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L’aborto non è un omicidio. E non è nemmeno immorale

– In questi giorni ho avuto la fortuna di imbattermi in “Aborto e Morale“, un agile libello ad opera di Maurizio Mori, professore di Bioetica e presidente della Consulta di Bioetica (tra le altre cose).

Il saggio in questione si preoccupa di porre i fondamenti per una riflessione lucida e competente su un tema controverso, spinoso ed esposto a facili strumentazioni (e innominabile, almeno sino a quarant’anni fa), quale è l’aborto. La mission è un’indagine intorno alla moralità dell’aborto (e quindi sulle varie posizioni in materia), saggiandone la coerenza interna; sin dalle battute iniziali notiamo un richiamo verso la necessità di un linguaggio preciso, rigoroso e lontano dagli squilli di tromba/slogan (“bisogna proteggere l’Innocente” ecc.) che nulla aggiungono al dibattito, se non confusione e misunderstanding reciproci tra gli interlocutori.

L’autore ripercorre la storia della moralità dell’aborto in Occident
e; e già arrivano le prime sorprese. Fu solo con l’avvento del Cristianesimo (la pratica abortiva era accettata tanto nella Grecia quanto a Roma) che l’aborto cominciò a venire condannato, ma non in quanto omicidio.

L’aborto era infatti considerato un (gravissimo) peccato di lascivia, impurità e contro il matrimonio. Ma non un omicidio (a differenza della posizione tenuta dai pro-life de noantri); i Padri della Chiesa, fedeli alla tesi tomista secondo cui l’anima si lega al corpo in una fase successiva al concepimento, non affermarono mai che il feto è persona. Tale posizione teorico-dottrinale è – ancor oggi – quella ufficiale del magistero cattolico (nel Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma infatti che l’embrione è da trattarsi come persona, non che è persona).

Laicamente parlando, le prime serie forme di repressione verso la pratica abortiva vennero attuate nel nome dello Stato Sovrano, verso cui i sudditi avevano una serie di doveri, tra cui quello della procreazione. Ma anche qui, nella selva di classificazioni penali dell’aborto (reato contro la stirpe, il matrimonio, la generazione…ecc.) non figura mai e poi mai l’omicidio.

E proprio su questo punto, il libro – dopo varie analisi – arriva a uno dei punti focali del discorso, all’argomento “feticcio” per definizione: il Movimento per la Vita (i pro-life) – la Chiesa Cattolica invece no, come si è visto – sostiene che l’embrione sia una persona.

Così cadiamo nel discorso tipico di chi vuole (faziosamente?) usare il linguaggio comune per un tema biologico-giuridico (brandendo – ironia delle ironie – un argomento “scientifico”). La scienza ci dice, infatti, che al momento del concepimento si forma un essere umano (un corpo), ma non può dirci assolutamente nulla sulla persona (composto di “anima” e corpo). Chi propone l’argomento scientifico per assurgere l’embrione a persona, confonde i due termini (lontanissimi tra loro, a un attento esame) e li usa come sinonimi; il concetto di “persona” supera il nucleo di significato che è proprio di “essere umano”.

Il concetto di persona vuole essere (almeno, nel pensiero occidentale), un concetto che “superi” il mero mondo naturale. Una definizione generica? E’ persona quell’individuo razionale che trascende il mondo del naturale (in virtù di quell’elemento immateriale che possiamo ancora chiamare “anima”, per quanto in senso molto lato).

La persona è dunque costituita da individualità e razionalità. L’embrione risponde a questi criteri? Per quanto riguarda l’individualità: siamo innanzi a una individualità somatica solo, e solo, quando è presente una relazione di stretta subordinazione delle parti al tutto. L’embrione non è un individuo nel senso biologico, perché può dividersi e ricombinarsi; si è – semmai – in presenza di un pre-individuo.

E per quanto riguarda la razionalità (caratteristica non-naturale per eccellenza della persona)? Si deve fare riferimento alla corteccia cerebrale; quando è dissolta (quando come non si è formata) certamente non può esserci razionalità, nemmeno a livello ultra-minimale (che è il livello ricercato in questa sede).

