borghezi e degli Scilipoti, gloriosi popoli stanziati a Nord e Sud della Penisola fin dalla notte dei tempi. Fatto, con impegno e dedizione. Sicché oggi il nostro ordinamento giuridico, grazie al governo dei garantisti, può contare su una fattispecie penale affatto nuova, il reato di clandestinità, che, mi insegnavano al primo anno di giurisprudenza, è un classico esempio di ipertrofia del diritto penale, alla faccia del principio di sussidiarietà elaborato nei secoli scorsi dalla migliore dottrina liberale. E sempre alla faccia del garantismo (sono pignolo su ‘ste cose, lo so), ricordiamo alla gentile utenza del suddetto Governo del Fare il tentativo, di sana e robusta costituzione liberale, di affidare a presidi e medici una competenza ultronea rispetto a quelle abituali: la delazione degli immigrati irregolari alle autorità di polizia.

Mettere in sicurezza le nostre città. Fatto, altroché. In nome del garantismo  e dello stato di diritto è stata prima la volta delle ronde, poi quella delle ordinanze dei sindaci sceriffi (di destra e sinistra) contro i pericolosissimi lavavetri e i sovversivi mendicanti, per i quali qualcuno, s’intende un garantista di maggioranza, già pregustava la soddisfazione di metterli al confino, rendendoli passibili di misure di polizia. Che i mendicanti non offendano alcun bene giuridico lo insegnano all’anno zero di giurisprudenza, per giunta agli studenti costretti al semestre di recupero.

Sbattere in galera senza processo un numero sempre crescente di persone, attraverso l’allargamento delle maglie della custodia cautelare in carcere. Fatto dai “garantisti” al governo, disfatto dai comunisti che siedono in Corte Costituzionale.

Inasprire le pene qua e là senza un motivo, dimentichi del fatto che la pena non ha da esser dura ma certa ed effettiva, come insegna quel trozkista di Beccaria: fatto e reiterato. Verrebbe da dire, con recidiva.

Garantire – e siamo al core della concezione governativa del “garantismo” – al Cav. l’impunità dai suoi processi. Fatto e facendo. Da ultimo, con una norma approvata dalla Camera che diversifica la durata della prescrizione dei reati a seconda che l’imputato sia o meno incensurato, aggravando per converso il regime giuridico di chi incensurato non è. Con buona pace del principio per cui il diritto penale sarebbe lo statuto del reo, nel senso che è funzionale a dispensare garanzie soprattutto a chi è in una posizione giuridicamente debole, dunque più esposto al pericolo di patire accertamenti sommari e preconcetti del proprio caso specifico.

Dopo tutto questo tira e molla, non sarà stato al primo, né al secondo e nemmeno al terzo tentativo, ma al giro ennesimo della giostra di governo, a tre anni e passa dall’insediamento, avvenuto l’anno di grazia 2008, l’esecutivo penalmente più perseguito e perseguitato degli ultimi decenni, una cosa garantista è riuscito a farla: farsi battere in aula alla Camera sulla mozione contro il sovraffollamento delle carceri presentata da Futuro e Libertà, per la quale aveva espresso parere contrario, e che lo impegna a porre mano ad una situazione carceraria umanamente intollerabile, con i nostri istituti di pena sovraffollati al 151 per cento della capienza regolamentare, e ad introdurre nell’ordinamento misure strutturalmente deflattive della popolazione carceraria, attraverso (cito)

la depenalizzazione dei reati minori, (…) una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, (…)la definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, (…) una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere.

(…) adeguamento, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari,della spesa pro capite per detenuto

Che dite, rispetteranno l’impegno? Certo che no. Garantito.