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Napolitano loda Israele, poi promette il riconoscimento a quelli che lo vogliono distruggere

– Due sono i concetti espressi dal presidente italiano Giorgio Napolitano, in visita ufficiale presso Israele e l’Autorità Palestinese.
Agli israeliani ha detto: avete una democrazia come la nostra, imperfetta e sempre pronta ad essere corretta, fondata sugli stessi ideali nazionali e risorgimentali che costituiscono anche il codice genetico dell’Italia: “Democrazia, Solidarietà e Libertà sono stati gli ideali con cui è nato il Risorgimento italiano. La coscienza di un’identità unitaria e la ricerca di radici comuni nella cultura, sono state sicuramente fonti di grande ispirazione anche per l’ideologia con cui è nato lo Stato di Israele”.

Contemporaneamente, ai palestinesi ha detto: “A nome del governo, annuncio l’elevazione della delegazione al rango di missione diplomatica, ed al rango di ambasciatore e rappresentante diplomatico dell’Autorità Nazionale Palestinese in Italia”. Vuol dire, fuori da ogni metafora, riconoscere la Palestina.

Né Israele né l’Onu hanno ancora legittimato l’indipendenza di uno Stato palestinese. Né, d’altronde, questa era possibile fino al 4 maggio scorso, quando le due regioni che compongono il futuro Stato, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, erano divise e fra loro in guerra. La pace fra i due regimi, rimasti divisi dal 2007 al 2011, è giunta solo con gli accordi fra i due partiti dominanti, Hamas (Gaza) e Fatah (Cisgiordania) e altre 11 fazioni palestinesi coinvolte in una guerra civile continua e a bassa intensità.

Questo primo passo rende possibile la nascita di uno Stato palestinese unito e indipendente. Era quello che chiedeva la comunità internazionale. La Francia ha addirittura anticipato i tempi: il presidente Sarkozy, infatti, aveva promesso il prossimo riconoscimento di una Palestina indipendente, con Gerusalemme Est quale sua capitale, lo scorso 30 aprile, dunque quattro giorni prima della pace fra Hamas e Fatah. La mossa diplomatica della Francia avverrà il prossimo settembre, in occasione dell’apertura della prossima Assemblea Generale dell’Onu. L’Italia segue a ruota, rispondendo ad una strategia europea, promettendo l’ambasciata. Cioè il riconoscimento.

Israele accetta. Magari a denti stretti, ma accetta. Anche per il governo del “falco” Netanyahu, l’unica soluzione possibile è quella dei due popoli in due Stati. Sperando che i due possano convivere pacificamente. Lo chiedono gli Usa, lo chiede l’Ue, tutto il mondo arabo preme (e cosa sarà il mondo arabo nei prossimi mesi, dopo le rivoluzioni?): Israele, anche volendo, non può andare contro tutto il resto del mondo che la circonda.

Forse anche in Israele, però, avranno notato che i “margini di tolleranza” occidentali nei confronti del terrorismo sono diventati sempre più ampi. Sino al 2005, infatti, Hamas non era accettato dagli Stati Uniti come un interlocutore legittimo. Era nella lista nera delle organizzazioni terroriste. E con i terroristi non si parla. Nel 2005 Hamas entrò anche nella lista nera dell’Unione Europea. Nel 2006 nessun governo occidentale fu lieto per la vittoria elettorale di Hamas a Gaza.

Tre erano le condizioni per continuare a sostenere la Palestina: Ḥamas deve rinunciare alla lotta armata; deve riconoscere il diritto di Israele ad esistere; deve appoggiare chiaramente il processo di pace nel Vicino Oriente, come deciso in base agli Accordi di Oslo. Nel 2007 Hamas non aveva ancora rispettato alcuno dei tre punti; in compenso, però, aveva preso con la forza il governo di Gaza. Tutti i governi occidentali condannarono quel brutale golpe militare.

La parola d’ordine era: dialogare con l’Anp in Cisgiordania, non con Hamas a Gaza.