L’interpretazione dei dati biologici mostra dunque un dato che è impossibile (e stupido) ignorare: è un’assurdità bella e buona sostenere che l’embrione è persona sin dal concepimento. Ed è ancora più risibile (e ridicolo) addurre l’argomento aristotelico della “persona in potenza”: quando si dice che una cosa X è potenzialmente una cosa Y si intende dire (ma spesso questo piccolo simpatico particolare sfugge) che X non è Y. Anche uno studente di giurisprudenza è un potenziale avvocato; ma non per questo potrà fregiarsi del titolo.

Dunque, l’embrione non è una persona. E se non è una persona, l’aborto non è un omicidio; non si scappa. E se ribaltassimo la discussione parlando del feto? E se – anche per assurdo, perché no – accettassimo il termine “persona” (con i suoi profondi risvolti) sia per l’embrione che per il feto? Il discorso non cambierebbe di una virgola; il diritto alla vita non implica il diritto all’uso prolungato del corpo altrui; l’autore mostra il celeberrimo esempio di Enza e “il violinista” (il secondo viene collegato al fegato della prima, a sua insaputa); nulla vieta Enza di recidere il legame tra i due, anche se ciò provocherà la morte del violinista.

L’analogia con la gravidanza è calzante; qualcuno potrà affermare che in quest’ultimo caso vi è una speciale relazione biologica tra donna e feto, cercando di portare l’argomento sulla dura pietra dell’ontologismo naturalistico; se si afferma il diritto alla vita del feto, questo aspetto – residuo di una concezione retrograda e oscurantista dei rapporti sociali – diventa irrilevante.

E qualcuno ora dirà “Ma la donna sapeva! Sapeva che a seguito di quel rapporto sessuale si sarebbe potuto instaurare un rapporto con una nuova ‘entità’. E se anche avesse usato tutte le precauzioni del caso, siamo innanzi a un consenso implicito“. La tesi non è convincente (e ignora totalmente il concetto giuridico di “caso fortuito”), ma prendiamola comunque per buona: è comunque contestabile, in quanto una delle regole principali del consenso è che – per essere tale e non “viziato” – possa essere revocato liberamente, in un qualsiasi momento. Giuridicamente parlando, non esiste alcun tipo di possibile argomentazione che spieghi in modo coerente una presunta irrevocabilità di un “presunto” consenso; a meno di voler classificare la donna come mero essere riproduttivo, prima che sociale.

Perché è questa la vera chiave di volta del libro. L’aborto non comporta alcun omicidio, ma uccide la posizione di dominio del principio di sacralità della vita e con esso le tradizionali concezioni della maternità e della procreazione, del matrimonio e del ruolo della donna. L’aborto ha dunque ucciso il dominio del finalismo naturalistico, della tradizione, dello status quo; l’idea che la donna fosse prima di tutto “madre” (non importa con che volontà) e solo poi “donna” in senso sociale.

Il crollo di questo iniquo totem ha posto un nuovo approccio metologico nei confronti del cosmo di valori; dalla tirannia della sacralità della vita al giudizio – singolo, soggettivo e votato all’autodeterminazione – della “qualità della vita”. Un nuovo orizzonte dove la donna può evitare di dare la vita come se dovesse dare la morte e autodeterminarsi nel modo più pieno e completo possibile.

E’ per questo che oggi l’aborto non è nemmeno “immorale”; esso è l’esercizio di un diritto di “libertà religiosa” (appendice della “libertà morale”) ovvero di approccio alla vita stessa; un diritto che deve essere letto nell’Art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione.”


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

28 Responses to “L’aborto non è un omicidio. E non è nemmeno immorale”

  1. luciano pontiroli scrive:

    “una delle regole principali del consenso è che – per essere tale e non “viziato” – possa essere revocato liberamente, in un qualsiasi momento”

    Caro signor Dubini,
    con poche parole Lei distrugge qualsiasi contratto, accordo e convenzione.
    Capisco che la Sua giovane età si accompagni ad entusiasmi improvvisi, ma prima di laurearsi ed intraprendere una professione qualsiasi sarebbe bene che imparasse a riflettere sulle conseguenze delle sue illuminazioni.

