La sinistra, la Lega e le prove tecniche di omofobia islamista

– Stando ai risultati del primo turno delle elezioni amministrative gli elettori non paiono aver dato ascolto all’indicazione dell’Imam della moschea di Segrate di non votare i candidati della lista Sinistra Ecologia e Libertà (), perché il suo leader, Nichi Vendola, è un omosessuale.

La raccomandazione del religioso può sembrare a prima vista uno degli elementi folkloristici della campagna elettorale, ma in realtà è sbagliato sottovalutarla, soprattutto avendo presente le dinamiche che si sono sviluppate in altri Paesi europei che hanno conosciuto una forte immigrazione da paesi musulmani.
Viene facilmente alla mente l’esempio dei Paesi Bassi, in Europa il paese social tolerant per antonomasia e da sempre tra i battistrada nel riconoscimento sociale dell’omosessualità come legittima preferenza sessuale.

La “tolleranza” olandese non si è declinata solamente nel rispetto delle scelte di vita personale nei cittadini autoctoni, ma anche, per lungo tempo, in un approccio politicamente corretto all’immigrazione che ha consentito il consolidarsi di comunità musulmane autoreferenziali ed ideologicamente motivate.
E così sono diventate sempre più frequenti in Olanda le aggressioni e minacce ad omosessuali da parte di appartenenti alla comunità musulmana, tanto che oggi per due gay girare per le strade di Amsterdam o di Rotterdam è molto più pericoloso di quanto non lo fosse venti anni fa.
Lo stesso Pim Fortuyn, politico omosessuale e di destra, poco tempo prima di essere ucciso fu definito da un imam “inferiore ad un maiale” durante un dibattito, in virtù del proprio orientamento sessuale.

Parimenti, segnali molto preoccupanti sembrano emergere in altri Paesi, come la Svezia, o la Gran Bretagna.
Anche l’Italia è destinata ad avviarsi in breve tempo su questa strada? E’ presto per dirlo ma, nei fatti, a seguito delle prime prove tecniche di omofobia islamista nel nostro Paese, sarebbe opportuno intraprendere due tipi di riflessione.

La prima riguarda l’atteggiamento storico della sinistra radicale che si è preoccupata, nel tempo, di reclutare in modo acritico ogni segmento sociale e culturale che potesse concorrere ad un progetto “antagonista” rispetto alla “borghesia” e più di recente – nello specifico italiano – al berlusconismo.
Proprio come Jovanotti sognava una “grande Chiesa” che andasse “da Che Guevara a Madre Teresa”, la sinistra estrema non si è certo persa in speciose distinzioni tra il Gay Pride e Hamas, i precari della scuola ed i Black Block, gli ecologisti militanti e gli immigrati clandestini, il femminismo e la difesa “antiimperialista” di tutte le culture.
Così facendo non ha compreso – o meglio ha volutamente eluso – il fatto che molto di quello di cui rivendica la bandiera, come i diritti delle donne e quelli degli omosessuali, ha potuto trovare espressione solo nel concetto occidentale di libertà, proprio quello delle liberaldemocrazie capitaliste che essa si proponeva invece di avversare.La posizione della sinistra è affetta da contraddizioni lancinanti, componibili finora solo nella misura in cui il ruolo di ogni “movimento” veniva ritenuto in primo luogo strumentale all’obiettivo complessivo. Nei prossimi anni, tuttavia, è realistico prevedere che alcuni nodi vengano al pettine.

In ogni caso, però, il conflitto islamismo-omosessualità non scompagina solamente il tradizionale approccio “progressista”, ma a suo modo spiazza anche la retorica “culturalista” delle destre ed in particolare della Lega Nord che sembra ormai identificare nell’omosessualità un elemento di corruzione e di indebolimento della società occidentale.
Solo pochi giorni fa del resto il senatore Stiffoni si vantava: “nella Lega non ci sono gay perché abbiamo un DNA diverso”, e la cosa a questo punto è abbastanza credibile, data la costanza con la quale dal Carroccio arrivano dichiarazioni poco riguardose verso gli omosessuali.
Se la Lega procede compatta, il PDL rincorre. E così, al pregiudizio contro l’omosessualità, si somma il divieto alla ricerca sulle staminali ed alla fecondazione eterologa assistita, il no all’eutanasia e le leggi sull’alimentazione forzata, la battaglia contro la RU486 e chi più ne ha più ne ne metta.

La sensazione è che il confronto con una cultura “forte” come quella islamica convinca molti della necessità di rispondere con l’affermazione di un’identità culturale altrettanto “forte”, da cui la riscoperta da parte della destra del Cristianesimo, inteso non necessariamente come insieme di principi intimamente avvertiti, ma innanzitutto come “tradizione”.
E siccome questa “tradizione” serve come presidio difensivo rispetto ai rischi di contaminazione esterna, è chiaro che più “dura” è meglio è.

Eppure la forza innegabile della società occidentale – e la sua peculiarità rispetto ad altre culutre – non sta nella “durezza” dei suoi costumi; sta nella sua (relativa) moderazione politica e nel suo “governo della legge”. Sta nella sua pluralità e nella sua policentricità. Sta in un contesto legale e culturale che garantisce il rispetto di diritti oggettivi e l’espressione di preferenze soggettive.
Sta, in definitiva, più nella “forza” del suo framework che nell’assolutezza dei suoi contenuti.
In altre parole – qualunque cosa ne pensino Bossi o Giovanardi – si può essere attaccati al modello di società occidentale anche per la sua apertura sui temi delle libertà civili.

Non c’è ragione, in definitiva, per cui la difesa della nostra civiltà debba passare dalla costruzione di una narrazione culturale totalizzante. Possiamo difendere la nostra civiltà anche difendendo ciascuno la propria specifica diversità, una diversità che – ricordiamocelo – è possibile esclusivamente all’interno di una società libera.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “La sinistra, la Lega e le prove tecniche di omofobia islamista”

  1. Andrea Ferrari scrive:

    Analisi eccelsa.

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