Anche adesso, all’alba del maggio 2011, Hamas non ha ancora rispettato alcuno dei 3 punti richiesti per riaprire il dialogo. Non ha rinunciato alla lotta armata: gli ultimi lanci di razzi contro le città israeliane risalgono al 20-21 aprile scorsi. Non ha mai riconosciuto il diritto di Israele a esistere ed è ambiguo sul processo di pace. Di quest’ultimo il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, ha detto (al Cairo, in occasione dell’accordo con Fatah): “Il nostro comune nemico è Israele, lo dobbiamo combattere per mezzo della forza e della diplomazia”. “Non vogliamo dichiarare guerra, stiamo solo affermando i nostri diritti. Vogliamo far pressione su Netanyahu così che Israele li riconosca”. Sono dichiarazioni di guerra e di pace. Ma il dialogo riparte comunque.

Dunque ora ci ritroviamo a riconoscere uno Stato che include più partiti e fazioni (armate), una delle quali, Hamas, persegue la distruzione dello Stato di Israele. Il presidente Napolitano, custode della legalità democratica italiana nata dalla Resistenza contro i regimi antisemiti fascista e nazista, lo sa che cosa è scritto nell’articolo 7 dello statuto di Hamas?

“Il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: ‘L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: ‘O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo’”

I governi europei che sono pronti ad imporre sanzioni all’Austria se dovessero vincere partiti politici dal trascorso nazista, pronti a storcere il naso se in Finlandia vince un partito di destra, pronti a mobilitarsi se in Ungheria avanzano partitini xenofobi, lo sanno che cosa c’è scritto nell’articolo 22 dello statuto di Hamas? Benché sia molto lungo, merita una citazione completa, per capire quale sia la visione del mondo e della storia dei nostri interlocutori:

“Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza che ha consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua e là nel mondo. È con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la Massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il B’nai B’rith, e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione. A proposito delle guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour (promessa di un focolare nazionale ebraico in Palestina, ndr), e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all’interno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali”.

Dunque l’Ue (Italia inclusa) si prepara a riconoscere la legittimità di uno Stato in cui potrebbe andare al governo un lucido paranoico che crede che tutte le guerre siano state fatte scoppiare dagli ebrei. E in nome di cosa dovremmo turarci il naso e accettare la presenza di uno Stato nuovo dominato da queste vecchie ideologie antisemite? Nel nome della pace? Anche su questo non illudiamoci. Nonostante le ambigue parole di Meshaal, il leader di Hamas non ha mai rinnegato quanto è scritto nell’articolo 22 del suo statuto:

“Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità, cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono la Jihad”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

2 Responses to “Napolitano loda Israele, poi promette il riconoscimento a quelli che lo vogliono distruggere”

  1. Andrea Benetton scrive:

    Caro Stefano, forse ti è sfuggito che Hamas si è riallineato dietro il nuovo governo egiziano. Khaled Meshaal leader della frazione che era più oltranzista sta, con il consenso egiziano e l’indifferenza israeliana, trasferendosi a Gaza. http://www.debka.com/article/20920/

  2. Fausto Carbonaro scrive:

    Terrorismo, terrorismo, terrorismo! Ma smettiamola con queste minchiate propagandistiche buone per autoingannarsi o per ingannare gli ignoranti e gli stupidi. Il problema è che Israele, che rivendica il suo “diritto ad esistere”, non solo nasce su un progetto coloniale e razzista, ma su una “pulizia etnica” che rimase incompiuta nel 1948 e che rivendica il suo diritto a “compiersi”. Può riconoscersi “legittimità” ad un qualsiasi Stato che rivendichi un suo diritto alla pulizia etnica? Il problema sarà risolto solo quando il mondo arabo troverà la sua unità e l’Europa (sugli USA non vi è da sperare) non sarà succube di Stati e di Israele. Non so se questo commento verrà pubblica, ma basta che lo legga il moderatore di un gruppo che credo faccia capo a Benedetto della Vedova, che ha fatto il giro delle parrocchie e che ho visto in faccia qualche volta quando portava la casacca del PdL. Per noi italiani, rimasti orfani, il problema è di quando e se potremo liberarci di queste vedove.

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