  2. claudio scrive:

    @pontiroli. Invece non è sbagliata la frase di Dubini. Il consenso è tale se non viziato, e un consenso non viziato può essere revocato. Se il consenso revocato produce obblighi (ad esempio a pagare il lucro cessante altrui), ciò non toglie la libertà di revoca!

    @dubini. M’interessa invece questa sua frase: “La scienza ci dice, infatti, che al momento del concepimento si forma un essere umano (un corpo), ma non può dirci assolutamente nulla sulla persona (composto di “anima” e corpo)”.

    Sta forse dicendo che si può uccidere un essere umano ma non una persona? Mi faccia capire.

  3. Andre scrive:

    Sul tema dell’aborto ho molti dubbi. Personalmente lo ritengo sbagliato, e non da posizioni cattoliche. Tutti noi siamo stati feti, dunque è a tutti gli effetti una persona in potenza.
    E poi mi sembrano argomentazioni molto ideologiche già sentite (tipico peccato di gioventù quello di essere affascinato da tesi importanti). Una donna che mette al mondo un figlio non voluto è vittima di una forzatura. E una donna che decide, con lo stesso potere assoluto, di porre fine a questa vita? Non ha lo stesso arbitrio?
    Chiudo con una provocazione: si dice che il battesimo dato ai neonati sia inutile perchè inconsapevole. Perchè non chiediamo a questo feto, divenuto persona, al compimento del 18 anno di età, se vuole vivere oppure essere abortito?

  4. Michele Dubini scrive:

    @Claudio: La locuzione “essere umano” ha – nel significato comune – la stessa valenza di “persona”; è un sinonimo. Ma in questo campo di ricerca (biologico-giuridico), “essere umano” altro non indica che la mera formazione di un corpo (formazione parziale e incompleta, nel caso dell’embrione, aggiungo io). E’ la differenza che passa dal blocco di marmo alla scultura, per intenderci. O dal progetto di una casa su un foglio…rispetto alla casa vera e propria!

  5. Michele Dubini scrive:

    @Andre: Sono argomentazioni di tipo giurico, Andre. E l’analogia non regge in alcun modo; la situazione dell’aborto pone in gioco due interessi; quello di una Persona (la madre) è quello di un (tutt’al più) pre-individuo. Gli interessi della prima devono essere privilegiati (da sentenza della Corte Costituzione del 1974, se ricordo bene).

  6. Osvaldo scrive:

    Bobbio la pensava un po’ diversamente

  7. Michele Dubini scrive:

    Non credo che gli “ipse dixit” siano un valido argomento (e lo dico da estimatore di Bobbio)… :)

  8. luciano pontiroli scrive:

    Anche Claudio ha le idee poco chiare, o almeno non ha capito la mia obiezione a Dubini.
    Nei contratti, il consenso è vincolante se validamente espresso: non si può revocare, se non nei casi in cui la legge lo ammette (si tratta sempre di contratti con i consumatori).
    Poi ci sono le ipotesi in cui si fa luogo a recesso dal contratto: se questo non ha un termine finale, le parti possono sciogliersi dal vincolo dando preavviso secondo le intese o nei termini previsti dalla legge. Ma in questi casi non si revoca il consenso già espresso: anzi, si potrebbe dire che ci si muove pur sempre nel suo contesto.
    In altri campi, per esempio nel caso di trattamenti sanitari ed ospedalieri, il paziente può sempre revocare il consenso: ma non vi è un contratto che imponga al paziente di subire l’intervento!
    Il lucro cessante si paga – come il danno emergente – perché si è commesso un inadempimento: vale a dire, si è violato il contratto o, addirittura, si sono poste nel nulla le trattative precontrattuali.

