The Day After – 2. Non è Fli a vincere, se perde il PdL. Occorre cambiare passo

– Berlusconi e il Pdl hanno perso, raccogliendo  ciò che hanno seminato. L’esito del primo turno a Milano è un segnale fortissimo: non si può contare all’infinito sull’inadeguatezza dell’opposizione  per continuare a vincere.

Ma se Atene piange, Sparta non ride, o perlomeno, non dovrebbe ridere. Perché se queste elezioni potrebbero rappresentare il segnale che davvero l’avventura berlusconian-pidiellina volge al tramonto, anzi, forse il segnale dell’accelerazione di questo declino, rimane il problema di cosa proporre come seria alternativa di governo. Naturalmente, questo è un problema che si pone chi ha a cuore il futuro dell’Italia, non chi si accontenta di trovare soluzioni pasticciate con l’unico scopo di rimanere a galla, e tanti saluti al sistema Italia.

Il Partito democratico oggi gongola. Ha vinto a Torino, come previsto, grazie anche alla positiva esperienza di Chiamparino, e a Bologna, dove ha scongiurato il pericolo del ballottaggio grazie alla metà degli elettori, che ha premiato un partito locale che da anni esprime solo pessima classe dirigente e pessima amministrazione  (la vischiosità di certi sistemi di potere è dura a morire). Naturalmente si mostra molto soddisfatto dell’esito di Milano, senza sottolineare troppo, però, che il successo della sinistra è legato in buona parte anche all’immagine personale del candidato Pisapia, espressione del partito di Vendola, che ha sconfitto alle primarie il candidato del Pd.

Così come non pare riconoscere che il ballottaggio di Napoli, dove al candidato del Pdl si opporrà De Magistris e non il candidato del Partito democratico, costituisce una sonora sconfitta per il partito di Bersani. E così, alcuni successi serviranno a mascherare i forti segnali di una grave disaffezione (tra i quali anche il buon successo dei grillini in alcune realtà, come nella roccaforte rossa di Bologna) per un partito che ormai non esprime nulla in termine di progetti, idee,  visioni sistemiche e continua ad essere dominato da una classe dirigente autoreferenziale, interessata principalmente alla propria sopravvivenza. Bersani con la sua flemma emiliana ci racconterà che il Pd è il più bel partito del mondo, non seguirà alcuna riflessione interna, alcun tentativo di rinnovamento (a proposito, ma Renzi che aspetta a passare dalle parole ai fatti e a sfidare seriamente gli ‘elefanti’ del suo partito?) e il declino continuerà serenamente.

Che dire, invece, di un altro pezzo dell’opposizione, il Terzo Polo e che dire della sua componente finiana? A Milano  Palmeri ha ottenuto  il 5,54% e le due liste, quella civica a sostegno del candidato e quella dell’Udc, rispettivamente il 2,68 e l’1,89 %. Attribuendo tutti i voti della lista civica a Fli, si può ragionevolmente affermare che il suo contributo al risultato di Palmeri si aggiri intorno al 3%.  A Bologna, Aldrovandi, sostenuto da Fli, Api e Udc, ha raggiunto il 5,08% e la sua lista il 4,74%, mentre in città il seguito elettorale di Pierferdinando Casini è solitamente intorno al 4% (3,9% alle ultime politiche); il valore aggiunto di Fli può essere ipotizzato intorno all’1%. A Torino il candidato del Terzo Polo ha raccolto il 4,86%, mentre la lista di Fli a suo sostegno l’1,40%. A Napoli, dove la nuova formazione ha realizzato la migliore performance della quattro principali città, il rappresentante del Terzo Polo ha raccolto il 9,73%, la lista dell’Udc il 5,20% e quella di Fli il 3,37%.

