– Sono tra quanti ritengono giusta e non furbamente mediana la scelta di rimettere agli elettori di Palmeri e Pasquino la scelta nei ballottaggi di Milano e Napoli. Non perché il Nuovo Polo, per il fatto di essere “terzo”, debba stare a metà tra una posizione e l’altra, senza averne nessuna (ha la propria e, al momento, basta e avanza). E non perché ritenga che quella terzista sia, di per sé, una formula politica magica.

Il bipolarismo berlusconiano non è estremista perché bipolarista, ma perché berlusconiano. In tutti i paesi politicamente efficienti la logica bipolare – e il confronto tra due grandi partiti, a prescindere dal sistema elettorale – modera la dialettica politica e ordina quella istituzionale, mentre chez nous la disordina e la incanaglisce. La colpa di Berlusconi – lo ripetiamo per l’ennesima volta –  è quella di non avere “normalizzato” il bipolarismo, ma di avere al contrario voluto lucrare (per interesse, per insipienza, perfino per narcisismo) sulle sue anomalie specificamente italiane.

Il Nuovo Polo sta quindi nell’ordine degli effetti e non delle cause di questa anomalia. Serve a traghettare, senza danni, un pezzo di politica liberal-conservatrice nel post-berlusconismo, impedendole di affogare nella tempesta perfetta che il Cav. aveva scatenato contro i suoi “nemici”.

Se io dunque fossi Urso – che pensa giustamente che il nuovo centro-destra vada costruito nel centro-destra e non fuori da esso e in una prospettiva chiaramente bipolare – non riterrei coerente, ma contraddittorio suggellare questo disegno rientrando nei ranghi della coalizione berlusconiana. Il nuovo centro-destra è dopo Berlusconi ed è “nuovo” innanzitutto rispetto a lui.

Nei risultati di domenica scorsa il segno di Fli sta nella sconfitta del Cav., non nel successo della sinistra. E se questo impedisce di salire sul carro dei vincitori, impedisce a maggior ragione di scendere nel bunker del perdente e a sostegno del berlusconismo peggiore – quello laurino di Lettieri o quello diffamatorio della Moratti.

Dal mio punto di vista, Urso ha più di una ragione a diffidare di una certa spericolatezza politico-ideologica e a temere il rischio che Fli si identifichi in un fronte indistintamente anti-berlusconiano. Mi pare però arduo sostenere il contrario, chiedendo che Fli torni ad essere semplicemente berlusconiana, come se niente fosse successo e nient’altro stesse per succedere.