  9. Gianluca M. scrive:

    Io sono più abortista di Michele, se possibile…
    Quindi concordo in pieno sulla sostanza dell’articolo.
    Il passaggio del consenso che può essere revocato liberamente è un po’ forzato, se applicato al caso di una gravidanza.
    Infatti la gravidanza è frutto di un atto avvenuto nel momento in cui il consenso era attivo.
    Sarebbe come, per esempio, se io ottenessi un consenso da te Michele, per scrivere una tua biografia; poi, all’uscita del libro, tu ritiri il consenso; mica a quel punto puoi ottenere di ritirare tutte le copie che sono in vendita nelle librerie; perchè quel libro è frutto di un lavoro, di un inevstimento che io ho fatto quando avevo il tuo consenso !!!
    Comunqua la mia è solo una disquisizione su una cosa non basilare nella discussione; perchè io sostengo fermamente il concetto di base e cioè che una donna deve essere libera di scegliere, nei tempi legali, se portare avanti o meno una gravidanza, al di là di ogni altra questione.

  10. Ismael scrive:

    La definizione di “individuo” contenuta nel pezzo è incompleta e tendenziosa. Anche una donna in età fertile può ben “dividersi e ricombinarsi”. E mantenendo una stretta, strettissima, subordinazione delle parti al tutto, pensa.
    Tra l’altro il salto ontologico sotteso a questa concezione olistica della capacità giuridica, sempre per trattare di qualificazione soggettiva del diritto alla vita, risulta notoriamente assai problematico da individuare. Corrisponde alla nascita? Se guardiamo solo all’aspetto biologico, viene da dubitarne: la differenza tra feto “maturo” ed embrione è evidente. Aggiungere al rovello l’attribuzione della “razionalità”, poi, non fa che ingarbugliare la matassa. Giudicare della razionalità altrui trovandosi a farne, a propria volta, un uso giocoforza condizionato e imperfetto, espone a inferenze intensionali, petizioni di principio, indecidibilità. Senza contare che è un paradosso totale voler fondare su questo terreno chiaramente metafisico un impianto giuridico che, sin dalle premesse, si proclama biologista senza se e senza ma.
    Ammesso e non concesso che abbia senso il parallelismo con l’ambito strettamente civilistico, sarebbe stato opportuno lavorare di cesello, magari sottolineando che la stessa dottrina giuridica si trova a dover operare una sottile distinzione tra “vocazione” e “delazione” ai diritti (cfr. a titolo di esempio, l’art. 462 cc).
    Ma optare per una siffatta linea argomentativa avrebbe esposto a dubbi, zone grigie, ermeneutica: tutta roba di scarsa attrattiva, per chi il Verbo se lo può comodamente estrarre dalle tasche a suon di retorica.

  11. Michele Dubini scrive:

    Calma.

    @Questione consenso: Non siamo in una situazione contrattuale. Siamo in una situazione ove una Persona concede a un “essere” (che persona non è) di abitare nel proprio corpo. L’esempio di Enza e il violinista non potrebbe essere più esplicativo, a tal proposito; e anche se l’unione tra Enza e il Violinista fosse stata formata attraverso il consenso, nulla vieta a Enza di revocarlo (e far morire il Violinista). Niente mi vieta di interrompere una trasfusione VITALE per il ricevente nel corso dell’operazione stessa; è l’abc della libertà morale e dell’autodeterminazione della persona… :)

    @Ismaele: L’embrione non è come il feto. Mi pare che questo si desuma tranquillamente dall’articolo; ma anche nel caso di feto vi sono obiezioni di carattere giuridico che rendono lecita la non-obbligatorietà della gravidanza. E qualcosa mi dice che non si sia ben compreso il concetto di razionalità: sviluppo della corteccia cerebrale (anche minimo). Per il resto, non ho nessun Verbo da tirare fuori dalla tasche; al massimo il Dubbio, quello sì.

  12. Questione complicata. Io non citerei i Greci come esempio, in questo caso, visto che praticavano l’eugenitica in modi piuttosto forti. L’equiparazione tra omicidio e aborto è certamente una forzatura, ma lo è anche ignorare cosa l’embrione sia, ovvero un essere umano, o meglio, un appartenente al genere umano (in quanto portatore del patrimonio genetico che contraddistingue tale specie). In generale la tesi sostenuta mi pare tendere ad annullare ogni genere di principio morale, discorsi di questo tipo possono farne veramente a meno?
    PS
    Il sottoscritto è, o si presume, un liberale. E comunque l’articolo è ben scritto e intelligente, dunque complimenti. Però la trattazione mi ricorda quella di Rodia Romanovic Raskolnikov.