E’ evidente dai dati che il Terzo Polo non ha intercettato granché di quel voto di scontenti dei principali partiti e in generale della classe politica che mal governa e male fa l’opposizione in questo paese. E’ altrettanto evidente che Fli costituisce un partner di minoranza di un Polo del quale non è chiaro ancora il progetto politico (né in termini di contenuti, né di visione sistemica), ma è chiaro che, se un leader esiste, quello è Pierferdinando Casini, che ha un proprio, ancorché ristretto e soprattutto meridionale, bacino di voti e un’immagine relativamente forte sul piano mediatico.

Il risultato di Fli ci dice che quel potenziale di consenso che esisteva sino all’anno scorso, è stato poi in gran parte disperso. E d’altro canto, dopo le scelte compiute (passaggio all’opposizione, comunicazione e gestione del partito spesso nello stile della politique politicienne, costruzione del Terzo Polo senza averne saputo spiegare le ragioni) che altro ci si poteva attendere? In una situazione come quella attuale, con una politica bloccata e una classe politica sempre più screditata, l’unica chiave per attirare consenso è mostrarsi originali, diversi, ambiziosi, l’unico modo per apparire credibili è spiazzare e proporre un messaggio radicalmente diverso dalle retoriche ormai insopportabili delle maggiori forze di governo e opposizione. Fli non l’ha saputo o voluto fare.

D’altro canto,  che tipo di voto avrebbe dovuto attirare? Non quello di sinistra, che se arrabbiato con il Pd può rivolgersi a Sel, all’Idv o ai grillini e che a Milano ha trovato un’ottima offerta in Pisapia e a Napoli un’opportunità, che è certo discutibile ma è senz’altro originale nel contesto napoletano, in De Magistris. Non quello di destra, al quale – di fatto – si è rifiutato di parlare: da dicembre ad oggi hanno infatti spesso prevalso una retorica antiberlusconiana simile a quella della sinistra e comportamenti che hanno dato corpo alle accuse dei suoi detrattori di ‘terzismo” e ‘vecchia politica’,  non solo in virtù dell’adesione al Terzo Polo, ma anche con la bella trovata strategica dell’ ‘ago della bilancia’, per cui, dall’ambizione di essere forza di aggregazione del centrodestra è passato al modesto obiettivo di far perdere il Pdl, con quali prospettive non è dato sapere.

Se dentro a Futuro e Libertà si prendesse atto di questa situazione, ci si domanderebbe, a questo punto, che fare? Personalmente vedo un’unica strada: chiusura dell’esperienza del Terzo Polo, nato per evitare fughe (che ci sono comunque state), che non ha mai preso corpo come progetto politico e che porta in sé il vizio originale dell’ambiguità; assunzione da parte di Gianfranco Fini della leadership del partito e contestuali dimissioni dalla Presidenza della Camera; rilancio del progetto di una nuova destra liberale e repubblicana con un radicale ripensamento della comunicazione e del messaggio politico. Tutto il resto è solo un inutile chiacchiericcio autoconsolatorio.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

15 Responses to “The Day After – 2. Non è Fli a vincere, se perde il PdL. Occorre cambiare passo”

  1. Non c’è altra via. Proprio per questo motivo a Pescara bisogna rappresentare questa naturale istanza. Se Fini si dimette ora c’è forse un corridorio per recuperare se no il progetto di FLI è morto. Fini aveva fatto riflessioni originali e interessanti in tanti settori, un patrimonio che sembra adesso completamente perso.

  2. Se si continuerà a difendere ipotesi letterali come il fascio-comunismo convinti, contro tutte le evidenze, che siano la chiave di volta per il nuovo, se non si chiarirà un preciso programma ed una chiara collocazione, se l’unico pensiero fisso resterà l’eliminazione di Berlusconi scendendo a patti anche con il diavolo pur di conseguirla, non solo fli non sarà un partito per una destra moderna e liberale, ma non sarà niente. Serve lungimiranza ed una visione politica che rispecchi la voce degli elettori, non singoli pasdaran cechi e sordi al richiamo dei cittadini, forse troppo concentrati sulle loro parole. Se poi si vuol creare altro rispetto ad un moderno partito di destra liberale basta dirlo, facciano un pò di chiarezza e uniti scelgano una direzione.