  13. creonte scrive:

    anche un cadavere era una persona in atto…ma ora non lo è più.

    possiamo pure tenere da parte il feto, ma al concepimento non c’è persona… il solo dna non è persona… altrimenti anche un mio capello è una persona, anzi, se mi clonassero l’altro essere sarebbe in teroia la *stessa* persona, che cercassimo un’equivalenza DNA=persona

  14. in biologia l’individuo è dal concepimento cioè dall’innesco del processo di naturale scambio con l’ambiente che si sviluppa nella crescita/invecchiamento/morte.
    se il diritto si basa sull’individuo allora con l’aborto si commette , ad “esser pignoli”, un omicidio.
    se si vuole basare il diritto su qualche altro concetto: la presenza di due gambe, la presenza di un determinato quoziente intellettivo, eccetera allora si dica che si basa il diritto su queste caratteristiche e non sull’individuo.

    in secondo luogo, la non presenza di alcune caratteristiche del feto/individuo-adulto nell’embrione non fa di esso un “adulto in potenza” bensì un esemplare giovane della stessa specie pertanto di dotato di diritti per gli esemplari giovanili.
    esempio: il bambino non ha gli stessi diritti e doveri dell’ uomo adulto, tuttavia nessuno si sognerebbe di proporre la nullità di ogni suo diritto(il primo e fondamentale , quello alla vita)in quanto non possiede le capacità intellettive dell’uomo adulto.

    infine, l’aborto in strutture statali è un provvedimento di stampo socialista. Anche ammettendo la piena liceità dello stesso, esso dovrebbe avvenire senza intervento dello Stato, specie visto che vi è gran parte della popolazione che non è d’accordo ed i cui fondi vengono estorti per quel che ritengono una pratica ingiusta.

  15. riporto un passo di wiki dove si fanno notare i tempi dello sviluppo embrionale.
    Faccio notare fino a quando l’embrione è formato da cellule totipotenti e quando comincia a formarsi il sistema nervoso.
    Ricordo che la 194 permette l’aborto “facile” fino al terzo mese:

    ———–

    http://it.wikipedia.org/wiki/Zigote

    1. La penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo
    2. La singamia, cioè il processo di fusione dei gameti in un unico nucleo. La cellula diploide che si ottiene è lo zigote. Tale processo dura circa 24 ore.
    3. La blastocistogenesi, vale a dire la segmentazione dello zigote fino a 64 cellule, che formano la blastocisti (ogni cellula della blastocisti è detta blastomero). Dal secondo al quinto o sesto giorno i blastomeri sono totipotenti, dopo il sesto giorno diventano unipotenti.
    4. Lo sviluppo della blastocisti dal sesto al quattordicesimo giorno;
    5. La comparsa della stria primitiva, che è il primo abbozzo del sistema nervoso, attorno al quattordicesimo giorno.
    6. L’acquisizione della forma tipica della specie di appartenenza: il feto, dall’ottava settimana.

  16. @creonte parlavo di appartenenza al genere umano, dal punto di vista prettamente scientifico, meglio, biologico. E quando dici che il tuo clone s avrebbe lo stesso DNA dici il giusto, ma poiché il DNA non fa la persona, cosa che io non ho sostenuto, sareste due personedifferenti. La questione che ho posto è quella se sia opportuno o no evitare ogni norma morale.

  17. Michele Dubini scrive:

    @Maschileindividuale:

    1 – L’aborto si basa sull’individuo; e l’embrione/feto (su quest’ultimo possiamo aprire un dibattito e vi avviso che sono il primo ad avere dubbi) NON è un individuo. Poco importa che si apra un “progetto” di crescita; anche il mio percorso di studio all’università è un percorso di crescita che mi porterà alla laurea…ma non per questo posso soggiacere alle disposizioni/titoli che riguardano i laureati.

    2 – Ma sia il bambino che l’adulto sono persone; e parlo in senso giuridico. Il concepito, no. Non ha quelle caratteristiche che si ascrivono alla qualità di persona. Non è un esemplare giovane della specie; è un pre-individuo, un progetto.

    3 – Ti do ragione a metà. Mi spiego: in linea teorica sono d’accordissimo con te. In linea pratica, è necessaria una struttura welfaristica che dia aiuto alle donne più deboli e povere (e che – proprio per la loro “povertà” [il termine è brutto e fa schifo, sono il primo a rendermene conto] – non vogliono mettere al mondo un figlio che avrà una vita difficile e di stenti). Certo, sarebbe un welfare “sul merito” (la prima volta ti aiuto, la seconda un po’ di meno, la terza no – arrangiati), ma non si può slegare il discorso da una qualche struttura di supporto (sostanziale, non solo formale). Ovviamente cum grano salis, sia chiaro.

    @Ennio: Risposta brevissima: l’unico principio morale necessario è che ognuna possa esercitare i propri (pacificamente e senza arreccare danno ad altre persone). Ho già scritto un articolo al riguardo (http://www.libertiamo.it/2011/05/10/vi-spiego-la-liberta-a-partire-dal-positivismo-giuridico-e-da-ikea/), ti invito a leggerlo…la domanda – come già detto – richiede una risposta approfondita; da parte mia credo che l’articolo fornisca una risposta (per quanto può esistere…) giuridica al problema.

  18. Gianluca M. scrive:

    maschileindivisuale scrive “infine, l’aborto in strutture statali è un provvedimento di stampo socialista. Anche ammettendo la piena liceità dello stesso, esso dovrebbe avvenire senza intervento dello Stato, specie visto che vi è gran parte della popolazione che non è d’accordo ed i cui fondi vengono estorti per quel che ritengono una pratica ingiusta”

    Ma stai scherzando ???????
    Allora perchè io sono ateo (o magari musulmano) dovrei pretendere che i crocifissi nelle scuole li paghino solo con le tasse sei cattolici ???? O che non si curino con la sanità pubblica i tumori ai polmoni perchè sono non fumatore convinto ????
    Ma senti che devo sentire le mie orecchie…..

  19. @Dubini, sono d’accordo, é la base del pensiero individualista e lo condivido appieno, però, pur essendo necessario, non é di per sé sufficiente a “giustificare” moralmente l’aborto. Di nuovo complimenti

  20. creonte scrive:

    @ENNIO:

    non mi riferivo specificatamente a te.

    il punto è che il concepimento sancisce la formazione di un DNA, ma è appunto un “ricciolo di materia”, non è un’anLa person è BEN di più del suo DNA

  21. @MICHELE:
    mah! io non vedo nell’embrione un progetto di individuo più di quanto veda nell’ uomo adulto un progetto di uomo-morto.
    credo che la biologia sia chiara sui processi di sviluppo di un individuo.
    il progetto è costituito da due gameti che non si sono uniti e che potrebbero creare qualcosa (oppure no) . Quando sta tutto sulla carta ma una volta che si sono uniti…la discontinuità nel processo di crescita non esiste.
    semmai si può stabilire diversi diritti in funzione delle diverse fasi della crescita.
    nel tuo esempio, per come la vedo io, il dottore è l’uomo adulto(e non l’individuo), lo studente è l’embrione.
    io non dico che l’embrione sia identico all’uomo adulto e pur tuttavia vi è una continuità tra i due.

    —————-

    @GIANLUCA:
    –Allora perchè io sono ateo (o magari musulmano) dovrei pretendere che i crocifissi nelle scuole li paghino solo con le tasse sei cattolici ????–

    prepara le tue orecchie: quantomeno se le devono pagare loro! e per giunta devono chiedere anche il permesso .
    il tumore ai polmoni è una cosa diversa, io non metto in discussione uno stato sociale pubblico(e razionale) quindi non metto in discussione l’assistenza statale in alcuni tipi di aborto in cui la donna è costretta da particolari difficoltà, certamente metto in dubbio si possa ricorrere alle strutture pubbliche se la donna potrebbe sostenere una gravidanza e non lo vuole per qualche suo interesse.
    del resto anche la 194, non autorizza l’aborto libero.