  3. Antonluca Cuoco scrive:

    chiusura dell’esperienza del Terzo Polo, nato per evitare fughe (che ci sono comunque state),
    assunzione da parte di Gianfranco Fini della leadership del partito e contestuali dimissioni dalla Presidenza della Camera;
    rilancio del progetto di una nuova destra liberale e repubblicana con un radicale ripensamento della comunicazione e del messaggio politico.

    ATTENDO DA TUTTE LE PERSONE IN BUONA FEDE LA CONFUTAZIONE DI CIO’.
    :)

  4. Massimo74 scrive:

    Se FLI vuole emergere e conquistare il voto di tutti gli elettori delusi da anni di mancate promesse Berlusconiane,dovrebbe proporre un programma di governo ispirato a quello dei Tea Party americani cercando contestualmente di isolare il più possibile le correnti stataliste,assistenzialiste,filo-meridionaliste al proprio interno e proporsi come un partito liberale di massa a sostegno dei lavoratori del settore privato,delle piccole e medie imprese vessate da un fisco che ormai assorbe quasi il 70%(fonte:banca mondiale)degli utili d’impresa,contro gli strozzini legalizzati di equitalia,contro gli studi di settore,contro i monopoli e le corporazioni,a favore delle privatizzazioni e della libera contrattazione nel mercato del lavoro.Insomma dovrebbe semplicemente ispirarsi ai valori che forza italia e Belusconi professavano nel 94′ e che fino ad oggi sono rimasti lettera morta.Se qualcuno pensa ancora di battere il cavaliere sui temi che riguardano i processi a suo carico,sul bunga-bunga o sul conflitto di interessi evidentemente non ha capito nulla.

  5. Andrea scrive:

    Ventura
    intellettualmente parlando io la amo!
    un caro saluto

  6. Antonio scrive:

    Very good, ma andiamo oltre (ma non come dice Bersani …)

    Destra Liberale (Liberale viene prima di Destra, per intenderci)
    Laica (libera dalle scarpe di cemento della Controriforma)
    Futurista (si impara dal passato, ma si guarda e si lavora solo per il futuro)
    Europeista e Internazionale (sopra tutto)

    Allora si che si farebbe qualcosa di diverso dal provincialismo neostatalista e affarista di B&B e dal neocomunismo pseudosolidale di Vendola.

  7. Matteo scrive:

    E’ stato dimostrato che sfidare Di Pietro nell’antiberlusconismo è impossibile, è il campione del mondo, bisogna fare qualcosa di diverso.
    Purtroppo sembra che Bocchino e Granata si siano già imbottiti di tritolo per il martirio finale, chissà cosa farà Della Vedova?
    Speriamo che a Fin Laden non venga in mente di buttare giù le Due Torri a Bologna, quello è compito del nuovo tram il Civis.

  8. Giuseppe Rollo scrive:

    Lancio una provocazione: e se Fini decidesse di mettere in discussione pure la sua leadership e lanciasse veramente il partito nel futuro istituendo le primarie per tutti gli incarichi del partito dagli organi centrali a quelli periferici? E se la smettesse di rimanere ancorato ai ricatti dei parlamentari attuali (tutti eletti con marchio PDL) pur di non perdere altri pezzi?
    Così si saprebbe se il possibile elettorato di FLI preferisce i Bocchino-Granata o gli Urso-Ronchi o il nostro buon Della Vedova o meglio qualche nuova entry… Insomma, per avere un programma c’è bisogno di mettere a confronto le idee e sceglierne una da seguire, stare dietro a tutti genera solo confusione e sfiducia degli elettori.

  9. Paolo Luchessa scrive:

    Sofia tutto OK quello che scrivi ma manca la domanda da 5 milioni (sono del ’46 e rimasto ai tempi di Lasci o Raddoppia): valeva la pena napalmizzare alleanze, governo e regalare Mi a SEL per non riuscire a buttare giú Berlusconi? E quand’anche ci foste riusciti e poi che fate? dove andate? Con chi? Con Gianvermo? Sicuro che ti/vi meriti?

    Cordialmente

    Paolo Luchessa – Milano

  10. Pierpaolo R. scrive:

    Sofia,

    quello che scrivi è condizione necessaria ma…temo che oggi il problema sia anche costituito dal contenitore, dal “medium”. The medium is the message, si dice. I blocchi sociali e le categorie produttive non ci votano perchè condiserano Fli un partitino purchessia, di comodo ai suoi maggiorenti per ottenere rielezione in parlamento.
    La sensazione è che Fli distrugga valore nel mercato della politica, compreso quello di Libertiamo. Attenzione!!!

  11. creonte scrive:

    @Matteo, a Napoli non ha vinto Di Pietro, ms De Magistris. Il partito IDV è ormai memore del caso Scilipoti. ad esso si preferisce il M5S

  12. Lorenzo scrive:

    CAra Ventura, sono d’accordo con molto di quello che scrive a partire dal messaggio diverso dalla solita retorica politichese, per ffinire con le auspicate dimissioni di Fini e il suo impegno diretto a costruire un vero partito di centrodestra liberale. Spero che ci ascolti. (Anzi propongo una “petizione” per convincerlo. Chi ci sta? Io purtroppo a Perugia non ci sarò. Qualcuno condivide e vuole proporla? Un conto sono dimissioni su richiesta dei nemici, un conto su richiesta degli amici….).
    Detto questo, se siamo qui a commentare dati non esaltanti, ma comunque a mio avviso sufficienti per continuare la “traversata a piedi del deserto” e’ anche per colpa di chi non si limita a porre delle critiche spesso costruttive, come spesso fa lei in modo molto intelligente, ma va oltre non presentandosi ad esempio all’Assemblea Costituente e facendosi strumentalizzRe da chi vuole che FLI muoia nella culla.
    Bisogna marciare uniti, questo purtroppo i liberali italiani non lo hanno ancora imparato.

  13. pierluigibo scrive:

    Cara ventura trovo le sue analisi azzeccatissime e le assicuro tutti i cambiamenti avvenuti tra fare futuro ,il secolo, aggiunte a quanto da lei detto sopra su fli e Fini e da quanto scrive sul corriere mi hanno messo in crisi io l’avrei eletta quì a bologna dove vivo a il rappresentare il nuovo .Ho dato la mia fiducia a Fini ma auspico il contributo di gente come lei a farci da guida politica,non ne posso più di schermaglie tipo Urso vs Bocchino speravo lei potesse con continuità collaborare a nostre stampe andando oltre destra sinistra.Gradirei sapere se a Bologna tiene conegni ,incontri dove sentirla e dialogare arebbe piacere mi farebbe piacere partecipare.
    con stima Pier luigi

  14. ennio scrive:

    Fli è nato per cassare il cavaliere, dopo si vedrà … ma ogni azione del movimento di Fini è volta alla rimozione del B

  15. enzo51 scrive:

    Pierferdy è una persona di tutto rispetto:unico neo che è stato ed è tutt’ora democristiano!

    Superando la logica delle appartenenze antiche e attuali,per il futuro quali strategie e quale politica fattiva e realisticamente ancorata alle difficoltà attuali in contesto principalmente internazionale?

    Nè con Sparta nè con Atene…forse con Dario!!

    Profonda ammirazione per l’articolista ma sarebbe opportuno che chi ha prodotto questa tempesta ,pensando ad un futuro ( forse perso nelle nebbie delle indecisioni ) , pensasse seriamente a lasciare quella lussuosa camera dell’Hotel a sette stelle super – Montecitorio – e tracciasse definitivamente un percorso condivisibile dai tanti che gli hanno dato fiducia e proseguire senza se e senza ma nel tracciare la via maestra liberale ma fortemente ancorata ad una destra moderna e attuale.

    Per il resto sarebbe opportuno che si facciano delle primarie invitando i tanti giovani a partecipare in prima persona per il rinnovo almeno delle cariche elettive.

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