  22. Rorschach scrive:

    “Ma stai scherzando ???????
    Allora perchè io sono ateo (o magari musulmano) dovrei pretendere che i crocifissi nelle scuole li paghino solo con le tasse sei cattolici ???? O che non si curino con la sanità pubblica i tumori ai polmoni perchè sono non fumatore convinto ????
    Ma senti che devo sentire le mie orecchie…..”

    In senso strettamente liberale sí. Nel senso che se é possibile decidere che cosa finanziare con i soldi delle proprie tasse, ognuno sceglie come vuole e il mercato definisce le prioritá.

  23. Andrea B. scrive:

    Peccato che si sia perso, nel corso dei commenti, il discorso circa il “consenso” della donna … andando a parare dalle parti dei contratti tra consumatori, come si stava facendo, se ne sarebbero potute sentire delle belle !

    I tempi in cui una donna incinta, che però si sospettava potesse voler abortire, veniva legata al letto fino a quando non si “sgravava” sembrano lontani, ma echeggiano ancora nelle menti e nella concezione di tanti …

  24. Andrea B. scrive:

    @ maschile individuale

    “Anche ammettendo la piena liceità dello stesso, esso dovrebbe avvenire senza intervento dello Stato, specie visto che vi è gran parte della popolazione che non è d’accordo …”

    Due appunti:
    – da dove viene fuori che “gran parte della popolazione” sarebbe contraria ?
    Da qualche sondaggio ?

    – Premettiamo che, dal mio punto di vista libertario e pro-individuo, considero proprio uno dei paradossi di un regime democratico il fatto che chi conduce una vita sanissima debba pagare le tasse alla sanità pubblica anche per chi beve come una spugna, fuma come un turco e mangia solo al Mc Donald.
    Però, questo ragionamento deve essere applicabile a chiunque, per qualsiasi motivazione ed anche se, invece di una supposta “gran parte della popolazione”, fosse contrario anche un solo individuo ad una certa destinazione della spesa pubblica.
    Diversamente cosa si teorizza ? Che, di volta in volta, una certa spesa nella Sanità debba essere accettata ed approvata dalla maggioranza della popolazione ?
    Alla faccia del socialismo …

    “GIANLUCA:
    –Allora perchè io sono ateo (o magari musulmano) dovrei pretendere che i crocifissi nelle scuole li paghino solo con le tasse sei cattolici ????–

    prepara le tue orecchie: quantomeno se le devono pagare loro! e per giunta devono chiedere anche il permesso .”

    -Perdonami, ma nella risposta a Gianluca, quel “LE dovono pagare loro”, non mi fa capire se ti riferisci ai crocifissi ( refuso ? ) o è una risposta sull’ argomento generale e quindi stiamo parlando delLE spese per l’intervento abortivo … ed in qualcaso: chiedere il permesso a chi ??

  25. @ANDREA:

    ahaha, sarei interessato a risponderti se io intendessi aprire una polemica sulla coerenza di un sistema (secidente) libertario
    ma visto che qui sto sostenendo una polemica contro l’ “aborto libero” ed il tuo intervento non fa altro che estremizzare (o rendere più coerente, se tuo ego recepisce meglio) le mie contestazioni
    metto in saccoccia i tuoi argomenti che sono alla fin dei conti per la tesi che stavo difendendo
    e non ti rispondo :-)

  26. Andrea B scrive:

    @ maschileindividuale

    Per carità, sei libero di farlo … rimane in sospeso quella “gran parte della popolazione” che disapproverebbe di vedere spese le proprie tasse per gli interventi di aborto.

    Allora: cerchiamo di essere individuali sino in fondo, (ognuno per sè su pensioni, spese mediche et similia) perchè questo basta ed avanza per rivendicare che la proprie tasse non debbano andare a finanziare per qualcosa che si disapprova … gli appigli “plebiscitaristi” alle proprie convinzioni morali ( la ggente in maggioranza la pensa così) non servono a tal scopo.
    O perlomeno, sono un argomento che stride un pochino con tutto il resto.

  27. Eppure c’è un aspetto che mi appare di una chiarezza cristallina: sia Maurizio Mori che Michele Dubini sono stati, indubitabilmente, degli embrioni.

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